L'islamico Abdullah Gul e' da oggi l'11/mo presidente della Repubblica laica turca. E sua moglie Ayrunissa, col capo coperto dal velo islamico turco rischia di diventare il simbolo della nuova Turchia, dominata dal 2002 dal partito islamico-conservatore Akp di Gul e del premier Tayyip Erdogan.
Tuttavia, il fatto che i militari turchi oggi non abbiano voluto presenziare alla cerimonia del giuramento di Gul, nonostante egli sia ora il comandante supremo della Forze armate, rappresenta un chiaro segnale dell' atteggiamento della Turchia laica, apparentemente rassegnata, di fronte a questa nuova vittoria politica e simbolica dell' 'islam moderato' turco: essi aspettano Gul, Erdogan ed il loro partito conservatore alla prova dei fatti.
E cosi' fanno anche gli ambienti finanziari e politici turchi ed internazionali: solo i fatti futuri diranno se esso puo' essere stabilmente moderato e democratico e se il modello di islam moderato che viene sperimentato oggi in Turchia, sia proponibile anche per altri paesi musulmani dove gia' si vanno formando partiti simili all'Akp.
Gul, inoltre, e' stato eletto con i soli 339 voti del suo partito conservatore di matrice islamica, Akp, al governo ad Ankara dal 2002, che con l'elezione del suo esponente ha capitalizzato la schiacciante vittoria elettorale (46,5%) ottenuta alle elezioni anticipate del 22 luglio scorso. La sua presidenza rischia percio' di essere 'azzoppata' da una rappresentativita' popolare effettiva meno che maggioritaria.
Inoltre, sulla presidenza Gul continueranno a pesare i dubbi della Turchia laica sulle reali intenzioni dell'islam moderato, sospettato dai laici di perseguire una strategia gradualista e solo apparentemente liberal-democratica, ma in realta' mirante a reislamizzare la Turchia.
Tali dubbi emersero con forza durante la 'crisi di primavera', quando proprio la candidatura di Gul a presidente provoco' aspre reazioni concretizzatesi in gigantesche manifestazioni nelle grandi citta' con milioni di persone che gridavano ''ne' turban ne' sharia a Cankaya'' (il palazzo presidenziale), mentre i militari, in un duro comunicato su Internet del 27 aprile, tuonavano affermando che il presidente turco dovrebbe essere ''un laico nei fatti e non solo a parole''.
Tali dubbi sembrano oggi sopiti e l'elezione di Gul si e' svolta in un clima di serenita' e di rispetto assoluto delle regole democratiche. In effetti questa tranquillita' apparente non dice tutta la realta' proprio perche' gli ambienti laici ed ataturkisti turchi hanno deciso di sorvegliare ancora piu' da vicino che nel passato gli islamico-conservatori di Gul ed Erdogan che oggi controllano, con il parlamento, il governo e la presidenza, le massime leve del potere statale.
Aspettare e sorvegliare: e' questo l'atteggiamento scelto dai militari che continuano quasi quotidianamente a ribadire il loro ruolo costituzionale di ''guardiani della laicita' e della democrazia''.
A questi ambienti non bastano di certo i pur solenni quanto scontati impegni ribaditi anche oggi da Gul: ''Difendero' tutti i principi della costituzione, inclusa la laicita' e rappresentero' imparzialmente tutti i cittadini'', ha affermato il neoeletto presidente prima di recarsi in doveroso omaggio Mausoleo di Kemal Ataturk fondatore, della Repubblica laica e democratica di Turchia.
Ne' tanto meno sono una garanzia per i laici turchi i rinnovati impegni europeisti di Gul, date le costanti pressioni europee per una riduzione della funzione costituzionale dei militari turchi di guardiani della laicita'.
''Il potere delle forze armate turche e' una garanzia per l'eternita' della Turchia'', ha non a caso dichiarato Gul nel corso della cerimonia del giuramento, dalla quale, pero', erano significativamente assenti proprio i capi militari turchi.
ANSA.it
Intanto un paio di precisazioni:
- il velo islamico turco non è altro che un foulard che si porta in testa, come molte anziane fanno anche qui in Italia. Per il resto sono vestite come tutte le donne europee.
- E un po' partigiano affermare come Gul abbia intenzione di re-islamizzare la Turchia, quando lui stesso in passato si battè, ad esempio, affinchè le donne deputate entrassero in parlamento senza capo coperto, si battè quando a sua moglie fu impedito di iscriversi all'università perchè portava il fazzoletto in capo, e senza tirare in ballo diritti religiosi, ma libertà individuali di espressione del proprio credo secondo le proprie abitudini.
- E' ritenuto seguace di una interpretazione "storicizzata e privatistica" dell'Islam, che egli fa risalire al poeta filosofo Necip Fazil Kisakurek che, è vero fosse contro le idee kemaliste di Ataturk, ma non esprimeva un islam fondamentalista e oscurantista.
Detto questo, anche parlando con alcune persone di Istanbul, ho avuto la percezione di come non siano, al momento, eccessivamente preoccupati per questa elezione. Certamente attenti a come si muoverà Gul, ma non allarmati.
In fibrillazione ho visto gli apparati militari, che mi hanno spiegato da sempre molto attivi nella politica, spesso con proclami e interventi di mediazione.
Tuttavia, il fatto che i militari turchi oggi non abbiano voluto presenziare alla cerimonia del giuramento di Gul, nonostante egli sia ora il comandante supremo della Forze armate, rappresenta un chiaro segnale dell' atteggiamento della Turchia laica, apparentemente rassegnata, di fronte a questa nuova vittoria politica e simbolica dell' 'islam moderato' turco: essi aspettano Gul, Erdogan ed il loro partito conservatore alla prova dei fatti.
E cosi' fanno anche gli ambienti finanziari e politici turchi ed internazionali: solo i fatti futuri diranno se esso puo' essere stabilmente moderato e democratico e se il modello di islam moderato che viene sperimentato oggi in Turchia, sia proponibile anche per altri paesi musulmani dove gia' si vanno formando partiti simili all'Akp.
Gul, inoltre, e' stato eletto con i soli 339 voti del suo partito conservatore di matrice islamica, Akp, al governo ad Ankara dal 2002, che con l'elezione del suo esponente ha capitalizzato la schiacciante vittoria elettorale (46,5%) ottenuta alle elezioni anticipate del 22 luglio scorso. La sua presidenza rischia percio' di essere 'azzoppata' da una rappresentativita' popolare effettiva meno che maggioritaria.
Inoltre, sulla presidenza Gul continueranno a pesare i dubbi della Turchia laica sulle reali intenzioni dell'islam moderato, sospettato dai laici di perseguire una strategia gradualista e solo apparentemente liberal-democratica, ma in realta' mirante a reislamizzare la Turchia.
Tali dubbi emersero con forza durante la 'crisi di primavera', quando proprio la candidatura di Gul a presidente provoco' aspre reazioni concretizzatesi in gigantesche manifestazioni nelle grandi citta' con milioni di persone che gridavano ''ne' turban ne' sharia a Cankaya'' (il palazzo presidenziale), mentre i militari, in un duro comunicato su Internet del 27 aprile, tuonavano affermando che il presidente turco dovrebbe essere ''un laico nei fatti e non solo a parole''.
Tali dubbi sembrano oggi sopiti e l'elezione di Gul si e' svolta in un clima di serenita' e di rispetto assoluto delle regole democratiche. In effetti questa tranquillita' apparente non dice tutta la realta' proprio perche' gli ambienti laici ed ataturkisti turchi hanno deciso di sorvegliare ancora piu' da vicino che nel passato gli islamico-conservatori di Gul ed Erdogan che oggi controllano, con il parlamento, il governo e la presidenza, le massime leve del potere statale.
Aspettare e sorvegliare: e' questo l'atteggiamento scelto dai militari che continuano quasi quotidianamente a ribadire il loro ruolo costituzionale di ''guardiani della laicita' e della democrazia''.
A questi ambienti non bastano di certo i pur solenni quanto scontati impegni ribaditi anche oggi da Gul: ''Difendero' tutti i principi della costituzione, inclusa la laicita' e rappresentero' imparzialmente tutti i cittadini'', ha affermato il neoeletto presidente prima di recarsi in doveroso omaggio Mausoleo di Kemal Ataturk fondatore, della Repubblica laica e democratica di Turchia.
Ne' tanto meno sono una garanzia per i laici turchi i rinnovati impegni europeisti di Gul, date le costanti pressioni europee per una riduzione della funzione costituzionale dei militari turchi di guardiani della laicita'.
''Il potere delle forze armate turche e' una garanzia per l'eternita' della Turchia'', ha non a caso dichiarato Gul nel corso della cerimonia del giuramento, dalla quale, pero', erano significativamente assenti proprio i capi militari turchi.
ANSA.it
Intanto un paio di precisazioni:
- il velo islamico turco non è altro che un foulard che si porta in testa, come molte anziane fanno anche qui in Italia. Per il resto sono vestite come tutte le donne europee.
- E un po' partigiano affermare come Gul abbia intenzione di re-islamizzare la Turchia, quando lui stesso in passato si battè, ad esempio, affinchè le donne deputate entrassero in parlamento senza capo coperto, si battè quando a sua moglie fu impedito di iscriversi all'università perchè portava il fazzoletto in capo, e senza tirare in ballo diritti religiosi, ma libertà individuali di espressione del proprio credo secondo le proprie abitudini.
- E' ritenuto seguace di una interpretazione "storicizzata e privatistica" dell'Islam, che egli fa risalire al poeta filosofo Necip Fazil Kisakurek che, è vero fosse contro le idee kemaliste di Ataturk, ma non esprimeva un islam fondamentalista e oscurantista.
Detto questo, anche parlando con alcune persone di Istanbul, ho avuto la percezione di come non siano, al momento, eccessivamente preoccupati per questa elezione. Certamente attenti a come si muoverà Gul, ma non allarmati.
In fibrillazione ho visto gli apparati militari, che mi hanno spiegato da sempre molto attivi nella politica, spesso con proclami e interventi di mediazione.



Comment