Leggevo prima la vicenda di Angelo Falcone, un ragazzo che nel marzo del 2007, allora 26enne, si trovava in vacanza in India con un amico.
Riporto:
In un giornale, ho letto che l'irruzione della polizia è stata fatta in una casa dove erano ospitati, che sarebbe stata trovata droga e a loro sarebbe stata fatta firmare a forza una dichiarazione in lingua indi dove dicevano di essere stati fermati in auto con 18kg di erba a bordo e che ammettevano le loro colpe.
Poi, all'arrivo di un avvocato mandato dal padre, gli atti sono cambiati... in nessun foglio si parla più di droga. Ma l'accusa chiede 10 anni. Da allora sono passati quasi due anni e mezzo e il padre di Angelo, che continua la sua battaglia a colpi di scioperi della fame e incontri alla farnesina, non vede il figlio da un anno e non riesce a parlare con lui da otto mesi. E' giunta a lui solo una notizia secondo la quale il ragazzo avrebbe cercato di taglairsi le vene di recente.
Sono così andata a vedere un pò sul web... e di storie simili ce ne sono tantissime. Si parla di circa 3000 detenuti italiani dimenticati per il mondo, molti dei quali, come sembra sia il caso di Angelo, per crimini mai commessi.
Ecco cosa ho trovato qui: http://www.linkontro.info/index.php?...tato&Itemid=79
Mi ricordo un film (ma ora mi sfugge troppo il titolo) che trattava di un caso simile. E mi vengono i brividi.
Possibile che nessuna istituzione si muova per queste persone?
Riporto:
Una vicenda di risvolti che travalicano i confini nazionali. È quella che riguarda dal 10 marzo il ventisettenne Angelo Falcone, nato a Rotondella, ma residente a Bobbio (Piacenza). È detenuto in un carcere indiano di Mandi, nell’Himachal Pradesh, insieme ad un suo amico bobbiese, Simone. Angelo ha compiuto i ventisette anni il 26 aprile scorso, in stato di detenzione. I due giovani sono accusati del possesso di una grossa quantità di hascisc, 18 chilogrammi, che, secondo la polizia indiana, sarebbe stata rinvenuta nell’auto con cui viaggiavano.
I due si trovavano in vacanza in India quando la polizia fece irruzione nell’abitazione dove erano ospiti. Ad Angelo e Simone fu fatta firmare una dichiarazione in lingua indi in cui si sosteneva che erano stati fermati a bordo di un auto con la droga da portare in Italia. “Ma non è vero”, hanno protestato la loro innocenza. La situazione, dunque, da un punto di vista giudiziario, è alquanto confusa. I due giovani, però, rischiano 10 anni di carcere. Così, il padre di Angelo, Giovanni, tornato a vivere a Rotondella da due anni, ha creato un sito su internet, http://giovannifalcone.blogspot.com/, invitando alla mobilitazione.
I due si trovavano in vacanza in India quando la polizia fece irruzione nell’abitazione dove erano ospiti. Ad Angelo e Simone fu fatta firmare una dichiarazione in lingua indi in cui si sosteneva che erano stati fermati a bordo di un auto con la droga da portare in Italia. “Ma non è vero”, hanno protestato la loro innocenza. La situazione, dunque, da un punto di vista giudiziario, è alquanto confusa. I due giovani, però, rischiano 10 anni di carcere. Così, il padre di Angelo, Giovanni, tornato a vivere a Rotondella da due anni, ha creato un sito su internet, http://giovannifalcone.blogspot.com/, invitando alla mobilitazione.
Poi, all'arrivo di un avvocato mandato dal padre, gli atti sono cambiati... in nessun foglio si parla più di droga. Ma l'accusa chiede 10 anni. Da allora sono passati quasi due anni e mezzo e il padre di Angelo, che continua la sua battaglia a colpi di scioperi della fame e incontri alla farnesina, non vede il figlio da un anno e non riesce a parlare con lui da otto mesi. E' giunta a lui solo una notizia secondo la quale il ragazzo avrebbe cercato di taglairsi le vene di recente.
Sono così andata a vedere un pò sul web... e di storie simili ce ne sono tantissime. Si parla di circa 3000 detenuti italiani dimenticati per il mondo, molti dei quali, come sembra sia il caso di Angelo, per crimini mai commessi.
Ecco cosa ho trovato qui: http://www.linkontro.info/index.php?...tato&Itemid=79
Vogliamo ora raccontare un’altra storia, seguita dal Difensore Civico dei detenuti dell’associazione Antigone. Non diremo né il vero nome del protagonista, che chiameremo Paolo, né il Paese latino americano nel quale è detenuto. Paolo è stato arrestato mesi fa per trasporto di sostanze stupefacenti. I genitori sono due operai, privi di grandi mezzi economici. Chiedono notizie ai carabinieri, poi all’Ambasciata.
Qui viene loro consegnata una lista di avvocati, per i quali però l’Ambasciata avrebbe precisato di non offrire alcuna garanzia. Si rivolgono a un avvocato della lista che si sarebbe fatto pagare tremila dollari e dopo un po’ non avrebbe dato più notizie. Di recente si sarebbe rifatto vivo, chiedendo altri soldi per un documento che i genitori di Paolo non sanno se sia davvero utile o meno al figlio.
Nel frattempo Paolo è in carcere e prega i genitori di inviargli continuamente soldi per poter sopravvivere. La vita interna sarebbe basata interamente sulla corruzione, tutto sarebbe a pagamento, dal cibo alla branda alla coperta. Paolo si sarebbe ridotto a pesare 40 chili. Tempo fa i genitori avrebbero ricevuto via mms alcune foto di Paolo, scheletrico e coperto di lividi, seguite da una sua telefonata nella quale implorava di mandare del denaro affinché le guardie smettessero di torturarlo. Percosse e corrente elettrica sarebbero state utilizzate abitualmente sul corpo di Paolo.
Ovviamente il denaro è stato subito mandato, e la coppia si è indebitata per procurarselo (a oggi sarebbero già stati inviati 12.000 euro). Avrebbe però fatto l’errore di raccontare l’accaduto ai carabinieri, i quali a loro volta avrebbero girato il racconto all’Ambasciata. I funzionari dell’Ambasciata si sarebbero allora recati nel carcere, chiedendo un colloquio con Paolo. Durante il colloquio, alla presenza delle guardie, avrebbero chiesto conferma pubblica della veridicità del racconto. Paolo si sarebbe ovviamente visto costretto a negare il tutto, ma le guardie avrebbero comunque capito che il racconto proveniva da lui e dopo poco lo avrebbero rinchiuso in isolamento e torturato.
Paolo rischia una condanna dai 12 ai 16 anni. I genitori sono disperati, temono la morte del figlio, ammettono il suo errore ma vorrebbero che potesse scontare la pena in Italia. Non sanno però a chi rivolgersi per avere un qualsiasi consiglio su come muoversi.
Qui viene loro consegnata una lista di avvocati, per i quali però l’Ambasciata avrebbe precisato di non offrire alcuna garanzia. Si rivolgono a un avvocato della lista che si sarebbe fatto pagare tremila dollari e dopo un po’ non avrebbe dato più notizie. Di recente si sarebbe rifatto vivo, chiedendo altri soldi per un documento che i genitori di Paolo non sanno se sia davvero utile o meno al figlio.
Nel frattempo Paolo è in carcere e prega i genitori di inviargli continuamente soldi per poter sopravvivere. La vita interna sarebbe basata interamente sulla corruzione, tutto sarebbe a pagamento, dal cibo alla branda alla coperta. Paolo si sarebbe ridotto a pesare 40 chili. Tempo fa i genitori avrebbero ricevuto via mms alcune foto di Paolo, scheletrico e coperto di lividi, seguite da una sua telefonata nella quale implorava di mandare del denaro affinché le guardie smettessero di torturarlo. Percosse e corrente elettrica sarebbero state utilizzate abitualmente sul corpo di Paolo.
Ovviamente il denaro è stato subito mandato, e la coppia si è indebitata per procurarselo (a oggi sarebbero già stati inviati 12.000 euro). Avrebbe però fatto l’errore di raccontare l’accaduto ai carabinieri, i quali a loro volta avrebbero girato il racconto all’Ambasciata. I funzionari dell’Ambasciata si sarebbero allora recati nel carcere, chiedendo un colloquio con Paolo. Durante il colloquio, alla presenza delle guardie, avrebbero chiesto conferma pubblica della veridicità del racconto. Paolo si sarebbe ovviamente visto costretto a negare il tutto, ma le guardie avrebbero comunque capito che il racconto proveniva da lui e dopo poco lo avrebbero rinchiuso in isolamento e torturato.
Paolo rischia una condanna dai 12 ai 16 anni. I genitori sono disperati, temono la morte del figlio, ammettono il suo errore ma vorrebbero che potesse scontare la pena in Italia. Non sanno però a chi rivolgersi per avere un qualsiasi consiglio su come muoversi.
Possibile che nessuna istituzione si muova per queste persone?




e cosa non puoi fare
in certi paesi. E' giusto che se vai a casa d' altri devi sapere come comportarti. 
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