La crisi italiana

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  • arecata
    • 03/04/13
    • 5519

    #1

    La crisi italiana

    L'Italia è in crisi e lo sappiamo e lo sentiamo benissimo ogni giorno, ma, come medico chiedo, da quanto tempo è malata? Ci furono ben precisi prodromi, perchè non s'intervenne?

    Oggi si sente dire che la causa principale di tale patologia è l'evasione fiscale, ma voi ci potete credere?

    Altri aggiungono che la concausa è l'aver introdotto l'euro. A questo, non essendo esperto di politica finanziaria non so rispondere, tuttavia è bene tenere presente due cose e cioè : non eravamo obbligati ad aderire all'euro, ne fu fatto un referendum popolare, democratico, per tale adesione e quindi la responsabilità, ove ci fosse, è tutta politica, come del resto non aver dato seguito alle commissioni di controllo, all'atto dell'introduzione dell'euro, sui mercati, come è avvenuto in altri paesi come la Francia, la Germania e la Spagna. Resta il fatto che il giorno stesso dell'introduzione dell'euro, fu proprio lo 'stato' ad 'alzare' anzi 'raddoppiare' il costo della vita, portando la puntata minima del gioco del Lotto dalle 1.000 lire ad 1€ tondo tondo.
    L'altro aspetto da rimarcare è che all'epoca in cui Guido Carli era governatore della Banca d'Italia e la carta moneta veniva emessa dalla Zecca in base alle riserve aureee, avevamo la parità e grazie anche ad essa entrammo a far parte del G7, cosa è cambiato?

    Una buona massaia sa amministrare le entrate di famiglia e non effettua spese superflue che sa di non potersi permettere. Ecco allora che c'è una figura giuridica, quella del "buon padre di famiglia" che diligentemente amministra la 'casa', in questo caso lo stato.

    E' stata, quindi, la gestione della 'casa-stato', almeno dell'ultimo ventennio che ci ha condotto a questa crisi e se oggi si da la colpa all'evasione fiscale, che è soltanto una delle componenti, anch'essa doveva essere combattuta ed eliminata dalle gestione della res-pubblica.

    Quindi il dolo c'è e gli autori di questo dolo hanno i nomi ben precisi dei governanti dell'ultimo ventennio, nessuno escluso in quanto, almeno, conniventi, ed all'orizzonte non vedo quelle novità che ci possano far ben sperare per il nostro futuro,
    Pánta rhêi hōs potamós

    arecata è il 2° nick-name di Blasel
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66024

    #2
    Mah...sinceramente mi sembra troppo semplicistico individuare i colpevoli in questo modo. Secondo me è mancato (e ancora manca) il senso dello Stato, agli italiani.
    Un milanese non sente di avere molto in comune con un napoletano e un siciliano idem con un piemontese. Questo ci ha impedito di unire gli sforzi in modo convinto.
    amate i vostri nemici

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    • Durante
      Opinionista
      • 16/11/08
      • 2103

      #3
      La colpa secondo il mio punto di vista non è se è giusto o sbagliato essere entrati nell'euro, ma è di chi gestisce lo stato, non è per generalizzare che dico così ma perchè è un dato di fatto. Esempio pratico: il vantaggio se rimanevamo con la lira era che potevamo svalutarla rispetto alle altre valute e avvantaggiarsi sulla esportazione, e fin qui va bene, però c'è il risvolto della medaglia. Per portare un'altro esempio, nel 1992 durante il governo Amato la lirà si svalutò del 42% quindi come già ho riportato precedentemente la competitività nell'export fu ottimale però i nostri beni immobiliari residenziali e strutturali adibi al sistema produttivo a tutto tondo sono stati per gli stranieri un'ottimo bocconcino da non farsi sfuggire, perchè il potere di acquisto delle loro valute era aumentato della corrispondente svalutazione della nostra moneta. Quello a cui desidero arrivare è che se la nostra avidità con l'entrata dell'euro si fosse limitata al valore corrispondente degli stipendi, dei salari e delle pensioni il nostro potere di acquisto interno sarebbe stato maggiore e quindi i consumi sarebbero stati egualmente elevati. Il potere di acquisto proporzionale fra il vecchio e il nuovo conio era matematicamente che le 1000 lire dovevano essere circa 0,50 cent di euro per essere precisi una piccola e insignificante frazione in più. Quindi dopo circa due mesi e mezzo un paio di scarpe da novantamila lire veniva a costare novanta euro e la percentuale di differenza a scapito del potere di acquisto sono del 93,627%. Quindi con la crisi economica senza considerare l'11 settembre del 2001 ma dal 2008 è stata devastante perchè chi era a reddito fisso ha subito un decurtamento del potere di acquisto pesante e conseguentemente l'unica opportunità che rimaneva a chi rientrava in quest'ultima categoria era ed è di ridurre gli acquisti che come riflesso comporta la chiusura della manifatture per mancanza di orinativi andando ad incrementare la disoccupazione e quidi la crisi in modo esponenziale si avvita su se stessa. Trascuro gli aumenti delle varie tassazioni che sono avvenuti negli ultimi due anni e altre figure sociali che vanno a configurarsi negli infelici provvedimenti presi dal così detto governo tecnico (sic) come gli esodati.

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        Ma questo molto in comune ci sta e si ha questo interesse ad averlo, specialmente se la cosa dovrebbe avvenire a costi propri e consumi altrui?

        L'italia è nata malata fatta da un oligarchia imperialistica e non da una esigenza popolare, infatti la successiva retorica unitaria è piovuta dall'alto delle autorità che celebravano i propri successi espansionistici e non dal basso per riconoscere il proprio miglioramento quanto a situazione quotidiana.

        Oggi si sente dire che la causa principale di tale patologia è l'evasione fiscale, ma voi ci potete credere?
        E' una componente, ma non è detto che senza sarebbe andata meglio, se hai più disponibilità aumenti in proporzione la spesa e stai inguaiato lo stesso.
        La merkel all'inizio del governo monti non voleva concedere margini perché si sarebbe aumentata la spesa cosa che innalza solo il livello del dissesto.

        Quindi il problema punta sulla spesa, se hai meno soldi per qualunque motivo, spendi meno e il dissesto non ci sarebbe.

        Resta il fatto che il giorno stesso dell'introduzione dell'euro, fu proprio lo 'stato' ad 'alzare' anzi 'raddoppiare' il costo della vita, portando la puntata minima del gioco del Lotto dalle 1.000 lire ad 1€ tondo tondo.
        Il problema esisteva pure prima, solo che prima stampavi moneta e compensavi con l'inflazione, dopo non stampavi moneta e invece di ridurre il valore della moneta si sono alzati i prezzi.
        Comunque l'inadeguatezza italiana era nota e si pose subito la questione di entrare gradualmente risolvendo prima i problemi che stiamo risolvendo ora, ma allora con la possibilità di manovra realizzabile avendo una moneta propria e una politica propria.
        Qualcuno aveva però fretta di consolidare i suoi successi di carriera e le chiuse si aprirono di colpo con i botti per i nessuno, e la gloria per qualcuno acclamato padre dell'euro, fa la sua porca figura scritto sul curriculum.

        Ecco allora che c'è una figura giuridica, quella del "buon padre di famiglia"
        Figura giuridica però, difficile da applicare quando si applica ad un padre sconosciuto fra i tanti che hanno bagnato il biscotto nello stesso buco, anche contemporaneamente e una famiglia che famiglia non è e non ci si sente, dove ci si scanna per n motivi e probabilmente il nemico è più affidabile di quello che formalmente è fratello o alleato, gli oscuri soggetti che ti uccidono prima del nemico formale.

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        • Durante
          Opinionista
          • 16/11/08
          • 2103

          #5
          Originariamente Scritto da Durante Visualizza Messaggio
          La colpa secondo il mio punto di vista non è se è giusto o sbagliato essere entrati nell'euro, ma è di chi gestisce lo stato, non è per generalizzare che dico così ma perchè è un dato di fatto. Esempio pratico: il vantaggio se rimanevamo con la lira era che potevamo svalutarla rispetto alle altre valute e avvantaggiarsi sulla esportazione, e fin qui va bene, però c'è il risvolto della medaglia. Per portare un'altro esempio, nel 1992 durante il governo Amato la lira si svalutò del 42% quindi come già ho riportato precedentemente la competitività nell'export fu ottimale però i nostri beni immobiliari residenziali e strutturali adibiti al sistema produttivo a tutto tondo sono stati per gli stranieri un'ottimo bocconcino da non farsi sfuggire, perchè il potere di acquisto delle loro valute era aumentato della corrispondente svalutazione della nostra moneta. Dove desidero arrivare è che se la nostra avidità con l'entrata dell'euro si fosse limitata al valore corrispondente degli stipendi, dei salari e delle pensioni il nostro potere di acquisto interno sarebbe stato maggiore e quindi i consumi sarebbero stati egualmente elevati. Il potere di acquisto proporzionale fra il vecchio e il nuovo conio era matematico che le 1000 lire dovevano essere circa 0,50 cent di euro per essere precisi una piccola e insignificante frazione in più. Quindi dopo circa due mesi e mezzo un paio di scarpe veniva a costare novanta euro e la percentuale di differenza a scapito del potere di acquisto furono del 93,627%. Quindi con la crisi economica senza considerare l'11 settembre del 2001 ma dal 2008 è stata devastante perchè chi era a reddito fisso ha subito un decurtamento del potere di acquisto pesante e conseguentemente l'unica opportunità che rimaneva a chi rientrava in quest'ultima categoria era ed è di ridurre gli acquisti che come riflesso comporta la chiusura della manifatture per mancanza di ordinativi andando ad incrementare la disoccupazione e quindi la crisi in modo esponenziale si avvita su se stessa. Trascuro gli aumenti delle varie tassazioni che sono avvenuti negli ultimi due anni e altre figure sociali che vanno a configurarsi negli infelici provvedimenti presi dal così detto governo tecnico (sic) come gli esodati.

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #6
            La competitività ai tempi della svalutazione della lira dipendeva dal fatto che i costi aziendali o di produzione erano in lire, mentre la vendita in dollari, nessuno vendeva all'estero in lire, quelle servivano per pagare e aumentando la redditività di impresa si avevano margini di competizione maggiore, il che non si traduceva nel vendere a due soldi, ma solo nel poter azzerare i maggiori costi di produzione dovuti alla sfortunata allocazione.
            Se però la produzione era legata pure essa all'importazione, forte incidenza energetica o materie prime importate la convenienza era tutta da calcolare.

            Se vendevi una fabbrica intera il valore internazionale calcolato in dollari sempre quello restava solo che chi se la accattava guadagnava sui costi di gestione pagati in lire.

            Per lo stato la convenienza stava nel rimborso dei titoli emessi in lire che venivano rimborsati al valore nominale che però equivaleva ad un potere di acquisto ridotto, che poi è il rischio che si corre nella speculazione in valuta che ti può si pagare interessi altini, ma non sai che valore avrà il capitale a fine investimento restituito nella valuta iniziale, tanto che spesso si giostra sui differenziali di cambio più che sugli interessi.
            Con una svalutazione del 42% un debito iniziale di 100 miliardi veniva di fatto a costare 60 miliardi, perché si ti davo 100 miliardi, ma con un potere di acquisto, quello che poi conta, di 60
            Last edited by Il gatto; 13-05-2013, 18:16.

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            • crepuscolo
              Opinionista
              • 08/10/07
              • 24570

              #7
              Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
              La competitività ai tempi della svalutazione della lira dipendeva dal fatto che i costi aziendali o di produzione erano in lire, mentre la vendita in dollari, nessuno vendeva all'estero in lire,
              Una volta era diverso, non so se il commercio internazionale negli ultimi 30 anni è cambiato. Quando si svalutava la lira i prodotti italiani esportati diventavano più competitivi rispetto alle altre monete; ed il discorso era questo: gli acquirenti esteri di prodotti italiani dovevano procurarsi la moneta italiana perché pagavano in lire, e questo non faceva che aumentare la richiesta di lire ed in tal modo si raggiungeva con il tempo il nuovo equilibrio perché al cambio la moneta italiana proprio per la richiesta estera si rivalutava rispetto alle altre monete, ovviamente se gli altri non svalutavano anche loro. Comunque la svalutazione è un gran danno per l'economia del paese a meno che il paese in questione sia un grosso esportatore. Tra l'altro l'Italia non dispone di materie prime che all'acquisto in periodo di svalutazione come hai detto tu costavano di più per il motivo inverso
              Last edited by crepuscolo; 13-05-2013, 20:03.

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              • Il gatto
                Opinionista
                • 21/11/09
                • 12721

                #8
                Ma chi e' che vende all'estero facendosi pagare in moneta debole svalutabile quando puo' farsi pagare in moneta forte, eventualmente gli fai uno sconto.
                Comunque all'epoca mai visto un contratto in lire anche perche' se devi pure comprare fuori un conto e' disporre di valuta propria, un conto deverla comprare per i pagamenti su estero.

                La svalutazione gestita in generale aiuta la produzione e cio' rinforza l'economia, casa che si riflette sul cambio che si apprezza come ad esempio la forte economia cinese ha comportato un apprezzamento dello yuan e pressioni sul loro governo che lo voleva tenere sottovalutato.

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #9
                  Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio

                  L'italia è nata malata fatta da un oligarchia imperialistica e non da una esigenza popolare, infatti la successiva retorica unitaria è piovuta dall'alto delle autorità che celebravano i propri successi espansionistici e non dal basso per riconoscere il proprio miglioramento quanto a situazione quotidiana.
                  giusto;

                  la ragice del problema però è ancora più lontana:

                  in Italia non si è mai potuta formare una classe borghese egemone, antagonista ai ceti feudali e con una sua cultura sociale e politica autonoma e contrapposta a quella feudale, come negli altri paesi a cui facciamo abitualmente riferimento;

                  nelle sue rivoluzioni europee, la borghesia ha elaborato istituti politici e sociali che premiano l'attività e il senso morale della cittadinanza, la modernità e la libertà, e su quella ossatura si è costruita poi una dialettica competitiva dei ceti sociali;

                  in Italia il ceto borghese è rimasto fragile e culturalmente succubo dei ceti feudali, venendone assorbita nella propensione essenzialmente conservatrice;
                  anche il colpo d'occhio è rivelatore: le figure di borghesi imprenditori più popolari da noi sono sempre state modelli estetici assimilabili ad aristocratici sfarzosi, più o meno eleganti negli atteggiamento, come Agnelli e Berlusconi,

                  un peso essenziale in questa mancata crescita borghese l'hanno avuto senza dubbio il Vaticano e la Controriforma, che per circa due secoli ha inibito lo sviluppo e il progresso proibendo ogni libro, filosofia, tecnologia, scienza o altra dottrina che potesse minimamente essere sospettata di confliggere con quella della Chiesa, in un clima di terrore e delazione;

                  così, gli italiani sono cresciuti nella rassegnazione e nell'idea che fosse meglio conformarsi nella facciata e "farsi i fatti propri", come avviene in tutte le dittature, da quelle politiche a quelle mafiose;
                  con l'unica risorsa di affidarsi alla benevolenza di qualche potente di cui farsi servitore;

                  l'Unità e il nazionalismo sono arrivati a metà Ottocento dovendo fare tre secoli in pochi decenni, come certi ripetenti che si presentano alla maturità, ma il tessuto sociale quello era, e quello è rimasto, sostanzialmente ostile alle idee di modernità sociale e libertà che costituiscono il presupposto per far funzionare una società capitalistica;
                  ed è ovvio, perché se per ogni iniziativa concepita per il bene pubblico si deve pagare un balzello del 30% a ceti parassitari, corrotti, mafiosi vari, se per lavorare ci vuole la raccomandazione e se sei bravo ma non l'hai devi emigrare, vuol dire che l'impianto feudale delle relazioni sociali non è mai stato davveo abbattuto.
                  c'è del lardo in Garfagnana

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66024

                    #10
                    Volenti o nolenti, sempre lì si và a parare.....assonnata.gif
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24578

                      #11
                      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                      Volenti o nolenti, sempre lì si và a parare.....[ATTACH=CONFIG]25321[/ATTACH]
                      eh, oh! ma non è mica colpa mia se il Vaticano è in Italia e se ha proibito quasi tutti i libri - il libri Cono, il sapere !!! - per i duecento anni in cui le altre nazioni hanno fondato la loro grandezza;
                      se si va a parare lì, è perché lì è stato il problema;

                      oltretutto, qualse stato in mezzo alla pensiola ha sempre contrastato tutti i processi di unificazione, mettendo gli uni contro gli altri o chiamando potenze straniere ad invadere l'Italia ?

                      basta studiare un po' di storia, Cono...
                      c'è del lardo in Garfagnana

                      Comment

                      • dajide
                        D'Alessio Forever
                        • 20/08/10
                        • 3491

                        #12
                        ma la crisi non è globale?? non riguarda tutto il mondo, a parte la Cina? hehe

                        Diciamo che l'Italia ha più problemi degli altri xché butta via proprio i soldi, insomma pensioni da 30 mila euro di alcuni deputati o ex-ministri fanno girare la testa...
                        ma siccome noi siamo più furbi degli altri ci possiamo permettere di pagare certi giocatori milioni di euro, perché tanto alla fine, noi, li paghiamo guardando le partite di calcio e comprando certi prodotti sponsorizzati, etc...
                        altro aspetto è che aspettiamo proprio il tracollo per muovere i passi necessari per fare poche cose... 2 mesi per fare un governo mediocre....e per rieleggere lo stesso presidente, hahaahaha
                        ma chi se ne frega, l'importante è fare la legge elettorale (che non verrà fatta!?) e della disoccupazione chi se ne frega... tanto i beni che producono le imprese mica li comprano il popolo, sono gli stessi imprenditori che le ricomprano, ahahahahahha
                        e noi che ci facciamo il culo ad arrivare a fine mese e che ci facciamo problemi su quale auto economica comprare, gente come Briatore ha il problema di come passare il tempo a fare trasmissioni del cazzo come the Apprentice, o Patrizio Bertelli ha il problema di quale mega villa comprare per la seconda casa al mare, ehehe

                        è inutile colpire con l'IMU tutti, la casa è un bene fondamentale, colpiamo le case di lusso e le ville, o le seconde case, minchia....
                        "Non puoi fare nulla per smettere di invecchiare, ma potresti fare moltissimo... se volessi iniziare a crescere!"

                        It's long way to the top, if you wanna rock'n'roll


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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66024

                          #13
                          Cosa ha dato alla cultura la fede cattolica, in Italia e nel mondo? Rispondi solo a questo. Ciò che è arrivato a noi per mezzo di un Dante, di un Michelangelo, di un Raffaello? E' ora di parlare chiaro fra noi, Axeugene: Te andresti davvero in faccia a un napoletano dicendogli che San Gennaro non è un santo, davanti a un milanese dicendogli che la Madunina non rappresenta niente, a un padovano dicendogli che Sant'Antonio è un'invenzione della Chiesa corrotta e arraffona? Ci andresti davvero a Rio per chiedere la distruzione del Cristo Redentore o a Parigi propugnando la demolizione di Notre Dame? Ci andresti? Quello che voglio dire è che nessuno mette in discussione i peccati e le aberrazioni avvenute nel corso della storia ma, sant'iddìo, nella parola CHIESA c'è molto molto di più! Anche se vogliamo parlare, come fai te, di cultura. Un San Tommaso d'Aquino, una Santa Caterina da Siena, un Pascal...un Kierkegaard....non son stati dei pazzi visionari. Se lo affermi, mi caschi veramente di collo
                          amate i vostri nemici

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                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #14
                            Ma il buttare i propri soldi, che poi e' il trasferirli in certe tasche mediante opere inutili e malfatte che motivano le transazioni su cui fare la cresta, dipende da un certo assetto che come ci dicono ha origini lontane dove la decima faceva testo e alle domande si rispondeva con mistero e speranza nella provvidenza, comunque rassicurando che, da morti, si sarebbe ricevuto un premio.
                            Intanto s'aveva da pagare e tacere comprando il perdono con congruo sovrapprezzo dai distributori autorizzati e monopolistici.

                            Comment

                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24578

                              #15
                              Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                              Cosa ha dato alla cultura la fede cattolica, in Italia e nel mondo? Rispondi solo a questo. Ciò che è arrivato a noi per mezzo di un Dante, di un Michelangelo, di un Raffaello? E' ora di parlare chiaro fra noi, Axeugene: Te andresti davvero in faccia a un napoletano dicendogli che San Gennaro non è un santo, davanti a un milanese dicendogli che la Madunina non rappresenta niente, a un padovano dicendogli che Sant'Antonio è un'invenzione della Chiesa corrotta e arraffona?
                              ma che c'entra Cono ?
                              la grandezza di quegli artisti era artistica, non aveva nulla a che fare con il soggetto della loro arte;
                              non è che erano grandi in quanto cattolici, altrimenti ogni cattolico avrebbe dovuto essere come loro; e soprattutto non esisteva in Europa occidentale altro che una chiesa, dato che non c'era stata ancora la Riforma;
                              un po' di logica, via...

                              mi citi tutti personaggi anteriori alla Riforma e all'onda repressiva della Controriforma; dovresti domandarti come mai l'arte e la letteratura italiane nei secoli successivi sono finite così in ombra...

                              nel periodo degli artisti che citi, la Chiesa era un puttanaio inverecondo di immoralità e politica, con papi esponenti di grandi famiglie imposti da quelle per fini politici; si succedevano Medici, Borghese, Della Rovere, Borgia !!!, gente con figli e stuoli di meretrici che vendevano cariche vescovili, e quella situazione fu determinante per scandalizzare Lutero pellegrino a Roma;

                              dopo la Controriforma, la Chiesa divenne più austera e severa, ma anche dogmatica e persecutrice e, oltre alla scienza e alla filosofia, proprio l'arte e la cultura ne patirono gravemente, infatti a scuola praticamente si passa direttamente dal Rinascimento a Leopardi e Manzoni, mentre della cutura italiana del Seicento - a parte Bernini e Borromini - chi si ricorda ?
                              Bruno, Campanella e Galilei, quelli che la Chiesa ha perseguitato
                              Last edited by axeUgene; 13-05-2013, 23:15.
                              c'è del lardo in Garfagnana

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