Quello che non capisco è questo attaccamento molto burocratico nei confronti delle etichette campo di concentramento / campo di sterminio. Per Piotr un campo di concentramento va bene, un campo di sterminio no: questo a patto che ovviamente il campo di concentramento risulti una specie di grande prigione all'aperto dove vanno soltanto coloro che hanno ricevuto un giusto processo e dove siano assicurate condizioni di vita minimamente soddisfacenti.
Questa è la teoria, è un campo di concentramento che galleggia nell'Iperuranio visto che nella pratica un campo di concentramento non è mai tale; prima di tutto perchè di coloro che solitamente finiscono in un campo di concentramento, rieducazione et similia (prego indicare altra etichetta a piacere) si vuole piegare la capacità di resistenza, si vuole incidere sul modo di pensare. Li si vuole cancellare e plasmare ex novo, sradicando le radici del dissenso, laddove non li si voglia uccidere; e questo non è certo possibile assicurando un giaciglio comodo, turni di lavoro sopportabili e tre pasti regolari al giorno. Un campo di concentramento basato sul rispetto della dignità della persona umana è altro da sé: è al massimo un grosso campo recintato per i pic-nic delle giovani marmotte.
Ma passiamo oltre, visto che è già stato placidamente ricordato che nei campi di concentramento le condizioni di vita non sono ottimali e che la morte amministrata mediante i disagi rappresenta praticamente la regola. Se in un campo di sterminio 27.000 persone vengono industrialmente liquidate nelle camere a gas e nelle fucilazioni di massa e contemporaneamente in un campo di concentramento basato sul lavoro forzato, altre 27.000 muoiono uccise dalla fatica, dagli stenti, dal freddo, la differenza dov'è ?
Che il processo del campo di sterminio, nelle sue meccaniche industriali e spersonalizzanti, è ancora più inquietante nel ridurre la vittima a prodotto di una catena di montaggio, mentre nel campo di concentramento (ma sempre e soltanto per chi guarda) tutto è più rassicurante perchè alle vittime almeno non è negata la facoltà di morire in seguito ad una brutalità del tutto ordinaria e quindi umanizzante ? Perchè l'inquietante distorsione dell'utilizzo del progresso tecnologico nell'esempio rappresentato dalle camere a gas non è evocata dall'immagine tutto sommato banale e storicamente onnipresente di un prigioniero che muore di difterite ?
Questa è la teoria, è un campo di concentramento che galleggia nell'Iperuranio visto che nella pratica un campo di concentramento non è mai tale; prima di tutto perchè di coloro che solitamente finiscono in un campo di concentramento, rieducazione et similia (prego indicare altra etichetta a piacere) si vuole piegare la capacità di resistenza, si vuole incidere sul modo di pensare. Li si vuole cancellare e plasmare ex novo, sradicando le radici del dissenso, laddove non li si voglia uccidere; e questo non è certo possibile assicurando un giaciglio comodo, turni di lavoro sopportabili e tre pasti regolari al giorno. Un campo di concentramento basato sul rispetto della dignità della persona umana è altro da sé: è al massimo un grosso campo recintato per i pic-nic delle giovani marmotte.
Ma passiamo oltre, visto che è già stato placidamente ricordato che nei campi di concentramento le condizioni di vita non sono ottimali e che la morte amministrata mediante i disagi rappresenta praticamente la regola. Se in un campo di sterminio 27.000 persone vengono industrialmente liquidate nelle camere a gas e nelle fucilazioni di massa e contemporaneamente in un campo di concentramento basato sul lavoro forzato, altre 27.000 muoiono uccise dalla fatica, dagli stenti, dal freddo, la differenza dov'è ?
Che il processo del campo di sterminio, nelle sue meccaniche industriali e spersonalizzanti, è ancora più inquietante nel ridurre la vittima a prodotto di una catena di montaggio, mentre nel campo di concentramento (ma sempre e soltanto per chi guarda) tutto è più rassicurante perchè alle vittime almeno non è negata la facoltà di morire in seguito ad una brutalità del tutto ordinaria e quindi umanizzante ? Perchè l'inquietante distorsione dell'utilizzo del progresso tecnologico nell'esempio rappresentato dalle camere a gas non è evocata dall'immagine tutto sommato banale e storicamente onnipresente di un prigioniero che muore di difterite ?

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