Non è legalmente fattibile di perseguire una persona perché non si sa di
cosa vive ...
cosa vive ...
Il mandato di perquisizine avendo la volontà politica di farlo si fa e a fronte di indizi di reato che non mancano si va a vedere cosa ci sta nel campo, cosa ogni tanto fatta e che tante sorpresine ci ha fatto vedere, fra cui due ferrari, quindi si chiedono le dichiarazioni dei redditi e provenienza della ricchezza che ha permesso la presenza di certi beni.
Tale procedere però viene visto da una certa ottica come persecuzione razziale ed in questa conflittualità sociale dei gattti i topi ballano.
Di tal ballare dei topi non sono contenti però chi se ne trova invaso che quindi fa pressioni perchè vengano allontanati e premia chi lo vuole e chi ci riesce, penalizzando invece chi si presenta ad ostacolare questa opera persecutoria per lui , ma liberatoria per altri.
I bivacchi, come li chiami tu, di solito avvengono in zone dove l'autorità locale stessa autorizza a bivaccare ... se così non è si provvede allo sgombero
ma bisogna anche essere in grado di far rispettare questo sgombero.
ma bisogna anche essere in grado di far rispettare questo sgombero.
I campi non autorizzati si demoliscono, ci tornano, si ridemoliscono, è un gioco a sfinimento che però radicalizza il desiderato e lo rende ancora più motivante e di preoccupazione anche per chi al momento non se lo trova a ridosso che ovviamente poi premia chi a certe problematiche crea ostacoli più attivamente di altri che sembrano invece incentivarli.
Visto comunque che anche in questo ambiente si è formata una macrocriminalità mafiosa specifica di tutto rispetto per capitali gestiti, proprietà immobiliari controllate e potenza di fuoco sviluppabile, magari varrebbe applicargli le nuovi leggi di mafia sulla confisca dei beni e immediato riutilizzo, nel caso ridistribuzione di tali risorse alla componente sociale indigente che non ha alcun ruolo nel sistema criminale che tali patrimoni ha generato, sia nel grosso, che nella raccolta capillare.
Che ne fai dei barboni che pernottano nelle stazioni ?
Tesoro rom nel campo modello: fra le baracche un bottino da 2 milioni
Blitz in via Chiesa Rossa. Conti correnti, preziosi, due ville con piscina e auto di grossa cilindrata La banda li ha accumulati con furti e traffici: nell’inchiesta 25 arresti
Pare che inizialmente nemmeno i carabinieri della squadra giudiziaria della Procura di Milano, coordinati dal pm Massimiliano Carducci, credessero ai loro occhi. Trovare ricchezze in beni e denaro (tra i quali una villa con piscina immersa nel verde a Dairago, valore un milione di euro) per un totale di oltre due milioni di euro tra le proprietà illegali di quattro italiani di etnia rom (già arrestati, insieme ad altri 21 rom, lo scorso giugno nel primo spezzone dell’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine) e residenti uno dei campi nomadi cosiddetti «regolari», quello di via Chiesa Rossa, perché riconosciuto come tale dal Comune, può creare un certo, comprensibile imbarazzo. Ciò non ha impedito, comunque, di etichettare subito il malloppo come tesoretto, perché questo è quello che è. Primo fra tutti il vicesindaco Riccardo De Corato che ieri ha dichiarato: «Molti rom faticano a rispettare la legge e preferiscono vivere di illeciti, come dimostra il tesoretto sequestrato ai quattro rom di via Chiesa Rossa. Del resto, essendo italiani, i denunciati non possono essere espulsi come gli extracomunitari o allontanati come i rom romeni».
Purtroppo è proprio così che funziona. Ma veniamo al tesoretto.
Il tesoro dei rom: maxi-sequestro in Abruzzo e Marche
Dall'alba i carabinieri del Raggrupamento operativo speciale (Ros) dell'Aquila in collaborazione con i militari di Teramo sono impegnati in un'attivita' volta ala confisca di beni mobili e immobili per un valore che supera i 10 milioni di euro tra le province di Teramo, Ascoli Piceno e Macerata. Si tratta di appartamenti, ville, auto di lusso e conti correnti. Le indagini dei Ros hanno permesso di appurare come i beni, molti dei quali intestati a prestanomi, fossero il frutto di attivita' illecite come l'usura e le estorsioni. Maggiori dettagli verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra' alle 11 al comando provinciale dei carabinieri di Teramo. La confisca, emessa dal Tribunale di Teramo, su richiesta della locale Procura, ha riguardato, tra l'altro, una lussuosa villa a Giulianova (Teramo) di 15 stanze su tre piani, riconducibile al capostistipite rom F.D.R., alla moglie C.C., al loro circuito familiare, costituito prevalentemente dai figli e relativi conviventi, diversi appartamenti e villette a schiera tra Martinsicuro, Tortoreto, Mosciano sant'Angelo, tutti centri in provincia di Teramo, nonche' un ristorante-pizzeria a Porto Sant'Elpidio (Macerata), un pub ed un negozio di abbigliamento a Martinsicuro, gestito da societa' controllate dalla nota famiglia rom. Nel corso dell"Operazione Nomadi", cosi' e' stata denominata, oltre al consueto utilizzo di prestanome insospettabili, e' stata riscontrata l'intestazione delle quote piu' consistenti dei beni ed attivita' acquisite alle donne di famiglia, mentre il capo clan e' risultato formalmente titolare di una minima parte dell'ingente patrimonio. Il provvedimento di confisca - e' stato spiegato stamani dai carabinieri - colpisce il sodalizio anche sotto il profilo patrimoniale, privandolo delle risorse finanziarie illecitamente accumulate e reinvestite nel corso degli anni, depotenziandone ulteriormente le capacita' imprenditoriali-criminali del gruppo di famiglia. In tutto sono 16 gli appartenenti a questo storico clan i cui principali esponenti erano stati gia' oggetto di una misura cautelare eseguita dal Ros nel novembre del 2007 nell'ambito dell'operazione "Bagnale'" culminato con 11 arresti per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, usura ed altri reati.
Da cui anche quel perorare la lotta alla macrocriminalità alla fine pure li, fra poveri perseguitati raziali, porta ad imperversare


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