L'8 Settembre 1943 aveva capitolato l'Italia fascista.Quel giorno aveva vinto la democrazia in Italia .Secondo voi l'8 settembre 1943 era un giorno triste o felice?
[QUOTE=Matthias;727074]Ma l'8 settembre del 1943 comunque lo si prenda
"Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt'attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta."
Arthur Schopenhauer
Superficialmente direi di sì, vedendo la cosa nel contesto più ristretto della politica interna.
Bisogna però dire che il comportamento dell'Italia in altre circostanze non è stato dissimile, come quando nel 1915 rompemmo la neutralità con i nostri alleati, gli Imperi Centrali, dichiarando loro guerra a seguito delle promesse fatteci dalle potenze dell'Intesa, teoricamente nostre nemiche: promesse poi non mantenute e che furono tra le cause del successo del movimento fascista, tralatro, e in quel caso fummo fortunati a trovarci da subito dalla parte del vincitore.
Un atteggiamento non dissimile a quello del 1940, quando Mussolini si persuase dell'imminente vittoria tedesca ed entrò frettolosamente in una guerra dove "non era stato invitato" come dice Kesselring, e del 1943, quando per ingraziarsi gli Alleati Badoglio e Vittorio Emanuele III si affrettarono a dichiarare guerra ai tedeschi dopo averli invitati in Italia a combattere gli Alleati, con le conseguenze che tutti conosciamo.
[QUOTE=Matthias;727089]Superficialmente direi di s
CONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
Benito era uno
dei principali propugnatori dell'intervento dell'Italia contro l'Austria nel
1915 ... anzi, fu proprio su quello che si consumò la sua rottura con i
socialisti.
Sì, ma l'estinto Benito nel 1915 non era il Capo del Governo di Roma che trattava con gli inglesi, era il Capo dell'ala rivoluzionaria del Partito Socialista...le sue opinioni non vincolavano le decisioni del re, erano quelle di un privato cittadino impegnato in politica. Se ne deduce che dovresti ripassare un pò meglio la storia patria...e comunque nessuno ha mai detto che il Duce non fosse opportunista.
A noi nel 1043 sarebbe servito un soldato come Mannerheim, che tu sicuramente conosci, piuttosto che un uomo politico, però.
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
[QUOTE=Matthias;727117]Oh, sono sicuro che a quei tempi Mussolini era perfettamente a conoscenza delle trattative (segrete) con gli inglesi e che non cavalc
CONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
Mannerheim era in una situazione del tutto diversa ...non capisco cosa vuoi dire ... che dovevamo resistere fino all'ultimo ?
Non eravamo in grado ed il sentimento popolare era decisamente diverso
rispetto a quello dei Finlandesi aggrediti nel 1939.
L'8 settembre del 1943 credo che sia stato molto diverso per ciascun italiano a seconda del luogo in cui si trovava.
Diverso fu per i militari e per i civili, per i primi diverso fu in base al fatto che si trovassero in Italia o all'estero, per i secondi in base al fatto della loro collocazione geografica (nord - sud, città - campagna).
A livello personale ciascun italiano ebbe il suo 8 settembre come in tanti avvenimenti della nostra storia nei quali anche nella successiva ricostruzione il vissuto personale si riflette nella riflessione storica.
A livello politico siamo veramente nel campo di 1.000 pertiche perchè come al solito si prende come riferimento una data e nell'avvenimento che tale data rappresenta si cerca di trovare spiegazioni per il passato, il presente ed il futuro.
E' un errore clamoroso di prospettiva storica.
L'armistizio è il punto d'arrivo di una guerra ormai persa su tutti i fronti, continuarla avrebbe ridotto l'Italia già duramente provata in condizioni che è difficile immaginare.
L'8 settembre fu un tradimento?
Tradimento di chi?
Di un alleato (la Germania nazista) del quale, sin dal 1938, la maggioranza degli stessi gerarchi fascisti e la monarchia non si fidavano convinti del fatto che se Hitler avesse vinto la guerra l'Italia sarebbe stata asservita al Reich?
La fuga dalla capitale della Corte e del governo fu vergognosa?
Cosa avrebbero dovuto fare?
Farsi arrestare dai tedeschi ed essere magari arrestati e fucilati come traditori cedendo il governo al risorto fascismo repubblicano?
Io vedo poche figure da lodare e tante da disprezzare ma non per il fatto in sè dell'armistizio ma per aver portato l'Italia a quel punto tragico in cui diventarono palesi tutti i nostri più tragici e atavici vizi: la disorganizzazione, la mancanza totale di civismo, la machiavellica ragion di stato, la faziosità, "tutti a casa" e così via di peggio in peggio sino agli obbrobri della guerra civile che da lì a poco sarebbe iniziata...
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Comment