Venezia

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #16
    Ci sono varie correnti filosofiche sul tema e alcune vorrebbero che il prezzo non sia determinato dai costi e dal profitto, ma dalle possibilità di chi accede e non è che la cosa non vada a costituire un pilastro del pensiero.
    Fai quello che puoi e prendi ciò di cui necessiti disse qualcuno.

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    • arecata
      • 03/04/13
      • 5519

      #17
      ah... qualcuno potrebbe pensare che l'ultima espressione, in dialetto meneghino, nel mio ultimo post, potrebbe esser indirizzata a chi ha postato prima di me. (Gatto)

      Errore

      Era indirizzata ai turisti romani ed ai media che danno, ancora oggi, risalto a questa notizia del cavolo
      Pánta rhêi hōs potamós

      arecata è il 2° nick-name di Blasel

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #18
        non l'avevo nemmeno letta e mi riferivo a prima sollevando la questione di chi ritiene immorale, condannabile e quindi da reprimere la barbara usanza che fa pagare secondo i costi e prevede pure un profitto, perchè le cose ci sono e vanno distribuite, a ciascuno secondo le sue necessità.
        Da cui prende forma la contestazione ideologica di certe situazioni.

        Perchè oltre ai burini de roma ci stanno pure altri che "per principio" condannano certi mercimoni immorali e speculativi, la piazza è di tutti e i servizi al contorno pure, quindi ciascuno deve poterne godere a prezzo politico, hoibò

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        • arecata
          • 03/04/13
          • 5519

          #19
          Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
          , la piazza è di tutti e i servizi al contorno pure, quindi ciascuno deve poterne godere a prezzo politico, hoibò

          D'accordo, ma fino ad allora.... questa è la bicicletta e bisogna pedalare
          Pánta rhêi hōs potamós

          arecata è il 2° nick-name di Blasel

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #20
            Fino ad allora chi vince ride e chi perde piange e fa i buffi.

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            • Durante
              Opinionista
              • 16/11/08
              • 2103

              #21
              Le distinzioni di classe e di ceto sociale sono sempre esistiti. Come già evidenziato da altri Venezia è meta turistica a tutti i livelli sociali, con la differenza che sussistono dei locali con caratteristiche che non sono alla portata di tutte le tasche a differenza di altri. Ed è proprio per questo che i caffè e gli amari hanno un prezzo particolarmente alto. Se andiamo ad un ristorante di lusso al Forte dei Marmi o al locale come la Capannina e ci si lascia cinquecento o seicento euro per un semplice desinare o cena oppure qualche consumazione alla Capannina il tutto sarebbe passato inosservato, perchè è il plusultra della movida della Versilia ed è concentrata in quel piccolo lembo urbanistico che è il Forte e quindi chi non può permetterselo lo evita, non con la presenza ma come cliente consumatore. Così si può citare Cortina e altre particolari località.

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              • Cerbero
                Dito nel Culo
                • 13/10/10
                • 634

                #22
                Da notare come l'hanno messa giù la gran parte dei giornali: "A Venezia 4 caffè 108 euro"
                Non erano solo 4 caffè, ma anche 4 correzioni, due amari e "l'accompagnamento musicale", voce che credo includa servizio e coperto. Ai tavoli, da quanto ho capito, si sono sedute sei o sette persone... e pure viziose, visti gli alcolici
                Io a Venezia ci sono stato recentemente un paio di settimane per lavoro, spesso passavo per piazza san Marco e mi fermavo ad ascoltare le varie orchestre fuori da questi bar storici... una gioia per le orecchie, però sapevo che se mi fossi seduto ai tavoli sarei stato 'pelato'... ma d'altronde cosa vuoi? Lì paghi il contesto, e dubito che qualcuno venga a dirti qualcosa anche se stai due o tre ore al tavolo...
                Nella mia città, Trieste, esiste una bellissima piazza affacciata sul mare (stile san Marco) dove c'è un locale storico, il 'caffè degli specchi' con i tavolini all'aperto; qui hanno un problema diverso, spesso le persone si siedono fuori e con un caffè o con un'acqua (3-4 euro) stanno tutta la mattina o tutto il pomeriggio...
                "Beati i giusti, perché saranno giustiziati". (Angelo Cecchelin)

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                • bumble-bee
                  ...

                  • 10/12/09
                  • 15569

                  #23
                  Io e mia moglie per il viaggio di nozze pensavamo di andare a Venezia (anno 2000).... ebbene una settimana a Parigi ci costò meno e optammo per Parigi. Adesso non ricordo quanto meno, ma credo abbastanza da cambiare idea
                  (spiegatemi perchè Parigi era e probabilmente lo è ancora, più economica.... a parità di pacchetto viaggio, naturalmente).

                  Io credo che a prescindere dal contesto, tre caffè e tre amari pagati 100 euro sono uno schiaffo per tutti i consumatori, sia che se li possano permettere o meno. Badate bene, ho detto consumatori e non "clienti", perchè i clienti
                  sono altra cosa.... quelli del locale sanno che la maggior parte di coloro che entrano, difficilmente ritorneranno... pertanto li "mazzuliano"... una sola volta, ma bene.
                  Last edited by bumble-bee; 20-08-2013, 16:20.
                  Bambol utente of the decade

                  Comment

                  • Il gatto
                    Opinionista
                    • 21/11/09
                    • 12721

                    #24
                    In italia tutto costa di piu' e siccome i prezzi si costruiscono sui costi e sulla richiesta ecco che tutto ci costa di piu'.

                    Un caffe' vale dieci euro? E perché no?

                    Nelle discussioni sugli aumenti dei prezzi, spesso ci si scandalizza perché un prodotto, ad esempio un'arancia, che viene pagata al produttore pochi centesimi al chilo, venga poi venduta al consumatore a due o tre euro.
                    In un libro di successo (B. Joseph Pine, James H. Gilmore, L'economia delle esperienze, Etas, 2000) si è osservato che un caffè, pagato al produttore uno o due centesimi di dollaro, sugli scaffali del supermercato costa dieci volte di più, servito al bar 100 volte, mentre a una coppia di turisti seduti al Caffè Florian in piazza San Marco a Venezia viene fatto pagare quasi mille volte. “Quando abbiamo chiesto a quella coppia se a loro parere quel caffè valesse tanto, ci hanno risposto (in italiano): Assolutamente!” (p.2).
                    E' veramente scandaloso tutto ciò? Dipende, e comunque non necessariamente. I due turisti, ad esempio, potevano informarsi prima del prezzo, e se lo avessero trovato eccessivo erano liberi di bere o non bere il caffè, o di gustarlo invece che al Florian in uno dei tanti bar nelle calli.
                    Allora, quanto vale un caffè? Un centesimo di euro, 8 centesimi, 80 centesimi o 8 euro?
                    Evidentemente, se l'acquirente è sufficientemente libero di scegliere, il valore del caffè (come di qualsiasi altra cosa) lo decide lui. E chi vende in condizioni di libero mercato non può far altro che adeguarsi. E' il bello della concorrenza, ragazzi!
                    In realtà, poi, il caffè vale per il cliente qualcosa di più di quanto egli è disposto a pagare. Perché se al bar mi dicono che il prezzo del caffè (non il suo valore!) è di 80 centesimi di euro, io debbo scegliere tra il valore che attribuisco al caffè e quello che attribuisco agli 80 centesimi che ho in tasca. Se scelgo il caffè, vuol dire che per me vale più degli 80 centesimi a cui rinuncio.
                    E' questo il miracolo dello scambio, cioè del libero mercato, cioè di un mercato senza padroni: che se io compro un caffè, sia io che il barista otteniamo un valore maggiore di quello che avevamo prima dello scambio! Uno scambio libero produce un valore superiore a zero, cioè maggiore ricchezza (in senso lato) per tutti.
                    Se così stanno le cose, le vecchie teorie del valore come lavoro incorporato nel prodotto vanno giustamente in soffitta. Anche il metodo del “ricarico” tuttora usato da tanti piccoli imprenditori e commercianti è sbagliato: se il cliente è disposto a pagare cento quel che a me costa dieci, perché dovrei venderlo a quindici (“come fanno gli altri”)? Certo, il mio prodotto dovrà essere diverso, avere caratteristiche che il cliente è in grado di apprezzare. Tutto ciò è particolarmente vero oggi, dato che i lavoratori occupati nei servizi, spesso intangibili e ad alto contenuto professionale, sono ormai più numerosi di quelli che producono beni fisici ad una catena di montaggio.
                    Ma tutto questo vale solo quando il cliente, il consumatore, l'utente, il cittadino è (sempre relativamente) libero di comprare o no, o di scegliere tra diverse offerte. Quando cioè vi è un mercato in cui vige la concorrenza (sempre imperfetta, s'intende).
                    Quando invece il mercato è dominato da monopoli, o quando si ha a che fare con beni e servizi che rispondono a bisogni fondamentali dell'essere umano, come l'alimentazione, la salute, la casa, l'istruzione, le cose si complicano.
                    In questi casi la libera scelta dell'acquirente è nel migliore dei casi interpretata, nel peggiore coartata da qualcun altro, secondo il detto popolare “o mangi questa minestra, o salti dalla finestra”.
                    I monopoli insidiano tutti i mercati. Di più: sono gli stessi liberi mercati che, attraverso la selezione degli operatori migliori (o dei più aggressivi), se non regolati, tendono inesorabilmente alla concentrazione e quindi al monopolio.
                    I monopoli sono quindi il virus del libero mercato, si insinuano ovunque, si presentano con nuove forme (ad esempio nel campo dell'informazione). Anche nel passaggio delle arance o del caffè dal produttore al consumatore, è molto probabile che i mercati non siano sufficientemente liberi. In questi casi i monopoli assumono spesso la forma opposta del monopsonio: è il compratore unico che toglie al venditore debole la libertà di scelta.
                    Se il mercato è dominato da monopoli privati, vi è una sola via da battere: quella di combatterli e di distruggerli, o almeno di ridimensionarne drasticamente il potere di mercato.
                    Il problema è che la lotta ai monopoli viene spesso in conflitto con il diritto di proprietà. Ebbene, la prima, che ha come fine la libertà dei mercati (che è un pezzo importante della libertà dell'individuo) deve prevalere sul diritto di proprietà. Questo va infatti considerato sì come un diritto fondamentale dell'individuo, ma non un diritto assoluto (la nostra Costituzione è anche da questo punto di vista perfetta: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina…i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale…” (art. 42).
                    Le diverse Autorità preposte al corretto funzionamento del libero mercato (Consob, ISVAP, Banca d'Italia eccetera) debbono essere contropoteri autonomi dotati di poteri adeguati per costringere gli operatori dominanti a rientrare nelle regole del libero mercato. E questo è possibile solo con penali tali da rendere non più conveniente l'abuso di una posizione dominante nel mercato, o con l'obbligo di vendere parti dell'azienda dominante.
                    Ben diversa è la situazione quando ci si trovi di fronte al monopolio pubblico. Questo ha ragione di esistere solo se si tratta di un “monopolio naturale” (non si possono fare ferrovie, o elettrodotti, o oleodotti paralleli l'uno in concorrenza con l'altro) o se riguarda bisogni/diritti fondamentali di tutti i cittadini (giustizia, sanità, istruzione. Quello della casa è un problema particolare e complesso di concorrenza monopolistica, un mercato che deve essere sottoposto a particolari controlli e interventi pubblici).
                    Nel caso dei beni e servizi offerti dalle istituzioni pubbliche, come garantire che l'interpretazione da parte delle istituzioni del valore che i cittadini attribuiscono a questi beni o servizi risponda alle reali esigenze delle persone? Infatti, non è affatto detto che le burocrazie pubbliche siano capaci di farlo. Tra l'altro, un monopolio pubblico può anche essere esercitato tramite una concessione a privati specializzati. In ogni caso, non vi è più la benefica “mano invisibile” del libero mercato a far sì che il prezzo richiesto sia considerato accettabile da parte dell'utente o del cittadino. Sono in molti, oggi, che considerano il canone della RAI esorbitante rispetto al valore del servizio offerto.
                    In questa situazione, una via obbligata è che gli utenti, i consumatori, i cittadini si organizzino come contropotere perché venga dato loro il valore che ritengono giusto. Questi movimenti molto possono apprendere, anche sul piano operativo (ad esempio con forme di disobbedienza civile) da quelli per la difesa dei diritti umani e civili, a partire, non sembri esagerato, dai quelli che hanno consentito la liberazione di popoli interi o il riscatto di cittadini discriminati.
                    Un ultima questione: ma ciò che desidera il consumatore è sempre giusto? Anche, ad esempio, se chiede della droga, a cui alcuni sembrano attribuire un valore altissimo, o un'arma per ammazzare un coinquilino antipatico?
                    In realtà, in questi casi, né la droga né l'arma incorporano valore. Il valore è per sua natura costruttivo, e non distruttivo.
                    Detto ciò, più che i divieti assoluti servono valutazioni e interventi articolati: una dose di cocaina può servire per la terapia del dolore, l'uso di un'arma può essere giustificato dalla legittima difesa, a livello sia individuale che collettivo. Purtroppo ci sono momenti in cui anche la gente comune è disposta a rinunciare al burro e a scegliere i cannoni. Spesso sbagliando tragicamente.
                    Il valore, oltre a non poter essere negativo, non è neanche solo economico, utilitaristico. In questo senso un pianoforte da suonare in casa, o il cd da ascoltare nella propria stanza o nel metrò, o un bel quadro non valgono meno di una macchina utensile. Forse quest'ultima incorpora un maggiore moltiplicatore della ricchezza, ma non è sempre detto.
                    John Ruskin, cultore delle arti e ambientalista ante litteram vissuto nell'ottocento, nel pieno fiorire dell'economia utilitarista affermò che la vera ricchezza, sia a livello individuale che nazionale, era costituita dalla qualità della vita.
                    Amartya Sen, nostro grande contemporaneo, premio Nobel per l'economia, ha detto qualcosa di più: che il valore (o la ricchezza) che lo sviluppo economico dovrebbe assicurare agli uomini è “una libertà sostanziale, cioè la capacità di scegliersi una vita cui, a ragion veduta, ognuno dà valore”. Sia chiaro: “A ragion veduta”.
                    Last edited by Il gatto; 20-08-2013, 17:22.

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                    • Misterikx
                      whatever..
                      • 24/03/05
                      • 15327

                      #25
                      ci sarebbe da dire "da che pulpito!"
                      Un pranzo normale, per un conto da nababbi: ai 579,50 euro per quanto consumato vengono aggiunti 115 euro di mancia non autorizzata. I due giapponesi denunciano tutto alla polizia che dopo i controlli smaschera la truffa

                      ma lasciamo correre


                      veniamo al concreto del "caso";
                      50 euro di consumazioni ci stava tutto,50 di show in pzz s.Marco a tre metri anche..
                      (non mi fate tirare in ballo concerti al terzo anello di S,Siro dove giovani disoccupati pagano senza fiatare 70 euro)
                      scusate ma di cosa stiamo parlando?
                      di 4 puzzoni che cercano pubblicita´?!
                      ma perfavore
                      " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

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                      • arecata
                        • 03/04/13
                        • 5519

                        #26
                        Parigi - oltre 2.300.000 abitanti (e parlo della sola città urbana, non de l'Ile de France) e si parla di oltre 1.450 alberghi - 28 milioni di turisti l'anno

                        Venezia - meno di 260.000 abitanti (e parlo di tutto il comune di Venezia comprendente le 118 isole ed isolette) si dice ci siano 750 alberghi (???? ccompreso Mestre e zone limitrofe) 29,5 milioni di turismo l'anno

                        Ecco, l'unico dato che avvicina le due città menzionate da Bubble è il numero di turisti annui.

                        Le 'cose' che mi aspetto da Parigi, di sicuro non sono simili alle 'cose' che mi attendo da Venezia, vero?

                        Quando sono a N.Y. (sono un abitudinario) scendo sempre all'Hilton in Av. America (sarebbe la 6^ strada) perchè, uscendo dall'hotel, sulla sinistra, all'angolo, c'è il Caffè Astro, dove posso trovare, gestito da portoricani, il mio Illy caffè e Daniela vi trova il suo cappuccino D.O.C.
                        Pago 13 dollari il caffè e 17 il cappuccino, tasse federali incluse e di certo non vado a sorseggiare il 'mio' caffè negli Starbucks

                        Volete sapere in quale hotel scendo a Londra (per Efua)? London Tara Hotel a Scarsedale Place, high street Kensington, per lo stesso motivo di cui sopra....
                        Pánta rhêi hōs potamós

                        arecata è il 2° nick-name di Blasel

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #27
                          Originariamente Scritto da arecata Visualizza Messaggio
                          Quando sono a N.Y. (sono un abitudinario) scendo sempre all'Hilton in Av. America (sarebbe la 6^ strada) perchè, uscendo dall'hotel, sulla sinistra, all'angolo, c'è il Caffè Astro, dove posso trovare, gestito da portoricani, il mio Illy caffè e Daniela vi trova il suo cappuccino D.O.C.
                          Pago 13 dollari il caffè e 17 il cappuccino, tasse federali incluse e di certo non vado a sorseggiare il 'mio' caffè negli Starbucks

                          Volete sapere in quale hotel scendo a Londra (per Efua)? London Tara Hotel a Scarsedale Place, high street Kensington, per lo stesso motivo di cui sopra....
                          io invece ero abituée di Clapham, e scendevo in Abbeyville rd, da miss Wayne, una sessantenne gattara alcolizzata, che dopo la 130esima volta che ci vedeva, continuava a chiederci: have you ever been here before ?
                          in Clapham rd c'era il ristorante spagnolo con le waitresses molto carine

                          e penso di aver girato tutti i peggiori motel del Texas e di molti altri stati
                          qualche colazione a pancake e sciroppo d'acero alla gas-station non ha mai ucciso nessuno e mi ha lasciato ricordi olfattivi che avrebbe apprezzato anche Proust

                          che Venezia sia cara, soprattutto certi luoghi, ci sta;
                          quello che stona un po' e rende diffidenti in molti, è il quadro generale dei servizi al turismo e del controllo sulle speculazioni e piccole frodi troppo tollerate; perché così l'ambulante di piazza S. Pietro o Borgo è legittimato a chiedere 4 o 5 euro per una bottiglietta d'acqua, ecc...

                          non avessimo la fama dei furbastri, col turismo si lavorerebbe meglio e di più.
                          c'è del lardo in Garfagnana

                          Comment

                          • efua
                            Posh&Rebel
                            • 07/12/11
                            • 34901

                            #28
                            Arecata, conosco la zona e la frequento principalmente in periodo di saldi
                            Per il resto, dalla frenesia londinese me ne sto lontana, preferisco la serenita' del mio villaggetto.

                            Come dice Axe, non avessimo la fama dei furbastri, appunto.
                            Ogni luogo c'ha le sue rogne ma c'ha pure i suoi luoghi storici, posh, di rilievo, ecc.
                            Appurato quanto andrai a spendere, di che ti lamenti?
                            Vuoi spendere diversamente ti rivolgi altrove.
                            -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

                            -Where there’s will there’s a way-

                            -Work hard have fun & be nice-


                            Comment

                            • Baboulenka
                              Opinionista
                              • 25/01/09
                              • 14527

                              #29
                              *

                              I solemnly swear that i am up to no good...

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                              • bumble-bee
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                                • 10/12/09
                                • 15569

                                #30
                                efua... mi parli della "frenesia" londinese? Io quando ci sono stato ne sono rimasto... affascinato!!

                                Cioè elencami tutte le negatività, così magari... guarisco!!
                                Bambol utente of the decade

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