Credo che molti solo dopo aver letto il titolo di questa discussione se la daranno a gambe, ma io ho trovato alcune considerazioni molto interessanti in questo articolo http://antonellarandazzo.blogspot.co...allerrore.html
tipo questa:
Favorendo i prodotti scadenti o commerciali, per profitto o per non rischiare di mettere in pericolo il sistema, si fa dimenticare che la cultura è essenzialmente un canale che consente di attivare la riflessione, rendendo possibile la comprensione di se stessi e della realtà. La cultura è anche un modo per scoprire nuovi punti di vista e nuovi avvenimenti. La vera cultura obbliga all'onesta ricerca della verità, e all'impegno mentale, emotivo o concettuale. Il sistema attuale, invece, promuove una pseudo-cultura, estemporanea, basata sulla reazione emotiva istantanea o sullo stimolo delle sensazioni immediate. E' la "cultura" commerciale, del consumo, che propone di mettere il gradimento immediato, in assenza di sforzo, al di sopra della qualità del prodotto. Ne derivano prodotti di scarsa qualità, che imprigionano le persone negli aspetti più superficiali e banali della realtà e di loro stesse.
Il sistema fa in modo da rendere la vera cultura appannaggio soltanto di sparute minoranze sociali, che nel tempo potranno essere destinate ad apparire sempre più "strane", sfuggendo all'omologazione intellettuale e morale della società di massa.
In questa situazione brilla l'assenza di stimolo al dibattito, della discussione intelligente e dell'indipendenza di pensiero. In armonia con la realtà prevalente, scompare il diritto a dissentire o a proporre nuovi concetti o nuove riflessioni rispetto a quelle promosse ampiamente dai canali ufficiali. L'atteggiamento critico sta diventando sempre più raro e nei pochi casi in cui è rimasto si tende a mostrarlo come "polemica", o come inopportuno e da evitare.
O questa:
In Italia la Storia ufficiale, insegnata nelle scuole, non tiene conto delle ultime ricerche storiografiche, in cui eventi come il Risorgimento, la Resistenza e le due guerre mondiali trovano interpretazioni ben diverse da quelle ufficiali, supportate da prove storiche inoppugnabili.
Falsificare la Storia significa per l'oligarchia apparire moralmente legittimata. Le guerre vengono raccontate come difesa delle nazioni dal prepotente dittatore. Vengono mistificati o occultati molti i crimini dei vincitori, e le autorità dei paesi dominanti vengono descritte come preoccupate di proteggere i popoli e di far trionfare il bene.
I metodi per negare il diritto alla verità sono rimasti sostanzialmente invariati, anche se col tempo sono diventati più sottili. Si controlla chi produce nuova conoscenza (la ricerca universitaria), si controllano i mass media, e si tengono ai margini gli intellettuali indipendenti. Quando ciò non è possibile si rendono attivi i Tribunali, si infama, si distrugge lavorativamente ed economicamente chi fuoriesce dal sistema, che diventa una sorta di "uomo nero" su cui si dovrà scaricare tutta la rabbia e la riprovazione. Anche i contenuti della propaganda non cambiano. Come osserva Robert Faurisson: "(esiste) un repertorio anticipato delle menzogne".(6) Queste menzogne fanno apparire le autorità occidentali come autorevoli, mentre invece esse ricoprono quelle cariche semplicemente perché appoggiano l'attuale assetto stegocratico di potere. Fanno apparire le guerre "giuste", e le repressioni dei popoli come "missioni di pace". Fanno apparire il contrario di ciò che è.
La propaganda massiccia e l'assenza nei media di massa di opinioni divergenti abituano all'acriticità e alla conseguente accettazione passiva di ciò che viene presentato come verità. In tal modo si induce a dimenticare che la libertà di pensiero è l'essenza dell'uomo, e il diritto alla verità è necessario a creare una società umana "civile" che possa realmente dirsi tale.
Se avrete la pazienza di leggere l'articolo o le parti riportate, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate...
tipo questa:
Favorendo i prodotti scadenti o commerciali, per profitto o per non rischiare di mettere in pericolo il sistema, si fa dimenticare che la cultura è essenzialmente un canale che consente di attivare la riflessione, rendendo possibile la comprensione di se stessi e della realtà. La cultura è anche un modo per scoprire nuovi punti di vista e nuovi avvenimenti. La vera cultura obbliga all'onesta ricerca della verità, e all'impegno mentale, emotivo o concettuale. Il sistema attuale, invece, promuove una pseudo-cultura, estemporanea, basata sulla reazione emotiva istantanea o sullo stimolo delle sensazioni immediate. E' la "cultura" commerciale, del consumo, che propone di mettere il gradimento immediato, in assenza di sforzo, al di sopra della qualità del prodotto. Ne derivano prodotti di scarsa qualità, che imprigionano le persone negli aspetti più superficiali e banali della realtà e di loro stesse.
Il sistema fa in modo da rendere la vera cultura appannaggio soltanto di sparute minoranze sociali, che nel tempo potranno essere destinate ad apparire sempre più "strane", sfuggendo all'omologazione intellettuale e morale della società di massa.
In questa situazione brilla l'assenza di stimolo al dibattito, della discussione intelligente e dell'indipendenza di pensiero. In armonia con la realtà prevalente, scompare il diritto a dissentire o a proporre nuovi concetti o nuove riflessioni rispetto a quelle promosse ampiamente dai canali ufficiali. L'atteggiamento critico sta diventando sempre più raro e nei pochi casi in cui è rimasto si tende a mostrarlo come "polemica", o come inopportuno e da evitare.
O questa:
In Italia la Storia ufficiale, insegnata nelle scuole, non tiene conto delle ultime ricerche storiografiche, in cui eventi come il Risorgimento, la Resistenza e le due guerre mondiali trovano interpretazioni ben diverse da quelle ufficiali, supportate da prove storiche inoppugnabili.
Falsificare la Storia significa per l'oligarchia apparire moralmente legittimata. Le guerre vengono raccontate come difesa delle nazioni dal prepotente dittatore. Vengono mistificati o occultati molti i crimini dei vincitori, e le autorità dei paesi dominanti vengono descritte come preoccupate di proteggere i popoli e di far trionfare il bene.
I metodi per negare il diritto alla verità sono rimasti sostanzialmente invariati, anche se col tempo sono diventati più sottili. Si controlla chi produce nuova conoscenza (la ricerca universitaria), si controllano i mass media, e si tengono ai margini gli intellettuali indipendenti. Quando ciò non è possibile si rendono attivi i Tribunali, si infama, si distrugge lavorativamente ed economicamente chi fuoriesce dal sistema, che diventa una sorta di "uomo nero" su cui si dovrà scaricare tutta la rabbia e la riprovazione. Anche i contenuti della propaganda non cambiano. Come osserva Robert Faurisson: "(esiste) un repertorio anticipato delle menzogne".(6) Queste menzogne fanno apparire le autorità occidentali come autorevoli, mentre invece esse ricoprono quelle cariche semplicemente perché appoggiano l'attuale assetto stegocratico di potere. Fanno apparire le guerre "giuste", e le repressioni dei popoli come "missioni di pace". Fanno apparire il contrario di ciò che è.
La propaganda massiccia e l'assenza nei media di massa di opinioni divergenti abituano all'acriticità e alla conseguente accettazione passiva di ciò che viene presentato come verità. In tal modo si induce a dimenticare che la libertà di pensiero è l'essenza dell'uomo, e il diritto alla verità è necessario a creare una società umana "civile" che possa realmente dirsi tale.
Se avrete la pazienza di leggere l'articolo o le parti riportate, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate...


.. è la convinzione che NON IMPORTA COME E CHI HA FATTO IN MODO CHE NOI OGGI POSSIAMO ESSERE CIò CHE SIAMO (LIBERI DI PARLARE, DI SCRIVERE, DI SEGUIRE UN'IDEA POLITICA O RELIGIOSA, SE ABBIAMO DIRITTI ..)
..ma l'OCCIDENTE.. si è mosso a riguardo???
Comment