Originariamente Scritto da marmaladesky
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Nel primo caso la convenzione andò a sanare a norma del diritto internazionale una serie di deportazioni, espulsioni ed emigrazioni volontarie che dal 1914 al 1923 avevano coinvolto complessivamente circa due milioni di greci ottomani e musulmani balcanici (di cui un milione di greci provenienti soltanto dall'Asia Minore ed in particolar modo da Smirne all'indomani della conclusione della guerra turco-greca); per inciso, in quel caso la commissione internazionale presieduta da Lord Curzon recepì gli scambi di popolazione come legittimo strumento a disposizione della diplomazia internazionale nella risoluzione di contrasti fra stati sovrani.
Nel secondo caso, invece, i Volksdeutsche fuggiti di fronte all'avanzata dell'Armata Rossa oppure espulsi dalle autorità sovietiche fra il 1944 ed il 1945 possono essere calcolati fra i 10 ed i 12 milioni di unità, di cui circa due milioni e mezzo periti di stenti o per le violenze subite strada facendo; e questo rimane incontestabilmente il più grande esodo di popolazione mai registrato storicamente.
Non mi dilungherò su altri episodi storicamente rilevanti; i tentativi di demagiarizzazione della Transilvania ungherese dopo l'annessione della Transilvania ungherese alla Romania col Trattato del Trianon del 1920 ed il conseguente riversarsi in Ungheria di 424.000 profughi ungheresi, in maggior parte transilvani; i programmi di espulsione totale di tutte le minoranze etniche stilati negli anni '30 dall'Ufficio di statistica rumeno e fortunatamente mai portati a termine; la depolonizzazione degli ex territori della Polonia orientale, di cui l'eccidio di Katyn ha rappresentato solo il cruento prodromo, annessi manu militari alle repubblche socialiste di Bielorussia ed Ucraina dopo il 1945; le deportazioni nel sistema del Gulag operate nelle riassorbite repubbliche di Estonia, Lettonia e Lituania per stroncare la resistenza antisovietica.
Di fronte ai grandi numeri sinora riportati il caso italiano è di portata incontestabilmente minore; circa 200.000 unità (si parla approssimativamente del 90% dei 250.000 italiani etnici censiti prima della guerra), per la maggior parte cittadini emigrati "volontariamente", fra il 1943 ed il 1947, dai territori dell'Istria e della Dalmazia sotto la minaccia di espulsione prima da parte dei partigiani titini e poi delle autorità jugoslave. Di questi solo una frazione numericamente trascurabile è rappresentata dai cosiddetti infoibati eliminati in due ondate distinte di eccidi (1943, con circa 2.000 morti e 1945, più sanguinosa, con qualche migliaio di morti su 10.000 arresti), per la maggior parte rappresentanti delle pubbliche autorità e delle forze dell'ordine che a torto od a ragione erano percepiti dagli slavi come diretti responsabili dei programmi di italianizzazione e fascistizzazione dei territori jugoslavi assegnati all'Italia dopo il 1941 con la spartizione dell'ex regno fra un'area di influenza italiana ed una tedesca comprendente lo stato-fantoccio ustacha di Pavelic.
Eccidi che in quanto tali furono indiscriminati, colpendo anche rappresentati dello Stato connotati da tiepide simpatie fasciste (ed è il caso dei carabinieri, tradizionalmente monarchici) o che nulla avevano avuto a che vedere con la politica coloniale piuttosto dilettantesca perseguita da Mussolini nei Balcani; ma che devono essere contestualizzati alla luce della politica ferocemente repressiva adottata dalle forze di occupazione italiane, costituite dalla II Armata di Roatta e Robotti (quello della famosa politica del "non dente per dente ma testa per dente"). Una politica segnata da ripetute alleanze tattiche con i cetnici di Mihajlovič in funzione anticroata, ma in generale segnata da strumenti come le esecuzioni sommarie, i campi di concentramento (d'altronde inventati da Kitchener in Sudafrica ma perfezionati da Graziani fra Tripolitania e Cirenaica) in cui vaste fette della popolazione vennero internate nel tentativo di "falciare l'erba sotto i piedi" dei partigiani e spesso fatte morire di fame, la distruzione dei villaggi rurali e dei raccolti.
D'altronde occorre tenere a mente che quello che qualche anno fa è stato presentato con tanti strombazzamenti come l'armadio della vergogna, in cui erano contenuti i dossier dei crimini di guerra tedeschi su territorio italiano, è solamente il risultato dell'accordo raggiunto nel dopoguerra fra la neonata Repubblica italiana e gli anglo-americani in base al quale il governo avrebbe fatto cadere le imputazioni esistenti contro i criminali di guerra tedeschi in cambio della non perseguibilità di quelli italiani, come Mario Roatta.


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