Grazie Renzi per le nuove tasse

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #46
    Ma nessuno gli nega un dignitoso compenso a chi produce qualcosa, ma qui abbiamo una catena di sant'antonio dedita all'arraffo e alla spartizione del bottino fra cani rabbiosi dove i produttori di ingegno sono l'ultima rotellina che e' stata messa nel tritacarne della politica e dei suoi sicari dove l'ultimo tetrarca e' quello peggio.

    Il compenso ai produttori e' pagato dalle piattaforme e spesso su accordi privati visto che la siae e' per gli autori ignoti un esattore che prende da tutte le tasche e non un distributore.
    Ora se una emittente televisiva ti paga per trasmettere a tutti, perche' un bar deve ripagare perche' ha quei tutti che ascoltano e volendo anche il privato deve ripagare se la trasmissione non e' acusticamente schermata?
    Il dignitoso compenso e' quindi assicurato all'artista dal primo passaggio commerciale senza il quale come raccontato prima non piglia niente e senza il quale non c'e' nemmeno la questione copie.
    Tutto il resto diventa quindi un taglieggiamento del cittadino e il governo che lo avvalla e lo moltiplica non puo' che essere considerato complice e infame nonche' sospetto di spartizione perche' solo un'amministrazione collusa si presterebbe a tale gioco in quelle dimensioni, con quei metodi estorsivi e con quelle cifre da reddito mafioso.
    Ifatti solo l'italia paga tanto ed e' il governo dei lavoratori a garantire il quieto fluire di certi affari come prassi racconta.
    Last edited by Il gatto; 09-07-2014, 13:30.

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    • anaffettivo
      Opinionista
      • 02/09/08
      • 1336

      #47
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      non è la questione che "chiuda youtube", ma ... under 40 ... potenzialmente censurabili
      pure peggio di Cono. Ti ho fatto un caso limite molto più estremo. Rilancio. Domani chiudono sia FB che YT. Non ci sarebbe alcuna diminuzione nel limite degli abbonati. Dai, 'sta cosa che i provider quadagnano dalla pirateria era una cazzata ed è quasi imbarazzante insistere.
      Poi ti svelo un altro segreto, dopo che il maggior volume di traffico lo fa il porno legalissimo, cioè che la maggior parte dei contenuti di YT non è protetta da diritti ma solo una minima parte, di questa minima parte la maggior parte è caricata dagli stessi detentori dei diritti o da canali che pagano i diritti.
      Avrai notato che prima di molti video su YT 'è una pubblicità. Quelli sono i guadagni di YT e vengono spartiti con gli autori dei video o con chi detiene i diritti in caso di materiale tutelato.
      Vedi bene che chi detiene i diritti ha un grosso incentivo a mettere i propri contenuti su YT, e così infatti fanno moltissimi musicisti, e quadagnano più da YT che dalla vendita di dischi.

      non hai effetti devastanti perché la contrattazione permanente evita che si producano azioni radicali
      no. semplicemente perché le azioni radicali che temi sono delle cazzate infondate che non hanno precedenti in tutto il mondo. nessuno in tutto il mondo potrebbe ritenere telecom responsabile della pirateria, al massimo la magistratura può ordinare la chiusura o l'orscuramento dei siti.
      tu non vedi un problema ?
      Già.

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24583

        #48
        Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
        Ma nessuno gli nega un dignitoso compenso a chi produce qualcosa, ma qui abbiamo una catena di sant'antonio dedita all'arraffo e alla spartizione del bottino fra cani rabbiosi dove i produttori di ingegno sono l'ultima rotellina che e' stata messa nel tritacarne della politica e dei suoi sicari dove l'ultimo tetrarca e' quello peggio.
        beh, di fatto la situazione attuale nega eccome, dato che di fatto mette in condizione di accedere gratuitamente; nessuno ti può impedire di comprare assieme a 20 amici il cd di Vasco Rossi o di chi vuoi tu e con la modica spesa del supporto farne copia per tutti; al che, dal prezzo di 20 euro più 20 per i supporti, 40 euro, hai messo in circolazione materiale per un valore di 420;
        finché si trattava della cassetta analogica comparata al vinile con copertina, note, grafica, ecc... il prodotto era piuttosto diverso e mutilato;

        ma con la tecnologia digitale hai un prodotto al 99% identico all'originale;
        siccome la realtà e la casistica sono di questo tipo, un problema c'è;
        poi, è ovvio che ci sono tantissime altre cose di cui parlare e su cui obiettare, ma il problema resta tutto, e se, per ipotesi, esistessero tecnologie domestiche per prodursi in casa farmaci - cioè avere il controllo, non comprarli clonati - o altri prodotti ad alto valore aggiunto intellettuale brevettati, vedresti un'azione immediata da parte del sistema;

        Il compenso ai produttori e' pagato dalle piattaforme e spesso su accordi privati visto che la siae e' per gli autori ignoti un esattore che prende da tutte le tasche e non un distributore.
        beh, no la siae distribuisce dopo aver raccolto; non capisco

        Ora se una emittente televisiva ti paga per trasmettere a tutti, perche' un bar deve ripagare perche' ha quei tutti che ascoltano e volendo anche il privato deve ripagare se la trasmissione non e' acusticamente schermata?
        perché così dice la legge; l'abbonamento radio-tv - pure quello discutibilissimo - è privato, per uso domestico; se tu utilizzi quell'apparecchio per rendere più confortevole e allettante la tua attività in un luogo pubblico o aperto al pubblico, trai un vantaggio diverso da quell'utilizzo privato, che ti fa conseguire un arricchimento e rientra in un'attività con finne di lucro, a differenza della fruizione privata;

        Il dignitoso compenso e' quindi assicurato all'artista dal primo passaggio commerciale senza il quale come raccontato prima non piglia niente e senza il quale non c'e' nemmeno la questione copie.
        questo ovviamente riguarda il punto controverso delle proiezioni per la ripartizione; ma capisci bene che se esce il disco di Arisa e io posso coltivare l'idea che mi sarà possibile scaricarlo gratis, non lo compro, e così faranno tanti altri; magari i big che possono fare pubblicità e avere tanta esposizione nei centri commerciali e in tv ammortizzano il danno; ma quando vai su artisti che vendono molto meno e mancano di supporto promozionale, il danno può essere davvero grave;

        va anche detto che molta gente scarica per bulimia, cose che altrimenti non avrebbe comprato e che comunque nemmeno ascolta, solo perché ne ha disponibilità gratuita; ma questo incide in parte per la stima del danno, ma non per la questione generale della tutela patrimoniale in quanto tale;

        Tutto il resto diventa quindi un taglieggiamento del cittadino e il governo che lo avvalla e lo moltiplica non puo' che essere considerato complice e infame nonche' sospetto di spartizione perche' solo un'amministrazione collusa si presterebbe a tale gioco in quelle dimensioni, con quei metodi estorsivi e con quelle cifre da reddito mafioso.
        Ifatti solo l'italia paga tanto ed e' il governo dei lavoratori a garantire il quieto fluire di certi affari come prassi racconta.
        io direi che, dato il rilievo per il singolo acquirente della memoria, i taglieggi ingiustificati che dovrebbero suscitare scandalo sono altri, molto più pesanti.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #49
          Una rapina italiana

          I MISTERI DEL BEL PAESE – LA SIAE
          I MISTERI DEL BEL PAESE – LA SIAE
          SIAE sul bilancio perseverare è diabolico



          Sarà anche la più efficiente delle società di gestione collettiva dei diritti d’autori europea come, negli ultimi giorni, si sono affannati a ripetere prima il Presidente, Gino Paoli e poi Domenico Luca Scordino, Consigliere di Gestione ma il bilancio di previsione dell’esercizio 2014 della SIAE racconta di una società che continuerà a costare più di quello che produce e che resterà in vita solo grazie ai proventi di attività che non c’entrano nulla con il diritto d’autore.

          Nel 2014, infatti, la Società italiana autori ed editori prevede di spendere 179.137.874 euro per produrne 152.956.200 il che significherebbe perdite di esercizio pari a oltre 26 milioni di euro contro quelle di poco meno di 24 milioni registrate – nel rapporto tra costi e valori di produzione – nel 2013.

          Il trend della “nuova” Siae come ama definirla il suo Presidente è, dunque, negativo: costerà di più e produrrà di meno.

          Ma i conti della Siae, anche nel 2014 – a dispetto di ogni logica deduzione – non chiuderanno in rosso.

          La società, infatti – come già accaduto nel 2013 – ripianerà il buco di bilancio da inefficienza, proprio grazie alla propria

          inefficienza ovvero al ritmo con il quale distribuisce – e continuerà a distribuire – agli autori ed editori le somme incassate a titolo di diritto d’autore. Nel 2014 la Siae conta di incassare, dalla propria attività finanziaria – interessi ed investimenti con i soldi destinati ad autori ed editori – circa 34 milioni e mezzo di euro.

          Circa due milioni e mezzo di euro in meno rispetto al 2013 ma sempre una somma di tutto rispetto, sufficiente a trasformare da negativo a positivo il risultato di bilancio che, tra l’altro, nel 2014, sconterà anche una pressione fiscale minore rispetto a quella del 2013 “grazie” alle perdite fiscali accumulate nel 2012. Il bilancio dell’esclusivista italiana della gestione dei diritti d’autore sembra destinato a chiudersi, nel 2014, con un utile di esercizio di poco superiore ai 650 mila euro.

          Ma guai a lasciarsi ingannare dal segno positivo.

          Come nel 2013 e nel 2012, infatti, questo dato è “dopato” dagli straordinari proventi finanziari (oltre 34 milioni e mezzo di euro) e da circa 48 milioni di euro che la Siae percepirà dai c.d. “servizi in convenzione”, ovvero attività che non c’entrano nulla con la gestione dei diritti d’autore e che la società svolge per conto dell’Agenzia delle entrate, dell’Agenzia dei Monopoli di Stato e di altri soggetti.

          Senza tali fonti di straordinari profitti, il bilancio della Siae, nel 2014, si chiuderebbe con un catastrofico – 74.184.674 euro al netto delle tasse.

          Un bilancio in perdita per oltre 74 milioni di euro.

          Questo, ovviamente, se la Siae – come ci sarebbe da aspettarsi da una monopolista ex lege dei diritti d’autore – vivesse di diritti d’autore e perseguisse la massima efficienza nel riparto dei diritti d’autore destinati ad autori ed editori.

          Difficile dire se davvero questi numeri siano migliori di quelli delle altre società di gestione collettiva dei diritti che operano in Europa ma, forse, è un dato poco significativo.

          Il punto è che non sono numeri accettabili per una società alla quale lo Stato riconosce uno straordinario privilegio di mercato ed affida una missione fondamentale ed irrinunciabile nella società dell’informazione come quella di garantire un futuro alla creatività ed alla cultura italiana.



          Ps. oltre a pagare il supercanone a quella mangiatoia pubblica romana che è la RAI, la SIAE pretende il pagamento del diritto d’autore dovuto per la diffusione sonoro e/o videosonora di “musica d’ambiente” eseguita con i televisori .

          Per gli apparecchi con schermi fino a 33 si pagano € 215,90 oltre il compenso raddoppia e passa ad € 431,90.

          Denaro gettato al vento in cambio di niente, che serve per tenere in piedi questo inutile ente monopolistico con i bilanci sempre in perdita.

          Canone RAI e gabella SIAE = estorsioni legalizzate
          NO COMMENT


          CONTI IN ROSSO E PRIVILEGI DELLA SOCIETÀ DEGLI AUTORI E DEGLI EDITORI
          La grande famiglia dei dipendenti Siae
          Quattro su dieci legati da «parentela»
          Stipendio di 64 mila euro e benefit: bonus lavanderia
          e di penna. Eppure ci sono 189 cause di lavoro







          ROMA – Per far sentire i propri dipendenti come in famiglia la Siae non ha rivali: pensa anche al bucato. Chi va in missione può far lavare e stirare camicie e mutande a spese dell’azienda. Dieci euro e 91 centesimi vale la speciale «indennità lavanderia» quotidiana che scatta in busta paga dopo il quarto giorno passato fuori sede.

          Quanti lo ritengono un privilegio anacronistico non sanno che la Società degli autori ed editori è anche tecnicamente un gruppo familiare. Al 42 per cento. Nel senso che ben 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato (il 42 per cento del totale, appunto) vantano legami di famiglia o di conoscenza. Ci sono figli, nipoti, mariti e mogli di dipendenti ed ex dipendenti. Ma anche congiunti di mandatari (cioè gli esattori dei diritti) di sindacalisti e perfino di soci. E poi rampolli di compositori e parolieri, perfino delle guardie incaricate della vigilanza nella sede centrale.

          La lista è sterminata, con intrecci che attraversano ogni categoria. Dei 559 entrati alla Siae durante gli anni per chiamata diretta, ben 268 sono parenti. Idem 57 dei 128 reclutati tramite il collocamento obbligatorio. E 55 dei 154 che hanno superato le selezioni speciali. Ma perfino 147 dei 416 assunti per concorso hanno rapporti di parentela.

          I nomi dicono poco o nulla. Ciò che importa è che in questo clan familiare gigantesco finora tutto sia filato liscio, senza bisogno di mettere nulla per iscritto. Ecco spiegato perché alla Siae non esiste nemmeno un contratto di lavoro vero e proprio. I rapporti fra l’azienda e i dipendenti, come hanno toccato con mano il commissario Gian Luigi Rondi, i suoi due vice Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino, nonché i loro collaboratori, sono regolati da micro accordi che hanno determinato condizioni senza alcun paragone in realtà aziendali di questo Paese. Cominciando dallo stipendio: 64 mila euro in media per i dipendenti e 158 mila per i dirigenti. Con un sistema di automatismi che fa lievitare le buste paga a ritmi biennali fra il 7,5 e l’8,5 per cento. Per non parlare della giungla dei benefit che prevede, oltre alla già citata indennità per il bucato, quella che in Siae viene chiamata in modo stravagante «indennità di penna». Altro non è che una somma mensile, da un minimo di 53 a un massimo di 159 euro, riconosciuta a tutto il personale per il passaggio dalla «penna» al computer. C’è poi il «premio di operosità», la gratifica per l’Epifania, tre giorni di franchigia per malattia senza obbligo di certificato medico, 36 giorni di ferie… Le conseguenze? Sono nelle cifre delle perdite operative accusate dalla Siae negli ultimi anni: 21,4 milioni nel 2006, 34,6 nel 2007, 20,1 nel 2008, 20,9 nel 2009, 27,2 nel 2010. Cifre cui dà il suo piccolo contributo anche il costo del contenzioso. Perché si litiga anche nelle migliori famiglie. Nonostante condizioni di favore che non hanno eguali nel panorama degli enti pubblici o parapubblici, negli ultimi cinque anni i dipendenti della Siae hanno attivato 189 cause di lavoro. Con un costo medio per l’azienda di un milione 469 mila euro l’anno.

          Insomma, un bagno di sangue. Del quale ancora non si vede la fine. I commissari hanno tagliato 2,8 milioni di spese generali e un milione e mezzo di costi della dirigenza, sperando poi di risparmiarne altri 3 rivedendo gli accordi con i mandatari: un groviglio di 605 agenzie disseminate irrazionalmente sul territorio con dimensioni medie ridicole, se si pensa che il ricavo medio di ciascuna è di 128 mila euro l’anno. Ma il vero problema è quello del personale, perché finora tutti tentativi di normalizzare la situazione applicando un qualsiasi contratto di lavoro sono miseramente naufragati nella melma di uno stato d’agitazione proclamato dai sindacati interni.

          La questione fa il paio con la vicenda del Fondo pensioni, istituito nel 1951, che deve provvedere al pagamento degli assegni di quiescenza del personale ed è una delle cause principali del dissesto che ha portato un anno fa al commissariamento. Ha un patrimonio interamente investito in immobili, con un valore di mercato di 205 milioni. Ma che non rende praticamente nulla. Tanto che finora, per riuscire a pagare le pensioni, la Siae ha dovuto mettere costantemente mano al portafoglio, aggravando non poco il proprio conto economico. Basta dire che il Fondo ha assorbito 130 milioni di contributi aziendali, con la previsione di ingoiarne altri 60 nei prossimi dieci anni.

          Nel tentativo di rimetterlo in sesto, e anche in conseguenza delle nuove regole sugli investimenti degli enti previdenziali, sono stati istituiti due fondi immobiliari. Il che ha scombinato i piani di vendita di alcuni stabili di proprietà della Siae a condizioni favorevolissime: minimo anticipo e dilazioni di pagamento quarantennali. Parliamo degli immobili a destinazione residenziale occupati fra l’altro dai dipendenti della Società degli autori ed editori. Che hanno una caratteristica comune: su 37 affittuari, 34 sono sindacalisti. Fra di loro figura anche il contabile dello stesso Fondo pensioni. Si tratta di Roberto Belli, responsabile della Slc-Cgil nonché fratello di una dipendente attualmente in servizio e di una ex dipendente Siae (rispettivamente Antonella e Patrizia Belli), destinatario di una recentissima e sorprendente contestazione disciplinare. Il 13 giugno la direzione generale gli ha spedito una lettera dove si dice che una verifica condotta dalla Ria&partners, la società di revisione del bilancio del Fondo, ha fatto saltare fuori alcuni bonifici per un totale di 30 mila euro che insieme ad alcuni assegni e versamenti, c’è scritto, «non risultano autorizzati e non trovano riscontro nelle registrazioni contabili». Denaro, dicono i documenti bancari, trasferito dal conto Bancoposta del Fondo stesso ai conti correnti bancari personali di Belli e della sua compagna. Inevitabile, adesso, la richiesta di spiegazioni convincenti.
          ALTRE PERLE SIAE

          Case vendute ed affittate a condizioni ridicole ad amici ed amici degli amici. Stipendi da capogiro. Bilanci truccati. Privilegi ed una convinzione di onnipotenza tanto radicata da consentire ai compagni di merenda di ignorare per quasi un ventennio una sentenza del Consiglio di Stato e di continuare ad agire fuori legge mentre i controllori – tanti – preferiscono fingere di non vedere per convenienza o quieto vivere. Patti di ferro ed inossidabili sodalizi con sindacalisti che divengono poi manager o consulenti strapagati.

          Ci sono davvero tutti gli ingredienti dell’ennesimo scandalo italiano nella vicenda che, nel silenzio della più parte dei media, minaccia di travolgere e trascinare nella polvere Siae, la gloriosa Società italiana autori ed editori costituita nel lontano 1882. C’è, evidentemente, un abisso etico, morale e culturale tra gli uomini che sedevano nel primo Consiglio Direttivo dell’Ente come Giuseppe Verdi e Giosué Carducci ed i tanti che hanno occupato le medesime poltrone negli ultimi anni.

          Sono sconcertanti e lasciano senza parole le dichiarazioni rese dal Direttore Generale, Gaetano Blandini e dai due sub-commissari straordinari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino dinanzi alla Commissione Cultura della Camera dei deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva che quest’ultima ha avviato ed alla quale sembra ormai inevitabile – data la gravità degli elementi che stanno emergendo – si affianchi, presto, l’attività di una commissione d’inchiesta.

          La nave minaccia di affondare e la parola d’ordine per chiunque sia coinvolto nella gestione della Società è cercare di salvare sé stesso anche a costo di inguaiare ex amici e compagni di merende.

          “Di fatto, per vent’anni la Siae non ha dato esecuzione ad una Sentenza del Consiglio di Stato”. A dirlo è Gaetano Blandini, Direttore Generale della Siae, a proposito del c.d. Fondo di solidarietà. Una brutta storia che val la pena di ricordare.

          Ecco come la racconta proprio il Direttore Generale della Siae in un’intervista a Rockol.it: “Il 7 giugno del 1949 lo statuto Siae istituisce una ‘Cassa di previdenza dei soci Siae’ che resta in vigore fino al 1978, quando – nel clima di una normativa che sul fronte della previdenza si fa più stringente – i soci, con fantasia, ne modificano il nome ma non la sostanza: nasce il Fondo di solidarietà tra i soci…. Va ricordato che all’epoca sussisteva ancora la distinzione tra soci ordinari e iscritti: i primi governavano la società, i secondi erano come figli di un dio minore esclusi dall’elettorato attivo e passivo. Poi, nel 1992, arriva l’equivalente di ciò che la sentenza Bosman è stata per il mondo del calcio. Un iscritto Siae, l’avvocato Renato Recca, fa ricorso al Consiglio di Stato e lo vince. La massima autorità di giustizia amministrativa del Paese ritiene illegittime le norme dello statuto che discriminano tra soci e iscritti, consentendo solo ai primi di beneficiare del sistema previdenziale. Eppure non succede nulla, la Siae si disinteressa di questa decisione e Recca è costretto a fare un altro ricorso al CdS ottenendo, tre anni dopo, un decreto di ottemperanza. Che fa a quel punto la società degli autori? Fa entrare Recca nel suo ‘maso chiuso’, quella che voi giornalisti chiamate la casta, ma continua a tenere sbarrato il recinto a tutti gli altri finché non si giunga allo studio e all’approvazione di un nuovo regolamento. Di fatto, per vent’anni, la Siae disapplica una sentenza del Consiglio di Stato.”.

          Lucida follia la definirebbe qualcuno: un ente pubblico economico sotto la diretta vigilanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del Presidente del Consiglio dei Ministri che per decenni svolge un’attività previdenziale vietata per di più discriminando tra i propri iscritti e non si ferma neppure quando ad ordinarglielo sono i Giudici del Consiglio di Stato.

          Si arriva così ai giorni nostri quando la gestione commissariale ed il direttore generale decidono, dall’oggi al domani, di sospendere ogni prestazione previdenziale in favore degli autori e di congelare gli oltre 80 milioni di euro del c.d. fondo di solidarietà. Le ragioni – quelle vere e quelle assunte ad alibi – le spiega lo stesso Blandini con un candore che, tuttavia, non vale a rendere la vicenda meno grave ed inquietante.

          “Una legge, dal 2005, punisce l’esercizio abusivo di prestazioni previdenziali con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 5.200 a 25 mila euro. Se non ottemperassi a questa legge –dice Blandini – in altre parole, andrei in galera”.
          E’ un’autodenuncia? [n.d.r. Blandini siede ai vertici della Siae sin dal 2009] Una denuncia nei confronti di quanti, nell’ultimo ventennio, hanno guidato la Società lasciando che agisse quale ente previdenziale? “Se non ottemperassi a quella legge…andrei in galera” dice il Direttore Generale. Ma allora chi non vi ha ottemperato sin qui, oggi, dovrebbe andare in galera?

          Ma non basta.

          Blandini, nel tentativo di difendersi dinanzi alle giuste – almeno sotto un profilo sostanziale – recriminazioni di quanti si sono visti privare, dalla sera alla mattina, di un importante contributo previdenziale, dice che “un comitato di studio composto dagli stessi autori ha lavorato per cinque anni alla ricerca di una soluzione alternativa senza approdare a nulla, e che è costato alla Siae oltre 600 mila euro”.

          Siae ha, dunque, speso 600 mila euro dragati dall’industria culturale – ovvero quella stessa che lamenta continuamente perdite da capogiro per colpa di Internet e del digitale – nel tentativo di individuare una soluzione che le consentisse di eludere il divieto di esercizio di attività previdenziali.
          Da non crederci.

          E’ stato, dunque, un pentimento operoso quello che ha indotto Gaetano Blandini ed i commissari straordinari a porre fine, dopo un ventennio, ad una situazione di palese illegittimità?
          Neppure a pensarci.

          La vera ragione per la quale, oggi, le attività previdenziali del fondo di solidarietà sono state sospese è che nessuno aveva voglia – e soldi – di svolgerle in favore di tutti gli iscritti così come richiesto dalla Sentenza del Consiglio di Stato.

          Anche questo lo spiega candidamente Blandini: “se si fosse aperto il cancello a quegli 8 mila che forse [n.d.r. in realtà il consiglio di Stato, 20 anni fa, non ha usato né “forse”, né “ma” ed ha semplicemente detto che tutti gli iscritti Siae devono essere trattati allo stesso modo] avrebbero avuto diritto di entrare [n.d.r. nel novero dei beneficiari dei contributi previdenziali erogati dal Fondo di solidarietà], la Siae oggi sarebbe già come la Grecia, sull’orlo dell’insolvenza, e nell’arco di tre anni andrebbe in dissesto finanziario”.

          Viene il dubbio che non si sia capito bene.

          Il direttore generale sta dicendo che, dopo venti anni, si è sospesa un’attività sin qui svolta illegalmente perché il tesoretto accumulato di oltre 80 milioni di euro non sarebbe stato sufficiente a proseguirla in maniera non discriminatoria?

          Ma andiamo avanti perché l’ascolto della registrazione dell’audizione dinanzi alla Commissione Cultura rivela particolari ancor più inquietanti. Lo stipendio del Direttore generale Gaetano Blandini, ad esempio.

          470 mila di euro all’anno più 100 mila euro all’anno a titolo di premio di risultato [n.d.r. regolarmente percepito nel 2010, nonostante il bilancio della Siae sia stato fortemente deficitario] cui vanno ad aggiungersi 70 mila euro – sempre all’anno – quale responsabile della sicurezza. Il tutto per quattro anni con la garanzia, qualora alla scadenza del contratto lo stesso non fosse rinnovato, di un indennizzo da 2 milioni di euro.
          Non c’è male per un ente pubblico economico in evidente stato di crisi e che – lo dice lo stesso Blandini – farebbe la fine della Grecia se solo rispettasse la legge e le Sentenze.

          L’Onorevole Barbieri glielo chiede e lui non smentisce.

          Non sono meno gravi le rivelazioni relative alle vicende del fondo pensioni Siae [n.d.r. quello per i dipendenti].

          Il sub-commissario Scordino, al proposito, è costretto ad ammettere che il Fondo ed il suo patrimonio immobiliare hanno formato oggetto di mala-gestio da parte dei suoi precedenti amministratori, che il bilancio, almeno fino al 2009, non ha mai rappresentato in maniera puntuale e veritiera la situazione e che case ed appartamenti sono stati svenduti ed affittati in un contesto clientelare ed al di fuori di qualsivoglia regola. Ma egualmente sconvolgente è un’altra affermazione di Scordino secondo il quale i Commissari non avrebbero ancora ricevuto dalla Presidenza del Consiglio il decreto contenente l’importo che verrà loro riconosciuto.

          Difficile, tuttavia, pensare che in un anno nessuno abbia mai loro chiarito quanto avrebbero guadagnato.

          Fermiamoci qui ma la registrazione delle oltre due ore di audizione è un documento che offre uno spaccato della Siae senza precedenti e conferma i peggiori sospetti sull’impossibilità di continuare a lasciare affidati – per di più in regime di monopolio – gli interessi del mondo e dell’industria culturali ad un ente i cui amministratori, negli ultimi decenni, sono stati autori di condotte eticamente riprovevoli e delle quali saranno, ora, i Giudici a valutare la liceità giuridica.

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #50
            Le produzioni digitali possono essere protette, anche efficacemente se cio' rientra nella politica produttiva.
            I costi di produzione del reddito siae superano gli incassi per cui questi di fatto mantengono il carrozzone che non a caso trova una politica condiscendente che gli aumenta il prelievo.

            Gli scandali da discutere ciascuno se li sceglie per la discussione anche per la facilita' discorsiva.
            Certo gli stessi si sono rubbati ben di piu' con la mps, ma e' piuttosto complicato ricostruire quegli eventi molto meglio protetti e poi sono sempre i particolari che ti fregano.
            Per questo i casini che avevano motivazioni serie sono comunque stati innescati da sciocchezze e poi fa incazzare quell'aria da presa per il culo che questi hanno sempre stampata in faccia quando decantano gli epocali risultati annunciati.
            Sta a diventare uguale ai preti che vogliono soldi subito per una gloria spirituale dopo morti.

            Comment

            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #51
              E oltre a fregare i cittadini i soliti fregano pure gli iscritti

              Aumentano i costi SIAE per artisti ed editori. Sicuri che convenga rinnovare?
              Scritto da Giovanni Maria Riccio in notizie il 6 febbraio 2013

              Aumentano i costi SIAE per artisti ed editori. Sicuri che convenga rinnovare?Si afferma da tempo e da più parti che l’informatizzazione avrebbe diminuito i costi di gestione delle collecting societies, le società che, come la SIAE ed il Nuovo IMAIE in Italia, si occupano della gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Alcuni economisti hanno preconizzato che lo sviluppo dei digital rights management, microchip installati nei supporti che consentono di individuare, tracciare e proteggere, anche a distanza, le opere protette, potrebbe addirittura portare alla scomparsa delle società di gestione collettiva ed alla possibilità, per autori, interpreti ed esecutori, di tutelarsi autonomamente.

              Queste voci, evidentemente, non sono arrivate alle orecchie dei Commissari SIAE, che hanno deciso di aumentare la quota annuale di associazione per gli artisti da 91,81 euro a 151,81 euro. In caso di prima iscrizione, occorre aggiungere l’ulteriore somma di 129,59 euro a titolo di una non meglio precisata tassa istruttoria. Non va meglio agli editori, la cui quota annuale passa da 413,10 a 601,81 euro: una somma che non tiene conto, però, di alcune variabili che, tendenzialmente, determinano un netto accrescimento della spesa in capo ai titolari dei diritti.

              Le somme sono dovute da tutti gli associati, esclusi gli ultraottantenni (che però devono far pervenire una richiesta sottoscritta), i sordomuti, i ciechi e gli invalidi (trasmettendo la relativa documentazione, anche in copia, purché autenticata per conformità all’originale). E sono dovute senza distinzione tra i singoli associati, anche se la SIAE distribuisce – quando distribuisce – ad oltre il 60% dei propri iscritti proventi per i diritti d’autore che non ripagano della quota di associazione.
              Inutile dire che il rinnovo è automatico (la lettera di dimissioni deve pervenire almeno tre mesi prima della scadenza annuale) e che, nel recente passato, SIAE ha tentato in ogni modo di recuperare le somme dovute, scomodando anche Equitalia.

              Si potrebbe obiettare che tutte le associazioni, per essere gestite efficacemente, hanno bisogno di un contributo da parte dei propri iscritti. Ma siamo sicuri che l’offerta di SIAE sia davvero competitiva?

              Se ci affacciamo in Inghilterra, scopriamo che PRS, la più grande collecting society anglosassone attiva nel settore musicale, che raccoglie oltre cinquecento milioni di euro ogni anno, richiede ai propri iscritti, per l’amministrazione dei diritti in caso di sfruttamento delle opere su radio, televisioni, internet ovvero concerti o altre esecuzioni pubbliche, appena 30 sterline, inclusa IVA. Sul sito internet di PRS si spiega anche chiaramente anche il numero di utilizzazioni delle opere necessarie per “recuperare”, da parte degli artisti, la somma pagata per l’iscrizione: in questo modo, ogni artista può valutare se gli convenga o meno associarsi.
              La situazione è simile anche in Germania, dove la quota di associazione alla GEMA è pari a 25,56 euro all’anno più una iscrizione, per il primo anno, di 60,84 euro. Per gli editori, il costo dell’iscrizione è pari a 121, 69 euro l’anno.

              Le collecting societies più piccole o emergenti, come l’inglese (ma gestita da italiani) SoundReef, attraggono nuovi iscritti non prevedendo costi per l’associazione.

              In questo contesto, sembra interessante ricordare due aspetti, spesso poco noti agli artisti.

              Innanzi tutto, l’iscrizione alla SIAE non è obbligatoria per legge. In teoria, ogni artista potrebbe gestire autonomamente i propri diritti d’autore, senza dover ricorrere ad un ente. Il comma 4 dell’art. 180 della Legge sul diritto d’autore prevede, infatti, che il monopolio riconosciuto in capo alla SIAE non «non pregiudica la facoltà spettante all’autore, ai suoi successori o agli aventi causa, di esercitare direttamente i diritti loro riconosciuti da questa legge».

              In secondo luogo, un artista non è obbligato ad iscriversi alla SIAE, essendo libero di iscriversi anche ad una collecting society straniera. Difatti, l’iscrizione non è legata ad un criterio fondato sulla nazionalità dell’artista (ad esempio, gli artisti spagnoli non devono associarsi necessariamente alla società di gestione collettiva spagnola), ma ogni artista può chiedere di associarsi ad una delle tante collecting societies europee.

              Peraltro, ogni società ha il diritto di raccogliere i diritti d’autore non solo sul proprio territorio nazionale, ma, se vuole, anche all’estero, come stabilito dalla Commissione europea nella decisione CISAC.

              Una domanda ad autori ed editori sorge spontanea: siete proprio sicuri che volete rimanere con “mamma” SIAE e non provare qualcosa di nuovo (probabilmente più economico e più efficiente)?


              Stiamo quindi solo a parlare dell'equo compenso del carrozzone siae e a caduta perche' un governo glielo dovrebbe accordare.
              Almeno la fiat costruiva auto e l'alitalia faceva volare gli aerei, questi invece che fanno oltre a taglieggiare la gente e come mai ci voleva renzi per fargli avere il bell'aumento incassato?
              Last edited by Il gatto; 09-07-2014, 15:38.

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              • anaffettivo
                Opinionista
                • 02/09/08
                • 1336

                #52
                Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                beh, di fatto la situazione attuale nega eccome, dato che di fatto mette in condizione di accedere gratuitamente; nessuno ti può impedire di comprare assieme a 20 amici il cd di Vasco Rossi o di chi vuoi tu e con la modica spesa del supporto farne copia per tutti; al che, dal prezzo di 20 euro più 20 per i supporti, 40 euro, hai messo in circolazione materiale per un valore di 420;
                finché si trattava della cassetta analogica comparata al vinile con copertina, note, grafica, ecc... il prodotto era piuttosto diverso e mutilato;

                ma con la tecnologia digitale hai un prodotto al 99% identico all'originale;
                siccome la realtà e la casistica sono di questo tipo, un problema c'è;

                Oddio, grazie per aver rasserenato la giornata più nojosa da mesi a questa parte.
                Ma una strategia un po' meno anni 90 e un po' più efficiente non sei riuscita ad immaginarla?
                Ma nel tuo immaginario chi sarebbero 'sti 20 furboni?
                E cosa vorrebbero?
                Se sono interessati solo alla traccia audio del CD non hanno motivo di comprare l'originale fisico, o scaricano o comprano direttamente gli mp3.
                Perché chi compra in cd fisico non è solo interessato all'audio (se no comprerebbe solo quello, legalmente, da itunes o simili) ma anche alla copertina, al libretto ed alla confezione stessa.
                Evidentemente non compri molti cd, perché per i cd vale esattamente quello che dici per vinili e cassette riguarda la confezione ed il valore aggiunto. Anzi di più.
                E come vogliono usufruire della loro musica questi 20 furboni?
                A casa? In giro? Perché dovrebbero spendere altri soldi per i supporti invece di passarsi semplicemente i file o anzi, lasciarli in una casella condivisa su googledrive?
                Non so se ti sei accorto, ma i lettori cd tascabili si sono quasi estinti a favore dei lettori mp3, e questi ultimi sono dominati dai vari prodotti apple.
                Quindi la loro strategia mi pare inutilmente costosa in termini di soldi e tempo e decisamente inefficiente:
                1) comprare un disco fisico
                2) modificarlo (se si è capaci) per renderne possibile la copia (pensa un po' tu che i cd sono protetti)
                3) copiare il contenuto (perdendo qualità)
                4) salvare il contenuto su altri 20 dischi fisici (operazione da farsi una alla volta e perdendo ulteriore qualità)
                ed in più qualcuno si tiene il cd con la qualità migliore, il libretto, la confezione.
                Un piano migliore per ora solo qua:

                "la realtà e la casistica sono di questo tipo"
                Ha proprio ragione Zerocalcare:
                Zerocalcare è nato ad Arezzo il 12 dicembre 1983. Dopo aver vissuto in Francia, si trasferisce a Rebibbia (Roma), quartiere cui l’autore è molto legato. Da sempre molto attivo nel mondo dei centri sociali, nel 2011 realizza il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, che nel 2012 viene ristampato in un’edizione a colori dalla Casa editrice milanese BAO Publishing.


                beh, no la siae distribuisce dopo aver raccolto; non capisco
                L'autore intanto paga, il minore come il maggiore, poi il minore si becca l'infinitesimo che diceva gatto. Infatti pochisismi nuovi autori ricorrono alla SIAE.

                se esce il disco di Arisa e io posso coltivare l'idea che mi sarà possibile scaricarlo gratis, non lo compro, e così faranno tanti altri; magari i big che possono fare pubblicità e avere tanta esposizione nei centri commerciali e in tv ammortizzano il danno; ma quando vai su artisti che vendono molto meno e mancano di supporto promozionale, il danno può essere davvero grave;
                Questa argomentazione è molto diffusa ma fallace. Guarda che sono scaricati principalmente le opere famose. Nessuno scarica l'artista sconosciuto fintanto che è sconosciuto. E quando è sconosciuto principalmente campa con i concerti, appunto per farsi conoscere, o tramite appunto un proprio canale YT.
                Anche in questo caso mi rislta molto pretestuoso parlare di danno davvero grave.
                Se fosse come dici, risulta stupefacente che a lanciare strali contro la pirateria siano i famosi (e attempati) e non gli sconosciuti, che anzi per lanciarsi sono soliti mettere a disposizione gratuitamente le proprie canzoni (su YT, sulla loro pagina, su un blog) o i propri fumetti (come fa Zerocalcare) o i propri cortometraggi.
                Mi pare che hai una visione lontanissima dalla realtà e che risente fortemente di un inconscio millenarismo che sempre si associa alle tecnologie sviluppatesi quando si era già adulti e navigati.
                Ti risegnalo che l'industria discografica e quella cinematografica hanno un fatturato che cresce esponenzialmente.
                Il numero di film e dischi prodotti nel mondo aumenta invece di diminuire.
                Tanti artisti minori riescono effettivamente a campare grazie semplicemente alla pubblicità sul loro blog o sul loro canale YT.
                Questo danno davvero grave sembra essere completamente immaginario e per questo non vedo proprio alcun problema nella pirateria.
                Ancor meno nella "copia privata" che è pienamente diritto di chi compra un file legalmente (rientra solitamente nelle condizioni il poter fare tutte le copie che si vuole sui supporti di proprietà).

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24583

                  #53
                  se la cosa può interessarti, ci sono notevoli e fondati sospetti che dietro la pirateria camorrista, quella delle cassette e dei cd piratati in vendita nelle bancarelle, molto rilevante prima del mp3, dell'adsl e delle connessioni veloci, ci fosse la connivenza delle stessa case discografiche, desiderose di aggirare i compensi agli artisti

                  tutto il settore è ovviamente ricettacolo di un'infinità di truffe e arbitrii, e segnato dalla corruttela ubiquitaria in tutti i settori;

                  resta il punto che se sei un musicista, un attore travet, doppiatore, sceneggiatore, uno che guadagnerebbe poco, come un onesto impiegato, quel poco diventa pochissimo perché lo stato non difende il tuo diritto a vederti remunerato per la fruizione del tuo lavoro, e quasi suggella con l'inerzia questa tua condizione incapace di imporre soluzioni agli altri attori che direttamente o indirettamente beneficiano di quel lavoro.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • anaffettivo
                    Opinionista
                    • 02/09/08
                    • 1336

                    #54
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    resta il punto che se sei un musicista, un attore travet, doppiatore, sceneggiatore, uno che guadagnerebbe poco, come un onesto impiegato, quel poco diventa pochissimo perché lo stato non difende il tuo diritto a vederti remunerato per la fruizione del tuo lavoro, e quasi suggella con l'inerzia questa tua condizione incapace di imporre soluzioni agli altri attori che direttamente o indirettamente beneficiano di quel lavoro.
                    guarda che attori, doppiatori e sceneggiatori sono pagati dalla produzione. E sono pagati quanto stabilito da contratto, non in base a vendite e diffusioni che dipendono invece dal distributore. Anche in questo caso la pirateria c'entra come i cavoli a merenda.

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                    • Il gatto
                      Opinionista
                      • 21/11/09
                      • 12721

                      #55
                      Ma lo hanno pure spiegato negli articoli che il piccolo artista che non ha un portafoglio vendite significativo e' praticamente escluso dalla ripartizione siae fatta su un criterio di vendite e apparizioni televisive, tanto che il dividendo lasciato agli aventi diritto non copre nemmeno la tassa di iscrizione di 150 euro l'anno a fronte della quale dai alla siae il monopolio sui tuoi diritti che da piccolo lavoratore ti conviene gestire direttamente in proprio.

                      Questi fanno un incasso di circa 145 milioni che sabbero i diritti da distribuire, ma la struttura ha un costo di 150 milioni, quindi parlare di compenso agli artisti in generale e' comico, a quelli piccoli e' patetico.
                      Sono soldi che si mangia la struttura.

                      Sul sito siae c'e' petizione per l'aumento del prelievo con 4200 firme, direi un numero pietosamente basso rispetto a quelli che aspettano un compenso equo.

                      E tutti avanzano sempre un ottimo e meritato diritto per farsi pagare tanto all'infinito magari facendo gli esattori.
                      Un governo che si presta a tali magheggi, come minimo, non ci fa bella figura e visto quello che ci costa trova lui un modo equo, non se fa suggerire dall'esattore, per compensare l'arte invece del parassita esattore in conto terzi, al che risparmia l'80% dei costi, fa contenti gli artisti e non si guadagna il disprezzo diffuso che certe operazioni sporche gli accumulano.

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24583

                        #56
                        Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                        Oddio, grazie per aver rasserenato la giornata più nojosa da mesi a questa parte.
                        Ma una strategia un po' meno anni 90 e un po' più efficiente non sei riuscita ad immaginarla?
                        guarda la luna, non il dito;
                        ho fatto un esempio di questo tipo perché è più elementare nel rappresentare il pattern 50ennale della questione;

                        Ma nel tuo immaginario chi sarebbero 'sti 20 furboni?
                        E cosa vorrebbero?
                        Se sono interessati solo alla traccia audio del CD non hanno motivo di comprare l'originale fisico, o scaricano o comprano direttamente gli mp3.
                        Perché chi compra in cd fisico non è solo interessato all'audio (se no comprerebbe solo quello, legalmente, da itunes o simili) ma anche alla copertina, al libretto ed alla confezione stessa.
                        Evidentemente non compri molti cd, perché per i cd vale esattamente quello che dici per vinili e cassette riguarda la confezione ed il valore aggiunto. Anzi di più.
                        evidentemente sei troppo giovane per conoscere la differenza che passava tra un vinile e una cassetta scritta con le apparecchiature medie di metà anni 70; una piastra Superscope costava una tombola, 200mila nel 76, ma era una benedizione, anche se il contenuto audio e le modalità di fruizione erano abbastanza monche;
                        la differenza qualitativa e di fruizione tra un cd originale ed uno copiato è esclusivamente nel libretto, che però è spesso scarno e di poco significativo, perché le dimensioni difficilmente consentono grandi lavori di grafica; per quello ad un certo punto l'industria ha puntato sul formato "cofanetto", nel tentativo di rendere pregiata una cosa che si sapeva replicabile al 99%;


                        L'autore intanto paga, il minore come il maggiore, poi il minore si becca l'infinitesimo che diceva gatto. Infatti pochisismi nuovi autori ricorrono alla SIAE.
                        mai difeso la siae; ci ho ingaggiato guerre sui bollini d'importazione, extra-biem, e infra-biem, che erano una vessazione; battaglia sulla liceità dei supporti che recavano il bollino sul cellophane, ovviamente rimosso, e sul principio per cui dovesse essere apposto un bollino ad ogni transazione, come prevede la legge, nonostante non vi fosse proliferazione di supporti;

                        Questa argomentazione è molto diffusa ma fallace. Guarda che sono scaricati principalmente le opere famose. Nessuno scarica l'artista sconosciuto fintanto che è sconosciuto.
                        cazzata nera; "principalmente" che vuol dire ? che 3 milioni scaricano Vasco Rossi e 20mila i Verdena; ma proporzionalmente il danno per i Verdena è rilevantissimo;

                        E quando è sconosciuto principalmente campa con i concerti, appunto per farsi conoscere, o tramite appunto un proprio canale YT.
                        Anche in questo caso mi rislta molto pretestuoso parlare di danno davvero grave.
                        il danno è proporzionalmente molto grave, invece, e si manifesta con diverse ricadute esattamente nelle politiche degli impresari - altra categoria dominata dalla mafia; spazi e compensi per le esibizioni dei piccoli sono sempre angusti e difficili da gestire, e i concerti quasi sempre sono sovvenzionati dalle autorità locali;
                        pensa che una decina di giorni fa gli americani Midlake - un gruppone, riverito - hanno suonato a Bologna, a offerta libera, e ovviamente vendevano i loro cd e vinili;
                        la cosa può anche essere considerata "simpatica", ma la dice lunga sulle capacità contrattuali di unità comunque accreditate ad un certo livello;
                        per questi, una tutela sulla fruizione via net può essere molto rilevante e fare la differenza tra la miseria e il fallimento e una decorosa povertà;

                        Se fosse come dici, risulta stupefacente che a lanciare strali contro la pirateria siano i famosi (e attempati) e non gli sconosciuti, che anzi per lanciarsi sono soliti mettere a disposizione gratuitamente le proprie canzoni (su YT, sulla loro pagina, su un blog) o i propri fumetti (come fa Zerocalcare) o i propri cortometraggi.
                        fai la tara: le dichiarazioni dei big le leggi, perché quelli fanno notizia; i piccoli giustamente evitano di inimicarsi una platea già relativamente di nicchia con dichiarazioni impopolari, e sono parecchio rassegnati per impotenza materiale; non certamente felici del fatto che la gente si scarichi i loro dischi senza pagare;
                        una mia ex, attrice di teatro, guadagna pochissimo e vive in un bi-locale in periferia, ha doppiato un personaggio di un film recentemente molto popolare, che ha vinto un premio prestigioso; quelle poche centinaia di euro l'anno che avrebbe in più da un'adeguata tutela le consentirebbero di farsi due settimane di vacanza o di riparare l'auto, quando invece è costretta a contare il centesimo come una pensionata al minimo;

                        Mi pare che hai una visione lontanissima dalla realtà e che risente fortemente di un inconscio millenarismo che sempre si associa alle tecnologie sviluppatesi quando si era già adulti e navigati.
                        no guarda, io anti-tecnologico non sono davvero;
                        se vuoi, il mio inconscio di rockettaro nato in Italia nel 62, ha introiettato l'avversione per il freakettonismo violento che nell'età delle mie grandi passioni musicali mi ha privato - tra il 75 e l'80 - dei concerti che avrei voluto tanto vedere e che non potevo raggiungere all'estero; al grido de "la musica è gratis", gli autonomi sfondavano i cancelli, spesso lanciavano molotov - Robert Plant racconta ancora con terrore di quella che arrivò sul palco del Vigorelli nel 71 - finché i vari Zard e Mamone non hanno dovuto cancellare i tour per diversi anni;

                        perciò, quando oggi sento perorare o condonare l'idea della "musica gratis" e penso a persone in carne ed ossa, pure apprezzate e riverite, che davvero non hanno i soldi per mandare i figli in piscina mentre tanta gente si ascolta i loro dischi aggratisse, col beneplacito del "sistema", effettivamente mi incazzo come una bestia;

                        Ti risegnalo che l'industria discografica e quella cinematografica hanno un fatturato che cresce esponenzialmente.
                        Il numero di film e dischi prodotti nel mondo aumenta invece di diminuire.
                        i dati andrebbero disaggregati per avere un quadro della situazione e dei rapporti di forza, perché in effetti si procede verso tutele private e distinte che amplificano i divari: la major cinematografica che vende ai canali a pagamento e amministra attività parallele è in grado di tutelarsi da sola e può prescindere da meccanismi redistributivi a favore dei piccoli in ambiti collettivi; mentre i piccoli restano esposti e soggetti a soglie minime in cui la fruizione gratuita diventa molto rilevante;

                        Tanti artisti minori riescono effettivamente a campare grazie semplicemente alla pubblicità sul loro blog o sul loro canale YT.
                        Questo danno davvero grave sembra essere completamente immaginario e per questo non vedo proprio alcun problema nella pirateria.
                        pochi artisti, in misura circoscritta e in un quadro sempre più caduco e di potere contrattuale minimo;

                        Ancor meno nella "copia privata" che è pienamente diritto di chi compra un file legalmente (rientra solitamente nelle condizioni il poter fare tutte le copie che si vuole sui supporti di proprietà).
                        nella realtà pratica la formula della "copia privata" è semplicemente un escamotage, una formula ipocrita per non confliggere formalmente con la nozione giuridica del diritto di proprietà; se venissero a controllare a casa mia, copie private ne ho a migliaia, dato che ho in mp3 tutto quello che ho su migliaia di vinili e cd; ma non è certo il caso ordinario;

                        con la nozione della copia privata di fatto si consente la copia tout-court, dal momento che non è pensabile né giuridicamente "economico" un controllo capillare delle utenze, e il principio sostanziale di questa formula è, come sempre dalla levie sulle audiocassette: io ti tasso il supporto, poi tu fai come cazzo ti pare.

                        Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                        guarda che attori, doppiatori e sceneggiatori sono pagati dalla produzione. E sono pagati quanto stabilito da contratto, non in base a vendite e diffusioni che dipendono invece dal distributore. Anche in questo caso la pirateria c'entra come i cavoli a merenda.
                        in effetti non è così, perché poi ci sono alcune norme regolamentari che estendono una quota di compenso forfettario anche per quelle categorie, che valgono anche per gli usi secondari; in genere si tratta di cifre esigue, in media poche centinaia di euro l'anno ni regimi attuali di riscossione; te lo posso dire perché ho personalmente chiesto resoconto agli enti interessati e fatto incassare quelle somme a persone vicine, che nemmeno sapevano di averne diritto.
                        Last edited by axeUgene; 10-07-2014, 09:25.
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24583

                          #57
                          Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                          Ma lo hanno pure spiegato negli articoli che il piccolo artista che non ha un portafoglio vendite significativo e' praticamente escluso dalla ripartizione siae fatta su un criterio di vendite e apparizioni televisive, tanto che il dividendo lasciato agli aventi diritto non copre nemmeno la tassa di iscrizione di 150 euro l'anno a fronte della quale dai alla siae il monopolio sui tuoi diritti che da piccolo lavoratore ti conviene gestire direttamente in proprio.
                          Gatto, è inutile che ripeti questo, perché sfondi una porta aperta;
                          io non difendo certo l'attuale sistema siae;

                          ho solo posto la questione generale relativa all'attitudine della tecnologia e della diffusione ad aggirare un compenso che, se per i big può essere una circostanza sopportabile, per i piccoli incide molto;
                          è pensabile che lo stato rinunci a tutelare questo tipo di interessi in alcun modo nel momenti in cui si verifica una lacuna vistosa di sistema e lasci aperta solo una prospettiva giudiziaria che si sa come potenzialmente caotica ?
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #58
                            Lo tutelasse con sistemi ragionevoli ed equi come quelli con cui tutela la maggiorparte dei sudditi a questo punto e che compete a lui inventarsi se non vuol essere solo il rappresentente economico delle lobby, ma sembra invece che il suo ruolo di tassatore e delegato di certi interessi lo abbia deciso gia'

                            Super stangata sulla sigaretta elettronica: +480%

                            Possibili aumenti fino al 480%. L'associazione nazionale produttori fumo elettronico: "Ennesimo tentativo di distruggere il settore"
                            Possibili aumenti fino al 480%. L'associazione nazionale produttori fumo elettronico: "Ennesimo tentativo di distruggere il settore"
                            Last edited by Il gatto; 10-07-2014, 09:41.

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                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #59
                              Ed ecco come sono tutelati gli artisti usati per l'estorsione

                              la SIAE...paga!!
                              Inviato da valerio il 14 febbraio, 2011 - 23:35

                              Musimac Bar

                              sono ancora incredulo!!

                              oggi ho ricevuto il rendiconto economico del primo semestre dello scorso anno, e ho visto che un mio brano è passato su un canale radio RAI (?!?!?!?!) facendomi guadagnare la bellezza di quasi 10 euro :-)

                              Insomma, il meccanismo in qualche modo funziona, con tutti i suoi difetti, ma qualcosa gira...

                              lo dico perchè fino a ieri pensavo che "o diventi famoso o non vedi niente"...



                              Rimane il mistero su come abbia fatto un mio brano a finire in radio, visto che io non ho dato a nessuno i miei lavori. Avranno mica trasmesso con la qualità del player di myspace??



                              PS: i soldi non li vedrò lo stesso, visto che somme inferiori a 15 € non vengono pagate...


                              La SIAE tutela davvero gli autori?
                              Il 2 Ottobre si è tenuto presso la Camera dei Deputati l'incontro su AgCom, SIAE e diritto d'autore, al quale sono stato invitato per parlar...


                              Se la siae e' una associazione a fregare, chi rende legale il suo operato e lo potenzia con la scusa del principio che tutti i grandi ladroni non mancano mai di buttare avanti come deve essere considerato?
                              Last edited by Il gatto; 10-07-2014, 09:48.

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24583

                                #60
                                Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                                Lo tutelasse con sistemi ragionevoli ed equi come quelli con cui tutela la maggiorparte dei sudditi a questo punto e che compete a lui inventarsi se non vuol essere solo il rappresentente economico delle lobby
                                il punto è che il lavoro della "maggior parte dei sudditi" non soffre di quella stessa esposizione al furto;
                                se da 40 anni a questa parte la soluzione meno conflittuale che si è riusciti a concordare è quella di tassare i supporti, forse il sospetto che questa scelta abbia anche un qualche fondamento pragmatico e di buon senso potrebbe sovvenirti;

                                ma questa è una cosa che non ha concettualmente nulla a che vedere con le turpitudini della siae; perché, con questa logica, se la giustizia funziona male o è corrotta, che fai, abolisci le leggi e ognuno faccia come gli pare ? se trovi corruzione nel calcio, dirigenti, giocatori, ecc., abolisci il calcio ? boh...
                                c'è del lardo in Garfagnana

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