L'abito

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    L'abito

    L’abito



    L’abito non copre soltanto il corpo. Nel passato comunicava agli altri chi eravamo o chi decidevamo di essere: status e ruolo. Ma oggi ?

    Oggi l’abito copre il corpo ma anche il vuoto tra ciò che siamo e ciò che desideriamo apparire. E in quello spazio, fragile, creativo, instabile, si gioca la nostra identità.

    L’abito non ha smesso di dire chi siamo, ha solo cambiato grammatica. Oggi l’abito è una narrazione personale: scegliamo chi essere per un giorno, per un’occasione, per un pubblico.

    ieri: segno di status
    oggi: segno di intenzione
    ieri: identità data
    oggi: identità performata.

    È la logica del “sé come progetto”, non come destino.

    Viviamo in un mondo in cui l’identità è visibile prima che reale. I social hanno trasformato l’abito in un dispositivo di comunicazione: non copre, trasmette. Non è più solo estetica: è gestione dell’immagine.

    Nell’ambito della moda, molte volte, non solo i vestiti possono essere considerati come status symbol, ci sono altre cose che possono essere considerati tali, ad esempio gli accessori per le donne: borse, scarpe, collane, bracciali. Delle ladies del forum chi non ha mai utilizzato un accessorio alla moda?

    Anche gli uomini utilizzano qualche accessorio in base alla moda del momento.

    segue

  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #2
    Secondo il sociologo polacco naturalizzato britannico Zygmunt Bauman (1925 – 2017) la condizione della post modernità contemporanea (che definisce con una metafora “modernità liquida” e “modernità solida”) ha sciolto i vecchi confini: formale/informale, maschile/femminile, lavoro/tempo libero. L’abito oggi è un campo di sperimentazione, non un recinto:

    mescoliamo registri
    ibridiamo simboli
    giochiamo con le appartenenze
    L’abito diventa un laboratorio identitario.

    Le teorie sociologiche contemporanee mostrano che la realtà è costruita socialmente attraverso simboli condivisi. L’abito è uno di questi simboli: non dice solo “chi sono”, ma come voglio essere interpretato. È un atto di comunicazione sociale e di espressione della propria identità.

    Il sociologo statunitense William Thomas (1863 – 1947) è noto per il “teorema di Thomas”: questo afferma che “se gli individui definiscono reali alcune situazioni, esse sono reali nelle loro conseguenze.

    La frase "L’abito non dice solo chi sono, ma come voglio essere interpretato" evidenzia che l’abbiglamento è una forma di comunicazione sociale e di espressione della propria identità, influenza la percezione altrui e riflette la nostra personalità.

    E’ stato calcolato che bastano 7 secondi per la prima impressione. In quel tempo non puoi spiegare chi sei, non puoi raccontare la tua competenza. L’abito parla prima di te, se è coerente, il messaggio arriva chiaro, immediato. E l’abito, quando è coerente, smette di essere un dettaglio.

    Quando scegliamo cosa indossare, non stiamo semplicemente rivolgendo uno sguardo al guardaroba: stiamo trasmettendo messaggi impliciti su chi siamo, i nostri valori e gusti, ma anche su come vogliamo che gli altri ci percepiscano.
    Per esempio, un abito elegante può comunicare professionalità o autorevolezza, mentre uno stile più casual può suggerire creatività.

    La dimensione interpretativa dell’abbigliamento: ciò che indossiamo non definisce chi siamo, ma può condizionare le opinioni e le aspettative di chi ci osserva. Questo concetto è centrale nella psicologia della moda e della comunicazione non verbale, dove l'abbigliamento diventa uno strumento per creare la prima impressione.

    Thomas evidenzia la doppia funzione dell’abbigliamento: da un lato, riflette la nostra identità, dall’altro indirizza l’intento comunicativo.

    Scegliere uno stile significa in parte modellare la narrativa su di sé, decidendo come vogliamo essere riconosciuti in diversi contesti, dal lavoro agli incontri sociali, dagli eventi formali alla vita quotidiana.

    In sintesi, l’abbigliamento non è soltanto necessità estetica o pratica, ma strumento attivo di comunicazione e interpretazione sociale.
    L'abito è il ponte tra chi siamo realmente e come desideriamo essere letti dagli altri, sottolineando l’intrinseco potere simbolico del vestire.

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    • restodelcarlino
      giullare

      • 13/05/19
      • 12620

      #3


      Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
      [FONT=Calibri]Secondo il sociologo polacco naturalizzato britannico Zygmunt Bauman (1925 – 2017) la condizione della post modernità contemporanea (che definisce con una metafora “modernità liquida” e “modernità solida”) ....omissis....
      Non te ne rendi conto, ma in questo momento sei come una Sirena che cerca di attirare Ulisse...
      O lo hai fatto appositamente?



      vassapé
      ...vassapé...

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      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #4
        L'Ulisse della situazione è fratel Cono ?

        E' noto che ama indossare la talare o la tonaca, di vari colori, a seconda dell'Ordine religioso che in quel momento desidera immedesimarsi

        Cono, invoco la tua immensa misericordia nel sopportare i miei pensieri luciferini a te dedicati

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        • Ale
          Opinionista

          • 18/08/20
          • 21445

          #5
          Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
          L’abito



          L’abito non copre soltanto il corpo. Nel passato comunicava agli altri chi eravamo o chi decidevamo di essere: status e ruolo. Ma oggi ?

          Oggi l’abito copre il corpo ma anche il vuoto tra ciò che siamo e ciò che desideriamo apparire. E in quello spazio, fragile, creativo, instabile, si gioca la nostra identità.

          L’abito non ha smesso di dire chi siamo, ha solo cambiato grammatica. Oggi l’abito è una narrazione personale: scegliamo chi essere per un giorno, per un’occasione, per un pubblico.

          ieri: segno di status
          oggi: segno di intenzione
          ieri: identità data
          oggi: identità performata.

          È la logica del “sé come progetto”, non come destino.

          Viviamo in un mondo in cui l’identità è visibile prima che reale. I social hanno trasformato l’abito in un dispositivo di comunicazione: non copre, trasmette. Non è più solo estetica: è gestione dell’immagine.

          Nell’ambito della moda, molte volte, non solo i vestiti possono essere considerati come status symbol, ci sono altre cose che possono essere considerati tali, ad esempio gli accessori per le donne: borse, scarpe, collane, bracciali. Delle ladies del forum chi non ha mai utilizzato un accessorio alla moda?

          Anche gli uomini utilizzano qualche accessorio in base alla moda del momento.

          segue
          Bel thread 'o Doxa, si dice che l'abito non fa il monaco ma non sempre è così...
          ...anch'io ogni tanto cedo alla tentazione di voler rappresentare qualcosa con quello che indosso, ad esempio la mia nostalgia per gli eighties trapela spesso dagli outfit, così come la passione per la danza
          ...sorprendente però che dopo oltre 5 anni che pratico il ciclismo con una certa regolarità non abbia ancora comprato niente in tema eccetto dei guanti ed un giacchino fluo, che però a volte uso anche per il running, quando esco in bicicletta mi vesto esattamente come per la palestra
          ...anni fa qua per città girava una signora che chiamavano la contessa, era vestita con abiti dell'ottocento trovati chissà dove, sembrava scappata da un museo, lei si che era avanti
          Mens sana in corpore sano

          Počasi se daleč pride 🐌

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          • LadyHawke
            Osservatrice

            • 29/04/19
            • 9370

            #6
            Nell’ambito della moda, molte volte, non solo i vestiti possono essere considerati come status symbol, ci sono altre cose che possono essere considerati tali, ad esempio gli accessori per le donne: borse, scarpe, collane, bracciali. Delle ladies del forum chi non ha mai utilizzato un accessorio alla moda?
            Non seguo la moda è grave?
            Per quanto mi riguarda compro solo ciò che mi piace e mi sta bene indossato, mi ci devo vedere io non perché devo piacere agli altri anche se a me non piace, ma ovvio che a seconda della situazione si usa un determinato abbigliamento che normalmente non si usa in casa o per andare a fare la spesa, come ad esempio partecipare ad una cerimonia, proprio in jeans e t-shirt no, magari a differenza della moda che vorrebbe l'abito lungo io sono diversa preferisco il completo pantalone.
            Ho ancora nell'armadio un sacco di capi vintage comunque li uso anche se fuori moda .
            La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
            Confucio

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            • Ale
              Opinionista

              • 18/08/20
              • 21445

              #7
              Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
              Non seguo la moda è grave?
              Per quanto mi riguarda compro solo ciò che mi piace e mi sta bene indossato, mi ci devo vedere io non perché devo piacere agli altri anche se a me non piace, ma ovvio che a seconda della situazione si usa un determinato abbigliamento che normalmente non si usa in casa o per andare a fare la spesa, come ad esempio partecipare ad una cerimonia, proprio in jeans e t-shirt no, magari a differenza della moda che vorrebbe l'abito lungo io sono diversa preferisco il completo pantalone.
              Ho ancora nell'armadio un sacco di capi vintage comunque li uso anche se fuori moda .
              Brava LH, noi la moda ce la facciamo su misura come un vestito, la mia ad esempio era attuale fina a circa 40 anni fa, ora un pò meno...
              ...sono d'accordo che bisogna mettere quello che ci piace e non quello che dicono gli altri, tipo la Bip che per gli allenamenti informali vorrebbe che danzassi in tenuta da maranza_skater
              ...Io invece preferisco un outfit che mi aiuti ad immedesimarmi nella parte, tipo le mise che mettevo a ginton
              ...adoravo invece l'insegnante del corso che avevo cominciato l'autunno scorso, mi lasciava libertà totale di mettermi magliette attillate e mini shorts che invece di criticare apprezzava



              Mens sana in corpore sano

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              • LadyHawke
                Osservatrice

                • 29/04/19
                • 9370

                #8
                Originariamente Scritto da Ale Visualizza Messaggio

                Brava LH, noi la moda ce la facciamo su misura come un vestito, la mia ad esempio era attuale fina a circa 40 anni fa, ora un pò meno...
                ...sono d'accordo che bisogna mettere quello che ci piace e non quello che dicono gli altri, tipo la Bip che per gli allenamenti informali vorrebbe che danzassi in tenuta da maranza_skater
                ...Io invece preferisco un outfit che mi aiuti ad immedesimarmi nella parte, tipo le mise che mettevo a ginton
                ...adoravo invece l'insegnante del corso che avevo cominciato l'autunno scorso, mi lasciava libertà totale di mettermi magliette attillate e mini shorts che invece di criticare apprezzava


                Sì certo ma ho detto anche "a seconda della situazione ", io adesso non so nel caso specifico, ma fuori dalla spiaggia per esempio mica si può girare in mutande per strada anche se piace, bisogna vedere se ci si può esibire in mutande o quanto sono mini ed attillati gli shorts
                Se ci si esibisce o ci si allena in un gruppo sportivo mi pare che ci si veste tutti allo stesso modo, almeno se non ricordo male ai tempi in cui figlio bambino si allenava con i pulcini del calcio.
                La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                Confucio

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                • Ale
                  Opinionista

                  • 18/08/20
                  • 21445

                  #9
                  Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
                  Sì certo ma ho detto anche "a seconda della situazione ", io adesso non so nel caso specifico, ma fuori dalla spiaggia per esempio mica si può girare in mutande per strada anche se piace, bisogna vedere se ci si può esibire in mutande o quanto sono mini ed attillati gli shorts
                  Se ci si esibisce o ci si allena in un gruppo sportivo mi pare che ci si veste tutti allo stesso modo, almeno se non ricordo male ai tempi in cui figlio bambino si allenava con i pulcini del calcio.
                  Sono normali shorts sportivi tipo quelli dei runner anche uomini, che cmq non metterei mai per andare a spasso per città per dire...
                  ...è che per la Bip oltre un dito sopra il ginocchio diventano mutande colte [denominate così per via dell'accento orientale, non perché abbiano studiato ]
                  ...poi però quando vuole fare i sui video con i costumi tradizionali in pubblico mica aspetta carnevale, la si che tento di defilarmi od almeno di partecipare in normale tenuta di allenamento
                  Mens sana in corpore sano

                  Počasi se daleč pride 🐌

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                  • Ale
                    Opinionista

                    • 18/08/20
                    • 21445

                    #10
                    A proposito di abiti, monaci, decoro e soprattutto business are business, ve l'ho mai raccontata quella dei turisti in visita alla chiesa dei Frari a Venezia?
                    ...per farla breve, giornata caldissima nella Serenissima, ed io con la mia amica siamo entrati in chiesa per cercare un pò di refrigerio 🥵
                    ...la ci siamo fermati subito dopo l'entrata giacché per proseguire era necessario pagare un biglietto alla cassa posta subito dopo
                    ...su tale cassa c'era un avviso che diceva di entrare con abiti decorosi per rispetto dell'ambiente, vietati shorts top infradito etc etc, giustissimo per carità
                    ...peccato però che davanti a quell' lunga fila pagante di turisti vestiti come per andare in spiaggia, chi di dovere ha fatto ben finta di non vedere l'outfit che prevaleva nel gruppo, giacché se li avesse cacciati niente soldini nelle casse della parrocchia, che non erano pochi fidatevi [fosse stato uno o due potevano anche fare la bella figura di far rispettare le regole, ma una dozzina o quelli che erano.....anche no ]
                    ...vabbè alla fine sono stati contenti tutti, i cassieri ipovedenti con la cassa piena ed i turisti che si sono rinfrescati a dovere
                    Mens sana in corpore sano

                    Počasi se daleč pride 🐌

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                    • doxa
                      Opinionista
                      • 30/04/19
                      • 2659

                      #11
                      Lady Hawke ha scritto

                      Per quanto mi riguarda compro solo ciò che mi piace e mi sta bene indossato, mi ci devo vedere io non perché devo piacere agli altri anche se a me non piace,

                      Condivido la tua opinione.

                      Io ho numerosi vestiti, ma uso sempre i soliti, 3 o 4.

                      Nella quotidianità indosso i jeans e una maglietta. Debbo decidermi a regalare le camicie e le cravatte, non le uso più. Alcune sono ancora nella confezione originale. Quando lavoravo erano un “obbligo”.


                      Catherine Abel, Olive Satin Dress (=abito in raso color oliva) olio su tela, 2000, collezione privata

                      La docente Simona Segre-Reinach, che insegna Antropologia culturale e Fashion studies nell’Università di Bologna, in un suo dialogo titolato: “Divenire con la moda. Strategie del corpo nel sociale”, dice che anche quando pensiamo di essere senza abiti, li indossiamo mentalmente.

                      Per esempio, se si guardano le celebri “Maja” di Goja: nella “Maja desnuda” il corpo presenta la stessa postura artificiale della versione “Maja vestita”, con il seno alto, la schiena rigida e la silhouette modellata da un corsetto invisibile. In questo caso il nudo ha con sé la “memoria” dell’abito.

                      Il noto “Ritratto dei coniugi Arnolfini”, dipinto da van Eyck nel 1434, evidenzia costosi abiti: pellicce, lana, velluto diventano dichiarazioni di ricchezza e di status. L’abito diventa un “codice” sociale.

                      La moda non si limita a confermare le identità, spesso le mette in crisi.

                      Quando, agli inizi dello scorso secolo, il Mahatma Gandhi abbandona l’abito da avvocato per indossare il semplice “dhoti” di cotone bianco dei contadini indiani, compie la trasformazione del proprio corpo pubblico. Il khadi, la stoffa filata e tessuta a mano, diventa un’arma politica contro il colonialismo britannico. Gandhi sapeva che quell’impero controllava l’India anche attraverso l’industria tessile: esportavano il cotone indiano, lo lavoravano a Manchester e lo rivendevano in India a caro prezzo. Chiedendo a ogni indiano di filare il cotone per mezz’ora al giorno, il Mahatma trasforma il vestire in disobbedienza di massa.

                      Altro caso. In Cina, durante la rivoluzione culturale (1966 – 1976) la moda venne combattuta come espressione del capitalismo. L’abbigliamento fu rigidamente standardizzato per simboleggiare l’uguaglianza proletaria, l’austerità e la devozione al partito. Comunque c’erano lievi differenze di colore e manifattura in base al ceto sociale al ruolo e allo status di chi le indossava.

                      L'abito standard, noto in occidente come giacca Mao e in Cina come Zhongshan zhuang, era caratterizzato da un colletto chiuso e quattro tasche frontali. Questo indumento cancellava ogni distinzione di genere o classe sociale.
                      Blu e grigio: erano i colori indossati dalla maggior parte della popolazione civile, inclusi operai, contadini e burocrati.
                      Nero, marrone e beige: erano tonalità meno diffuse ma comunque utilizzate per completare il guardaroba quotidiano.

                      Per essere in linea con l'ideologia del tempo, l'abbigliamento veniva completato da alcuni accessori:

                      Una spilla con il volto di Mao Zedong sul petto.
                      Una fascia rossa al braccio per i membri delle Guardie Rosse.
                      Il libretto rosso (Citazioni del Presidente Mao) tenuto sempre a portata di mano.
                      Per le donne, l'abitudine di indossare abiti maschili e portare i capelli corti, senza alcun tipo di trucco.

                      Un altro esempio. Nel 1994 Nelson Mandela entrò in Parlamento con una camicia “batik” colorata anziché il tradizionale completo occidentale. Quel gesto segnò simbolicamente il post-apartheid in Sudafrica.
                      Last edited by doxa; 23-05-2026, 23:36.

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                      • Ninag
                        Opinionista
                        • 05/03/24
                        • 1562

                        #12
                        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio



                        Non te ne rendi conto, ma in questo momento sei come una Sirena che cerca di attirare Ulisse...
                        O lo hai fatto appositamente?



                        vassapé

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                        • Ninag
                          Opinionista
                          • 05/03/24
                          • 1562

                          #13
                          Pezzo interessante, eppure l'abito non è solo fine a se stesso, indica anche un sistema, il costume di una società passa anche attraverso l'abbigliamento, che pure con tutte le libertà del caso ne indica i contorni, nessuno andrebbe al senato in mutande, o a un matrimonio indossando un tanga, per quanto esistano varie interpretazioni, ci sono certi film ambientati negli anni 30/ 40, in cui i costumi sono incredibili, c'è un famoso film ambientato anni 40 " Gli intoccabili" i cui costumi sono stati realizzati da un famoso stilista, che raccontano un'epoca meglio di mille parole.

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                          • dark lady
                            la viaggiatrice
                            • 09/03/05
                            • 70493

                            #14
                            Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
                            Non seguo la moda è grave?
                            Per quanto mi riguarda compro solo ciò che mi piace e mi sta bene indossato, mi ci devo vedere io non perché devo piacere agli altri anche se a me non piace, ma ovvio che a seconda della situazione si usa un determinato abbigliamento che normalmente non si usa in casa o per andare a fare la spesa, come ad esempio partecipare ad una cerimonia, proprio in jeans e t-shirt no, magari a differenza della moda che vorrebbe l'abito lungo io sono diversa preferisco il completo pantalone.
                            Ho ancora nell'armadio un sacco di capi vintage comunque li uso anche se fuori moda .
                            Siamo in due.
                            Il mio unico metro di giudizio è il mio gusto personale.
                            Anche se, come Miranda Priestly insegna, noi siamo influenzati dall'industria della moda anche quando pensiamo di non esserlo. Perché di fatto anche quando un capo di abbigliamento non è "di moda", quando lo acquistiamo è arrivato al punto della filiera della moda che è stato deciso per lui.
                            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                            • LadyHawke
                              Osservatrice

                              • 29/04/19
                              • 9370

                              #15
                              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                              Siamo in due.
                              Il mio unico metro di giudizio è il mio gusto personale.
                              Anche se, come Miranda Priestly insegna, noi siamo influenzati dall'industria della moda anche quando pensiamo di non esserlo. Perché di fatto anche quando un capo di abbigliamento non è "di moda", quando lo acquistiamo è arrivato al punto della filiera della moda che è stato deciso per lui.
                              Be' certo, anche gli abiti oggi vecchi o vintage all'inizio sono stati nuovi e messi in vendita destinati a qualcuno .
                              La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                              Confucio

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