Il 22 luglio del 2008 è stata la data più importante di tutto il secondo novecento e il ventesimo secolo, purtroppo, nella piccola Italia, poco è trapelato.
Dopo la vittoria del capitalismo occidentale su i modelli di produzione socialisti sovietici c'è stato il reale crollo del primo, pronosticato da innumerevoli economisti da più di trent'anni.
Il capitalismo non è più la ricetta più congeniale alla produzione, l'aspetto materiale dei beni è stato soppiantato dalla moneta in un'inversione molto facile da pronosticare ed oggi, a livello economico, c'è stato il sorpasso delle economie asiatiche su quelle occidentali.
Non sono più dati in prospettiva, l'FMI ha mostrato fallimenti a ripetizione e la stessa probabile vittoria di barack Obama è considerata da grandi giornalisti americani come "la nomina di un "Badoglio" presentabile per firmare la resa"
Analizziamo due casi: la Corea del Sud dove è intervenuto il FMI e la Cina che scelse di non seguire le politiche del Fondo.
1. In Corea il FMI, nonostante conoscesse l’eccessivo indebitamento delle aziende, insistette che fossero aumentati i tassi di interesse e ciò aumentò il numero delle aziende in crisi e, di conseguenza, il numero delle banche che si trovarono a gestire “crediti in sofferenza”. In pratica il FMI era riuscito a congegnare una contrazione simultanea tanto della domanda quanto dell’offerta.
Il FMI si giustificava dicendo che le sue politiche avrebbero aiutato a riportare la fiducia nei mercati dei paesi colpiti. Ma chiaramente un paese in piena recessione non ispira alcuna fiducia.
2. Confrontando quello che è successo in Cina invece, che come la Malesia scelse di non seguire i programmi del FMI, vediamo chiaramente gli effetti negativi delle politiche del FMI.
La Cina , del resto come l’India, fu uno dei grani paesi in via di sviluppo che è riuscita ad evitare la devastazione della crisi economica mondiale introducendo dei controlli sui movimenti dei capitali. Mentre i paesi in via di sviluppo con mercati dei capitali liberalizzati hanno registrato un declino dei redditi, l’India è cresciuta di oltre il 5% e la Cina quasi dell’8%. Questi risultati notevoli sono stati seguiti non certo seguendo le ricette del FMI, bensì quelle dell’ortodossia economica che gli economisti insegnano da più di mezzo secolo. La Cina ha colto l’occasione di associare ai suoi obiettivi a breve termine quelli di una crescita di lungo periodo, stimolando una domanda enorme di infrastrutture.
La Vittoria di Cina ed India diventerà completa nel 2015 dove al sorpasso produttivo si accosterà il sorpasso qualitativo e presto il sorpasso potenziale e di potere economico, intellettuale.
L'Italia ignorante degli ultimi 20 anni sentirà questa crisi a livello bestiale, è l'unica potenza Europea a non aver investito nel mercato interno Cinese, azzerando la sua capacità di appeal per il turismo dei Cinesi e del loro mercato interno, non ha saputo rinvigorire la sua economia in settori nuovi ma si sta attrezzando per rincorrere altri in settori sorpassati ed inariditi, ha perso il suo primato culturale, unico baluardo possibile per un paese storico senza territorialità propria della grande industria e della grande agricoltura.
Ha semplicemente perso, per colpa di un popolo incapace di reagire al domani cercando di vivere nello stento del silenzio, dell'omertà, del servilismo, del cavarsela.
Condannando i propri figli a studiare da emigranti, a lavorare da emigranti non solo nelle società protagoniste di questo cambiamento di valori mondiali, ma anche in quelle che hanno capito come reagire a questo cambiamento di asse.
I soldi rimasti, quelli dei nonni e dei genitori, prima o poi, finiranno e nessuno potrà permettersi dirigenti e fighetti inutili delle classi agiate.
Dopo la vittoria del capitalismo occidentale su i modelli di produzione socialisti sovietici c'è stato il reale crollo del primo, pronosticato da innumerevoli economisti da più di trent'anni.
Il capitalismo non è più la ricetta più congeniale alla produzione, l'aspetto materiale dei beni è stato soppiantato dalla moneta in un'inversione molto facile da pronosticare ed oggi, a livello economico, c'è stato il sorpasso delle economie asiatiche su quelle occidentali.
Non sono più dati in prospettiva, l'FMI ha mostrato fallimenti a ripetizione e la stessa probabile vittoria di barack Obama è considerata da grandi giornalisti americani come "la nomina di un "Badoglio" presentabile per firmare la resa"
Analizziamo due casi: la Corea del Sud dove è intervenuto il FMI e la Cina che scelse di non seguire le politiche del Fondo.
1. In Corea il FMI, nonostante conoscesse l’eccessivo indebitamento delle aziende, insistette che fossero aumentati i tassi di interesse e ciò aumentò il numero delle aziende in crisi e, di conseguenza, il numero delle banche che si trovarono a gestire “crediti in sofferenza”. In pratica il FMI era riuscito a congegnare una contrazione simultanea tanto della domanda quanto dell’offerta.
Il FMI si giustificava dicendo che le sue politiche avrebbero aiutato a riportare la fiducia nei mercati dei paesi colpiti. Ma chiaramente un paese in piena recessione non ispira alcuna fiducia.
2. Confrontando quello che è successo in Cina invece, che come la Malesia scelse di non seguire i programmi del FMI, vediamo chiaramente gli effetti negativi delle politiche del FMI.
La Cina , del resto come l’India, fu uno dei grani paesi in via di sviluppo che è riuscita ad evitare la devastazione della crisi economica mondiale introducendo dei controlli sui movimenti dei capitali. Mentre i paesi in via di sviluppo con mercati dei capitali liberalizzati hanno registrato un declino dei redditi, l’India è cresciuta di oltre il 5% e la Cina quasi dell’8%. Questi risultati notevoli sono stati seguiti non certo seguendo le ricette del FMI, bensì quelle dell’ortodossia economica che gli economisti insegnano da più di mezzo secolo. La Cina ha colto l’occasione di associare ai suoi obiettivi a breve termine quelli di una crescita di lungo periodo, stimolando una domanda enorme di infrastrutture.
La Vittoria di Cina ed India diventerà completa nel 2015 dove al sorpasso produttivo si accosterà il sorpasso qualitativo e presto il sorpasso potenziale e di potere economico, intellettuale.
L'Italia ignorante degli ultimi 20 anni sentirà questa crisi a livello bestiale, è l'unica potenza Europea a non aver investito nel mercato interno Cinese, azzerando la sua capacità di appeal per il turismo dei Cinesi e del loro mercato interno, non ha saputo rinvigorire la sua economia in settori nuovi ma si sta attrezzando per rincorrere altri in settori sorpassati ed inariditi, ha perso il suo primato culturale, unico baluardo possibile per un paese storico senza territorialità propria della grande industria e della grande agricoltura.
Ha semplicemente perso, per colpa di un popolo incapace di reagire al domani cercando di vivere nello stento del silenzio, dell'omertà, del servilismo, del cavarsela.
Condannando i propri figli a studiare da emigranti, a lavorare da emigranti non solo nelle società protagoniste di questo cambiamento di valori mondiali, ma anche in quelle che hanno capito come reagire a questo cambiamento di asse.
I soldi rimasti, quelli dei nonni e dei genitori, prima o poi, finiranno e nessuno potrà permettersi dirigenti e fighetti inutili delle classi agiate.



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