sinceramente mentre scrivevo c'ho pensato anch'io ma di Giulio ce n'
Il peggio del peggio
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Che differenza c'Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggioahahahahahahahaha digli che si puo' sfuggire alla giustizia umana: Non a quella di Dio.Hymni Kombetar
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La domandaOriginariamente Scritto da Kyra Visualizza MessaggioCredo che in condizioni ideali non ci vorrebbe nemmeno poi molto.
Una decina d'anni?Membro del Consiglio degli Admin
[RIGHT][I]L'ironia
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Bene...noi ci teniamo molto ai diritti dell'uomo...(vedi sentenza europea sul crocifisso)..siamo europei, è bene che l'Italia si allinei dunque alla Convenzione e rispetti la Costituzione.Originariamente Scritto da Baboulenka Visualizza MessaggioLa cosa più assurda è che all'inizio del ddl si legge:
Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi,
in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della
Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
O in questo caso, no?
Last edited by acid75; 14-11-2009, 15:09.
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Che lo volessero anche i Ds non indica che sia una cosa buona.
Tanto più che qui non si cerca di tutelare i diritti delle persone dai processi troppo lunghi, si cerca semplicemente di avere una scure (la prescrizione) per poter tagliare i processi. Soprattutto quelli più scomodi.Membro del Consiglio degli Admin
[RIGHT][I]L'ironia
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Uh, anche la Finocchiaro (che oggi ipocritamente si indigna), ci aveva provato: http://www.senato.it/service/PDF/PDF...T/00221333.pdf
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In effetti il problema implicherebbe mettere le mani sulla conduzione del processo nel suo insieme, ovvero in italia dura una vita perchè le prove si formano in sede processuale, mentre altrove si formano in sede di indagine di polizia al che nel processo non resta che tirare le somme ed emettere la sentenza.
Adottando tale metodo il processo diverrebbe rapido, semmai allungando i tempi di indagine che debbono concludersi con le prove già formate da pesare e basta.
Decidere nel dibattimento processuale se la prova è tale o meno significa fare un 'altro processo nel processo da moltiplicarsi per tutte gli indizi di prova con i quali si attua il rinvio a giudizio.
Però si direbbe che tutti siano interessati ad altri aspetti della cosa e chi è contro non meno di chi è a favore.
Quanto agli effetti della nuova legge una parte dice che saltano l'1% dei processi, l'altra parte dice che ne saltano 100.000, stando a dire probabilmente la stessa cosa, ma indicandola con numeri che ottengano l'effetto voluto in proprio, che non evidenzia che il sistema è soffocato da 10 milioni di processi, il che non è quanto di meglio possa caratterizzare un meccanismo che funziona.
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IL COMMENTO
La pretesa immunitaria
di GIUSEPPE D'AVANZO
IL "processo breve" è la ventesima legge approvata nell'interesse di Silvio Berlusconi dai commessi nominati in Parlamento dalla Lega e dal Partito della libertà. È una legge che salva l'Egoarca (morirà il rognosissimo processo Mills, dove è accusato di corruzione). Qualche effetto immediato. La legge sfascia la già malmessa macchina giudiziaria. Non c'è, infatti, nessun contemporaneo provvedimento che asciughi le procedure, depenalizzi i reati, renda più efficiente l'organizzazione giudiziaria, qualifichi le risorse umane e incrementi gli strumenti materiali.
Il "processo breve" impoverisce le casse dello Stato perché si creano condizioni favorevoli alla "casta" (ministri, sindaci, amministratori pubblici) per non risarcire il danno di sperperi e distrazioni. Allontana dalla condanna le società che hanno la responsabilità amministrativa dei reati commessi dal management nell'interesse dell'azienda. Prepara soprattutto un processo ingiusto e diseguale. Lasciate immutati, oltre ogni ragionevolezza, i reati, le procedure e le garanzie processuali, il processo non potrà che avere tempi lunghi. Effetti a lungo termine. Un processo - da un lato, nato per essere dilatato nei tempi e, dall'altro, strozzato nella durata - è uno strumento destinato a diventare superfluo, inutilizzabile, inutile. Soprattutto è un arnese che non potrà essere mai "giusto", nonostante le filastrocche a uso televisivo delle ugole obbedienti. Perché danna i poveri cristi senza risorse e premia chi ha il denaro per pagarsi legulei competenti nell'esplorare i labirinti della procedura. In conclusione, il paese sarà più fragile, insicuro e criminofilo con giubilo dei delinquenti con e senza colletto bianco: c'è finalmente il modo legale per arraffare, arricchirsi, farsi prepotente senza danno, malvivere senza pagare dazio né allo Stato né agli innocenti diventate vittime.
Il "processo breve", frutto avvelenato di un'arrogante pretesa immunitaria, è soltanto l'intimidatoria ipoteca che, per ora, Berlusconi lascia sul tavolo. È già accaduto appena ieri, nel 2008. Con un emendamento al decreto sicurezza, il capo del governo si fa approvare la sospensione di un anno dei processi per fatti commessi prima del 1 luglio 2002, la cui pena non ecceda i dieci anni (è il suo caso). La norma manda all'aria centomila processi. Berlusconi l'agita per rendere accettabile come "danno minore" un provvedimento che lo rende immune fino a fine mandato (il "lodo Alfano" sarà approvato l'11 luglio 2008 e bocciato dalla Consulta, perché incostituzionale, il 7 ottobre 2009).
Il quadro tattico, in apparenza, non pare diverso in quest'anno di grazia 2010. Distruttivo dell'intero sistema giudiziario, il "processo breve" è il mostruoso sgorbio che dovrebbe convincerci ad accogliere, come riduttivo di un rovinoso danno, un altro provvedimento che, senza umiliare l'interesse collettivo, può ottenere lo stesso risultato: il congelamento dei processi del Cavaliere. E soltanto apparenza. In realtà, in quest'occasione la strategia che si intravede dietro mosse rituali guarda più lontano, è più pericolosa perché vuole essere definitiva.
Il "male minore" (per i cittadini, per lo Stato), che dovrebbe salvare l'Egoarca dalle sue rogne giudiziarie, è il disegno di legge sul "legittimo impedimento" (da lunedì alla Camera). È la riformulazione, ancora per via ordinaria e quindi incostituzionale, del "lodo Alfano". La definiscono "disposizione temporanea in materia di legittimo impedimento del presidente del consiglio a comparire nelle udienze penali". Prevede che "costituiscano motivo di rinvio delle udienze gli impegni istituzionali del capo del governo". La norma sarà valida, per "tutti i processi in corso in ogni fase, stato o grado", solo per 12 mesi in attesa di una riforma costituzionale che reintroduca l'immunità parlamentare (già pronta la proposta bi-partisan Chiaromonte-Compagna). Naturale che Berlusconi non si fidi dell'escamotage o della solidità di quel "ponte". Perché dovrebbe vedere garantita la sua salvezza in una legge (il "legittimo impedimento") che oltraggia la Costituzione in attesa che la Costituzione venga poi riscritta per cicatrizzare la ferita? Un pasticcio, come nemmeno un Ghedini potrebbe organizzare. È ovvio che il capo del governo vorrà raddoppiare la sua pressione sull'opposizione, sul capo dello Stato, sulla magistratura, sull'opinione pubblica con l'uno e l'altro dei provvedimenti ("processo breve" e "legittimo impedimento") per ottenere il consenso ad aprire subito (e al diavolo il governo e le difficoltà del Paese) una "stagione costituente" che assegni alle Camere il potere di "disporre, a garanzia della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato" (così si legge nel disegno di legge Chiaromonte-Compagna).
Ora si ascoltano molti pareri favorevoli al ritorno irrobustito dell'immunità parlamentare. Poco male. Allarma che l'opposizione - e anche segmenti di una magistratura stressata e "stanca di guerra" - non si accorgano che la revisione dell'immunità (il Cavaliere deve farsela approvare anche dall'opposizione perché, impopolarissima, non supererebbe il referendum) è nelle manifeste intenzioni di Berlusconi la cruna attraverso cui infilare il cammello della "costituzionalizzazione" di se stesso, dell'anomalia dei suoi interessi confusi e sovrapposti, il congegno per potenziare un potere che immagina limitato da troppi contrappesi (parlamento, ordine giudiziario, capo dello Stato, Corte costituzionale). A Bonn è stato fin troppo chiaro, a questo proposito. È dunque la riforma della Costituzione l'ancoraggio finale di una strategia cominciata oggi con l'approvazione al Senato del "processo breve". L'agenda politica può essere favorevole per il progetto. Dopo le elezioni regionali (marzo), non si voterà per tre anni. Lontano dagli elettori, il sistema politico potrà ritornare sordo e autoreferenziale. Le carte sono già in tavola, se le si vuole vedere. L'Egoarca chiede che la Costituzione diventi strumento di chi governa, Instrument of Government, dispositivo per esercitare il potere. Ci si sarebbe aspettato che, nella sinistra nouveau style, qualche autorevole oracolo ricordasse che la Carta fondamentale della Repubblica è figlia di un costituzionalismo che non l'ha immaginata strumento di governo ma di garanzia contro gli abusi del potere. Al contrario, evocando la "bozza Violante" (fine del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei deputati, Senato federale), le menti soi-disant "realiste" dell'opposizione sembrano convolare verso la linea tracciata dall'Egoarca. Enfatizzano la modernità della "bozza", ne occultano in pubblico il più autentico obiettivo: il rafforzamento dei poteri del premier. Che, una volta immunizzato per sempre, è appunto l'obiettivo dell'Egoarca.
Bisogna prendere atto oggi che non si odono voci responsabili che denuncino quanto possa essere pericoloso imboccare questa strada. "Chi ci salverà da Berlusconi, "padre costituente"?", si chiedeva nel 2004 lo storico Sergio Luzzatto. La risposta provvisoria è oggi questa: a livello politico, nessuno sembra aver voglia di salvarci. Chi potrebbe farlo o tace o dissimula le sue intenzioni. Soffiano arie bicamerali e, dopo il voto regionale, infurieranno impetuose, aggressive e libere.
© Riproduzione riservata (21 gennaio 2010)amate i vostri nemici
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Rispondimi solo a questo, allora: La mafia e i mafiosi trarranno giovamento o no da una simile "legge"? E coloro che finanziariamente potranno disporre di buoni avvocati, possono essere accomunati alla povera gente che chiederà giustizia?amate i vostri nemici
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I reati di mafia sono esclusi, chi tiene i soldi già ora non arriva alla fine di un processo che dura tre vite e sulla lunghezza riesce a traformare la giustizia, a fronte della sua inefficienza, in una arma propria, infatti è classica la risposta battuta: e allora fammi causa
Quindi tanto per cominciare mi sarei aspettato che quelli che ora di giustizia tanto stanno a blaterare avessero preso loro, quando erano nella posizione per farlo e ci sono stati, le corrette iniziative che ora accusano di non prendere, rendendo il processo quella cosa certa e rapida che si dice di volere senza aver fatto mai nulla per avere e nel contesto, anzichè operare per ottenere quello status quo di un decina di milioni di processi pendenti, proponessero quelle modifiche al contorno che rendono il breve un breve fattibile.
Ne mi si venga a raccontare che non gliele approvano, tu proponile, poi si valuta, ma se non le proponi significa che non ti interessano perchè pure chi ora tanto dice vuole e gradisce che sia mantenuto il casino che ci sta.
L'immagine che traggo io è quindi che il solo berlusconi sia l'oggetto del desiderio degli uni e degli altri, poi non si presentasse nessuno a chiedermi per un qualcosa che loro vogliono di nuovo propinarmi e che non sconfinfera a me.
Ovvero ora fate il vostro, ma poi il mio me lo guardo io.
Mafia, terrorismo e reati di allarme sociale sono esclusi dalla cosa, quindi non mi si coinvolga cercando con falsi pretesti di prospettarmi un mio più diretto e materiale interesse che non ci sta.
C'è solo il solito scontro di sempre.Last edited by Il gatto; 21-01-2010, 16:05.
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Che strano concetto di giustizia, se me lo concedi! Vengono tolte risorse umane e materiali alla magistratura e si pretende che la matassa dei provvedimenti pendenti sparisca cosi', con un colpo di bacchetta magica. Sono francamente nauseato, scusami.amate i vostri nemici
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