La violazione della privacy però è generata dalla "perdita" colpevole da parte delle procure dei materiali riservati e solo in seconda battuta dallo sfruttamento strumentale che ne fanno i media.
Quindi la soluzione primaria starebbe nell'impedire e punire seriamente chi produce la perdita.
Se ciò avvenisse nel concreto poi le perdite non ci sarebbero, da cui i giornali non diffonderebbero materiale illegale, ma solo quello legale prodotto dalla propria ricerca a cui sono autorizzati su qualunque argomento.
Il fatto che si sia andati a colpire prevalentemente i media senza che alcuna iniziativa repressiva sia stata nemmeno accenata verso chi tali materiali "se li perde" sta a dire che su quel fronte si è piuttosto debolucci.
Perchè nulla si trova su qualcosa in più di quello di ora, niente, che possa succedere allo smarritore che poi è il punto centrale della violazione del privato in quanto la sua funzione lo autorizza a farla, ma proprio per la riservatezza seccessiva che è tenuto a garantire.
Come se i preti comiciassero a raccontare in massa i contenuti delle confessioni, con tanto di nomi, ai giornali.
Sarebbe più logico colpire i preti o la confessione? e se invece di agire contro i preti dalle gole profonde si andasse a variare la confessione, cosa ci sarebbe da pensare?
D'altra parte nel momento che il segreto arriva in mani estrane la violazione primaria è stata consumata e il fatto che venga data in pasto al pubblico è cosa secondaria perchè comunque sarebbe disponibile a chi ha i mezzi e gli interessi di usare tali informazioni, diffuse alla massa o meno che siano.
D'altra parte quello che oggi si ottine perdendosi le registrazioni delle intercettazioni, domani lo stesso lo si può ottenere perdendosi i fascicoli con i dati di una indagine che è la stessa cosa, sempre materiale sensibile e "diversamente" utilizzabile sarebbe, cosa per cui se non si tappa la perdita all'origine fissando le falle con lunghi chiodi da cocrefissione per i responsabili individuali primi il problema non si risolve.
Quindi la soluzione primaria starebbe nell'impedire e punire seriamente chi produce la perdita.
Se ciò avvenisse nel concreto poi le perdite non ci sarebbero, da cui i giornali non diffonderebbero materiale illegale, ma solo quello legale prodotto dalla propria ricerca a cui sono autorizzati su qualunque argomento.
Il fatto che si sia andati a colpire prevalentemente i media senza che alcuna iniziativa repressiva sia stata nemmeno accenata verso chi tali materiali "se li perde" sta a dire che su quel fronte si è piuttosto debolucci.
Perchè nulla si trova su qualcosa in più di quello di ora, niente, che possa succedere allo smarritore che poi è il punto centrale della violazione del privato in quanto la sua funzione lo autorizza a farla, ma proprio per la riservatezza seccessiva che è tenuto a garantire.
Come se i preti comiciassero a raccontare in massa i contenuti delle confessioni, con tanto di nomi, ai giornali.
Sarebbe più logico colpire i preti o la confessione? e se invece di agire contro i preti dalle gole profonde si andasse a variare la confessione, cosa ci sarebbe da pensare?
D'altra parte nel momento che il segreto arriva in mani estrane la violazione primaria è stata consumata e il fatto che venga data in pasto al pubblico è cosa secondaria perchè comunque sarebbe disponibile a chi ha i mezzi e gli interessi di usare tali informazioni, diffuse alla massa o meno che siano.
D'altra parte quello che oggi si ottine perdendosi le registrazioni delle intercettazioni, domani lo stesso lo si può ottenere perdendosi i fascicoli con i dati di una indagine che è la stessa cosa, sempre materiale sensibile e "diversamente" utilizzabile sarebbe, cosa per cui se non si tappa la perdita all'origine fissando le falle con lunghi chiodi da cocrefissione per i responsabili individuali primi il problema non si risolve.


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