Semplicemente Adozione Nazionale Ed Internazionale

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  • Hamlet
    Opinionista
    • 12/11/05
    • 877

    #1

    Semplicemente Adozione Nazionale Ed Internazionale

    Saluti a tutti,
    …tra un po’ diventerò padre di un bambino del mondo. Io e mia moglie abbiamo cominciato il percorso dell’adozione internazionale e se dovessi quantificare quanta “strada” abbiamo fatto fino ad ora, direi che siamo quasi alla metà del nostro viaggio.
    Ho trovato Forum a tema specifico, molto interessanti, di sicuro in qualcuno di questi può essere utile inscriversi per chi, come me ora, ha iniziato questa esperienza…
    …allora perché scrivere su Discutere?
    I motivi sono diversi.
    Conosco questo Forum, è stato il primo in cui ho potuto, e continuo, ad esprimere ciò che penso. E’ frequentato da persone di tutte le età, di sicuro con interessi molto diversi anche per quanto riguarda l’uso del forum stesso.
    I Forum a tema strettamente adozionale espongono, spesso, tematiche tecniche o legali e, in tutti i casi, emozionali.
    Quello che vorrei sviluppare in questa discussione, invece, è l’idea di “tutti” gli altri al concetto dell’adozione, soprattutto quella internazionale.
    Arrivare ad ampliare il tema inglobando il concetto di differenze, di differente, di intercultura.
    Vorrei poter leggere le parole di chi è un figlio adottivo, ragazzo, adolescente o “grande”, Italiano o “del proprio paese” (perché il tuo paese è tuo e non te lo toglie nessuno).Vorrei che senza quella ipocrisia cosi poco nascosta (sapesse le cose che ci si sente dire…), chi non è d’accordo con l’avere un figlio per adozione esprimesse il proprio parere…la vita che ho vissuto mi ha insegnato ad ascoltare tutti e tanto.
    Vorrei che chi ha paura dell’essere differenti esprimesse ciò che pensa…se la paura nasce da esperienze brutte, magari anche con rabbia.
    Chiaramente se qualcuno ha bisogno di informazioni prettamente “tecniche”, ben venga…Non mancheranno sfoghi emozionali, mi conosco…puoi “razionalizzarti” ma resti un tipo “di pancia”…un po’ di là un po’ di qua.

    …come presentazione spero di aver chiarito il contenuto futuro di questa discussione.
    (a proposito…si impara subito ad aspettare con una pazienza che non credevi di avere dentro, perché a noi non sono concessi nove mesi…ma non l’ho dico con tristezza o con aria patetica, io sono felice ora…parola difficile che ho detto rare volte in 38 anni, il mondo potrebbe rivoltarsi contro…)

    Semplicemente Ciao.
    Last edited by Hamlet; 04-05-2006, 22:44.
  • karina

    #2
    Io sono per l'adozione a distanza. Ovviamente non ho niente contro i genitori adottivi affidatari, che anzi si fanno in quattro per crescere un bimbo altrimenti in difficoltà e spesso ricevono meno affetto di quanto meriterebbero... io sono infatti dell'opinione che i figli siano di chi li cresce e per fortuna che non tutti dispensino affetto solo al sangue del proprio sangue...

    Fatta questa premessa, farò un paio di considerazioni truci, molto personali, proprio nell'ottica di mancanza di ipocrisia che è stata chiesta. Sono un po' infastidita dal clima che accompagna le adozioni internazionali, specie relativamente ai bimbi dei paesi del terzo mondo. Come detto prima, la questione non è relativamente ai singoli, ma per l'ipocrisia occidentale che considera caritatevole salvare dalla miseria il bambino povero. Noi occidentali abbiamo un tenore di vita vergognosamente alto rispetto alla media mondiale, usiamo da soli una percentuale spropositata delle risorse del pianeta, accaparrandocele senza ritegno; con gli accordi economici sbilanciati facciamo in modo da garantirci il benessere e mantenere poveri altri... e dopo averli affamati pretendiamo di sentirci tanto buoni quando prendiamo i loro figli (cioé il loro futuro)... penso a chi addirittura i figli li compra, saltando le procedure internazionali di affido, soldi in cambio di vita...
    Un'altra ipocrisia di fondo è che in Italia vi siano tanti minori abbandonati che non trovano famiglia: i dati sono chiari, sono molte di più le richieste della disponibilità.

    Altro punto un po' controverso dal mio punto di vista: potendo scegliere, bisognerebbe privilegiare l'affido all'interno della stessa etnia, specie se il bambino è molto piccolo. Non per una questione di razzismo, ma per evitare nel tempo il più possibile ad un bambino il trauma di essere IL diverso in un contesto differente e l'immediata e inequivocabile consapevolezza di essere stato abbandonato, traumatica a tutte le età, figuriamoci da piccoli. Un bimbo nero in una famiglia di bianchi, in un quartiere di bianchi, in una città di bianchi non potrà avere un singolo giorno di beata, spensierata illusione di non essere stato rifiutato. Sono ferite che l'affetto dei genitori adottivi non possono curare, se non con il tempo, molto tempo, forse. La sensazione di appartenenza non sempre può essere compensata, neanche con la triste consapevolezza razionale di aver avuto i genitori naturali peggiori al mondo.

    Hamlet, congratulazioni.
    Last edited by Ospite; 22-02-2006, 10:36.

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    • Bia
      Pollastrella da una botte di rovere
      • 07/06/05
      • 13567

      #3
      [QUOTE=karina]
      Altro punto un po' controverso dal mio punto di vista: potendo scegliere, bisognerebbe privilegiare l'affido all'interno della stessa etnia, specie se il bambino
      Bia

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      • Zazzauser
        Orribile grassone
        • 05/06/05
        • 5297

        #4
        Io ho adottato due bambini indiani a distanza... e delle volte mi vergogno a pensare a come con dieci euro all'anno (!) messi da ciascun membro della nostra classe (compresi professori) posso considerare di aver migliorato la vita di un bambino.

        Comunque la frase di Karina non la condivido per niente... conosco un sacco di gente di colore, compresi miei coetanei, che si sono integrati benissimo, in un ambiente di bianchi.

        Io soprattutto non capisco la convinzione radicata che, ad esempio in una classe, se escludi un compagno di colore (per esempio, non lo fai giocare a calcio con te o con gli altri) sei per forza un razzista. Anzi, chi accusa gli altri di questo è razzista. I miei rapporti con il compagno infatti vanno molto oltre il colore della sua pelle... il fatto che io lo escludo non ha come motivo il colore della pelle, ma può semplicemente starmi antipatico... però se a starmi antipatico è un bianco, tutto fila liscio, se è uno di colore, la faccenda non passa inosservata. Questo non lo capisco proprio.
        [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

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        • karina

          #5
          Ehm, in effetti io non ho parlato di razzismo e mancanza di integrazione. Avevo dato al discorso una sfumatura diversa, parlavo del bambino e dei suoi genitori naturali ed

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          • Zazzauser
            Orribile grassone
            • 05/06/05
            • 5297

            #6
            Ah parli del trauma del sentirsi adottati...
            Beh, se non lo hanno scoperto subito prima o poi i genitori dovranno farglielo presente, è meglio per tutti, anche se potrebbe rivelarsi una realtà difficile da accettare... ma ciò vale per tutti i figli adottivi, sia bianchi sia neri, secondo me.

            La mia procugina e suo marito hanno adottato due bambini thailandesi, un maschio ed una femmina, quando avevano 5 e 4 anni... Il bambino ancora adesso si ricorda di tutto quello che ha vissuto in Thailandia...compresi i traumi (il padre che gli spegneva le sigarette sulla schiena)... ma ha avuto la forza di dimenticare tutto ed adesso il suo passato è (almeno per adesso) una porta chiusa... se gli chiedi di parlare thailandese, si rifiuta, o almeno dimostra quell'indifferenza uguale alla persona che ormai non sente più sue le sue origini, che le ha abbandonate... La sorella è lo stesso, tutti e due ormai parlano romanaccio come se fossero vissuti lì da quando sono nati (la mia procugina è di Ladispoli).
            Vorrei molto sapere come hanno preso questa cosa dell'adozione... ma sono ancora troppo piccoli...
            [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

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            • Xilinx23
              The Count
              • 01/06/05
              • 41139

              #7
              Bello l'adottare un bambino... Lo trovo un bel gesto.
              Personalmente lo farei anch'io, in futuro, sia avendo figli naturali, che non avendoli.

              Per quel che riguarda il trauma di chi viene adottato, penso sia un grosso problema, che spesso rischia di creare situazioni di disagio, portando il piccolo a non sentirsi accettato.

              Una domanda: ma esistono supporti da parte di psicologi per questo?
              Membro del Consiglio degli Admin


              [RIGHT][I]L'ironia

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              • Bia
                Pollastrella da una botte di rovere
                • 07/06/05
                • 13567

                #8
                Mah, da quel poco che so io, si. Specie nel primo periodo. I genitori stessi hanno diversi incontri da fare con uno psicologo prima dell'adozione e anche dopo. Hamlet, correggimi se sbaglio.
                I miei capi hanno intrapreso l'iter per un'adozione. Hanno fatto tutta la trafila, fino a ricevere l'ok da ogni fronte... adesso però, si sono bloccati e non so perché... Peccato...
                Bia

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                • karina

                  #9
                  Originariamente Scritto da Zazzauser
                  La mia procugina e suo marito hanno adottato due bambini thailandesi, un maschio ed una femmina, quando avevano 5 e 4 anni... Il bambino ancora adesso si ricorda di tutto quello che ha vissuto in Thailandia...compresi i traumi (il padre che gli spegneva le sigarette sulla schiena)... ma ha avuto la forza di dimenticare tutto ed adesso il suo passato è (almeno per adesso) una porta chiusa... se gli chiedi di parlare thailandese, si rifiuta, o almeno dimostra quell'indifferenza uguale alla persona che ormai non sente più sue le sue origini, che le ha abbandonate... La sorella è lo stesso, tutti e due ormai parlano romanaccio come se fossero vissuti lì da quando sono nati (la mia procugina è di Ladispoli).
                  Vorrei molto sapere come hanno preso questa cosa dell'adozione... ma sono ancora troppo piccoli...
                  Beh, stai parlando di una situazione un po' forte, di violenza familiare pregressa. Molto comune purtroppo, lascia ferite profonde, ma facilita il distacco del bambino dall'idea dei genitori naturali, facilitando il suo accettare e cercare affetto altrove. Il trauma del ricordo di un padre così violento però resta, e resta l'interrogativo del perché, ma almeno non lo si idealizza troppo.

                  Io però non vedo nell'abbandono delle origini, nel rifiuto di parlare thailandese o nell'indifferenza di chi ha abbandonato le sue origini... un segnale positivo. Percezione personale, non altro: non sono una psicologa e non conosco la situazione se non per due righi che ho letto su un forum.

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                  • Hamlet
                    Opinionista
                    • 12/11/05
                    • 877

                    #10
                    [QUOTE=karina]Io sono per l'adozione a distanza. Ovviamente non ho niente contro i genitori adottivi affidatari, che anzi si fanno in quattro per crescere un bimbo altrimenti in difficolt

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                    • Hamlet
                      Opinionista
                      • 12/11/05
                      • 877

                      #11
                      Originariamente Scritto da karina
                      Io sono per l'adozione a distanza. Ovviamente non ho niente contro i genitori adottivi affidatari, che anzi si fanno in quattro per crescere un bimbo altrimenti in difficoltà e spesso ricevono meno affetto di quanto meriterebbero... io sono infatti dell'opinione che i figli siano di chi li cresce e per fortuna che non tutti dispensino affetto solo al sangue del proprio sangue...

                      Fatta questa premessa, farò un paio di considerazioni truci, molto personali, proprio nell'ottica di mancanza di ipocrisia che è stata chiesta. Sono un po' infastidita dal clima che accompagna le adozioni internazionali, specie relativamente ai bimbi dei paesi del terzo mondo. Come detto prima, la questione non è relativamente ai singoli, ma per l'ipocrisia occidentale che considera caritatevole salvare dalla miseria il bambino povero. Noi occidentali abbiamo un tenore di vita vergognosamente alto rispetto alla media mondiale, usiamo da soli una percentuale spropositata delle risorse del pianeta, accaparrandocele senza ritegno; con gli accordi economici sbilanciati facciamo in modo da garantirci il benessere e mantenere poveri altri... e dopo averli affamati pretendiamo di sentirci tanto buoni quando prendiamo i loro figli (cioé il loro futuro)... penso a chi addirittura i figli li compra, saltando le procedure internazionali di affido, soldi in cambio di vita...
                      Un'altra ipocrisia di fondo è che in Italia vi siano tanti minori abbandonati che non trovano famiglia: i dati sono chiari, sono molte di più le richieste della disponibilità.

                      Altro punto un po' controverso dal mio punto di vista: potendo scegliere, bisognerebbe privilegiare l'affido all'interno della stessa etnia, specie se il bambino è molto piccolo. Non per una questione di razzismo, ma per evitare nel tempo il più possibile ad un bambino il trauma di essere IL diverso in un contesto differente e l'immediata e inequivocabile consapevolezza di essere stato abbandonato, traumatica a tutte le età, figuriamoci da piccoli. Un bimbo nero in una famiglia di bianchi, in un quartiere di bianchi, in una città di bianchi non potrà avere un singolo giorno di beata, spensierata illusione di non essere stato rifiutato. Sono ferite che l'affetto dei genitori adottivi non possono curare, se non con il tempo, molto tempo, forse. La sensazione di appartenenza non sempre può essere compensata, neanche con la triste consapevolezza razionale di aver avuto i genitori naturali peggiori al mondo.

                      Hamlet, congratulazioni.
                      Sapevo che primo o poi sarebbe uscito il temine “razzismo”, così come una discussione su questo. Il razzismo puro è di pochi, ma questi pochi fanno “molto rumore” nelle loro idee…io penso che molti modi di pensare di persone che reputiamo razziste, sia solo paura di confrontarsi con ciò che è diverso…il razzismo puro dice “…la mia razza è migliore delle altre.” Chi ha paura di ciò che è differente dice “…i negri puzzano, i negri violentano, i cinesi sono così. Gli zingari fanno questo, gli albanesi mandano le mogli a battere, e così un crescendo di pareri…”
                      Io penso che sia la vita di strada a rendere una persona possibilmente pericolosa. Se una persona ha un coltello in tasca e i suoi istinti sessuali sono repressi perché non ha una vita “normale” e la sua intenzione è quella immaginabile davanti alla possibilità di farlo, io penso che resti un bastardo, asiatico o europeo che sia.
                      In effetti il continuo pensare, idealizzare, chi potrà venire a casa nostra, ha preso concretezza in una persona appartenente ad un altro continente, soprattutto per me, immagino ormai che mio figlio, e forse non è ancora nato, chissà, sia in un altro paese. L’ipotesi che il bambino sia “colorato” è molto alta, perché sappiamo già i paesi ma non abbiamo ancora abbinamento.
                      Karina, il colore è l’ultima cosa che crea differenze…di certo è la più visibile, quello che vedi prima e che ti fa avere la prima reazione a secondo di come la pensi, eppure ci sono differenze che non vediamo che possono essere molto più importanti e difficili da capire, da affrontare (cultura, origini, famiglia, vissuto d’istituto, sentimento religioso, vita…). Nel posto in cui vivo, cittadina che si atteggia a città, ma resta un grande paese che continua a crescere su se stessa (e un po’ anche la mentalità dei suoi abitanti…), questa persona, mio figlio, non sarà visto come minaccia, non sarà visto come un lavavetri o rapinatore di ville e peggio…sarà semplicemente il figlio di A. e S. Quando nasceranno problemi, e ti assicuro che ci saranno, anche molto importanti (l’abbandono già di per se è gravissimo, ma diventa dramma quando cominciamo a parlare di violenza sessuale, violenza psicologica, incesto, suicidi…e tante belle cose che solo noi umani siamo capaci di fare, poveri e ricchi, indistintamente…e mi vergogno per questo), ebbene, il colore della pelle sarà proprio l’ultimo dei tasselli che renderà differente mio figlio dal figlio del vicino, curato e vezzeggiato, giustamente, da quando è nato.
                      Comunque, sin da piccolo, Lui/Lei conoscerà la sua storia…utilizzando i termini adeguati alla sua età, conoscerà quello che è accaduto nella sua vita…e il suo colore diventerà, perché deve avere questa forza, simbolo di orgoglio per un paese che Io/Noi non gli cancelleremo mai dalla sua memoria, dal suo cuore ma soprattutto dalla sua anima.
                      Legalmente diventerà nostro figlio, Lui/Lei resterà sempre “chi è per se stesso e per gli altri”, le differenze esisteranno perché come essere unico ed irripetibile, sarà differente da tutti.

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                      • karina

                        #12
                        Ehm, ribadisco di non aver mai messo il problema in termini di razzismo. Riquoto il periodo incriminato, così da chiarirlo una volta per tutte.

                        Non per una questione di razzismo, ma per evitare nel tempo il più possibile ad un bambino il trauma di essere IL diverso in un contesto differente e l'immediata e inequivocabile consapevolezza di essere stato abbandonato, traumatica a tutte le età, figuriamoci da piccoli. Un bimbo nero in una famiglia di bianchi, in un quartiere di bianchi, in una città di bianchi non potrà avere un singolo giorno di beata, spensierata illusione di non essere stato rifiutato.


                        Quando parlavo di "rifiutato", era un sinonimo di abbandonato (dalla famiglia di origine), usato un rigo prima e quindi non riutilizzabile senza incorrere in una ripetizione.

                        Ho inoltre scritto "esser stato rifiutato", non "essere rifiutato". Ho collocato l'azione nel passato, speravo che fosse chiaro il significato. Evidentemente mi sono espressa in modo ambiguo, almeno ad una lettura veloce, che è quello che si fa in un forum. Chiedo venia.
                        Last edited by Ospite; 23-02-2006, 20:33.

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                        • Hamlet
                          Opinionista
                          • 12/11/05
                          • 877

                          #13
                          [QUOTE=Bia]Mah, da quel poco che so io, si. Specie nel primo periodo. I genitori stessi hanno diversi incontri da fare con uno psicologo prima dell'adozione e anche dopo. Hamlet, correggimi se sbaglio.
                          I miei capi hanno intrapreso l'iter per un'adozione. Hanno fatto tutta la trafila, fino a ricevere l'ok da ogni fronte... adesso per

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                          • Hamlet
                            Opinionista
                            • 12/11/05
                            • 877

                            #14
                            Originariamente Scritto da karina
                            Ehm, ribadisco di non aver mai messo il problema in termini di razzismo. Quando parlavo di "rifiutato", era un sinonimo di abbandonato.
                            Spesso alcuni termini, che utilizziamo troppo ed in modo spropositato, perdono il loro significato inglobandone un'infinit

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                            • Hamlet
                              Opinionista
                              • 12/11/05
                              • 877

                              #15
                              Originariamente Scritto da Xilinx23
                              Bello l'adottare un bambino... Lo trovo un bel gesto.
                              Personalmente lo farei anch'io, in futuro, sia avendo figli naturali, che non avendoli.

                              Per quel che riguarda il trauma di chi viene adottato, penso sia un grosso problema, che spesso rischia di creare situazioni di disagio, portando il piccolo a non sentirsi accettato.

                              Una domanda: ma esistono supporti da parte di psicologi per questo?
                              Assolutamente si, puoi utilizzare quelli locali, della zona in cui vivi...ma consiglio di assicurarsi che siano preparati per bambini avuti per adozione internazionale (soprattutto!) o nazionale.
                              Credo che affidarsi a quelli dell'Associazione alla quale ti rivolgi, diciamo il tuo cordone ombelicale con Tuo figlio (forse troppo lungo, ma

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