non rispondo ad alcune cose che hai detto perch
Napolitano for president
Collapse
X
-
-
Eppure qualsiasi attentato alla segretezza del voto è illegale. Lo dice la costituzioneOriginariamente Scritto da MatthiasNon direi, se si era stabilito di votare scheda bianca, allora tutti dovevano votare scheda bianca, bisogna finirla con i parlamentari che fanno favori, inciuci, fregandosene delle direttive generali della propria part.Se no il partito non ha senso, ognuno farebbe stato a sé facendo quello che più gli aggrada...un minimo di disciplina...
Vedi, un partito ha senso se è formato da persone che più o meno la pensano allo stesso modo su certe cose; premesso che nel partito c'è una linea di pensiero condivisa, e che gli eletti sono liberi cittadini onesti che hanno il coraggio delle proprie azioni, non ci dovrebbe essere bisogno di controllare il voto.
L'adozione di un simile espediente da parte di qualunque partito politico è segno di debolezza del suo organico: debolezza intellettuale perché c'è possibile disaccordo, debolezza morale perché probabilmente non c'è onestà, debolezza sociale perché non c'è fiducia.
Chi scrive è un liberale, quindi opportunamente di destra, ma che si vergognerebbe se avesse votato il partito che a dire del capo dovrebbe rappresentarlo.
Vorrei riportarvi in topic e rilanciare l'argomento riportando qui l'interessante discorso di insediamento del Presidente, a cui va il mio rispetto e la mia condivisione su diversi punti.
Originariamente Scritto da Giorgio NapolitanoSignor Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori rappresentanti delle Regioni d'Italia, è con profonda emozione che mi rivolgo a voi in quest'Aula nella quale ho speso tanta parte del mio impegno pubblico, apprendendo dal vivo il senso e il valore delle istituzioni rappresentative, supremo fondamento della democrazia repubblicana. Sono le assemblee elettive, è innanzitutto il Parlamento, il luogo del confronto sui problemi del paese, della dialettica delle idee e delle proposte, della ricerca delle soluzioni più valide e condivise.
La nuova legislatura si è aperta nel segno di un forte travaglio, a conclusione di un'aspra competizione elettorale, dalla quale gli opposti schieramenti politici sono emersi entrambi largamente rappresentativi del corpo elettorale. L'assunzione delle responsabilità di governo da parte dello schieramento che è sia pur lievemente prevalso rappresenta l'espressione naturale del principio maggioritario che l'Italia ha assunto da quasi un quindicennio come regolatore di una democrazia dell'alternanza realmente operante. Ma in tali condizioni più chiara appare l'esigenza di una seria riflessione sul modo di intendere e coltivare in un sistema politico bipolare i rapporti tra maggioranza e opposizione. Non si tratta di tornare indietro rispetto all'evoluzione che la democrazia italiana ha conosciuto grazie allo stimolo e al contributo di forze di diverso orientamento. Ma il fatto che si sia instaurato un clima di pura contrapposizione e di incomunicabilità, a scapito della ricerca di possibili terreni di impegno comune, deve considerarsi segno di un'ancora insufficiente maturazione nel nostro paese del modello di rapporti politici e istituzionali già consolidatosi nelle altre democrazie occidentali.
Ebbene, è venuto il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza anche in Italia. Il reciproco riconoscimento, rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti, il confrontarsi con dignità in Parlamento e nelle altre assemblee elettive, l'individuare i temi di necessaria e possibile limpida convergenza nell'interesse generale, possono non già mettere in forse ma, al contrario, rafforzare in modo decisivo il nuovo corso della vita politica e istituzionale avviatosi con la riforma del 1993 e le elezioni del 1994. Ciò potrà avvenire solo ad opera delle forze politiche organizzate e delle loro rappresentanze nelle istituzioni rappresentative, sorrette dalla consapevolezza e dal dinamismo della società civile.
A chi vi parla, chiamato a rappresentare l'unità nazionale, spetta semplicemente trasmettere oggi un messaggio di fiducia, in risposta al bisogno di serenità e di equilibrio fattosi così acuto e diffuso tra gli italiani. Sono convinto che la politica possa recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella vita del paese e nella coscienza dei cittadini. Può riuscirvi quanto più rifugga da esasperazioni e immeschinimenti che ne indeboliscono fatalmente la forza di attrazione e persuasione, e quanto più esprima moralità e cultura, arricchendosi di nuove motivazioni ideali. Tra esse, quella del costruire basi comuni di memoria e identità condivisa, come fattore vitale di continuità nel fisiologico succedersi di diverse alleanze politiche nel governo del paese. Ma non si può dare memoria e identità condivisa, se non si ripercorre e si ricompone in spirito di verità la storia della nostra Repubblica nata sessanta anni fa come culmine della tormentata esperienza dello Stato unitario e, prima ancora, del processo risorgimentale. Ci si può - io credo - ormai ritrovare, superando vecchie laceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza, pur senza ignorare zone d'ombra, eccessi e aberrazioni. Ci si può ritrovare - senza riaprire le ferite del passato - nel rispetto di tutte le vittime e nell'omaggio non rituale alla liberazione dal nazifascismo come riconquista dell'indipendenza e della dignità della patria italiana.
Memoria condivisa, come premessa di una comune identità nazionale, che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione. Il richiamo a quei valori trae forza dalla loro vitalità, che resiste, intatta, ad ogni controversia. Parlo - ed è giusto farlo anche nel celebrare il sessantesimo anniversario dell'elezione dell'Assemblea Costituente - di quei »principi fondamentali« che scolpirono nei primi articoli della Carta Costituzionale il volto della Repubblica. Principi, valori, indirizzi che scritti ieri sono aperti a raccogliere oggi nuove realtà e nuove istanze. Così, il valore del lavoro, come base della Repubblica democratica, chiama più che mai al riconoscimento concreto del diritto al lavoro, ancora lontano dal realizzarsi per tutti, e alla tutela del lavoro «in tutte le sue forme e applicazioni», e dunque anche nelle forme ora esposte alla precarietà e alla mancanza di garanzie.
I diritti inviolabili dell'uomo e il principio di uguaglianza, «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione», si integrano e completano nella Carta europea, aperta ai nuovi diritti civili e sociali. Essi non possono non riconoscersi a uomini e donne che entrano a far parte, da immigrati, della nostra comunità nazionale contribuendo alla sua prosperità. Il valore della centralità della persona umana viene a misurarsi con le nuove frontiere della bioetica. L'unità e indivisibilità della Repubblica si è via via intrecciata col più ampio riconoscimento dell'autonomia e del ruolo dei poteri regionali e locali. Si rivela lungimirante come fattore di ricchezza e apertura della nostra comunità nazionale la tutela delle minoranze linguistiche.
«Essenziale appare tuttora il laico disegno dei rapporti tra Stato e Chiesa, concepiti come, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. La libertà e il pluralismo delle confessioni religiose sono state via via sancite, e ancora dovranno esserlo, attraverso intese promosse dallo Stato. Presentano poi una pregnanza ed urgenza senza precedenti, tanto lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, quanto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Infine, i valori, tra loro inscindibili, del ripudio della guerra e della corresponsabilità internazionale per assicurare la pace e la giustizia nel mondo, si confrontano con nuove, complesse e dure prove. Ebbene - Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signori delegati regionali - chi può mettere in dubbio la straordinaria sapienza, e rispondenza al bene comune, dei principi e valori costituzionali che ho voluto puntualmente ripercorrere? In questo senso, è giusto parlare di unità costituzionale come sostrato dell'unità nazionale. Un risoluto ancoraggio ai lineamenti essenziali della Costituzione del 1948 non può essere scambiato per puro conservatorismo. I costituenti si pronunciarono a tutte lettere per una Costituzione «destinata a durare», per una Costituzione rigida ma non immutabile, e definirono le procedure e garanzie per la sua revisione.
Nei progetti volti a rivedere la seconda parte della Costituzione che si sono via via succeduti, non sono stati mai messi in questione i suoi principi fondamentali. Ma già nell'Assemblea Costituente si espresse - nello scegliere il modello della Repubblica parlamentare - la preoccupazione di «tutelare le esigenze di stabilità dell'azione di governo e di evitare le degenerazioni del parlamentarismo». Quella questione rimase aperta e altre ne sono insorte in anni più recenti, anche sotto il profilo del ruolo dell'opposizione e del sistema delle garanzie, in rapporto ai mutamenti intervenuti nella legislazione elettorale.
La legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento mesi or sono è ora affidata al giudizio conclusivo del popolo sovrano ; si dovrà comunque verificare poi la possibilità di nuove proposte di riforma capaci di raccogliere il necessario largo consenso in Parlamento. Esprimo il più sentito e convinto omaggio al mio predecessore Carlo Azeglio Ciampi per l'esemplare svolgimento del suo mandato, e in special modo per l'impulso a una più forte affermazione dell'identità nazionale italiana e di un rinnovato sentimento patriottico. Nello stesso tempo, nessun ripiegamento entro confini e orizzonti anacronistici. Come già si disse, precorrendo i tempi, all'Assemblea Costituente, l'Europa è per noi italiani una seconda patria. Lo è diventata sempre di più nei quasi cinquant'anni che ci separano da quei Trattati di Roma che portano la firma, per l'Italia, di Antonio Segni e di Gaetano Martino: e il cammino dell'integrazione e costruzione europea cominciò ancor prima, ispirato dalle profetiche intuizioni di Benedetto Croce e di Luigi Einaudi, guidato dall'incontro tra i diversissimi apporti di personalità come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, lo statista lungimirante e il paladino del movimento federalista, entrambi‚ meschinamente realisti‚ astrattamente utopisti.
La crisi che da un anno ha investito l'Unione europea non può in alcun modo oscurare il cammino compiuto e far liquidare il grande progetto della costruzione comunitaria come riflesso di una fase storica, quella del continente diviso in due blocchi contrapposti, conclusasi nel 1989. In effetti non solo si è portata a compimento la più grande impresa di pace del secolo scorso nel cuore dell'Europa, non solo si è realizzato uno straordinario e duraturo avanzamento economico e sociale, civile e culturale nei paesi che si sono via via associati al progetto, ma si sono poste le radici di un irreversibile moto di avvicinamento e integrazione tra i popoli, le realtà produttive, i sistemi monetari, le culture, le società, i cittadini, i giovani delle nazioni europee. Non potranno arrestare questo processo le difficoltà pur gravi incontrate dall'iter di ratifica del Trattato costituzionale : l'Italia - dopo che il suo governo e il suo Parlamento hanno tra i primi provveduto alla ratifica di quel Trattato - è fortemente interessata e impegnata a creare le condizioni per l'entrata in vigore di un testo di autentica rilevanza costituzionale. Ci inducono a riflettere ma non potranno fermarci i fenomeni di disincanto e di incertezza indotti nelle opinioni pubbliche da un serio rallentamento della crescita dell'economia e del benessere, da un palese affanno nel far fronte sia alle sfide della competizione globale e del cambiamento di pesi e di equilibri nella realtà mondiale, sia alle stesse prove dell'allargamento dell'Unione.
Di certo non esiste dinanzi a queste sfide alcuna alternativa al rilancio della costruzione europea. L'Italia solo come parte attiva della costruzione di un più forte e dinamico soggetto europeo, e l'Europa solo attraverso l'unione delle sue forze e il potenziamento della sua capacità d'azione, potranno giuocare un ruolo effettivo, autonomo, peculiare nell'affermazione di un nuovo ordine internazionale di pace e di giustizia. Un ordine di pace nel quale possa espandersi la democrazia e prevalere la causa dei diritti umani, e insieme assicurarsi un governo dello sviluppo che contribuisca a scongiurare tensioni e rischi di guerra, e ponga un argine all'intollerabile, allarmante aggravarsi delle disuguaglianze a danno dei paesi più poveri, dei popoli colpiti da ogni flagello come quelli del continente africano.
La strada maestra per l'Italia resta dunque quella dell'impegno europeistico, come il Presidente Ciampi ha in questi anni appassionatamente indicato».
«E in ciò egli ha incontrato, io credo, il sentire profondo ormai maturato soprattutto nelle nostre giovani generazioni, il cui animo italiano fa tutt'uno con l'animo europeo, e che non vedono avvenire se non nell'Europa.
La priorità dell'impegno europeistico nulla toglie alla profondità dell'adesione dell'Italia a una visione dei rapporti transatlantici, dei suoi storici legami con gli Stati Uniti d'America e delle relazioni tra Europa e Stati Uniti, come cardine di una strategia di alleanze, nella libera ricerca di approcci comuni ai problemi più controversi e nella pari dignità. È in tale contesto che va affrontata senza esitazioni e ambiguità la minaccia così dura, inquietante e per tanti aspetti nuova, del terrorismo di matrice fondamentalista islamica, senza mai offrire a questo insidioso nemico il vantaggio di una nostra qualsiasi concessione alla logica dello scontro di civiltà, di una nostra rinuncia al principio e al metodo del dialogo tra storie, culture e religioni diverse. Non è illusorio pensare che questa cornice degli orientamenti di politica internazionale dell'Italia possa essere condivisa dagli opposti schieramenti politici. Entro questa cornice spetta al governo e al Parlamento indicare iniziative atte a contribuire al dialogo e al negoziato tra Israele e l'Autorità palestinese nel pieno riconoscimento del diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza e del diritto del popolo palestinese a darsi uno Stato indipendente.
Ed è ora di mettere al bando l'arma del terrorismo suicida e di contrastare fermamente ogni rigurgito di antisemitismo. Si impongono egualmente iniziative volte alla soluzione della ancora aperta e sanguinosa crisi in Irak, alla stabilizzazione del processo democratico in Afghanistan, alla ricerca di uno sbocco positivo per lo stato di preoccupante tensione con l'Iran. Più specificamente, compete al governo e al Parlamento definire le soluzioni per il rientro dei militari italiani dall'Irak. Oggi, non può che accomunare quest'Assemblea l'omaggio riverente e commosso a tutti i nostri caduti, che hanno rappresentato il prezzo così doloroso di missioni all'estero assolte con dedizione e onore, qualunque sia stato il grado di consenso nel deliberarle. Onorevoli parlamentari, signori delegati regionali, se rivolgo ora lo sguardo dal cruciale orizzonte europeo allo stato del nostro paese e al quadro delle nostre dirette responsabilità, posso solo consentirmi brevi considerazioni, senza affacciarmi in un campo che è, più di ogni altro, proprio del confronto tra diverse impostazioni e posizioni politiche. Posso, anche qui, esprimere solo un messaggio di fiducia, senza indulgere a diagnosi pessimiste sull'inevitabile declino del nostro sistema economico e finanziario, ma nemmeno sottovalutando la gravità delle debolezze da superare e dei nodi da sciogliere. Il nodo - innanzitutto - del debito pubblico. E insieme, le debolezze del sistema produttivo. Le imprese italiane hanno mostrato di saper raccogliere la sfida che viene dall'operare in un mercato aperto e in libera concorrenza e di volersi impegnare in un serio sforzo per la crescita, l'innovazione e l'internazionalizzazione. Esse chiedono allo Stato non di introdurre o mantenere indebite protezioni, ma di favorire la competitività del sistema e gli investimenti privati e pubblici, nonch‚ di riprendere quel processo di sviluppo infrastrutturale che tanta parte ebbe nella crescita del secondo dopoguerra. Ma all'esigenza di rimuovere limiti e vincoli ingiustificati, si accompagna quella di assicurare regole e controlli efficaci ed efficienti.
Il nostro paese non può rinunciare alle sue grandi tradizioni in campo industriale e agricolo, che ancora si esprimono in rilevanti prove di progresso anche tecnologico : tali da dar luogo di recente a casi di straordinario recupero in gravi situazioni di crisi e da animare nuove, vitali realtà produttive. Nello stesso tempo, appare indispensabile rafforzare e modernizzare il settore dei servizi, e valorizzare con coraggio e lungimiranza il patrimonio naturale e paesaggistico, culturale e artistico senza eguali di cui l'Italia dispone. Di qui passa anche qualsiasi politica per il Mezzogiorno, le cui regioni diventano un asse obbligato del rilancio complessivo dello sviluppo nazionale anche per la loro valenza strategica nella nuova grande prospettiva dei flussi di investimenti e di scambi tra l'area euromediterranea e l'Asia. Occorre che io aggiunga altro a questo proposito, signori parlamentari e delegati regionali, per la profondità delle radici e delle esperienze politiche e di vita che mi legano al Mezzogiorno: non occorrono altre parole per affidarvi un auspicio così intimamente sentito.
Sono più in generale le mie complessive esperienze politiche e di vita che mi inducono ad associare con forza il problema del rilancio della nostra economia a quello della giustizia sociale, della lotta contro le accresciute disuguaglianze e le nuove emarginazioni e povertà, dell'impegno più conseguente per elevare l'occupazione e il livello di attività della popolazione, il problema non eludibile del miglioramento delle condizioni dei lavoratori e dei pensionati e di una rinnovata garanzia della dignità e della sicurezza del lavoro.
C'è bisogno di più giustizia e coesione sociale. E se un ruolo decisivo spetta in questo senso ai sindacati, posti peraltro di fronte a un mercato del lavoro in profondo cambiamento che richiede forti aperture all'innovazione, è interesse e responsabilità anche delle forze imprenditoriali comprendere e assecondare politiche di coesione e di solidarietà. Quando ci domandiamo - dinanzi a problemi così complessi e a vincoli così pesanti - se possiamo farcela, dobbiamo guardare alle risorse di cui dispone l'Italia.
Sono le risorse delle istituzioni regionali e locali che esercitano le loro autonomie in responsabile e leale collaborazione con lo Stato e contando sull'impegno unitario della pubblica amministrazione al servizio esclusivo della nazione. Sono, insieme, le risorse di un ricco tessuto civile e culturale, da cui si sprigiona un potenziale prezioso di sussidiarietà, per l'apporto di cui si è mostrato e si mostra capace il mondo delle comunità intermedie, dell'associazionismo laico e religioso, del volontariato e degli enti non profit. Sono le risorse della partecipazione di base, che le istituzioni locali tanto possono stimolare e canalizzare.
E sono le risorse delle famiglie : come quelle che abbiamo visto in queste settimane stringersi attorno alle spoglie dei caduti di Nassirya e di Kabul. Famiglie laboriose e modeste che educano i loro figli al senso del dovere verso la patria e verso la società. Famiglie che rappresentano la più grande ricchezza dell'Italia.
E ancora, abbiamo da contare - mi si lasci ricordare la splendida figura di Nilde Iotti - sulle formidabili risorse delle energie femminili non mobilitate e non valorizzate n‚ nel lavoro n‚ nella vita pubblica : pregiudizi e chiusure, con l'enorme spreco che ne consegue, ormai non più tollerabili. Contiamo infine sulle risorse che possono essere attribuite ai giovani, uomini e donne in formazione, da un sistema di istruzione che fino al più alto livello offra a tutti uguali opportunità di sviluppo della persona, e premi il merito e la dedizione allo studio e al lavoro. Da tutto ciò le ragioni di una non retorica fiducia nel futuro del nostro paese.
Il nostro futuro tuttavia è legato anche a problemi come quelli che ormai si collocano nel grande scenario dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Resta assai dura la sfida della lotta contro la criminalità, una presenza aggressiva che ancora tanto pesa sulle possibilità di sviluppo del Mezzogiorno, così come contro le nuove minacce del terrorismo internazionale e interno. Ci dà però fiducia il fatto che lo Stato ha mostrato anche negli ultimi anni di poter contare sull'azione efficace e congiunta della magistratura e delle forze dell'ordine, alle quali tutte - avendo io stesso, da responsabilità di governo, imparato a meglio conoscerne e apprezzarne l'impegno e lo slancio - desidero indirizzare il più vivo nostro riconoscimento. Certo, i problemi della legalità e della moralità collettiva si presentano ancora aperti in modi inquietanti e anche in ambiti che avremmo sperato ne restassero immuni. Mentre sono purtroppo rimaste critiche le condizioni dell'amministrazione della giustizia, soprattutto sotto il profilo della durata del processo.
E troppe tensioni circondano ancora i rapporti tra politica e giustizia, turbando lo svolgimento di una così alta funzione costituzionale e ferendo la dignità di coloro che sono chiamati ad assolverla. Anche in questo delicatissimo campo, sono esigenze di serenità e di equilibrio, negli stessi necessari processi di riforma, quelle che si avvertono e chiedono di essere soddisfatte. Seri e complessi sono dunque gli impegni cui debbono far fronte la politica e le istituzioni. L'Italia vive un momento difficile: ma drammatico, non solo difficile, fu il periodo che l'Italia visse negli anni successivi alla fine della guerra e alla Liberazione, dovendo accollarsi un'eredità di terribili distruzioni materiali e morali e superare anche le scosse di un conflitto elettorale e ideale come quello che divise in due il paese nella scelta tra monarchia e repubblica. Prevalse allora - la prova più alta la diede l'Assemblea Costituente - ed ebbe ragione di tutte le difficoltà il senso della missione nazionale comune : che fu più forte di pur legittimi contrasti ideologici e politici.
Così, oggi, il mio appello all'unità non tende a edulcorare una realtà di aspre divergenze soprattutto ai vertici della politica nazionale, ma proprio a sollecitare tra gli italiani un nuovo senso della missione da adempiere per dare slancio e coesione alla nostra società, per assicurare al nostro paese il ruolo che gli spetta in Europa e nel mondo. Ed è un appello che può forse trovare maggiore rispondenza in quell'Italia profonda, l'Italia delle cento province, l'Italia della fatica quotidiana e della volontà di progredire, che il mio predecessore ha voluto esplorare traendone l'immagine di una concordia di intenti e di opere più salda di quanto comunemente si ritenga. Considero mio dovere impegnarmi per favorire più pacati confronti tra le forze politiche e più ampie, costruttive convergenze nel paese ; ma è un impegno che svolgerò con la necessaria sobrietà e nel rigoroso rispetto dei limiti che segnano il ruolo e i poteri del Presidente della Repubblica nella Costituzione vigente. Un ruolo di garanzia dei valori e degli equilibri costituzionali ; un ruolo di moderazione e persuasione morale, che ha per presupposto il senso e il dovere dell'imparzialità nell'esercizio di tutte le funzioni attribuite al Presidente.
Come rappresentante dell'unità nazionale, raccolgo il riferimento ben presente nel messaggio augurale indirizzatomi dal Pontefice Benedetto XVI - al quale rivolgo il mio deferente ringraziamento e saluto: raccolgo il riferimento ai valori umani e cristiani che sono patrimonio del popolo italiano, ben sapendo quale sia stato il profondo rapporto storico tra la cristianità e il farsi dell'Europa. E ne traggo la convinzione che debba laicamente riconoscersi la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso, e svilupparsi concretamente la collaborazione, in Italia, tra Stato e Chiesa cattolica in molteplici campi in nome del bene comune.
Nel momento in cui inizia il suo mandato, il Presidente della Repubblica rende omaggio alla Corte Costituzionale, come organo di alta garanzia che da cinquant'anni veglia sul pieno rispetto della nostra legge fondamentale ; al Consiglio Superiore della Magistratura, espressione e presidio dell'autonomia e indipendenza di quell'ordine da ogni altro potere ; a tutte le amministrazioni pubbliche, a tutti gli organi e i corpi dello Stato, e in particolare alle Forze Armate italiane che si distinguono per sempre più alti livelli di moderna professionalità ed efficienza, così come alle diverse e distinte forze preposte con convergente impegno alla tutela del bene essenziale della sicurezza dei cittadini. Un segno di particolare attenzione va al mondo della scuola e dell'Università e a quanti sono chiamati a tenerne alta la funzione educativa. Al mondo dell'informazione va indirizzato un convinto impegno a garantirne la libertà e il pluralismo come condizione imprescindibile di democrazia.
Rivolgo un grato e rispettoso pensiero a tutti i miei predecessori, personalità rappresentative di diverse correnti ideali e tradizioni popolari, ritrovatesi nel primato dei valori essenziali : libertà, giustizia, solidarietà. Uno speciale ricordo per il primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, che fu simbolo di pacificazione in un contrastato passaggio storico e al quale fui legato da rapporti di antica amicizia famigliare e dal comune impegno, in diverse epoche, a rappresentare in Parlamento la nostra grande, generosa e travagliata città di Napoli.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signori delegati, mi inchino dinanzi a questa Assemblea nella quale si riconoscono tutti gli italiani, per la prima volta anche quelli che operano all'estero, le cui comunità hanno finalmente voce per far sentire le loro esigenze ed attese. Non sarò in alcun momento il Presidente solo della maggioranza che mi ha eletto ; avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche che esprimete ; dedicherò senza risparmio le mie energie all'interesse generale per poter contare sulla fiducia dei rappresentanti del popolo e dei cittadini italiani senza distinzione di parte. Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l'Italia!QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.
Comment
-
Ha semplicemente detto a coloro i quali hanno esercitato un proprio diritto costituzionale di essere dei traditori.
Questo perchè berlusconi considera intollerabile un'autonomia di pensiero, non perchè vi era ordine di partito.
Io non credo che la maggioranza abbia gestito al meglio questa elezione, ma non mi pare che da parte di berlusconi ci fosse molta intenzione al dialogo.
Abbiamo due partiti dell'opposizione (FI-lega) che ancora non riconsocono la vittoria elettorale...Last edited by N3m0; 16-05-2006, 21:51.[URL="http://n3m0.splinder.com/"][size=1][color=red]Il problema degli uomini non
Comment
-
Il comunismo è da ottant'anni il simbolo dell'assolutismo politico ed economico, e riesce ad eleggere un presidente nel 2006?
Andiamo, non mi va di discutere con persone così poco obiettive...[URL="http://n3m0.splinder.com/"][size=1][color=red]Il problema degli uomini non
Comment
-
Napolitano non è come Ciampi...
Temo che sarà impopolare... non ha il carisma, la determinazione nell'unificazione della patria, nell'incitarci a dialogare con tutti. Nnon credo che Napolitano saprà ereditare le qualità, le risorse dell'amato Ciampi....
Sono sicura che sentiremo tutti la mancanza dell'ex presidente....
Comunque dobbiamo imparare ad adattarci tutti dei continui capricci del governo.... Chi ci rimette in tutto questo siamo sempre noi..... povere anime mortali!!!

Dimenticavo: sono apolitica... Vista la catastrofe negli ultimi anni. poche cose sono cambiate, sia in meglio, sia in peggio.... ma ho la netta sensazione che l'Ulivo abbia la doppia faccia: tutti parlano ma pochi non sanno come organizzare meglio il governo. Berlusconi, al confronto, anche se ci sta parecchio sul culo (lo dice la maggior parte della gente.... però l'ha votato il 50% della popolazione: allora la doppiezza ce l'abbiamo noi...) sa almeno realizzare le cose. I coglioni suoi ce li fa vedere (anche se son fatti male
) ma almeno sono trasparenti.... (Calderoli per la maglietta, Berlusconi x la bella vita: capelli tinti, massaggi, etc... Casini: per il suo idealismo ingenuo... Fini per la sua prudenza....)
Forse i miei messaggi sono spicci e fuori di testa e vi chiedo di scusarmi...
Bye!Last edited by Acciderbolina; 16-05-2006, 22:06.[FONT="Comic Sans MS"][COLOR="RoyalBlue"][SIZE="4"]
Comment
-
Non dichiari esplicitamente, chissà perchè, a chi stai rispondendo, ma presumo che tu ti stia riferendo ad alcune mie precedenti affermazioni. Ti riporto quanto avevo affermato in merito al '94:Originariamente Scritto da whitecoxaffermare che nel 94 nessuno conoscesse berlusconi e le sue "scalate al potere istituzionale" è alquanto azzardato...specialmente per il fatto che sebbene fosse un homo novus per la politica italiana già dal lontano 80 ebbe modo di farsi notare, in un crescendo visibilissimo a tutti...
...ne si può affermare che berlusconi non abbia avuto predecessori illustrissimi che fossero monito di concentrazioni di potere...non credi?...mi sa tanto di luogo comune il discorso che fai...
Nel '94 Berlusconi non aveva ancora governato per 5 anni. Nessuno, all'epoca, aveva chiaramente un quadro delle sue capacità di scalata al potere istituzionale, neppure i suoi "amici" della lega nord, che a quel tempo lo buttarono giù, mentre adesso sanno benissimo che fuori dalla Cdl valgono meno del 2 di briscola, anche se episodicamente fanno finta di dissociarsi, tanto per tentare di riaccreditarsi presso i "lumbard". Neppure D'Alema aveva capito, che si vanta di essere un buon politico, e che poco dopo fece il grande inciucio col Naniforme.
Mi sembra di non aver detto che all'epoca nessuno conosceva berlusconi ma che nessuno a quel tempo aveva ben capito di cosa costui fosse capace. Sono due concetti nettamente diversi. Secondo osservatori politici molto noti, come Travaglio e Gomez, nel '95 fu proprio la sinistra, e in particolare D'Alema, a salvare Berlusconi, bloccando la legge sul frazionamento televisivo, quella sul conflitto d'interessi e parecchie altre sfavorevoli al naniforme. In cambio pare che costui si impegnò a limitare i suoi appetiti politici. Dopo di che, una volta incassati i favori, fece "marameo" e andò avanti nella sua scalata al potere istituzionale. E' chiaro adesso o non ancora? Per quanto riguarda i predecessori del tuo idolo direi che per trovare un equivalente del Nano Pigliatutto dobbiamo risalire a un certo Mussolini Benito, del quale certamente avrai sentito parlare, e che riusciva a fare tutto quello che voleva, comprese le cazzate che portarono questa nazione alla catastrofe. Come vedi, niente luoghi comuni, da parte mia. Semplice richiamo a fatti storici e politici.
Sbagliato. Ti ho appena detto che la sinistra ha rinvigorito notevolmente il Nano Imperiale, che infatti è arrivato a un pelo dal riproporre le sue "infallibili" ricette ancora per 5 anni. Nel precedente governo l'opposizione è stata pressochè nulla, dato che il Bulldozer Nano procedeva a colpi di maggioranza e se ne fregava ampiamente delle inutili proteste provenienti dall'altra parte. Piantiamola anche con questa ossessione del comunismo alle porte, che è decisamente grottesca e strumentale. Se i "rossi" fossero così potenti non avrebbero avuto bisogno di arruolare Prodi, Mastella, la Bonino, Di Pietro e tanti altri che nel loro dna politico non hanno niente che provenga dalla Grande Madre Russia. Perfino Napolitano non è più comunista da almeno 40 anni, cacchio.Originariamente Scritto da whitecox...il fatto è che la sinistra ha, a prescindere, tentato in tutti i modi di far fuori berlusconi sia dal primo istante in cui affaciò il suo "testun" fuori dal mondo economico...e solo per un motivo...il potere...il volerlo concentrare il più possibile nelle mani di un unico partito..il pci (o chiamalo come ti pare pds e prc...il lupo cambia il pelo..)...(cambiano solo le pedine...ma la scacchiera no..)..
...e se vuoi dirmi che tali individui non godano di poteri economici..beh...ci stiamo solo prendendo per i fondelli...unipol docet...
Unipol docet che a sinistra non ci sono vagoni di soldi gestiti da un solo individuo. Ci sono faccendieri e disonesti, certamente. Ma saltano dalle poltrone, se ci hai fatto caso, quando li sorprendono a pescare nel torbido.
Boom! Chi te le ha riferite 'ste storie? Vanna Marchi? In Italia ci fu un solo momento in cui il comunismo avrebbe potuto prendere il potere: alla fine del fascismo. Invece fu varata la Costituzione Repubblicana. Punto. Finita la storia. Evidentemente non lo volevano. Il resto sono palle. E' normale, poi, che in democrazia ci sia qualcuno che nostalgicamente crede ancora nel comunismo. Se è per questo ci sono ancora in giro fascisti convinti e monarchici. Tutta gente che, finchè non va in giro a rompere i coglioni e non tenta il golpe, può anche tenersi le sue idee e magari, perchè no, offrire alcuni contributi positivi alla normale dialettica politica. Piaccia o no, la democrazia è di fatto un compromesso tra discordanti istanze e interessi. Se la piantassimo tutti di gridare "al mostro" riferendoci a quelli che non la pensano come noi, forse potremmo uscire dal demenziale oscurantismo ideologico che insistiamo nel tirarci dietro, buono solo a favorire gli intrighi dei "figli di zoccola" che si ingrassano a spese dei fessi che si azzuffano.Originariamente Scritto da whitecox...senza contare come si può dire che berlusconi sia l'ignominoso simbolo dell'assolutismo politico ed economico quando per ottant'anni il comunismo ne è divenuto il maestro indiscusso...tanto che i vari napolitano, bertinotti, diliberto, rizzo, caruso e compagnia bella firmerebbero cambiali a vita per far sì che il mitico stalin potesse risorgere...e con lui una berlino est......anzi...non mi stupirei se i soldi ricavati dal ritiro delle truppe in iraq, afghanistan, kosovo venissero adoperati nel progetto "facciamo risorgere il grande compagno" (ora che anche il presidente della repubblica è su quella linea..)..
Siamo sempre fermi sugli idoli, eh? Neanche su questo piano ti seguo. Tu dici: "Il mio idolo preferito è quello là. Siccome al momento deve stare in sott'ordine, sono costretto ad accontentarmi di quell'altro, anche se mi piace meno, in modo che le chiappe del mio idolo preferito rimangano inviolate". Io, come ti ho già detto, ragiono diversamente. Per me un politico è uno che di mestiere si fa "i cazzi degli altri" per cercare di farli stare meglio, dato che è profumatamente pagato a questo scopo. Tutti questi altri, ogni tanto, si guardano attorno e si chiedono reciprocamente: "come ti va, meglio, peggio o come prima?". Se la risposta prevalente è "meglio" vuol dire che i suddetti politici sono serviti a qualche cosa e possono continuare a tenere le chiappe imbullonate alle rispettive poltrone. Se invece le risposte più frequenti sono state "peggio" o "come prima" vuol dire che i politicanti si sono rivelati dannosi o inutili e andrebbero sostituiti con altri più capaci.Originariamente Scritto da whitecox...e per finire tengo ad illuminarti sulla mia vera identitò politica:
se rileggi quello che ho scritto noti tale affermazione...cdl=berlusconi..
io no ho mai detto che la cdl non possa sfaldarsi ed individuare sotto altro nome un nuovo leader...il massimo per me sarebbe fini, non berlusconi...
tuttavia sono perfettamente cosciente che questa costituisca una speranza ben lontana dall'affermarsi...l'ideologia è più forte della ragione(o l'ideologia alberga nella stupidità tutto l'anno)...purtroppo...e dato che secondo le infallibili tesi (a mio giudizio) sulla stupidità umana del grande Carlo Maria Cipolla "gli stupidi che ti attorniano sono sempre più di quanti tu credi siano"....beh....la mia rimarrà una semplice speranza...
...pertanto...vai berlusca...
Perciò, pur avendo votato a sinistra, io mi aspetto di vedere qualche cosa di concretamente migliorato tra i tanti tormentoni di questo paese. Se così non sarà, si dovrà vedere quante e quali chiappe devono essere schiodate dai rispettivi scranni.
Detto ciò, concludo affermando che ti puoi anche tenere il tuo berlusca, se così ti piace. Non puoi pretendere però di imporlo a tutti gli altri con le motivazioni che hai esternato più sopra che, senza offesa, mi sembrano più "umorali" che logiche.Last edited by emiliosansone; 17-05-2006, 12:02.[COLOR="Purple"]Tutto
Comment
-
A questa affermazione ti ha già risposto correttamente Nemo più sopra. Non vorrei procurarti fastidio o rabbia, ma comincio ad avere l'impressione che tu definisci "perdita di tempo" un qualsiasi processo mentale logico, dato che non rispondi mai in modo consequenziale. Se io ti chiedo: "ti piace la pasta con i piselli?" tu ribatti: "come ti permetti di darmi del finocchio!". Non molto costruttivo come scambio dialettico, non trovi?Originariamente Scritto da whitecoxper rispondere a questa epopea di gilgamesh dovrei starci un paio di orette...pertanto, dato che la ritengo una perdita di tempo come già detto in precedenza, accetto di buon grado di essere ritenuto da chicchessia come incapace di risponderti...
Non mi va di autocitarmi ancora, anche perchè non sono un megalomane. Se avrai la pazienza di rileggere quanto ho precedentemente esposto nella "epopea di gilgamesh" che immeritatamente mi attribuisci, potrai facilmente appurare che ho detto esattamente il contrario di quello che hai capito. Prova a rileggere con calma, e noterai come questa tua interpretazione sia del tutto errata.Originariamente Scritto da whitecox..ti faccio notare solo come il discorso che tu mi imputi di fare per fini-berlusconi tu non lo fai (e dovresti) per prodi...dato che lui è un compromesso vivente...e specialmente dopo tutto quello che ha fatto a bruxelles...quello si un vero disastro...e le sue chiappe???...dove sono ora??...hipocrisy...
Per quanto riguarda le "malefatte" del Mortadelliforme a Bruxelles non so a che ti riferisci. Cos'ha fatto di tanto grave costui? Mi risulta invece che il Naniforme abbia collezionato anche da quelle parti un certo numero di figure barbine, come quando a Strasburgo diede del "kapò" al tedesco Schulz, attirandosi fischi e pernacchie da tutta l'Europa.
Ti faccio comunque notare che questo modo di fare politica è decisamente squallido, triste e cretino, anche se ormai è stato istituzionalizzato. Ricordo che una volta, transitando in un quartiere periferico di una città del sud, vidi due dirimpettaie, note per offrire prestazioni sessuali a pagamento, che litigavano. Vuoi sapere come? Una diceva "zoccola!", e quell'altra rispondeva "puttana imbrattata!". Esattamente quello che succede in politica. Veramente molto costruttivo!
Non ho niente in contrario a schiodare Prodi dalla sua poltrona, come ti ho già inutilmente detto più volte, dopo che avrà avuto la possibilità di governare, e che si sarà dimostrato incapace di "raddrizzare la barca". Non prima, e non esclusivamente per reinstallare il Naniforme su quella poltrona, in modo che possa continuare indisturbato a prendere per il culo tutta l'Italia a tempo indeterminato.
Lo vedi che non segui mai i ragionamenti che ti vengono proposti? Ti ho citato Travaglio proprio perchè è di sinistra e stava criticando un altro di sinistra (D'Alema). Una capacità del tutto sconosciuta a quasi tutta la destra, non soltanto a Fede. A sinistra c'è parecchia gente capace di autocritica. Questo è certamente un bene per tutti, anche per la democrazia.Originariamente Scritto da whitecoxTravaglio?...perfavore...è come se io citassi Fede...lascialo stare travaglio...(noto non significa autorevole)
Il fatto che Prc e Pdci abbiano cumulato parecchi consensi vuol dire, molto probabilmente, che non c'è al momento nessuna particolare paura di rigurgiti di ortodossia comunista. Vuol dire che parecchia gente si è convinta che anche i cosiddetti partiti estremi hanno fatto una revisione ideologica interna.Originariamente Scritto da whitecoxecco che ritorna mussolini....tu predichi bene ma razzoli peggio..per la serie il passato è passato.. (cfr...il comunismo non è più pericoloso...quando rifondazione ha preso il 7,4 e in piazza si vede quel che si vede....ridicolo...)....non per nulla ci sono ben 2 partiti che vantano suddetto aggettivo, senza i quali l'unione non avrebbe vinto...di una certa importanza no?...i tuoi temutissimi fascisti quanto contano nella cdl???...manco l'1...non tiene su...usa altro...
Ti faccio inoltre notare che quei due partiti hanno preso solo 2 poltrone su 25: Trasporti e Welfare. Ciò significa che hanno deciso di rimanere in sott'ordine rispetto alla maggioranza "moderata", e che si sono effettivamente adeguati alla volontà di Prodi e alle sue difficoltà di gestione di una compagine così diversificata. Esattamente il contrario di quello che fecero i "lumbard" nella precedente legislatura dove, con quei quattro voti che avevano, occuparono mezzo governo.
Ti faccio pure osservare che sempre nel precedente post avevo attribuito uguale dignità a tutte le idee politiche, comprese quelle di estrema destra, purchè rispettose dell'attuale condizione di pluralità democratica di questa nazione, e quindi non finalizzate a lavare cervelli, spaccare ossa e tentare golpe. Sto parlando di dialogo, whitecox, di dialogo democratico, logico, conseguenziale e costruttivo. In un ambito del genere c'è spazio per tutti, se c'è rispetto reciproco, onestà e accettazione delle volontà maggioritarie. La democrazia è un compromesso tra posizioni e interessi molto diversificati, ma tenuti assieme dai diritti umani fondamentali, tra cui la libertà di pensiero, che non si nega a nessuno, cacchio!
Io ho tentato di dimostrarti con svariate argomentazioni logiche perchè secondo me sarebbe bene per questa nazione che Berlusconi fosse definitivamente archiviato, come politico. Il 24% l'ha votato direttamente, e questo è un fatto che devo evidentemente accettare. Mi auspico che l'altra metà dei destrorsi riesca con il tempo a sganciarsi dallo strapotere del suddetto individuo. Ti ho già ampiamente giustificato pure questa posizione.Originariamente Scritto da whitecox...l'ultima cosa che mi hai rinfacciato mostra come tu non abbia ancora capito (o non voglia capire)...ma questo non mi interessa...ora sembra che io sia il berlusconi della situazione, che io voglia controllare l'informazione qui dentro...ahaha...fa quasi ridere a pensarci...quasi però...
Da come ti sei espresso, sembra invece che se tu potessi, andresti a palazzo Chigi, tireresti giù di forza il Mortadelliforme e rimetteresti al suo posto il Nano Buana. Siccome non sei l'unico a destra a pensarla così, francamente ritengo impossibile il dialogo con molti destrorsi, almeno fino a che non si saranno svegliati da questa insana forma di Nano - dipendenza, ferocemente antidemocratica.
Pace e salute a te, caro antagonista "umorale".Originariamente Scritto da whitecoxbuon lavoroLast edited by emiliosansone; 18-05-2006, 14:09.[COLOR="Purple"]Tutto
Comment

Comment