Gli Shan sono un gruppo etnico del sud-est dell’Asia e vivono principalmente nello stato Shan, in Birmania. Questa storia narra le avventure di un "ragazzo", la cui vocazione lo spinse a diventare frate missionario e a recarsi in quella regione sul finire degli anni venti. Molto di quanto qui narrato è tratto dal libro “Una vita per gli Shan” scritto da P. Ferdinando Germani ed edito dal P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere) di Napoli nel 1981, e da ciò che ricordo dei racconti che mi ha tramandato mio nonno, che all'epoca era uno dei tanti giovanissimi nipoti di questo padre missionario.
Parte Prima – LA CHIAMATA
Solarino (Sr) : tra olivi e carrubi
Chi lascia Siracusa, città antichissima della Sicilia orientale, e imbocca la strada che porta a Floridia (Sr), al 16° Km incontra la cittadina di Solarino, posta a 165 m. dal mare, in una cornice di olivi e carrubi, dalla quale si può ammirare la valle del fiume Anapo e in lontananza, il capoluogo della provincia, che biancheggia sullo sfondo del mare. Originariamente Solarino si chiamava “Terra di San Paolo” perché secondo la tradizione, l’Apostolo Paolo, nel viaggio da Malta a Pozzuoli sostò nel porto di Ortigia (Siracusa) per tre giorni e di là fece una breve visita ad un villaggio (“Oppidum”) nell’agro di Solarino, dove già viveva una comunità cristiana sorta tra il 34-61 d.C. per opera dei patrizi siracusani convertiti alla fede cristiana.
Agli inizi del ‘900 gli abitanti di Solarino erano ancora divisi, almeno nella nomenclatura, in due classi distinte, quella dei “privilegiati”, costituita dai sacerdoti, notai e ufficiali maggiori (che dovevano sapere leggere e scrivere) e dai “Non Privilegiati”, costituita da persone facoltose, dai borghesi o massari, da garzoni, da piccoli industriali (bottegai, vettovaglieri, piccoli rivenditori), e dagli artigiani (muratori, calzolai, falegnami, ecc.). I borghesi a loro volta si distinguevano dai rustici, perché i primi erano cittadini del tutto liberi, possessori di beni immobili, e vivevano abitualmente nel villaggio, mentre i secondi trascorrevano l’esistenza in campagna. Tra i borghesi inoltre emergevano i facoltosi che, oltre i beni immobili, possedevano anche armenti di bestiame e disponevano di molto denaro ed altro, e venivano chiamati i “padroni” in rapporto ai “garzoni” i quali li servivano ordinariamente per lunghi ma determinati periodi di tempo, con una retribuzione di denaro o in natura.
La famiglia Barbagallo, già nota a Solarino sin dagli inizi dell’800, apparteneva alla classe dei “non privilegiati” e precisamente a quella dei cosiddetti “padroni”, che secondo le stagioni salariavano dei “garzoni” per lavorare nei campi o per il raccolto. Il capostipite della famiglia Barbagallo (il ramo preso in esame) si chiamava Antonino, da questi nel 1850 nacque Salvatore, che andò sposo a Paola Randazzo, di dieci anni più giovane di lui. Da questa coppia nacquero sette figli : Lucia, Antonino, Concetta, Rosa, Santina, Michela e Paolo, nati tra il 1883 ed il 1904.
Papà Salvatore era un uomo molto religioso. Recitava ogni giorno le 15 poste del Rosario e la sera voleva che lo recitassero con lui anche i suoi affezionati “garzoni” che andavano a lavorare la terra nel suo podere. La Domenica, quando il Rosario si recitava nella chiesa parrocchiale, papà Salvatore guidava la preghiera ad alta voce e tutti gli altri gli facevano il coro. In Famiglia voleva che i suoi figli, fin da bambini, si abituassero a dare l’elemosina con le proprie mani e diceva: “Chi fa l’elemosina non impoverisce mai!”
Tra tutti i suoi figli, Paolo, il beniamino, si distinse nell’eseguire questo precetto del papà e fin da ragazzo, cominciò a girare il paese di porta in porta, per chiedere l’elemosina per L’Opera della Santa Infanzia, senza badare alle sgridate di chi non sapeva apprezzare il suo zelo per le Missioni.
Qualcuno dei famigliari gli diceva: “Ma non ti vergogni di seccar la gente con le tue richieste?” E lui pronto : “Se mi è stato dato il nome di Paolo, è perché diventi apostolo come S. Paolo; e come lui possa convertire molte anime.” Questa affermazione così seria in bocca ad un ragazzo poco più che decenne potrebbe sorprendere; ma l’apostolo Paolo a Solarino è di casa, perché è il patrono principale della cittadina.
Terminate le elementari, Paolino espresse ai suoi genitori il desiderio di entrare nel seminario diocesano di Siracusa, ma la madre si oppose decisamente. Un ragazzo gracile come lui, sebbene ammirato dai maestri per la sua intelligenza e la sua bontà, come avrebbe potuto sostenere il peso degli studi ginnasiali? Prevalse quindi la volontà dei genitori ed egli, dovette subire una lunga attesa, che terminò soltanto il 16 Ottobre 1916, quando tutto felice, fu accolto in seminario dal rettore P. Cosimo Lanza.
E’ rimasto memorabile il tema svolto in seconda ginnasio, quando rispose alla domanda: Che cosa farò quando sarò grande?
“Quando sarò grande voglio fare il ministro di Dio. Io voglio studiare e, ricoperto dagli indumenti sacerdotali, offrirò al cospetto del cielo e della terra l’Ostia di pace. Mi impegnerò di divenire presto maestro d’Israello e duce delle anime nella santa via del paradiso. Soccorrerò sempre i poverelli che hanno fame o sete, alloggerò i pellegrini e tutte le mie cure saranno per i poveri e per le cose di chiesa. Studierò anche con amore la dottrina rivelata da Nostro Signore Gesù Cristo. Voglio essere un giovane pieno di amore di Dio ..."

Solarino : Chiesa parrocchiale dedicata a San Paolo Apostolo.
Parte Prima – LA CHIAMATA
Solarino (Sr) : tra olivi e carrubi
Chi lascia Siracusa, città antichissima della Sicilia orientale, e imbocca la strada che porta a Floridia (Sr), al 16° Km incontra la cittadina di Solarino, posta a 165 m. dal mare, in una cornice di olivi e carrubi, dalla quale si può ammirare la valle del fiume Anapo e in lontananza, il capoluogo della provincia, che biancheggia sullo sfondo del mare. Originariamente Solarino si chiamava “Terra di San Paolo” perché secondo la tradizione, l’Apostolo Paolo, nel viaggio da Malta a Pozzuoli sostò nel porto di Ortigia (Siracusa) per tre giorni e di là fece una breve visita ad un villaggio (“Oppidum”) nell’agro di Solarino, dove già viveva una comunità cristiana sorta tra il 34-61 d.C. per opera dei patrizi siracusani convertiti alla fede cristiana.
Agli inizi del ‘900 gli abitanti di Solarino erano ancora divisi, almeno nella nomenclatura, in due classi distinte, quella dei “privilegiati”, costituita dai sacerdoti, notai e ufficiali maggiori (che dovevano sapere leggere e scrivere) e dai “Non Privilegiati”, costituita da persone facoltose, dai borghesi o massari, da garzoni, da piccoli industriali (bottegai, vettovaglieri, piccoli rivenditori), e dagli artigiani (muratori, calzolai, falegnami, ecc.). I borghesi a loro volta si distinguevano dai rustici, perché i primi erano cittadini del tutto liberi, possessori di beni immobili, e vivevano abitualmente nel villaggio, mentre i secondi trascorrevano l’esistenza in campagna. Tra i borghesi inoltre emergevano i facoltosi che, oltre i beni immobili, possedevano anche armenti di bestiame e disponevano di molto denaro ed altro, e venivano chiamati i “padroni” in rapporto ai “garzoni” i quali li servivano ordinariamente per lunghi ma determinati periodi di tempo, con una retribuzione di denaro o in natura.
La famiglia Barbagallo, già nota a Solarino sin dagli inizi dell’800, apparteneva alla classe dei “non privilegiati” e precisamente a quella dei cosiddetti “padroni”, che secondo le stagioni salariavano dei “garzoni” per lavorare nei campi o per il raccolto. Il capostipite della famiglia Barbagallo (il ramo preso in esame) si chiamava Antonino, da questi nel 1850 nacque Salvatore, che andò sposo a Paola Randazzo, di dieci anni più giovane di lui. Da questa coppia nacquero sette figli : Lucia, Antonino, Concetta, Rosa, Santina, Michela e Paolo, nati tra il 1883 ed il 1904.
Papà Salvatore era un uomo molto religioso. Recitava ogni giorno le 15 poste del Rosario e la sera voleva che lo recitassero con lui anche i suoi affezionati “garzoni” che andavano a lavorare la terra nel suo podere. La Domenica, quando il Rosario si recitava nella chiesa parrocchiale, papà Salvatore guidava la preghiera ad alta voce e tutti gli altri gli facevano il coro. In Famiglia voleva che i suoi figli, fin da bambini, si abituassero a dare l’elemosina con le proprie mani e diceva: “Chi fa l’elemosina non impoverisce mai!”
Tra tutti i suoi figli, Paolo, il beniamino, si distinse nell’eseguire questo precetto del papà e fin da ragazzo, cominciò a girare il paese di porta in porta, per chiedere l’elemosina per L’Opera della Santa Infanzia, senza badare alle sgridate di chi non sapeva apprezzare il suo zelo per le Missioni.
Qualcuno dei famigliari gli diceva: “Ma non ti vergogni di seccar la gente con le tue richieste?” E lui pronto : “Se mi è stato dato il nome di Paolo, è perché diventi apostolo come S. Paolo; e come lui possa convertire molte anime.” Questa affermazione così seria in bocca ad un ragazzo poco più che decenne potrebbe sorprendere; ma l’apostolo Paolo a Solarino è di casa, perché è il patrono principale della cittadina.
Terminate le elementari, Paolino espresse ai suoi genitori il desiderio di entrare nel seminario diocesano di Siracusa, ma la madre si oppose decisamente. Un ragazzo gracile come lui, sebbene ammirato dai maestri per la sua intelligenza e la sua bontà, come avrebbe potuto sostenere il peso degli studi ginnasiali? Prevalse quindi la volontà dei genitori ed egli, dovette subire una lunga attesa, che terminò soltanto il 16 Ottobre 1916, quando tutto felice, fu accolto in seminario dal rettore P. Cosimo Lanza.
E’ rimasto memorabile il tema svolto in seconda ginnasio, quando rispose alla domanda: Che cosa farò quando sarò grande?
“Quando sarò grande voglio fare il ministro di Dio. Io voglio studiare e, ricoperto dagli indumenti sacerdotali, offrirò al cospetto del cielo e della terra l’Ostia di pace. Mi impegnerò di divenire presto maestro d’Israello e duce delle anime nella santa via del paradiso. Soccorrerò sempre i poverelli che hanno fame o sete, alloggerò i pellegrini e tutte le mie cure saranno per i poveri e per le cose di chiesa. Studierò anche con amore la dottrina rivelata da Nostro Signore Gesù Cristo. Voglio essere un giovane pieno di amore di Dio ..."
Solarino : Chiesa parrocchiale dedicata a San Paolo Apostolo.


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