Matteo Renzi ha firmato una nuova direttiva, ma che viene da lontano e in molti suggeriscono prudenza sul fatto che possa portare a rivelazioni importanti.
Martedì 22 aprile, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha firmato la direttiva che “dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904″. In precedenza, Renzi aveva annunciato in una intervista pubblicata su Repubblica che il suo governo insieme con il Comitato per la sicurezza nazionale (COPASIR) aveva deciso di togliere il “segreto di Stato” – iniziativa giuridica introdotta formalmente in Italia con una legge del 1977 – da numerosi atti e documenti, un’operazione che ha definito di “total disclosure”: «Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di piazza Fontana, dell’Italicus o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane». La notizia è stata molto discussa nei giorni seguenti e lo è tutt’ora, perché non è del tutto chiaro se i documenti secretati resi pubblici potranno effettivamente portare chiarezza su alcune delle vicende più controverse nella storia recente dell’Italia.
Qualcuno ha avuto notizia di esplosive rivelazioni divenute note dopo tale iniziativa, tanto reclamizzata?
Ciò perché a me sembra che dopo che il segreto non è più segreto nulla di più del già saputo si è saputo e se ciò corrisponde alla situazione significa che il segreto di stato non è un segreto, o ciò che di scottante doveva rimanere segreto è rimasto tale.
Tanto se un segreto è segreto, nel momento in cui si dice di rivelarlo, non conoscendo il tutto secretato come si dimostra che il rivelato coincide con il tutto da rivelare.
Tenendo pure conto che del materiale veramente scottante lo distruggi, non te lo tieni in casa in attesa che esploda come una bomba ad orologeria.
Martedì 22 aprile, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha firmato la direttiva che “dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904″. In precedenza, Renzi aveva annunciato in una intervista pubblicata su Repubblica che il suo governo insieme con il Comitato per la sicurezza nazionale (COPASIR) aveva deciso di togliere il “segreto di Stato” – iniziativa giuridica introdotta formalmente in Italia con una legge del 1977 – da numerosi atti e documenti, un’operazione che ha definito di “total disclosure”: «Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di piazza Fontana, dell’Italicus o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane». La notizia è stata molto discussa nei giorni seguenti e lo è tutt’ora, perché non è del tutto chiaro se i documenti secretati resi pubblici potranno effettivamente portare chiarezza su alcune delle vicende più controverse nella storia recente dell’Italia.
Qualcuno ha avuto notizia di esplosive rivelazioni divenute note dopo tale iniziativa, tanto reclamizzata?
Ciò perché a me sembra che dopo che il segreto non è più segreto nulla di più del già saputo si è saputo e se ciò corrisponde alla situazione significa che il segreto di stato non è un segreto, o ciò che di scottante doveva rimanere segreto è rimasto tale.
Tanto se un segreto è segreto, nel momento in cui si dice di rivelarlo, non conoscendo il tutto secretato come si dimostra che il rivelato coincide con il tutto da rivelare.
Tenendo pure conto che del materiale veramente scottante lo distruggi, non te lo tieni in casa in attesa che esploda come una bomba ad orologeria.


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