Controriforma Sacconi sul Lavoro

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  • EVOKar
    Stronzo chi legge!!
    • 08/12/06
    • 5337

    #31
    Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio
    E' vero, mi sta bene, ma c'è un problema di fondo: la stabilità.

    Secondo te un lavoratore di 40 anni che ha lavorato per 15-20 anni con contratti a termine (insomma, è pure un fortunato se ha lavorato così tanto) verrà assunto a tempo indeterminato o l'azienda lo "congederà" per assumere un altro giovane da sottopagare che è benissimo in grado di fare lo stesso lavoro per metà dello stipendio?
    Ti dimostro che non sono accecato da una visione di parte: io in questa situazione da te descritta (di solito dopo 10-15 anni di contratti a termine la posizione lavorativa viene stabilizzata) mi augurerei che il lavoratore possa svolgere le sue mansioni in pianta stabile nell'azienda.
    Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio
    Seguendo la tua logica, quella della massimizzazione del profitto e del "dobbiamo capire le aziende") l'azienda non ci metterà un nanosecondo ad assumere il giovane con un contratto degno di un negriero e a lasciare a gambe all'aria il 40nne e la sua famiglia e casa da mantenere.
    No no, ti spiego meglio. Non si tratta di ecludere il lavoratore dal mercato del lavoro, ma di impiegarlo in maniera più redditizia per l'impresa e, in ricaduta, per sè stesso (premi di produttività, cottimo, straordinari, ecc ecc). Considera poi che l'operaio dopo tanti anni di lavoro ha naturalmente acquisito una certa competenza nella specifica mansione svolta, cosicchè anche nel caso si dovesse trovare nella spiacevole situazione di adeguarsi alla logica della flessibilità produttiva (che non riguarda solo la manodopera, lo sottolineo, ma comprende il complessivo impiego di tutti i fattori produttivi: materie prime e scorte, quindi logica del just in time; piattaforme di layot produttivi multifunzione che consentano la realizzazione di diverse tipologie di merci finali; esternalizzazioni con l'impianto di stabilimenti vicino ai mercati di sbocco; e così via.....), fuoriuscito dall'impresa ad esempio A, non avrebbe nessuna difficoltà ad offrire la sua professionalità ad un'altra impresa B, nello stesso settore merceologico o complementare. Un'appliacazione efficace della logica produttiva snella e quindi flessibile dovrebbe delinearsi nei termini da me citati. Se il lavoratore rimane fuori e non trova sbocco nel mercato del lavoro, evidentemente lo Stato e il complessivo sistema economico hanno fallito, non lo si può negare.
    Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio

    Ora... al di la del punto di vista umano della vicenda: hai idea di che costo sociale e di che deleteri effetti sull'economia abbia una tendenza di questo tipo? Il sistema del credito arriverà ad avere concentrazioni abnormi di capitali che NESSUNO VORRA' perchè nessuno sarà tanto pazzo da pensare di potersi impegnare economicamente; Il mercato sarà innondato di prodotti che resteranno sugli scaffali dei negozzi perchè il potere di acquisto sarà in costante discesa e alla fine non sarà minimamente sufficiente a creare offerta; Le aziende non venderanno e dovranno chiudere, e ben presto imprenditore e lavoratore si troveranno entrambi a fare la fila per un piatto di minestra; quelle che non chiuderanno saranno in ogni caso costrette ad aumentaare i prezzi per far fronte al mercato stagnante, e i prezzi continueranno a salire riducendo ancor di più le condizioni di vita delle fasce basse e mediobasse, con ripercussioni significative anche sull'attuale classe medio-alta; Si chiama Stagflazione.
    Chiarissimo, sono in linea con questa tua analisi. E aggiungo che purtroppo ci troviamo già in una situazione di stagflazione, ossia diminuzione drastica dei consumi accompagnata da inflazione elevata. Alle sogne della recessione insomma.
    In questa fase storica la parola d'ordine è razionalizzazione. Speriamo bene.
    Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio

    A questo aggiungici la simpatica contingenza economica mondiale che vede l'ulteriore boom dei prezzi di carburante e dei generi alimentari...Qui tornerà la fame, e la nostra società sarà così "flessibile" da piegarsi sotto il suo stesso peso.

    Ragionare in termini di mero profitto indiretto, agendo sul costo del fattore di produzione/lavoro, significa non considerare tutto questo.
    I lavoratori sono più degli imprenditori, questo vuol dire che sono la maggior parte dei consumatori ed il loro benessere è il benessere del mercato interno.
    Ok, in linea con quanto ho quotato sopra. Va stimolata la domanda.
    Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio


    Bisogna dare stabilità e sicurezza al lavoro, e incentivare i contratti STABILI ed economicamente SICURI. Chi assume a tempo indeterminato deve pagare meno tasse di chi assume con contratti a termine. Non viceversa.
    Il punto è questo. Incentivare mi sembra un termine sbagliato, ciò non esclude che una certa sicurezza al lavoratore bisogna darla, non si può lasciar navigare il padre di famiglia nell'incertezza sul futuro suo e dei suoi figli. E riallacciandomi a quanto già sostenuto, non si tratta di promuovere un potere di inclusione/esclusione dal lavoro, bensì l'impresa deve fare in modo che la prestazione offerta dal lavoratore renda di più, sia più produttiva, e per far ciò non si deve far ricorso allo sfruttamento intensivo del manovale, ma l'impresa deve altresì attivarsi in prima persona per fornire tutte le innovazioni tecnologiche nei metodi e nei mezzi di produzione al fine di rendere effettivamente realizzabile tale aumento di produttività. Quindi, deve sussistere una convergenza reciproca di interessi tra impresa-lavoratori. Agire solo sui salari senza modificare il resto, condurrà solo al peggioramento delle condizione economiche e finanziarie rese già instabili dalla congiuntura mondiale sfavorevole.
    Last edited by EVOKar; 02-07-2008, 02:10.
    [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

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    • Anemos
      Narciso...
      • 16/10/04
      • 10243

      #32
      [QUOTE=EVOKar;889242]Ti dimostro che non sono accecato da una visione di parte: io in questa situazione da te descritta (di solito dopo 10-15 anni di contratti a termine la posizione lavorativa viene stabilizzata) mi augurerei che il lavoratore possa svolgere le sue mansioni in pianta stabile nell'azienda.

      No no, ti spiego meglio. Non si tratta di ecludere il lavoratore dal mercato del lavoro, ma di impiegarlo in maniera pi
      [COLOR="DarkOrange"][SIZE="3"][FONT="Palatino Linotype"][B][CENTER]La pi

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      • Malcom1975
        Opinionista
        • 29/12/07
        • 756

        #33
        [QUOTE=EVOKar;889242]Ti dimostro che non sono accecato da una visione di parte: io in questa situazione da te descritta (di solito dopo 10-15 anni di contratti a termine la posizione lavorativa viene stabilizzata) mi augurerei che il lavoratore possa svolgere le sue mansioni in pianta stabile nell'azienda.

        No no, ti spiego meglio. Non si tratta di ecludere il lavoratore dal mercato del lavoro, ma di impiegarlo in maniera pi
        Voglio un Italia Libera,Laica, con una Nuova Classe Politica Efficiente,Capace e Non Corrotta! E tu?
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        Jvustitia et Veritas in Libertate Semper!

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        • Dutch
          Opinionista
          • 20/04/07
          • 2497

          #34
          [QUOTE=EVOKar;887988]Il vero obiettivo

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          • EVOKar
            Stronzo chi legge!!
            • 08/12/06
            • 5337

            #35
            Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio
            Mi sembra di capire che tu tendi a considerare lavoratore e impresa sullo stesso piano contrattuale... il fatto è che le cose stanno in maniera diversa: il lavoratore è soggetto debole per antonomasia, non ha la stessa forza contrattuale dell'imprenditore perchè quest'ultimo in definitiva ha nelle sue mani i mezzi di sostentamento del primo.
            Non proprio in questi temini. L'impresa ha le sue problematiche, idem i lavoratori. L'imprenditore non investe i propri soldi e il proprio tempo per sfamare una parte della popolazione, al contrario rischia una parte del proprio capitale in prima persona e agisce cercando di massimazzare o quanto meno stabilizzare il profitto. Rientra nella sua logica, non può comportarsi diversamente. Allo stesso tempo, deve garantire un'adeguato salario al lavoratore, condizioni materiali dignitose di esistenza e un dovuto rispetto umano in generale. L'impresa, come dici tu, gode indubbiamente di un potere maggiore rispetto alla massa disomogenea di operai, ma questo è normale, rientra nel paradigma economico tradizionale, lo stesso che ho espresso sinteticamente sopra, nella prima parte del mio post.
            L'impresa ha delle sue regole, delle sue responsabilità, sottostà a determinate leggi economiche; è necessario considerarle e non ragionare solo nell'ottica del proletario. Inoltre, dal periodo dei primi sviluppi dell'industra manifatturiera fordista, in cui al lavoratore vennero garantiti tutta una serie di diritti prima non riconosciuti, i salari sono sempre andati aumentando. Quindi, non capisco tutto questo accanimento nel focalizzare l'attenzione esclusivamente sulla componente monetaria dello stipendio. Semplicemente: vuoi più soldi in busta paga? lavora meglio. E come ho già accennato in altri messaggi, questo può avvenire col contributo imprescindibile delle stesse imprese. Non si tratta di sfruttare maggiormente il lavoratore, di pretendere da lui mansioni più sbrigative nonostante l'avanzare dell'età (come sostiene Malcom nell'altro post), piuttosto devono essere implementate innovazioni tecnologiche di macchinari e di procedure (più snelle e razionali) che consentano tale aumento di produttività. Per questo io dico che necessiterebbe un confronto dialettico sereno e collaborativo. Col muro contro muro non si giunge da nessuna parte. Impresa e lavoro sono complementari, non elementi disgiunti.
            Originariamente Scritto da Anemos Visualizza Messaggio
            Inoltre il problema è che in questa situazione l'esperienza dimostra come non c'è alcuna convergenza sulla produttività dell'impiego tra lavoratori e aziende, e nessuna spinta di queste ultime ad investire in tecnologia/formazione ecc... sono investimenti inutili quando puoi risparmiare direttamente sul fattore lavoro... e credimi, un lavoratore di 40-50 anni rischia davvero di non trovare più un posto di lavoro in questa situazione: spesso la sua esperienza costa troppo rispetto a quello che "rende", se con gli stessi soldi che usi per mantenere lui puoi assumere tre precari e farli lavorare come zerbini...
            Lo sforzo è complessivo e riguarda la formazione, la tecnologia, un mercato del lavoro flessibile ma non precario, riduzione degli sprechi, accrescere la tanto agognata competitività. Governo e Confindustria mirerebbero a questo. Molti lavoratori non sono più gli operai universali della fabbrica fordista che concentrava il suo sforzo strizzando l'occhio alle economie di scala. I lavoratori attuale, della nsotra epoca, sono individui professionali e specializzati che non possono essere sostituiti con "tre precari zerbini". Non potranno mai avere le stesse competenze.
            In alcuni settori il lavoro è ancora stardadizzato e manualizzato, ma la maggior parte delle imprese ormai opera in maniera flessibile e snella richiedendo l'autoattivazione del lavoratore, la sua specializzazione e competenza. Il futuro è questo, non c'è altra via d'uscita.
            Last edited by EVOKar; 02-07-2008, 23:14.
            [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

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            • EVOKar
              Stronzo chi legge!!
              • 08/12/06
              • 5337

              #36
              [QUOTE=DutchFlower;889891]D'accordissimo, se vogliamo tagliare sul serio i costi del lavoro cominciamo da dirigenti e manager d'oro:

              [I]Giancarlo Cimoli, alla guida di una societ
              [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

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              • marcioff
                Opinionista
                • 17/09/08
                • 141

                #37
                [QUOTE=Microemozioni;872443]Dopo la Legge Maroni dobbiamo prepararci alla Legge Sacconi.

                In soffitta i disegni di riforma di Damiano cio
                CHIEDO LA VITA AL DI LA' DELLA MORTE, PER VEDERE COME FINIRA'.

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                • Malcom1975
                  Opinionista
                  • 29/12/07
                  • 756

                  #38
                  L'11 Ottobre tutti a manifesrare contro sacconi e il 17 sciopero!
                  Voglio un Italia Libera,Laica, con una Nuova Classe Politica Efficiente,Capace e Non Corrotta! E tu?
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