Non e un paese per mamme

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #1

    Non e un paese per mamme

    Vita da madre nel Terzo millennio - Così si raccontano cento donne
    Abbiamo inviato un questionario a un gruppo di mamme del nord e sud d'Italia: in tante hanno pagato la maternità con la solitudine e spesso hanno perso il lavoro. Ma c'è anche chi, con un impiego precario, ha dovuto rinunciare ad avere un figlio. Lo Stato? Il grande assente:una su due vorrebbe cambiare PaeseROMA - Dicono sia la cosa più bella del mondo. Molto probabilmente lo è. Ma il mondo delle giovani madri, spesso, somiglia a un delirio di solitudine. Soprattutto in Italia. La vita precedente, dopo il parto, non esiste più, soppiantata da un'altra in cui è la donna, salvo rarissimi casi, a occuparsi di ogni cosa e a ritrovarsi, in poche ore, a gestire un essere umano che ha bisogno di tutto. Notti insonni, crisi di panico, senso di inadeguatezza, neanche più un minuto per sé, in molti casi l'obbligo di dire addio al lavoro. Per le donne che prima di diventare madri lavoravano, viaggiavano e uscivano, la maternità rappresenta un'"amputazione". Perché la vita di chi è alle prese col primo figlio è fatta di dieci, dodici, ventiquattro ore al giorno in compagnia di un bambino che non parla, ma piange, mangia e ogni tanto si ammala. Moltissime non hanno nessuno a cui rivolgersi, dato che il compagno - quando c'è - lavora, e gli amici si defilano appena sanno che la tua vita è legata a quella di un bambino di poche settimane.

    Questo il profilo che emerge dalla nostra inchiesta sulle madri in Italia, cento intervistate da nord a sud del paese. Tra loro diplomate, laureate, qualcuna anche in possesso di un master. Moltissime con uno o due figli di meno di 5 anni. Anche se in tante possono far ricorso all'aiuto dei nonni, si sentono sole. Solissime. Una su quattro dichiara che la cosa che la fa soffrire di più è l'indifferenza degli altri di fronte alle proprie difficoltà. Una cosa che pesa addirittura più delle discriminazioni sul lavoro. E non certo perché queste non ci siano: le disoccupate tra le intervistate sono 25 su cento. Di queste 21 hanno smesso di lavorare dopo la maternità.
    Per scelta? Sì, ma quasi sempre per forza. "Circa l'8% delle lavoratrici subisce discriminazioni sul lavoro in conseguenza del fatto di avere un bambino. Quasi sempre - spiega Alessandra Menelao, Responsabile dei centri di ascolto mobbing e stalking UIL - quelle del sud dopo il parto non tornano più al loro precedente impiego. Tutte, senza distinzioni territoriali, denunciano poco. Il 'mobbing da maternità' emerge più facilmente nel privato che nel pubblico, ma questo solo perché nel pubblico ci sono comitati che prevengono queste situazioni. Il settore più colpito, comunque, è il terziario".

    Il senso di abbandono pesa quanto le difficoltà economiche. La spesa media per un figlio che ha meno di 10 anni si aggira sui 300 euro al mese e le famiglie che hanno due o tre bambini arrivano a spenderne anche 1000. I nidi migliori si trovano in Emilia Romagna ed è questa la regione dove troviamo anche le madri più soddisfatte della propria condizione. Non è un paese per mamme, insomma? Le nostre intervistate non hanno dubbi: Italia bocciata da un plebiscito. E nasce addirittura la voglia di scappare, un desiderio espresso da una donna su due. Pronte ad emigrare negli Usa o in Nord Europa , in Sud America o in Australia. Altro che festa della mamma, o maternità come status symbol. Soprattutto chi ha figli in questo paese si sente stretto.

    Per fortuna ci sono i paracadute: certo i nonni, non tanto per il sostegno economico, quanto per il ruolo di super baby sitter. Ma neppure il sostegno dei "secondi genitori" va dato per scontanto se una madre su quattro dichiara di non ricevere alcun tipo di aiuto. Anche per questo una delle cose che rende più felici le nostre intervistate è l'incontro con servizi sociali o volontari in gamba. E stanno nascendo anche gruppi di mutuo aiuto tra madri, basati sui social network. Tra associazioni e reti in Italia sono circa un migliaio le nuove realtà.

    I risultati di questa inchiesta si allineano con quelli raccolti dal Formez, Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento della P. A., dal quale emerge un profondo disagio da parte delle madri italiane, soprattutto dal punto di vista economico. Il servizio Lineaamica, che riceve ogni giorno decine di telefonate con richieste di aiuto da parte di donne madri, ha infatti registrato che, su 280 contatti raccolti ultimamente, le domande più frequenti riguardano il funzionamento della social card (38%), i contributi per i nuovi nati (25%), i pagamenti bonus bebè previsti dalla Regione Lazio (20%) e le novità introdotte dal decreto Fornero-Grilli del 22 dicembre che introduce importanti innovazioni per i neogenitori lavoratori.

    Le difficoltà pratiche e il senso di abbandono sofferto dalle madri restano però un allarme che la società non vuole ascoltare. E, paradossalmente, l'icona stereotipata del materno sembra, da dieci anni a questa parte, essere tornata in voga in tutto il suo splendore. Se sei donna "devi" essere madre. E, soprattutto, devi esserlo bene. E non solo in Italia. Esattamente un anno fa, la copertina del settimanale Time ritraeva una madre che allattava il figlio di quasi quattro anni, condizione essenziale "per farlo crescere sereno", si leggeva nel pezzo interno al giornale.

    A sviscerare lo stereotipo della "mamma per forza a tutti i costi" ci ha pensato la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini col bellissimo "Di mamme ce n'è più d'una" (Feltrinelli, 315 p., 15 euro), libro che, basandosi su decine di post scritti da donne sul blog dell'autrice, racconta questa virata dell'immaginario verso la maternità come destino e non come scelta e dell'ostinata, miope riproposizione di due soli modelli di madre: quella che rinuncia a tutto per sacrificarsi al figlio, e la madre acrobata, che concilia lavoro e famiglia col sorriso sulle labbra. "Ma ne esistono migliaia, non due", spiega l'autrice.

    Una conclusione che, a luce delle risposte raccolte con la nostra inchiesta, non si può non condividere. Perché ogni madre è, prima di tutto, una donna. Avere per anni sottovalutato o addirittura ignorato questa realtà ha creato una società incapace di accogliere e sostenere le sue protagoniste nel momento più delicato della vita, nell'assurda convinzione che una madre abbia più doveri che diritti e che l'inclinazione al sacrificio faccia parte del suo dna. "Perché si può essere culturali quanto si vuole - spiega Lipperini - ma infine il concetto di sacrificio - concetto cattolico radicatissimo nella nostra vita - è quello che ti morde il cuore. Se non ti sacrifichi, non sei. Questo, temo, è il vero punto della 'diversità' italiana: un Paese che santifica le madri, e dove le madri sono talmente intrise del concetto di sacrificio, volenti o nolenti, che nei fatti hanno ottenuto pochissimo in termini di riconoscimento sociale".


    FONTE: Repubblica
    Leggevo questo articolo, e mi sono trovata a parlarne con il mio capo e con i miei colleghi (ovviamente tutti uomini), i quali minimizzavano, dicendo che non è così difficile essere madre oggi, che sono tutte stupidaggini, che è assurdo lamentarsi, ecc. Questo riporta a quanto scritto nell'articolo: il senso di abbandono delle mamme è un allarme che il Paese non vuole ascoltare. Ora, io non essendo madre non ho esperienza diretta, e quindi non so quale sia poi la realtà, ma questo articolo mi ha colpito molto...
    Voi cosa ne pensate? Pensate che la situazione sia davvero così difficile? Esistono seriamente questi problemi? Ed è vero che la società non li sa ascoltare?
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    L'Italia non è un paese per mamme. Come non lo è per le famiglie. Come non lo è per i giovani. La realtà è triste ma questo ci dice, senza paràfrasi.....
    E dunque? Bisogna rinunciare? No. La risposta è sempre e comunque no! La politica...l'economia...la società in senso lato stà negando la Vita a una generazione: Ma non ha il potere di negare e togliere la Speranza, alle persone. Almeno, questo non possiamo permetterglielo: Mai!!!
    amate i vostri nemici

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24578

      #3
      Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
      Voi cosa ne pensate? Pensate che la situazione sia davvero così difficile? Esistono seriamente questi problemi? Ed è vero che la società non li sa ascoltare?
      diciamo che prima di tutto, questo non è un paese per donne, e quindi eventualmente per mamme;
      un patrimonio immenso di capacità e intelligenze segregato e ostacolato, posto di fronte alla scelta tra lavoro e famiglia.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • nahui
        Astensionista

        • 05/03/09
        • 21040

        #4
        Beh, direi che l'articolo rispecchia pienamente quel che è stata la mia esperienza, specialmente per quel che riguarda la solitudine. Del primo anno di vita di mia figlia ricordo tante cose bellissime, ma anche i pomeriggi passati a piangere, da sola, la paura di non farcela, di non essere all'altezza. Io vivo in una città molto lontana da quella dei mie genitori, zero parenti, zero amici, tanta fatica, i turni con mio marito per badare alla piccola, poi i costi elevatissimi dell'asilo nido, i colleghi a farmi ostruzionismo al lavoro semplicemente perchè fruivo dei permessi a me accordati dalla legge, bla bla bla bla.
        Però mi chiedo: a meno di non avere grandi ricchezze e potersi permettere armate di baby sitter, esiste un altro modo? E' chiaro che un figlio ti cambia la vita, l'ha messo al mondo per tua scelta e devi occupartene. Non è che oggi c'è un pò di immaturità nostra, di difficoltà ad abbandonare il ruolo di figli, di adolescenti con diritti, per abbracciare quello di genitori con dei doveri? Le nostre mamme e nonne facevano tutto questo con gran natulalezza: era la loro vita, il loro ruolo, semplicemente. Le cose che sono cambiate rispetto al passato sono due: 1) l'assenza della famiglia clan, che garantiva assistenza e sostegno ai genitori; 2) la necessità che la donna lavori, per motivi economici e di realizzazione personale.
        Ah, e poi vogliamo parlare dell'obbligo sociale di essere strafighe, magre, curate e sessualmente appetibili anche con dodici ore di lavoro professionale e domestico sulle spalle? Almeno le nonne potevano imbiancare e ingrassare in santa pace, cribbio.
        Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
        (George Bernard Shaw)

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        • bumble-bee
          ...

          • 10/12/09
          • 15569

          #5
          Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
          Ah, e poi vogliamo parlare dell'obbligo sociale di essere strafighe, magre, curate e sessualmente appetibili anche con dodici ore di lavoro professionale e domestico sulle spalle?


          mi hai fatto venire in mente questa scenetta
          Bambol utente of the decade

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24578

            #6
            Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
            ... 2) la necessità che la donna lavori, per motivi economici e di realizzazione personale.
            vedi come agisce la persuasione culturale occulta ?
            la realizzazione personale introduce un concetto egoistico e i relativi sensi di colpa;
            la donna deve essere messa in condizione di lavorare per il benessere di tutti se è più brava di un uomo nella stessa funzione; ne traiamo vantaggio tutti, esattamente allo stesso modo in cui siamo tutti avvantaggati se a curarci è il medico migliore, a prescindere dal genere, ecc...

            quanto benessere sociale e qualità della vita si perde con metà della popolazione inibita ad offrire proprio contributo ?
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • nahui
              Astensionista

              • 05/03/09
              • 21040

              #7
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              vedi come agisce la persuasione culturale occulta ?
              la realizzazione personale introduce un concetto egoistico e i relativi sensi di colpa;
              la donna deve essere messa in condizione di lavorare per il benessere di tutti se è più brava di un uomo nella stessa funzione; ne traiamo vantaggio tutti, esattamente allo stesso modo in cui siamo tutti avvantaggati se a curarci è il medico migliore, a prescindere dal genere, ecc...

              quanto benessere sociale e qualità della vita si perde con metà della popolazione inibita ad offrire proprio contributo ?
              Mah, personalmente questo problema non me lo sono mai posto: ho studiato per lavorare, non ritenendomi in questo diversa da qualsiasi essere che deve procurarsi il suo sostentamento. Diversamente mi sarei sentita di proprietà del mio compagno. E non mi sono posta il problema neanche quando ho avuto mia figlia, semmai avrei gradito un periodo più lungo di maternità, o maggiore flessibilità negli orari.
              Io però faccio un lavoro con orari umani, quindi di sensi di colpa non ne ho mai avuti. Non so se li abbia chi faccia gli orari 7.00 - 20.00. In quel caso mi pongo qualche domanda, e non credo che si tratti dell'effetto di un condizionamento culturale, ma di buon senso.
              Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
              (George Bernard Shaw)

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #8
                Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                Io però faccio un lavoro con orari umani, quindi di sensi di colpa non ne ho mai avuti. Non so se li abbia chi faccia gli orari 7.00 - 20.00. In quel caso mi pongo qualche domanda, e non credo che si tratti dell'effetto di un condizionamento culturale, ma di buon senso.
                non è una questione personale tua, né di senso di colpa nei confronti di tua figlia, ma si tratta dell'idea dominante per cui l'esigenza del lavoro femminile vada riferita al desiderio di realizzazione personale, e quindi ad un percorso "egoistico" che si rimprovera alla donna che "trascura la famiglia" per la carriera;
                mentre il lavoro femminile andrebbe visto essenzialmente come l'opportunità di selezionare le competenze su una base più ampia, a vantaggio di tutti.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • nahui
                  Astensionista

                  • 05/03/09
                  • 21040

                  #9
                  Io credo che ormai siamo andati oltre... Il problema non è il lavoro femminile in sè, ma il fatto che la società considera una "perdita" economica i benefici concessi alle lavoratrici madri, da qui i licenziamenti, il mobbing, le stigmatizzazioni, le mancate assunzioni, le dimissioni in bianco, ecc.
                  Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                  (George Bernard Shaw)

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                  • efua
                    Posh&Rebel
                    • 07/12/11
                    • 34901

                    #10
                    L'Italia non e' solo un paese che non e' per le mamme.
                    L'Italia non e' un paese per nessuno. Ti uccide e basta.
                    Ti uccide giorno dopo giorno, cancella impegno, aspettative, sogni di fare il cazzo che ti pare nella vita e di vivere dove ti passa la testa di vivere.
                    Annienta personalita' e persone.
                    Qualche regione ancora rappresenta una piccola roccaforte di benessere ma ancora per quanto?
                    Sto vivendo difficolta' non da poco date dal fatto che mi divido tra Italia e Uk per gestire una maternita' che in Italia e' medicalizzata all'inverosimile per toglierti di dosso pure le penne, mentre in Uk e' concepita in maniera del tutto "naturale" (fino a quando ti va bene), in un sistema sanitario immenso, per cui ti ritrovi ad essere quasi un numerino e basta.
                    Privato inaccessibile a meno che per una maternita' privata non si voglia/possa arrivare a spendere cifre spropositate.
                    Nel mio paese avrei voluto continuare a viverci, non avevo ed ho tuttora, grande desiderio di emigrazione.
                    Perche' l'emigrazione ti segna e per sempre e non sei piu' di nessun luogo.
                    In Italia alle mamme il massimo che possa andare bene e' nella scuola, dove ci sono donne che per gestire maternita' e lavoro sbattutto dall'altra parte dell'Italia fanno figli alla Sofia Loren.
                    Siamo un popolo di merda questo siamo.
                    -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

                    -Where there’s will there’s a way-

                    -Work hard have fun & be nice-


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                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70446

                      #11
                      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                      non è una questione personale tua, né di senso di colpa nei confronti di tua figlia, ma si tratta dell'idea dominante per cui l'esigenza del lavoro femminile vada riferita al desiderio di realizzazione personale, e quindi ad un percorso "egoistico" che si rimprovera alla donna che "trascura la famiglia" per la carriera;
                      mentre il lavoro femminile andrebbe visto essenzialmente come l'opportunità di selezionare le competenze su una base più ampia, a vantaggio di tutti.
                      Trovo molto vera questa riflessione. Spesso ho sentito donne puntare il dito contro altre donne che vogliono fare carriera e realizzarsi nel lavoro, dicendo che "dovrebbero stare in casa e badare ai figli". Io credo che il ruolo sociale della donna, oggi, sia qualcosa di decisamente confuso, anche per le donne stesse.
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                      • efua
                        Posh&Rebel
                        • 07/12/11
                        • 34901

                        #12
                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                        Trovo molto vera questa riflessione. Spesso ho sentito donne puntare il dito contro altre donne che vogliono fare carriera e realizzarsi nel lavoro, dicendo che "dovrebbero stare in casa e badare ai figli". Io credo che il ruolo sociale della donna, oggi, sia qualcosa di decisamente confuso, anche per le donne stesse.
                        Queste sono le frustrazioni che creano la nostra egregia societa'.
                        E poi le donne sono maestre ad essere carnefici nei confronti delle altre donne.
                        Le donne dovrebbero essere in grado di poter decidere cosa fare della loro vita, gestirla come meglio credono, con o senza figli, stando in un letto o passando da un letto ad un altro, provvedendo per il di proprio sostentamento.
                        -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

                        -Where there’s will there’s a way-

                        -Work hard have fun & be nice-


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                        • nahui
                          Astensionista

                          • 05/03/09
                          • 21040

                          #13
                          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                          Trovo molto vera questa riflessione. Spesso ho sentito donne puntare il dito contro altre donne che vogliono fare carriera e realizzarsi nel lavoro, dicendo che "dovrebbero stare in casa e badare ai figli". Io credo che il ruolo sociale della donna, oggi, sia qualcosa di decisamente confuso, anche per le donne stesse.

                          Ecco, ora però faccio la stronza retrograda e dico come la penso. Quando vedo gente (donne e uomini) che mette al mondo dei figli e poi delega TOTALMENTE la loro educazione ad altri, perchè sceglie la carriera (quindi non sto parlando dei poveracci costretti a turni disumani o a chi fa due lavori per sbarcare il lunario) e questi bambini praticamente li vede solo il week-end, io mi perplimo e mi chiedo: ma che li hai fatti a fare? Uno dei due nella coppia deve rinunciare a qualcosa.
                          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                          (George Bernard Shaw)

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24578

                            #14
                            Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                            Ecco, ora però faccio la stronza retrograda e dico come la penso. Quando vedo gente (donne e uomini) che mette al mondo dei figli e poi delega TOTALMENTE la loro educazione ad altri, perchè sceglie la carriera (quindi non sto parlando dei poveracci costretti a turni disumani o a chi fa due lavori per sbarcare il lunario) e questi bambini praticamente li vede solo il week-end, io mi perplimo e mi chiedo: ma che li hai fatti a fare? Uno dei due nella coppia deve rinunciare a qualcosa.
                            forse tutta la società deve rinunciare a qualcosa per contare sul futuro delle nuove generazioni;
                            in Francia la maternità è favorita, e così in Germania, sarebbe un discorso complesso, perché riguarda l'insieme del sistema, a partire dalla formazione e la tempistica delle carriere, nel senso che in quei paesi i figli sono svezzati e grandicelli quando le mamme hanno l'età in cui da noi trovano il primo lavoro, con molte più possibilità di progresire;

                            i bambini francesi e tedeschi non sono certamente più infelici o peggio educati dei nostri....
                            c'è del lardo in Garfagnana

                            Comment

                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #15
                              E poi le donne sono maestre ad essere carnefici nei confronti delle altre donne.
                              Sono state educate bene

                              Le dicotomie sono un’arma insidiosa del potere, e il potere maschile le ha sempre sapute usare con gran destrezza. L’invenzione di due figure femminili, contrapposte tra loro, l’una disprezzata l’altra venerata, è da sempre la mossa più abile per escludere in un sol colpo tutte le donne, con i loro corpi, dalla piena cittadinanza.

                              Stavolta non si tratta di puttane e madonne, di Maddalena e Maria, ma papa Bergoglio è stato chiaro nel dividere a metà l’universo femminile: le madri e le non madri, i corpi generatori di vita e i corpi infecondi.
                              Così nell’arco di un paio di giorni, mentre Oliviero Toscani, il gran provocatore, ha spiegato cosa distingue una donna per bene (che la violenza «non se la va a cercare») da una donna di facili costumi (tacchi inversamente proporzionali all’intelligenza e labbra scintillanti di rossetto), il più mite Francesco ha deciso di addentrarsi nel mondo delle madonne. «Siate madri, non zitelle»,

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