Originariamente Scritto da gnugno
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kava terapeutica (stesso destino della cannabis)
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bo dipende dalla concentrazione del prodotto e dal tipo ti kawa usato,
su moltissimi libri di erboristeria viene consigliata come un toccasana contro l'ansia e la depressione, questo sotto é la parte sulla kawa di uno dei più aggiornati e autorevoli libri di fitoterapia, del gennaio 2006, è lungo ma interessante, sopratutto perchè dopo aver letto sto testo viene il dubbio che la vogliano vietare non tanto per la sua tossicità ma perchè sarebbe un naturale e quindi più economico concorrente alla maggior parte dei farmaci antidepressivi.se ci sono errori è colpa dello scanner.
21.2.2 Fitoterapia dell'ansia e dell'insonnia
Le droghe vegetali adoperate per il trattamento di ansia e/o insonnia sono elencate nella Tabella 21.3. Le più studiate, sia dal punto di vislu sperimentale che clinico, sono la kava per il trattamento dell'ansi,i i-la valeriana per il trattamento dell'insonnia.
Kava
Botanica/Costituenti chimici. La kava (o kava-kava) è data dai rizomi e dalle radici di Piper methysticum Forst (Fam. Piperaceae), un arbusto perenne che cresce nelle isole della Polinesia occidentale (Fiji, Samo.i, Nuova Guinea, Tonga, Papua, Vanuatu) e Tahiti. Le parti sotterranee venivano usate dagli aborigeni australiani nella preparazione di un.i bibita ottenuta immergendo il rizoma e/o i frammenti delle radici nel l'acqua dopo averli frantumati con l'ausilio di pestelli, o masticandoli La kava contiene amidi ed una resina da cui sono stati isolati 15 lattoni, denominati kavalalloni o kavapironi, quali kavaina (1-2% della dro ga secca),diidrokavaina (0,6 i%), mrlistidna (1,2 .'.%). diidronu'tislii. i na (0,5-0,8%). Lakava contiene anche composti inattivi colorai i, dono minati calconi (flavokavine A, B, e C). Il contenuto resinoso della kava può variare dal 3 al 20% e ciò dipende dalle specie coltivate e dalla pat*te della pianta usata (rizomi, radici). La droga secca dovrebbe contene re almeno il 3,5% di kavapironi, calcolati come kavaina.
Farmacologia/Meccanismo d'azione. Gli estratti di kava possiedono proprietà sedative, anticonvulsivanti, anestetico locali e miorilassan ti (muscolatura scheletrica); la kavaina e la metisticina riducono l'ec*citabilità del sistema limbico, proprio come le benzodiazepine. I prin*cipali meccanismi sono rappresentati (i) dall'inibizione dei canali del sodio voltaggio dipendenti a livello centrale (che determina una ridn zione dell'eccitabilità neuronaie) e (ii) dall'aumento del legame del GABA per i recettori GABAA (con conseguente facilitazione della tra*smissione GABAergica inibitoria) (Fig. 21.1). Inoltre gli estratti di kava sono in grado di inibire il rilascio di neurotrasmettitori per azione sui canali del calcio, di ridurre la ricaptazione di noradrenali-na dai terminali nervosi e di inibire le monoamino ossidasi (MAO).
le kavaine mostrano anche effetti anestetico locali, comparabili alla cocaina od alla benzocaina. Dei 15 kavalattoni presenti nella kava sol tanto 6 (kavaina, 5,6-diidrokavaina, metisticina, diidrometisticina, iangonina e desmetossiiangonina) sono responsabili del 95% dell'at*tività farmacologica totale. La biodisponibilità dipende molto dalla formulazione galenica e può variare anche di io volte. Nonostante la scarsa solubilità in acqua, sia la kavaina che la diidrokavaina vengo*no rapidamente assorbite dal tratto gastrointestinale (30-40 min). L'emivita dei kavapironi varia da 90 minuti a diverse ore.
Efficacia cllnica. Le prove sull'efficacia cllnica della kava nel trat*tamento dell'ansia sono molto incoraggianti. La kava è raccoman*data dalla Commissione E tedesca per il trattamento dell'insonnia e degli stati nervosi. Una revisione sistematica (Box 21.1) ha eviden*ziato l'esistenza di undici studi clinici randomizzati, in doppio cie*co con placebo, per un totale di 645 soggetti che ricevevano estrat*ti di kava (105-800 mg al giorno per un periodo variabile da una a 24 settimane). La qualità degli studi era generalmente buona. Una metanalisi condotta su sei di questi studi ha dimostrato la superio*rità della kava rispetto al placebo nel ridurre i sintomi dell'ansia, adoperando come parametro di misura la scala Hamilton per l'an*sia. Inoltre, due degli studi clinici analizzati nella revisione sistema*tica suggeriscono che l'efficacia della kava possa essere simile a quella delle benzodiazepine. L'equivalenza tra farmaci convenzio*nali e la kava è stata anche evidenziata in un ulteriore studio ran-domizzato [Boerner e coli. (2003) Phytomedicine io(Suppl 4):38-49] effettuato su 129 pazienti. In questo studio è stato dimostrato che un estratto di kava (LIiso, 400 mg/die per 8 settimane) era efficace come il buspirone (10 mg/die, un agonista paziale dei reioltori 5-HTlA) e l'opipramolo (100 mg/die, un antidepressivo triadico) nel ridurrò la sintomatologia del disturbo d'ansia generalizzati). Infine è da se*gnalare che l'efficacia della kava (particolarmente dell'estratto dò-nominato WSi49o) in pazienti affetti da disturbi ansiosi di tipo non psicotico è stata confermata dai risultati di una recente metanalisi [Witte e coli. (2005) Phytother Res 19:183-188].
Se è pur vero che gli esperimenti condotti sugli animali ed il mec*canismo d'azione della kava suggeriscono un possibile effetto ipnoti*co, le prove sull'efficacia clinica della kava nel trattamento dell'in*sonnia, seppur incoraggianti, sono ancora preliminari. In uno studio randomizzato, in doppio cieco, effettuato su 61 pazienti, è stato dimo*strato che la kava (estratto WSi49O, 200 mg/die per quattro settima*ne) era superiore al placebo nel ridurre i disturbi del sonno associa*ti a fenomeni ansiosi di tipo non-psicotico [Lehrl J (2004) Affect Disord 78:101-110].
Effetti collaterali/Controindicazioni. Gli studi clinici randomizzati suggeriscono che gli effetti collaterali della kava sono lievi, transi-tori ed infrequenti. Due studi di farmacovigilanza post-marketing (pubblicati in lingua tedesca), nei quali sono stati coinvolti più di 3000 pazienti, hanno evidenziato effetti collaterali nel 2,3% e nell'i,5% dei pazienti durante il trattamento con estratti di kava. Gli effetti collaterali frequentemente riportati sono rappresentati da disturbi gastrointestinali, reazioni allergiche, emicrania e fotosensi-bilizzazione. La kava non influenza negativamente le funzioni cognitive. In uno studio clinico sono stati paragonati gli effetti col*laterali della kava con quelli dell'oxazepam, una benzodiazepina [Munte e coli. (1993) Neuropsychobiology 27:46-53]. Gli Autori di questo studio hanno riportato che la benzodiazepina influenzava negativamente i processi di apprendimento; viceversa, la kava era in grado di aumentare la memoria, i processi di apprendimento e la capacità d'attenzione.
Se assunta per lunghi periodi di tempo (oltre i 3 mesi) ed a dosi elevate, la kava può causare colorazione giallastra reversibile della cute. In alcuni casi si può verificare una dermopatia nota come "dermopatia da kava". La manifestazione inizia ad evidenziarsi sul viso e procede in modo discendente verso i piedi, con successiva desquamazione e formazione di scaglie. In passato è stato anche riportato che la bevanda di kava potesse causare dilatazione delle minili^ p HHii7Ìnnp hpì riflessi visivi: tuttavia auesti presunti effetti collaterali non sono stati riscontrati in studi clinici. Secondo la Commissione E tedesca la kava è controindicata in gravidanza, durante l'allattamento e nei pazienti affetti da depressione ed in terapia con tarmaci attivi sul SNC.
Sono stati riportati alcuni casi clinici di interazione farmacologica tra la kava ed alcuni farmaci convenzionali; per esempio è stato ripor*tato un caso di disorientamento e letargia in un soggetto che aveva assunto contemporaneamente l'alprazolam (una benzodiazepina) e la kava. Un altro caso ha illustrato la possibilità di una riduzione di effi*cacia della levodopa (un farmaco antiparkinsoniano) se assunta insieme alla kava.
In alcuni Paesi europei la kava è stata ritirata dal commercio per presunti disturbi epatici riconducibili probabilmente all'utilizzo di estratti molto concentrati di kava (75% di kavapironi). I casi di epatotossicità includevano epatite colestatica, ittero, aumento degli enzimi epatici ed epatiti con necrosi e danno irreversibile (con conseguente trapianto di fegato). Resta tuttavia ancora da stabilire la causalità e la reale incidenza di questi effetti tossici quando la kava viene assunta a dosi terapeutiche.
Preparazioni/Dose. La Commissione E tedesca raccomanda una dose giornaliera di preparati fitoterapici corrispondenti a 60-120 mg di kavapironi (da non adoperare per un periodo non superiore ai tre mesi senza il consulto medico). La dose giornaliera utilizzata negli studi clinici varia dai 300 agli 800 mg di estratto (suddivisa in tre dosi), corrispondente a 60-240 mg di kavapironi. Il contenuto di kavapironi dipende dal tipo di estratto; infatti estratti contenenti il 30% di kavapironi vengono preparati mediante estrazione con una miscela di acqua ed etanolo, mentre estratti contenenti il 70% e più di kavapironi si preparano per estrazione con una miscela di acqua ed acetone. In entrambe le preparazioni, il rapporto droga-estratto è di circa 12-20:1. I kavapironi sono poco solubili in acqua; pertanto, affinchè essi possano essere assorbiti dal tratto intestinale, devono essere in soluzione colloidale oppure in forme micronizzate. Sono presenti sul mercato, specialmente su quello tedesco, circa 25 prepa*razioni contenenti estratti di kava. WSi490 (nome commerciale Laitan®
è un ben noto estratto di kava, contenente il 75% di kava*pironi.
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