Fine di un discorso

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  • Spirit
    Opinionista
    • 17/07/21
    • 2821

    #1

    Fine di un discorso

    Last edited by Spirit; 06-12-2021, 18:36.
    “Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti agli incaricati di applicarla.”
    (S. Lec)
  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #2
    Molto bello!
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • LadyHawke
      Osservatrice

      • 29/04/19
      • 9323

      #3
      Cancellato
      La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
      Confucio

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      • Ale
        Opinionista

        • 18/08/20
        • 21320

        #4
        Ieri sono riuscito a leggerlo sebbene non abbia avuto il tempo di rispondere, mi è piaciuto anche perché mi ero immedesimato nel protagonista, perché l'hai cancellato?
        ...un tempo qua c'era un posto che somigliava molto alla tua descrizione, si chiamava l'accademia dei biliardi
        ...a circa metà anni 80 si trovava proprio sulla via principale, poi l'hanno spostata su una laterale
        ...ricordo che ci sono stato due volte con gli amici, ma in seguito mi sono rifiutato di seguirli avanti, c'era davvero troppo fumo, aria insopportabile almeno per me
        Mens sana in corpore sano

        Počasi se daleč pride 🐌

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        • Spirit
          Opinionista
          • 17/07/21
          • 2821

          #5
          Un mio vecchio raccontino breve breve breve...

          FINE DI UN DISCORSO
          Tu eri seduto sopra un divano verdastro, stinto e bruciacchiato da vecchie
          sigarette. Fissavi ogni tanto i ragazzi che giocavano a bigliardino, tutti tesi
          e sudati ad inseguire l'effimera gloria dell'attimo del gol, della vittoria, di
          cui ti scorderai nello spazio di mezz'ora ( ma ti sembra di avere un soffocante
          bisogno di essa).
          La sala da gioco fumosa e maleodorante era strapiena, in quella afosa sera
          domenicale di trenta anni fa. Io, in piedi di fronte a te, sembravo un austero
          oratore che impartiva una grigia morale.
          "Perdiamo il nostro tempo, i nostri soldi, la vita stessa qui dentro.
          Trascuriamo lo studio, le ragazze, i rapporti sociali, ci scordiamo della
          realtà. Ed io mi sento in colpa nei tuoi riguardi, dato che ti ho fatto
          conoscere questo posto, cui ti sei così tenacemente attaccato; ora voglio dirti
          che è arrivato il momento di allontanarcene, respirare aria pura, liberarsi da
          questa droga!".
          (Era questo il senso di ciò che dissi, anche se naturalmente non parlavamo in
          maniera così letteraria).
          Tu mi guardavi serio, assorto, e non replicavi. Io dissi che tenevo moltissimo
          alla nostra amicizia, ma che essa doveva svilupparsi su basi diverse, che era
          ora che noi crescessimo, che cominciassimo ad affrontare le difficoltà della
          vita; insomma, non era possibile perdere le giornate fra flippers e
          bigliardini, in mezzo a gente sbandata che viveva di espedienti.
          Parlavo, parlavo come non mi era mai successo in vita mia (per carattere sono
          molto silenzioso), non badavo neppure, preso com'ero dal discorso, se tu mi
          stessi ascoltando oppure ti fossi ormai distratto, preda di altri pensieri.
          Il fumo nella sala si era addensato in una fitta cortina, urla, imprecazioni e
          bestemmie si intrecciavano tanto da coprire gli schiocchi e i suoni dei
          rimbalzi delle palline dei flippers, dei bigliardini, dei ping pong. Il
          biscazziere cambiava di continuo banconote da 10.000, due giocatori di
          carambola stavano per venire alle mani. Il mondo fuori era una realtà
          totalmente separata.
          Allora, senza parlare, ti alzasti, mi sorridesti e finalmente, dopo aver
          controllato gli spiccioli che avevi ancora nel portafogli, dicesti:
          "Qui o da un'altra parte, cosa cambia realmente? Se ti sei stancato di questo
          posto vattene pure. Io continuerò a frequentarlo finché mi va".
          Detto questo, inseristi una moneta nella slot machine. Io, facendomi strada
          fra la ressa, mi diressi all'uscita senza salutarti. L'angoscia mi attanagliava
          il petto, la gola, mi impediva il respiro. Di che cosa mi ero liberato? Era
          peggio, mille volte peggio di una sconfitta a bigliardino.
          Una volta fuori, mi resi conto che era ormai buio, e che le stelle se ne
          fregavano del mio buonsenso, delle amicizie perse, delle svolte da dare alla
          propria vita. Fui solo, solo come sempre, consapevole anche dell'ultimo, atroce
          inganno: quello della pretesa di essere capito da qualcuno. E quanta strada
          dovrò ancora percorrere prima di comprendere che le parole non illuminano, che
          nessuno aiuta nessuno, che i progetti di per sé non spianano la via?
          “Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti agli incaricati di applicarla.”
          (S. Lec)

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          • LadyHawke
            Osservatrice

            • 29/04/19
            • 9323

            #6
            Vedo che il raccontino è tornato.
            Riguardo alla parte finale del racconto, non sono d'accordo che le parole non illuminano, bisogna saperle leggere e comprenderle.
            La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
            Confucio

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            • Spirit
              Opinionista
              • 17/07/21
              • 2821

              #7
              Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
              Vedo che il raccontino è tornato.
              Riguardo alla parte finale del racconto, non sono d'accordo che le parole non illuminano, bisogna saperle leggere e comprenderle.
              Le parole che più ci colpiscono possono indicarci una strada, però sta a noi percorrerla. E' sempre la vecchia storiella zen del dito che indica la Luna...
              “Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti agli incaricati di applicarla.”
              (S. Lec)

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              • LadyHawke
                Osservatrice

                • 29/04/19
                • 9323

                #8
                La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                Confucio

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