li 7 luglio 1960, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani, tutti iscritti al PCI, sono uccisi dalle forze dell'ordine.
I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto Amodei "Per i morti di Reggio Emilia" sono: Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli.
I morti di Reggio Emilia sono l'apice - non la conclusione - di due settimane di scontri con la polizia, alla quale il capo del governo Tambroni ha dato libertà di aprire il fuoco in "situazioni di emergenza": alla fine si conteranno undici morti e centinaia di feriti.
Questa è la canzone scritta in ricordo di quelle vite stroncate dalla brutalità della repressione e che purtroppo verrà cantata tante volte anche negli anni successivi in tante tristi ricorrenze.
Compagno cittadino, fratello partigiano,
teniamoci per mano in questi giorni tristi:
di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo là in Sicilia
son morti dei dei compagni per mano dei fascisti.
Di nuovo, come un tempo,sopra l'Italia intera
urla il vento e soffia la bufera.
A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti.
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti.
Son morti sui vent'anni, per il nostro domani:
son morti come vecchi partigiani.
Marino Serri è morto, è morto Afro Tondelli,
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti.
Compagni, sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia, è sangue di noi tutti
Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi,
come fu quello dei fratelli Cervi.
Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
è sempre quello stesso che fu con noi in montagna,
ed il nemico attuale è sempre e ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna
Uguale è la canzone che abbiamo da cantare:
Scarpe rotte eppur bisogna andare.
Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli,
e voi, Marino Serri, Reverberi e Farioli,
dovremo tutti quanti aver, d'ora in avanti,
voialtri al nostro fianco, per non sentirci soli.
Morti di Reggio Emilia, uscite dalla fossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa!
Sono sicuro che tanti del forum leggeranno e passando oltre, penseranno "che palle questo con queste discussioni!", "a cosa serve stare lì ancora a menarsela?", qualcuno magari non troverà di meglio che gettare un po' di fango sul ricordo di questi ragazzi assassinati dalla polizia durante una manifestazione di lavoratori.
Io invece li ricordo e li ricorderò sempre.
Bisogna ricordare.
Soprattutto adesso e non solo perchè abbiamo in carica un governo di destra (più o meno) ma perchè le varie leggi e leggine in materia di lavoro che si sono susseguite da una decina d'anni a questa parte, stanno togliendo sempre di più diritti e dignità al lavoro.
Negarlo è folle.
Bisogna ricordare perchè oltre al lavoro degli italiani con sempre meno diritti si sta creando una nuova forma di schiavitù: quella degli immigrati con nessun diritto, ricattati continuamente e sempre più pesantemente con una politica repressiva e criminalizzante la loro condizione umana di poveri.
Bisogna ricordare perchè oggi se fossero vivi, i morti di Reggio Emilia sarebbero disgustati e indignati da tanta ingiustizia e mancanza di rispetto.
Sarebbero disgustati ma resterebbero al loro posto.
I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto Amodei "Per i morti di Reggio Emilia" sono: Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli.
I morti di Reggio Emilia sono l'apice - non la conclusione - di due settimane di scontri con la polizia, alla quale il capo del governo Tambroni ha dato libertà di aprire il fuoco in "situazioni di emergenza": alla fine si conteranno undici morti e centinaia di feriti.
Questa è la canzone scritta in ricordo di quelle vite stroncate dalla brutalità della repressione e che purtroppo verrà cantata tante volte anche negli anni successivi in tante tristi ricorrenze.
Compagno cittadino, fratello partigiano,
teniamoci per mano in questi giorni tristi:
di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo là in Sicilia
son morti dei dei compagni per mano dei fascisti.
Di nuovo, come un tempo,sopra l'Italia intera
urla il vento e soffia la bufera.
A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti.
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti.
Son morti sui vent'anni, per il nostro domani:
son morti come vecchi partigiani.
Marino Serri è morto, è morto Afro Tondelli,
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti.
Compagni, sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia, è sangue di noi tutti
Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi,
come fu quello dei fratelli Cervi.
Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
è sempre quello stesso che fu con noi in montagna,
ed il nemico attuale è sempre e ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna
Uguale è la canzone che abbiamo da cantare:
Scarpe rotte eppur bisogna andare.
Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli,
e voi, Marino Serri, Reverberi e Farioli,
dovremo tutti quanti aver, d'ora in avanti,
voialtri al nostro fianco, per non sentirci soli.
Morti di Reggio Emilia, uscite dalla fossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa!
Sono sicuro che tanti del forum leggeranno e passando oltre, penseranno "che palle questo con queste discussioni!", "a cosa serve stare lì ancora a menarsela?", qualcuno magari non troverà di meglio che gettare un po' di fango sul ricordo di questi ragazzi assassinati dalla polizia durante una manifestazione di lavoratori.
Io invece li ricordo e li ricorderò sempre.
Bisogna ricordare.
Soprattutto adesso e non solo perchè abbiamo in carica un governo di destra (più o meno) ma perchè le varie leggi e leggine in materia di lavoro che si sono susseguite da una decina d'anni a questa parte, stanno togliendo sempre di più diritti e dignità al lavoro.
Negarlo è folle.
Bisogna ricordare perchè oltre al lavoro degli italiani con sempre meno diritti si sta creando una nuova forma di schiavitù: quella degli immigrati con nessun diritto, ricattati continuamente e sempre più pesantemente con una politica repressiva e criminalizzante la loro condizione umana di poveri.
Bisogna ricordare perchè oggi se fossero vivi, i morti di Reggio Emilia sarebbero disgustati e indignati da tanta ingiustizia e mancanza di rispetto.
Sarebbero disgustati ma resterebbero al loro posto.

Comment