Ho ripescato per caso un vecchio articolo del magistrato Gian Carlo Caselli sull'Unità.it del settembre 2004:
Questo articolo, intitolato "La nuova questione morale", ruotante attorno al rapporto tra politica e affari, sembra scritto oggi. Ai vari sostenitori e fiancheggiatori di partiti le opinioni in esso contenute sembreranno qualunquiste, ma siccome rispecchiano il mio modesto pensiero al riguardo, e dato che non è tanto facile dare del qualunquista a Caselli, vi invito a leggerlo.
Su una sola cosa dissento leggermente da Caselli, che ha espresso il seguente concetto:
"Questione morale significa trasformazione della politica in lobby d'affari, contaminazione fra apparati dei partiti e mondo affaristico-economico. Ne sono figli il clientelismo e varie forme di illegalità, dalla corruzione alle collusioni con la mafia".
Per tentare di individuare una qualche praticabile strategia finalizzata a depurare la torbida brodaglia formata da politica, economia e finanza pubblica e privata, sarebbe forse il caso di ipotizzare che il clientelismo abbia generato la partitocrazia affaristica, e non viceversa.
Ho notato, infatti, anche dalle discussioni più o meno agitate che si sviluppano su queste pagine, che la partigianeria partitica è un ingrediente immancabile, con poche eccezioni. In queste condizioni mi sembra praticamente impossibile arrivare al nocciolo del problema.
Attualmente, per esempio, sono sotto i riflettori della cronaca giudiziaria le porcherie finanziarie effettuate prevalentemente dagli "aggrovigliati" di sinistra. Questo genera immediatamente la felicità della partigianeria di destra, che può finalmente sbizzarrirsi a sparare melma sugli avversari, con il preciso scopo di propagandare la propria "accozzaglia", in una sorta di apoteosi del "mal comune mezzo gaudio".
Se prossimamente, cosa tutt'altro che improbabile, venissero fuori altri nomi, oltre a quelli già disponibili, di elementi destrorsi coinvolti in operazioni finanziarie perseguibili a norma di codice penale, si assisterebbe a una esaltazione della partigianeria di sinistra, con inversione del "lancio di melma".
Questo tipo di atteggiamento mentale, marcatamente clientelare, sposta completamente l'attenzione dal problema principale che è e rimane la melma. Nessuno, o pochi, pare abbiano interesse a spalar via l'immondizia. Qual'è il risultato finale? Semplice: la quantità di marciume prodotto dalla politica deviata continua a crescere indisturbata. Se un cretino come me lo fa presente, viene immediatamente bollato di qualunquismo.
Visto che il suddetto meccanismo si mantiene funzionante e immutato da almeno 50 anni, vuol dire che il bandolo della matassa si trova da un'altra parte. Forse si deve provare ad abbattere dalle fondamenta la mentalità clientelare. In tale prospettiva, si deve partire dal basso. Ci vuole una bella "campagna anticlientelismo" che persuada la gente che è demenziale ricorrere a un politicante per cercare lavoro, ottenere un certificato o una licenza d'esercizio commerciale, evitare una fila a uno sportello, vedersi riconosciuto un diritto legale acquisito, ecc.
La mentalità clientelare è stata vista concretamente molte volte nel Sud Italia, in occasione di tentati arresti di criminali mafiosi: non è infrequente il caso che i cittadini facciano di tutto per ostacolarne la cattura. E' ancora più diffusa, e non solo al Sud, l'omertà. Sopravvive ancora, ed è in ottima salute, la cultura della "raccomandazione" in tutti gli ambienti.
C'è qualche segnale di risveglio tra parecchi giovani, che manifestano contro la mafia, espongono nelle aule scolastiche l'elenco degli "onorevoli wanted" (i famosi 23 parlamentari condannati in via definitiva), si danno da fare nel volontariato sociale, ma non basta.
Come dice Caselli, per esempio, Andreotti è stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa e, pur essendo il reato prescritto, evidentemente non è innocente. Ma qua siamo in Italia, la questione morale non esiste, e pertanto un reato prescritto è come se non fosse stato compiuto. Insomma: prescrizione, insufficienza di prove o innocenza, nella nostra mentalità sono la stessa cosa, mentre in realtà rappresentano situazioni molto diverse tra di loro.
Sempre per lo stesso motivo, e cioè la presunta inconsistenza della questione morale, abbiamo conflitti d'interessi nella politica visibili anche a un sordo-cieco, ma è tutto a posto. Nessuno ci fa più caso. Le coscienze sono addormentate. Qual'è il narcotico che ci siamo auto-inoculati? Mentalità clientelare: facile da trovare e, apparentemente, a basso costo.
Continuando così, la politica diventerà sempre più putrida. Inoltre, le dispute si ridurranno a un unico argomento: "la mia "accozzaglia" ha fatto meno porcherie della tua, quindi siamo migliori noi". Ovviamente l'antagonista risponderà con la stessa frase, invertendo le "accozzaglie". Non sembra esserci granchè di ideologico o di progressista, in un discorso così strutturato.
Questo articolo, intitolato "La nuova questione morale", ruotante attorno al rapporto tra politica e affari, sembra scritto oggi. Ai vari sostenitori e fiancheggiatori di partiti le opinioni in esso contenute sembreranno qualunquiste, ma siccome rispecchiano il mio modesto pensiero al riguardo, e dato che non è tanto facile dare del qualunquista a Caselli, vi invito a leggerlo.
Su una sola cosa dissento leggermente da Caselli, che ha espresso il seguente concetto:
"Questione morale significa trasformazione della politica in lobby d'affari, contaminazione fra apparati dei partiti e mondo affaristico-economico. Ne sono figli il clientelismo e varie forme di illegalità, dalla corruzione alle collusioni con la mafia".
Per tentare di individuare una qualche praticabile strategia finalizzata a depurare la torbida brodaglia formata da politica, economia e finanza pubblica e privata, sarebbe forse il caso di ipotizzare che il clientelismo abbia generato la partitocrazia affaristica, e non viceversa.
Ho notato, infatti, anche dalle discussioni più o meno agitate che si sviluppano su queste pagine, che la partigianeria partitica è un ingrediente immancabile, con poche eccezioni. In queste condizioni mi sembra praticamente impossibile arrivare al nocciolo del problema.
Attualmente, per esempio, sono sotto i riflettori della cronaca giudiziaria le porcherie finanziarie effettuate prevalentemente dagli "aggrovigliati" di sinistra. Questo genera immediatamente la felicità della partigianeria di destra, che può finalmente sbizzarrirsi a sparare melma sugli avversari, con il preciso scopo di propagandare la propria "accozzaglia", in una sorta di apoteosi del "mal comune mezzo gaudio".
Se prossimamente, cosa tutt'altro che improbabile, venissero fuori altri nomi, oltre a quelli già disponibili, di elementi destrorsi coinvolti in operazioni finanziarie perseguibili a norma di codice penale, si assisterebbe a una esaltazione della partigianeria di sinistra, con inversione del "lancio di melma".
Questo tipo di atteggiamento mentale, marcatamente clientelare, sposta completamente l'attenzione dal problema principale che è e rimane la melma. Nessuno, o pochi, pare abbiano interesse a spalar via l'immondizia. Qual'è il risultato finale? Semplice: la quantità di marciume prodotto dalla politica deviata continua a crescere indisturbata. Se un cretino come me lo fa presente, viene immediatamente bollato di qualunquismo.
Visto che il suddetto meccanismo si mantiene funzionante e immutato da almeno 50 anni, vuol dire che il bandolo della matassa si trova da un'altra parte. Forse si deve provare ad abbattere dalle fondamenta la mentalità clientelare. In tale prospettiva, si deve partire dal basso. Ci vuole una bella "campagna anticlientelismo" che persuada la gente che è demenziale ricorrere a un politicante per cercare lavoro, ottenere un certificato o una licenza d'esercizio commerciale, evitare una fila a uno sportello, vedersi riconosciuto un diritto legale acquisito, ecc.
La mentalità clientelare è stata vista concretamente molte volte nel Sud Italia, in occasione di tentati arresti di criminali mafiosi: non è infrequente il caso che i cittadini facciano di tutto per ostacolarne la cattura. E' ancora più diffusa, e non solo al Sud, l'omertà. Sopravvive ancora, ed è in ottima salute, la cultura della "raccomandazione" in tutti gli ambienti.
C'è qualche segnale di risveglio tra parecchi giovani, che manifestano contro la mafia, espongono nelle aule scolastiche l'elenco degli "onorevoli wanted" (i famosi 23 parlamentari condannati in via definitiva), si danno da fare nel volontariato sociale, ma non basta.
Come dice Caselli, per esempio, Andreotti è stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa e, pur essendo il reato prescritto, evidentemente non è innocente. Ma qua siamo in Italia, la questione morale non esiste, e pertanto un reato prescritto è come se non fosse stato compiuto. Insomma: prescrizione, insufficienza di prove o innocenza, nella nostra mentalità sono la stessa cosa, mentre in realtà rappresentano situazioni molto diverse tra di loro.
Sempre per lo stesso motivo, e cioè la presunta inconsistenza della questione morale, abbiamo conflitti d'interessi nella politica visibili anche a un sordo-cieco, ma è tutto a posto. Nessuno ci fa più caso. Le coscienze sono addormentate. Qual'è il narcotico che ci siamo auto-inoculati? Mentalità clientelare: facile da trovare e, apparentemente, a basso costo.
Continuando così, la politica diventerà sempre più putrida. Inoltre, le dispute si ridurranno a un unico argomento: "la mia "accozzaglia" ha fatto meno porcherie della tua, quindi siamo migliori noi". Ovviamente l'antagonista risponderà con la stessa frase, invertendo le "accozzaglie". Non sembra esserci granchè di ideologico o di progressista, in un discorso così strutturato.


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