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  • King Kong
    رباني
    • 05/07/17
    • 2354

    #16
    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio

    sempre per per la serie "Ottimismo delirante"
    Calzante con la tua ultima affermazione

    Aut hic aut nullubi

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    • King Kong
      رباني
      • 05/07/17
      • 2354

      #17
      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
      Eppure Cristo è risorto! Tutto ciò che lasciamo irrisolto e slacciato penzoloni quaggiù, sarà ritrovato e riallacciato Lassù.
      La Pasqua ormai vicina ci ricorda questo.
      Complimenti King Kong per il tuo racconto. Ci risentiamo il 30, Lunedì Santo.
      Buona Pasqua
      Aut hic aut nullubi

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      • King Kong
        رباني
        • 05/07/17
        • 2354

        #18
        Alexanderplatz auf Wiedersehen

        Conosco l’Alexanderplatz, anzi, le Alexanderplatz da trent’anni, alcuni con il muro e il resto senza.
        Non ho mai capito perché i miei amici, parenti, conoscenti che sono venuti a trovarmi a Berlino abbiano immancabilmente voluto vedere l’Alexanderplatz.
        Forse merito o colpa di Battiato e Milva.
        L’Alex, come la chiamano i berlinesi, non è una bella piazza.
        Durante il socialismo terribilmente grigia, percorsa solo da passanti frettolosi e con lo sguardo a terra, pochi turisti dall’aria smarrita alla ricerca di un motivo da fotografare che alla fine si riduceva alla bruttissima fontana, spesso vuota d’acqua e colma di rifiuti, e all’orologio mondiale lì a rappresentare l’internazionalismo del proletariato e il sole dell’avvenire.
        L’Alex voleva essere il salotto buono del socialismo reale da esporre come sfida all’Europa dei consumi e dell’abbondanza. In realtà nell’unico caffè con terrazza sulla piazza dove camerieri villani gareggiavano a maltrattare i pochi malcapitati occidentali e di quattro tavolini uno era occupato da giovanotti coi capelli corti sulla nuca intenti ad osservare con attenzione ogni movimento, gli unici clienti erano ufficiali ubriachi dell’armata rossa sovietica, qualche quadro intermedio degli uffici affacciati alla piazza e, appunto, i giovanotti attenti che qui non avvenissero i tanto temuti contatti fra cittadini della repubblica popolare e i turisti del decadente occidente.
        Il palazzo sopra il caffè era occupato dalla cosiddetta “Casa della Cultura e della Stampa”. Una libreria che offriva al pubblico una vasta gamma di libri noiosissimi sul progresso del socialismo in Angola, la riforma scolastica nello Yemen e le conquiste dell’agricoltura della Siria Baahtista. Inutile anche una visita ai magazzini Konsum nella speranza di poter acquistare qualche articolo interessante a buon prezzo: se era a buon prezzo non era interessante e se era interessante non era a buon prezzo.
        Una piazza in grado di mettere tristezza anche al più sperimentato ottimista, in altre parole, una fonte di sicura depressione.
        Poi venne la svolta, come la chiamano ancora gli ex-tedeschi orientali. Il grattacielo, orgoglio della repubblica popolare, ha cambiato nome e padrone, da Interhotel a Park-inn Radisson, il caffè è diventato una banca, la Casa della Cultura trasformata in uffici dove hanno preso posto compagnie, queste sì, internazionali. I giovanotti col taglio corto dietro la nuca hanno lasciato il posto ad allegri cittadini inebriati dal consumo insensato nei nuovi centri commerciali Alexia, C&A, Galeria Kaufhof e tutti gli altri.
        Ecco perché ho scritto “le Alexanderplatz”.
        Perché anche questa piazza è diventata lo specchio del cambiamento dinamico di questa città e, se vogliamo, anche lo specchio del nostro destino.
        Niente rimane uguale nel tempo, del socialismo rimangono ancora poche tracce. Un palazzone all’imbocco della Karl-Marx-Allee, simbolo dell’edilizia progressista orientale, è una rovina pericolante, disabitata e transennata in attesa dell’abbattimento. Su qualche palazzo vicino sono rimasti i bassorilievi che esaltavano la repubblica degli operai e contadini e la conquista dello spazio da parte dei cosmonauti (il nome doveva essere diverso da quello occidentale di astronauti) e, curiosamente, al semaforo una vecchia “Trabbi”, le automobili di plastica con motore a due tempi della DDR, aspetta il verde.
        “Panta rei”, scriveva Eraclito cinquecento anni prima di Cristo, tutto cambia, nulla resta uguale, non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.
        Chi crede che la vita sia la conquista di un sapere o di una coscienza che poi resterà alla base della propria personalità per sempre, venga qui a vedere questa piazza. La repubblica popolare tedesca, secondo la volontà dei suoi fautori, avrebbe dovuto durare per sempre e il muro che divideva la città, restare per almeno altri cento anni.
        Di tutto ciò sono rimaste solo poche tracce e rovine in un oceano di consumo orgiastico e inutile.
        Allo stesso modo i nostri sogni, le nostre certezze, per quanto doloroso ci possa sembrare, sono case costruite sulla sabbia, un colpo di vento e ci ritroviamo di fronte all’ignoto come il primo giorno della nostra vita consapevole. Per qualcuno tutto ciò è fonte di incertezza, di malessere e anche di disperazione. Per altri significa alla fine comprendere la propria natura di pellegrini perenni, di viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.
        Sto per lasciare la piazza ma la mia attenzione viene attirata da un gruppetto di giovani ragazze e ragazzi che regalano rose ai passanti, hanno un cartello con scritto: “Permette? Musulmano”.
        Un segno dei tempi che cambiano e del fiume che scorre.
        Sul cassettone di una centralina poco distante una mano anonima ha affisso un manifestino con la scritta:
        “I pesci saranno gli ultimi a scoprire l'acqua”.
        Alexanderplatz, auf Wiedersehen.

        Berlino, 28 Febbraio 2015

        Aut hic aut nullubi

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12523

          #19
          ...Hai fatto una capatina nel 2026?
          ...vassapé...

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          • King Kong
            رباني
            • 05/07/17
            • 2354

            #20
            Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
            ...Hai fatto una capatina nel 2026?
            Ci sono stato prima di Natale, quando la piazza é ricoperta dal mercatino.
            Deludente! l'enfasi é sulla quantitá piuttosto che sulla qualità.
            Niente in comune con il mercatino di Gendarmenmarkt, Schloss Charlottenburg, Ku'damm o Spandau.
            Aut hic aut nullubi

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66024

              #21
              Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
              Alexanderplatz auf Wiedersehen

              Conosco l’Alexanderplatz, anzi, le Alexanderplatz da trent’anni, alcuni con il muro e il resto senza.
              Non ho mai capito perché i miei amici, parenti, conoscenti che sono venuti a trovarmi a Berlino abbiano immancabilmente voluto vedere l’Alexanderplatz.
              Forse merito o colpa di Battiato e Milva.
              L’Alex, come la chiamano i berlinesi, non è una bella piazza.
              Durante il socialismo terribilmente grigia, percorsa solo da passanti frettolosi e con lo sguardo a terra, pochi turisti dall’aria smarrita alla ricerca di un motivo da fotografare che alla fine si riduceva alla bruttissima fontana, spesso vuota d’acqua e colma di rifiuti, e all’orologio mondiale lì a rappresentare l’internazionalismo del proletariato e il sole dell’avvenire.
              L’Alex voleva essere il salotto buono del socialismo reale da esporre come sfida all’Europa dei consumi e dell’abbondanza. In realtà nell’unico caffè con terrazza sulla piazza dove camerieri villani gareggiavano a maltrattare i pochi malcapitati occidentali e di quattro tavolini uno era occupato da giovanotti coi capelli corti sulla nuca intenti ad osservare con attenzione ogni movimento, gli unici clienti erano ufficiali ubriachi dell’armata rossa sovietica, qualche quadro intermedio degli uffici affacciati alla piazza e, appunto, i giovanotti attenti che qui non avvenissero i tanto temuti contatti fra cittadini della repubblica popolare e i turisti del decadente occidente.
              Il palazzo sopra il caffè era occupato dalla cosiddetta “Casa della Cultura e della Stampa”. Una libreria che offriva al pubblico una vasta gamma di libri noiosissimi sul progresso del socialismo in Angola, la riforma scolastica nello Yemen e le conquiste dell’agricoltura della Siria Baahtista. Inutile anche una visita ai magazzini Konsum nella speranza di poter acquistare qualche articolo interessante a buon prezzo: se era a buon prezzo non era interessante e se era interessante non era a buon prezzo.
              Una piazza in grado di mettere tristezza anche al più sperimentato ottimista, in altre parole, una fonte di sicura depressione.
              Poi venne la svolta, come la chiamano ancora gli ex-tedeschi orientali. Il grattacielo, orgoglio della repubblica popolare, ha cambiato nome e padrone, da Interhotel a Park-inn Radisson, il caffè è diventato una banca, la Casa della Cultura trasformata in uffici dove hanno preso posto compagnie, queste sì, internazionali. I giovanotti col taglio corto dietro la nuca hanno lasciato il posto ad allegri cittadini inebriati dal consumo insensato nei nuovi centri commerciali Alexia, C&A, Galeria Kaufhof e tutti gli altri.
              Ecco perché ho scritto “le Alexanderplatz”.
              Perché anche questa piazza è diventata lo specchio del cambiamento dinamico di questa città e, se vogliamo, anche lo specchio del nostro destino.
              Niente rimane uguale nel tempo, del socialismo rimangono ancora poche tracce. Un palazzone all’imbocco della Karl-Marx-Allee, simbolo dell’edilizia progressista orientale, è una rovina pericolante, disabitata e transennata in attesa dell’abbattimento. Su qualche palazzo vicino sono rimasti i bassorilievi che esaltavano la repubblica degli operai e contadini e la conquista dello spazio da parte dei cosmonauti (il nome doveva essere diverso da quello occidentale di astronauti) e, curiosamente, al semaforo una vecchia “Trabbi”, le automobili di plastica con motore a due tempi della DDR, aspetta il verde.
              “Panta rei”, scriveva Eraclito cinquecento anni prima di Cristo, tutto cambia, nulla resta uguale, non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.
              Chi crede che la vita sia la conquista di un sapere o di una coscienza che poi resterà alla base della propria personalità per sempre, venga qui a vedere questa piazza. La repubblica popolare tedesca, secondo la volontà dei suoi fautori, avrebbe dovuto durare per sempre e il muro che divideva la città, restare per almeno altri cento anni.
              Di tutto ciò sono rimaste solo poche tracce e rovine in un oceano di consumo orgiastico e inutile.
              Allo stesso modo i nostri sogni, le nostre certezze, per quanto doloroso ci possa sembrare, sono case costruite sulla sabbia, un colpo di vento e ci ritroviamo di fronte all’ignoto come il primo giorno della nostra vita consapevole. Per qualcuno tutto ciò è fonte di incertezza, di malessere e anche di disperazione. Per altri significa alla fine comprendere la propria natura di pellegrini perenni, di viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.
              Sto per lasciare la piazza ma la mia attenzione viene attirata da un gruppetto di giovani ragazze e ragazzi che regalano rose ai passanti, hanno un cartello con scritto: “Permette? Musulmano”.
              Un segno dei tempi che cambiano e del fiume che scorre.
              Sul cassettone di una centralina poco distante una mano anonima ha affisso un manifestino con la scritta:
              “I pesci saranno gli ultimi a scoprire l'acqua”.
              Alexanderplatz, auf Wiedersehen.

              Berlino, 28 Febbraio 2015

              Lo sai che sei un grande narratore? Quante piccole verità in questo racconto....
              La Pasqua ormai alle porte ci ricorda però che non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.

              Ciao.

              Grazie!

              Un abbraccio.
              amate i vostri nemici

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              • King Kong
                رباني
                • 05/07/17
                • 2354

                #22
                Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                Lo sai che sei un grande narratore? Quante piccole verità in questo racconto....
                La Pasqua ormai alle porte ci ricorda però che non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.

                Ciao.

                Grazie!

                Un abbraccio.
                Caro cono, grazie per il tuo interesse.
                Voglio puntualizzare che fra la tua affermazione “non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.” e la mia affermazione: “pellegrini perenni, viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.”, con qualche dettaglio in più, non c’è una sostanziale differenza.
                Per affermare quello che dici tu è necessario prima il ri-trovamento, la visione e il ri-conoscimento di Dio, della Sua natura eterna e infinita e della nostra natura, effimera e limitata. Non si tratta di un esercizio intellettuale, di un ragionamento o dell’appartenenza ad una tradizione o un’abitudine, ma di una rivelazione che cambia la nostra vita alle radici.
                Nella mia esperienza di vita, un privilegio di pochi che accende un fuoco al quale poi non potremo non fare riferimento in ogni nostra parola e azione.
                Se però vuoi mettere questo fuoco di fronte alla sua fonte, non siamo che la fiammella di una candela di fronte alla potenza e alla maestà di una stella di massima grandezza, anzi, infinita.
                Ora supponi che sia possibile un viaggio della nostra fiammella all’interno della Sua natura che duri mille anni e mille anni ancora e ancora mille e che ad ogni minuto di questa esplorazione noi acquistiamo delle conoscenze nuove. Che valore avranno alla fine le conoscenze così acquisite? “Meno del battito dell’ala di un moscerino” dal momento che la Sua natura è infinita. Ecco che ho contestualizzato la mia affermazione di avventura nell’ignoto senza fine.
                Cosa ci resta?
                Credo che alla fine della nostra esistenza in questa vita, probabilmente dopo in attimo di smarrimento, quello che ci aspetta sia la fusione completa della nostra candela nelle braccia della Sua misericordia con la perdita di una identità individuale in un attimo di Amore infinito.
                Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
                Buona Pasqua

                Aut hic aut nullubi

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                • doxa
                  Opinionista
                  • 30/04/19
                  • 2659

                  #23
                  King, ottimo fotografo e scrittore: hai le caratteristiche professionali degli autori di reportages (in italiano senza la s finale del plurale), dicci la verità, quanti libri hai scritto ? Per quale periodico lavori ?

                  Comment

                  • doxa
                    Opinionista
                    • 30/04/19
                    • 2659

                    #24

                    Comment

                    • King Kong
                      رباني
                      • 05/07/17
                      • 2354

                      #25
                      Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
                      King, ottimo fotografo e scrittore: hai le caratteristiche professionali degli autori di reportages (in italiano senza la s finale del plurale), dicci la verità, quanti libri hai scritto ? Per quale periodico lavori ?
                      Trovami un editore e ti do una percentuale
                      Aut hic aut nullubi

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #26
                        Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
                        Caro cono, grazie per il tuo interesse.
                        Voglio puntualizzare che fra la tua affermazione “non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.” e la mia affermazione: “pellegrini perenni, viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.”, con qualche dettaglio in più, non c’è una sostanziale differenza.
                        Per affermare quello che dici tu è necessario prima il ri-trovamento, la visione e il ri-conoscimento di Dio, della Sua natura eterna e infinita e della nostra natura, effimera e limitata. Non si tratta di un esercizio intellettuale, di un ragionamento o dell’appartenenza ad una tradizione o un’abitudine, ma di una rivelazione che cambia la nostra vita alle radici.
                        Nella mia esperienza di vita, un privilegio di pochi che accende un fuoco al quale poi non potremo non fare riferimento in ogni nostra parola e azione.
                        Se però vuoi mettere questo fuoco di fronte alla sua fonte, non siamo che la fiammella di una candela di fronte alla potenza e alla maestà di una stella di massima grandezza, anzi, infinita.
                        Ora supponi che sia possibile un viaggio della nostra fiammella all’interno della Sua natura che duri mille anni e mille anni ancora e ancora mille e che ad ogni minuto di questa esplorazione noi acquistiamo delle conoscenze nuove. Che valore avranno alla fine le conoscenze così acquisite? “Meno del battito dell’ala di un moscerino” dal momento che la Sua natura è infinita. Ecco che ho contestualizzato la mia affermazione di avventura nell’ignoto senza fine.
                        Cosa ci resta?
                        Credo che alla fine della nostra esistenza in questa vita, probabilmente dopo in attimo di smarrimento, quello che ci aspetta sia la fusione completa della nostra candela nelle braccia della Sua misericordia con la perdita di una identità individuale in un attimo di Amore infinito.
                        Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
                        Buona Pasqua

                        "Io ti conosco per nome! Sulle palme delle mie mani ti porto tatuato..." (Isaia)
                        "Tutti i capelli del vostro capo sono contati" (Vangelo)
                        "Tu mi scruti e mi conosci: sai quando mi corico e mi alzo" (Salmo)

                        Non siamo gocce d'acqua indefinite, per Dio. A Pasqua celebriamo la Resurrezione: dell'Anima e del Corpo, King Kong!
                        Vedremo Dio faccia a faccia. Con questi occhi che abbiamo!!!
                        amate i vostri nemici

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                        • restodelcarlino
                          giullare

                          • 13/05/19
                          • 12523

                          #27
                          Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
                          Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
                          ...ad anche se puo' sembrare strano, sono pienamente d'accordo.
                          alla "fine", dopo l'ultimo anelito di radiazione di Hawking, sarà proprio cosi'.
                          Almeno, credo.
                          Buona Pasqua, anche a te.
                          ...vassapé...

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                          • King Kong
                            رباني
                            • 05/07/17
                            • 2354

                            #28
                            Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                            Da Lui veniamo, a Lui torniamo.
                            Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
                            Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
                            Le due affermazioni sono identiche. Da Lui veniamo... come la goccia d'acqua che si stacca dall'onda; a Lui torniamo... come la goccia d'acqua che si rituffa nell'oceano.

                            Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio

                            Non siamo gocce d'acqua indefinite, per Dio. !
                            Siamo definiti fino a quando restiamo separati, ma quello a cui siamo destinati é la riunione con il tutto.

                            A proposito di separazione, Permettimi di postare l'introduzione di Jalaluddin Rumi al suo Mathnawi.


                            Canto della canna

                            Ascolta il flauto di canna, com'esso narra la sua storia, com'esso triste lamenta la separazione:
                            Da quando mi strapparono dal canneto, ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
                            Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall'Amico,
                            che possa spiegargli la passione del desiderio d'Amore;
                            Perché chiunque rimanga lungi dall'Origine sua, sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
                            Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi compagno sempre degli infelici e dei felici.
                            E tutti si illusero, ahimè, d'essermi amici, e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.
                            Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:
                            sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!
                            Non è velato il corpo dall'anima, non è velata l'anima dal corpo:
                            pure l'anima a nessuno è permesso di vederla.
                            Fuoco è questo grido del flauto, non vento;
                            e chi non l'ha, questo fuoco, ben merita di dissolversi nel nulla!
                            È il fuoco d'Amore ch'è caduto nel flauto,
                            è il fervore d'Amore che ha invaso il vino.
                            Il flauto è compagno fedele di chi fu strappato a un Amico;
                            ancora ci straziano il cuore le sue melodie.
                            Chi vide mai come il flauto veleno e antidoto?
                            Chi come il ney mai vide un confidente e un'amante?
                            Il flauto ci narra d'un sentiero tutto rosso di sangue,
                            ci racconta le storie dell'amor di Majnun:
                            Solo a chi è fuori dai sensi questo senso ascoso è confidato
                            la lingua non ha altri clienti che l'orecchio.
                            Nel dolore, importuni ci furono i giorni, i giorni presero per mano tormenti di fuoco;
                            Se i nostri giorni passarono, dì: Non li temo!
                            Ma Tu, Tu non passare via da Noi, Tu che sei di tutti il più puro!
                            Ma lo stato di chi è maturo nessun acerbo comprende;
                            breve sia dunque il mio dire.
                            Addio!

                            (Jalaluddin Rumi)

                            DSC_0240 (2023_09_11 10_32_09 UTC).JPG
                            Last edited by King Kong; 01-04-2026, 09:12.
                            Aut hic aut nullubi

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                            • King Kong
                              رباني
                              • 05/07/17
                              • 2354

                              #29
                              Scusate la lunghezza e il ricorso all’artificio della metafora, ma non avevo altra possibilità per raccontare questa storia che è vera nella sua totalità.
                              Forse.

                              I ladri di sogni

                              Era stato dai migliori specialisti del settore, aveva provato con dei tranquillanti ed aveva passato tre notti nella clinica del sonno, ma niente.
                              I medici e gli specialisti lo avevano rassicurato, niente di anomalo, niente batteri, niente di niente. Nonostante la vicinanza ai sessant’anni era sano come un pesce.
                              Eppure ogni mattina si svegliava con un ronzio alle orecchie e prima di alzarsi doveva stare per qualche secondo seduto sul bordo del letto perché cessasse la leggera sensazione di vertigine che provava.
                              Quella sera era stato al party della ditta in vista delle feste di Natale. Niente più di una convenzione, di un allegro motivo per scambiare quattro chiacchiere in libertà con i colleghi.
                              Poi a metà serata Susanna, la collega della recezione e di molti anni più giovane di lui, lo aveva invitato a ballare.
                              Gentilmente si era alzato dalla poltroncina e l’aveva abbracciata con rispetto ricambiando il sorriso.
                              Lentamente Susanna l’aveva guidato in un angolo in penombra e, sulle note di I will always love you, lo aveva baciato a lungo sul collo con le labbra umide e socchiuse.
                              Alessandro era sopraffatto dalla sorpresa. Finì di ballare, trovò una scusa e tornò in fretta a casa tormentato da mille pensieri.
                              Si era girato e rigirato nel letto per ore senza prendere sonno.
                              Si alzò verso le cinque sconfitto dalle emozioni e uscì a meno sette gradi celsius sul balcone.
                              Immediatamente vide quella strana siluette sul tetto piatto della casa di fronte e due, tre figure che si muovevano attorno.
                              Prima che potesse realizzare di cosa si trattasse avvertì una leggera pressione allo sterno e, come fosse la cosa più naturale del mondo, capì tutto.
                              TUTTO!
                              Quelle figure sul tetto erano i membri di una pattuglia ölounm, abitanti del pianeta ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf situato a 7 kjhn secondo la quinta legge del Tempo-Spazio.
                              Sul pianeta ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf da dieci secoli relativi (x 47k) si produceva sinteticamente il sdfhgfjh che da allora veniva distribuito a dosi prestabilite alla popolazione dal quinto anno di vita relativo (x 47k) fino alla morte.
                              Il sdfhgfjh aveva due effetti fondamentali: quello di eliminare la necessità fisica dell’alimentazione e del sonno e quello di ampliare le capacità intellettive praticamente all’infinito. Per questo la civiltà e le tecnologie del pianeta ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf erano arrivate, dopo dieci secoli relativi (x 47k), a livelli inimmaginabili.
                              Guerre e conflitti erano un ricordo storico ed era ormai convinzione della maggioranza che si trattasse solo di favole antiche per intrattenere i bambini. Il significato della parola “necessità” era solo accademico, nessuno poteva realmente rappresentarne il senso. Sconosciuto anche il significato della parola “desiderio” il cui senso era un mero sofisma.
                              Il sdfhgfjh aveva avuto anche effetti collaterali di cui i più avevano persa la misura. Il primo era stato un rapido calo della popolazione dal momento che era sparito anche il desiderio della copula. Il secondo era, in mancanza del sonno, anche l’assoluta assenza dei sogni.
                              All’insaputa della popolazione, l’Auslese, cioè il “governo” del pianeta, aveva cercato di rimediare al calo rapido e continuo della popolazione con un piano altamente riservato.
                              In luoghi isolati e inaccessibili erano stati approntati dei campi dove venivano trasportati segretamente individui che rispondevano a determinate caratteristiche fisiche e intellettuali approvati da una commissione di esperti e ratificato dall’Auslese.
                              Questi campi, distribuiti su tutto il pianeta, prendevano il nome di “Eriauan” Eriatu” “Eriatri” e così via, secondo la loro dislocazione.
                              I soggetti trasportati nei campi erano sottoposti ad una graduale diminuzione del consumo di sdfhgfjh fino alla totale astinenza. Ciò provocava delle reazioni indesiderate fino a delle vere e proprie sindromi. Ad esempio, i soggetti in questione, già alla prima diminuzione del sdfhgfjh tendevano a danneggiare il lkj, l’abito comune a tutti gli abitanti di ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf, per sostituirlo gradatamente con stracci ornati di orpelli e caratterizzati da un taglio assolutamente individuale.
                              Quasi a tutti crescevano degli orribili peli sull’estremità superiore così come nelle tre disconnessioni principali e la richiesta del “cibo” assumeva caratteri di patologia.
                              Nonostante questi e innumerevoli altri disagi, i soggetti rinchiusi nei campi copulavano con un’intensità inverosimile, alcuni anche in pieno giorno e questo era alla fine il risultato che per l’Auslese contava.
                              C’era però una sindrome misteriosa che destava grossa preoccupazione nei controllori.
                              Alcuni individui, senza nessun motivo apparente, senza sintomi premonitori, in momenti del tutto inaspettati e imprevedibili, alzavano gli occhi e le mani al cielo e cominciavano a delirare di una Verità Unica che comprende tutto l’universo conosciuto e sconosciuto, tutte le leggi della fisica conosciute e sconosciute, più grande della quinta legge del Tempo-Spazio, più grande di qualunque immaginazione, presente ovunque, nel grande come nel piccolo eppure distinta dagli oggetti anche se origine degli stessi. Il nome di questa Verità Unica, secondo questi individui, era però misterioso e impronunciabile.
                              L’Auslese aveva dato ordine di isolare immediatamente questi soggetti in un campo costruito apposta per loro.
                              Il nome del campo era “Eriafiftiuan”.

                              La svolta era avvenuta quanto a 7 kjhn era stato avvistato un pianeta abitato dove l’uso del sdfhgfjh naturale o sintetico era pressoché sconosciuto e che quindi ben si prestava all’osservazione scientifica al fine di guadagnare informazioni che aiutassero in qualche modo il piano di ripopolazione del pianeta ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf.
                              Immediatamente erano state costruite astronavi capaci di superare i quarantasette paradossi Spazio-Tempo (x 47k) per arrivare sul pianeta appena scoperto. Si trattava di una manovra difficile, ma non impossibile grazie all’applicazione della quinta legge Tempo-Spazio e dei tre paradigmi principali.
                              Da oltre tremila anni le pattuglie ölounm osservavano quindi il pianeta Terra e i suoi abitanti.
                              Gli equipaggi erano inorriditi davanti a tanta barbarie, ma non si erano forse offerti volontari per poter partecipare a questa missione così curiosa?
                              Dunque, le pattuglie ölounm osservavano la Terra e, grazie al gredd, erano in grado di misurare le correnti e i campi magnetici corporei dei suoi abitanti. I punti di osservazione preferiti erano i campi di battaglia (esisteva nell’Universo un evento più crudele, barbaro, selvaggio di quello che qui chiamavano guerre?) e i luoghi dove i suoi abitanti si ritiravano la notte per lasciarsi cadere in uno stato di inerzia quasi assoluta. Ed era qui che gli inviati di ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf avevano scoperto che, nonostante l’inerzia apparente dei selvaggi, la loro attività cerebrale non cessava, anzi continuava a produrre immagini e sensazioni anche in assenza di stimoli esterni. Il fatto era sconvolgente e sempre più pattuglie con apparati sempre più sofisticati e sensibili erano state inviate per studiare il fenomeno. Alcuni degli osservatori erano arrivati alla conclusione che le immagini così visualizzate facessero parte di un sistema complesso in grado di aprire nuovi orizzonti sulle origini dell’Universo. Se le pattuglie ölounm si imbattevano in individui con capacità oniriche particolarmente accentuate, questi venivano sottoposti ad una osservazione intensiva. Ciò provocava nei soggetti osservati un fastidioso ronzio alle orecchie e una sensazione di leggera vertigine specialmente al mattino appena svegli ma, così avevano detto gli esperti, niente di pericoloso. In qualche caso le doti speciali di questi soggetti spingevano la pattuglia ölounm a rischiare un contatto diretto e privilegiato con un intenso scambio di informazioni ed esperienze finalizzate alla migliore conoscenza del fenomeno della vita, dei sogni, delle finalità dell’universo.
                              Stranamente gli abitanti del pianeta Terra così contattati assumevano col tempo caratteristiche simili a quelle degli individui rinchiusi nel campo Eriafiftiuan sul pianeta ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf, ma ciò non disturbava gli equipaggi delle pattuglie ölounm che qui, ai confini dell’Universo avevano imparato non solo a tollerare il fenomeno, ma avevano cominciato a manifestare per lo stesso un certo interesse.
                              I governanti della Terra erano a conoscenza della presenza delle pattuglie ölounm fin dagli inizi della loro esplorazione e li avevano da sempre considerati nemici e concorrenti pericolosi nella gestione del potere. Scoperta subito l’impossibilità di affrontare un tale nemico a causa dell’arretratezza tecnologica del pianeta Terra ma bensì consapevoli della presenza di collaboratori privilegiati, da sempre si erano premurati di individuare questi ultimi e, una volta individuati, di ucciderli.
                              Per questo Siddhartha Gautama, noto come il Buddha, era stato avvelenato.
                              Allo stesso modo e per lo stesso motivo fu avvelenato Socrate di Alopeke.
                              Erode fece tagliare la testa a Yahya bin Zacharia, noto come il Battista e il Sanhedrin di Gerusalemme reclamò la condanna a morte per Yoshua bin Yussuf del bani Dawud, noto come il Nazareno.
                              Mansur Al-Hallaj venne fatto a pezzi e assassinati furono Shemsuddin al Tabrizi, Mohiuddin Ibn Arabi e giù giù fino ad Osho Rajneesh avvelenato col tallium in una prigione dell’Oklaoma.
                              Timothy McVeigh era stato l’inconsapevole agente della rappresaglia organizzata della pattuglia ölounm incaricata al contatto con l’alleato indiano.
                              Alessandro vedeva ormai chiaro il disegno di secoli di storia e il conflitto aperto fra il tiranno e il santo, lo scienziato e il derviscio, la ragione e la fede, l’intelletto e l’irrazionale. In un baleno gli fu chiaro anche il motivo reale della presenza delle pattuglie ölounm: nel mondo razionale e perfetto di ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf, non solo si erano persi il desiderio della copula, la necessità di lottare per la sopravvivenza, ma con l’eliminazione del sonno e dei sogni, i suoi abitanti avevano perso anche la capacità di guardare al di là del cielo, al di là delle nuvole e al di là delle stelle e quindi la capacità di produrre immagini al di là della ragione e delle leggi della fisica. Capacità che sul pianeta Terra sono invece spiccate fra i folli, i poeti, i santi e i sognatori.
                              Anche se l’Auslese, le pattuglie ölounm e gli abitanti di ölkasjfgüqoidjalskfnalkjf non ne erano pienamente consapevoli, quello che erano venuti a cercare sulla Terra altro non era che l’anello mancante all’intuizione della Verità Unica che comprende tutto l’universo conosciuto e sconosciuto, tutte le leggi della fisica conosciute e sconosciute, più grande della quinta legge del Tempo-Spazio, più grande di qualunque immaginazione, presente ovunque, nel grande come nel piccolo eppure distinta dagli oggetti anche se origine degli stessi. Il nome di questa Verità Unica è però misterioso e impronunciabile. E il nome di questa Verità Unica è nascosto nel cuore degli uomini condannati a vivere nel loro mondo imperfetto, crudele e passionale per restare invece precluso agli abitanti di un mondo regolato dalle leggi perfette della fisica, della ragione e della matematica.
                              Per essere consapevole di questa Verità ad Alessandro era bastato meno di un secondo, il tempo di sentire una leggera pressione allo sterno.
                              Alzò lo sguardo sul tetto della casa di fronte.
                              Nulla.
                              Nessuna siluette, nessuna figura strana.
                              Tutto era come sempre.
                              Aveva sognato? Era stato vittima di un’allucinazione? Una sindrome che annuncia la follia?
                              Esitò solo un secondo, poi alzati gli occhi e le mani verso il cielo guardò in profondità, oltre le nuvole, oltre le stelle e fra sé e sé pronunciò una formula che gli venne spontanea:
                              “Non esiste altra verità se non la Verità Unica e il suo nome è misterioso e impronunciabile”.

                              Una stella cadente attraversò la notte da oriente ad occidente.


                              K. K.
                              2014 (x 47k)
                              Eriafiftiuan




                              Aut hic aut nullubi

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                              • doxa
                                Opinionista
                                • 30/04/19
                                • 2659

                                #30
                                Buonasera King, ti segnalo un libro che forse può interessarti, l’ha scritto il francese Mathias Enard, vincitore del “Premio Goncourt” nel 2015. L’autore ha dedicato i suoi studi all’arabo e al persiano. Dopo soggiorni in Medio Oriente, attualmente svolge la sua vita tra Berlino e Barcellona. Nella città catalana collabora con riviste culturali e traduce dal persiano e dall’arabo.

                                Recentemente ha pubblicato il romanzo titolato “Malinconia dei confini” (Edizioni E/O), nel quale esplora il concetto di frontiera: limite, passaggio e memoria. Unisce geografia, storia e riflessione personale; costruisce una mappa emotiva fatta di incontri, amicizie e affinità intellettuali.

                                L’autore inizia con un lungo monologo romanzesco, descrive il notturno vagabondaggio autunnale per le strade di Berlino, città che gli fa riflettere circa il significato di limite e frontiera.

                                Mentre passeggia per la città, giunge la sera piovosa, tipica dell’autunno berlinese. Cammina e dialoga con sé stesso. Nella conversazione interiore esplora il tempo e la geografia, scopre spazi che si aprono nei ricordi e alle amicizie. Capisce che a volte i confini più marcati e invalicabili sono quelli dentro di noi.

                                Il ritorno a Berlino gli permette di percorre la distanza fra il tempo di oggi e il tempo di ieri, il tempo degli accadimenti e gli accadimenti del tempo.

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