Ti dico la verità, leggendo la tua storia, mi ero dimenticato del fatto che il 3d era più generale, così sono andato a prendere un estratto di quelle pagine che anni prim avevo letto. Volevo evidenziare lo stato d'animo di chi ha dovuto fare i conti con quella "storia", abbandonando di punta e in bianco le proprie abitazioni. Tutto qui. Ho qualcosa da raccontare e lo farò magari più tardi, dato che ora non posso. Ciao
Abbiamo capito.
Quanto deve durare ancora questo noioso strascico polemico?
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
... se hai qualche esperienza da raccontare sullo sbarco in Sicilia, puoi farlo anche qui.
Subito dopo lo sbarco in Sicilia, truppe britanniche addentrandosi nel territorio, ben presto furono alle porte del paesino dove vivevano i miei nonni. Mio nonno paterno in quel momento era in Russia, mentre mio nonno materno era carabiniere in un’altra provincia siciliana. Poiché ben presto ci sarebbe stata battaglia tra le truppe del Colonnello Ronco e la colonna britannica che avanzava da più fronti, molti paesani si rifugiarono nelle campagne a nord del paese. Le mie nonne, con le rispettive famiglie e genitori, furono tra questi. Mia nonna materna in particolare, facendo parte di una famiglia contadina ma benestante, grazie ai poderi e agli animali d’allevamento che possedevano,mi raccontò che in campagna molte persone ricche, venivano a supplicare alimenti genuini che non si trovavano più in circolazione. Uno nobile in particolare, arrivò a piangere, di fronte al mio bisnonno, per la rabbia di possedere molte banconote, con la quale però, non poteva acquistare niente, poiché niente c’èra da acquistare, neanche al mercato nero, soprattutto in quei giorni. Chi aveva un terreno e qualche animale quindi tirava avanti, per tutti gli altri c’era il razionamento e la fame.
Quando finirono gli scontri e le truppe italiane vennero sopraffatte, arrendendosi o ripiegando, molte persone ritornarono in paese. Qualcuno trovò la propria casa distrutta, altri invece dovettero ospitare i feriti inglesi, altri ancora, come i miei parenti, trovarono la propria casa indenne. Mentre giungevano in paese, un gruppo di sfollati, tra i quali anche i miei parenti passarono vicino ad un gruppo di soldati inglesi che stavano armeggiando con un cannone italiano. Ad un tratto, un colpo di cannone partì all’improvviso, scoppiando poco distante da loro. La paura che seguì fu tale che mia nonna, cominciò ad inveire contro questi soldati, dicendogliene di tutti i colori, agitando il pugno a mo di sfida. Il mio bisnonno cercò di zittirla, ma lei, completamente fuori di se, non ne voleva sapere. Ad un certo momento, un soldato si avvicinò e cercò di scusarsi, dicendo che era stato un errore, facendosi capire in qualche modo e assicurandosi allo stesso tempo che tutti stessero bene.
Quando gli inglesi accerchiarono anche il paesino dove faceva servizio mio nonno, questi, insieme ai pochi colleghi carabinieri della stazione, si consegnò prigioniero. Erano gli unici militari rimasti nella zona e non c’èra alcuna possibilità di ripiegare. In seguito all’armistizio, fu poi rilasciato e inquadrato tra quei carabinieri che giurarono fedeltà al re, nel frattempo trasferitosi a Brindisi.
Per quanto riguarda mio nonno paterno, quello mandato in Russia, la sua storia fu molto più tragica. Riassumendola in breve, riuscì a ritirarsi da quell’inferno, ma poi dopo l’8 Settembre, fu preso prigioniero dai tedeschi poiché non aderì alla RSI. Durante la prigionia dei tedeschi, in un campo ubicato in Polonia, un suo amico fu massacrato a colpi di fucile perchè nei campi dove li facevano lavorare, una contadina gli diede un pezzo di pane. Lo diede anche a mio nonno, solo che lui riuscì a nasconderlo meglio del suo amico che sfortunatamente fu scoperto prima di rientrare al campo e quindi preso per ladro. Ai voglia a spiegare che lo aveva ricevuto in dono... a colpi di calcio di fucile lo lasciarono quasi morto, con la mascella fratturata in più punti. Mio nonno ne fu sconvolto, ma non poté fare nulla. Mi raccontava spesso che mangiavano topi come se fossero conigli e consideravano le bucce di patate, che a volte ricevevano, delle vere prelibatezze da non farsi scappare.
Poi vennero i Russi che li "liberarono" e li mandarono a lavorare nelle loro fattorie. La vita fu meno dura, mangiavano meglio e a mio nonno fu affidata una stalla con una dozzina di vacche e cavalli a cui badare, insieme ad altri prigionieri. Alla fine lo rilasciarono e giunse a casa. Mia nonna mi raccontò che il cappotto militare che aveva addosso era pieno di tarme e insetti, che non disdegnavano di rifugiarsi sotto la sua epidermide. Ci vollero anni prima che si riprese del tutto. Tornò a casa che eraquasi pelle e ossa, ma ritornò.
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