la grazia a ovidio bompressi

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  • nello
    Opinionista
    • 29/05/06
    • 1162

    #16
    ah se lo dici tu, vorrei tanto sapere qual'
    [SIZE="3"]"Fare un altro round quando pensi di non farcela,

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    • Mototopo
      ma anche no!
      • 13/07/05
      • 12241

      #17
      [QUOTE=N3m0]ma chi, napoleone?

      Sofri
      Mototopo

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      • Piotr Aleksejevic
        Zar autocrate di tutte le Russie
        • 24/11/05
        • 7926

        #18
        [QUOTE=Mototopo]allora mettano in carcere i giudici che lo hanno condannato dopo 30 anni dall' omicidio il pupetto si
        CONIGLIO MANNARO

        "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
        Gianni-Emilio Simonetti

        La calma

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        • Mototopo
          ma anche no!
          • 13/07/05
          • 12241

          #19
          Originariamente Scritto da Piotr Aleksejevic
          condannati solo in Cassazione con una sentenza molto discussa ...
          per
          Mototopo

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          • Ares
            Opinionista
            • 13/11/05
            • 1698

            #20
            Personalmente trovo scandaloso che la famiglia Calabresi non sia stata avvertita dalle autorità del provvedimento di grazia che stava per essere preso, possono dire, le autorità politiche, quello che vogliono ora, ma ciò che ai miei occhi traspare è l'impressione che chi doveva avvisarli se ne è quasi fregato, com'è possibile una dimenticanza del genere?
            Com'è possibile occuparsi di un caso di grazia delicato come questo e dimenticarsi della famiglia della vittima?
            Si ha quasi l'impressione, vista la dimenticanza, che l'avvertire la famiglia fosse una cosa secondaria, una cosa di secondo piano d'importanza.
            A mio avviso Mastella le scuse fatte alla famiglia per questa "dimenticanza" se le può infilare dove dico io.
            Last edited by Ares; 01-06-2006, 15:24.
            Abbiate timore dei fiumi silenziosi...

            [COLOR="DarkRed"][FONT="Comic Sans MS"]La vita

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            • gazebo
              Banned
              • 28/02/06
              • 854

              #21
              Scusatemi ma volgio dirvi che su questa vicenda mi sento molto a disagio. Sia perchè di eprsone che stanno male e muoiono quotidianamente in carcere ce ne sono tantissime, e in carcere ci rimangono perchè non si chiamano Sofri o Bompressi; sia perchè Sofri non ha chiesto la grazia; sia perchè Bompressi era da tempo agli arresti domiciliari; infine io non so se siano colpevoli o no, so però che sono stati giudicati colpevoli da un tribunale dello stato per l'assassinio di uno che da trent'anni manca ai suoi figli e a sua moglie, e di cui non è mai stata provata la colpevolezza nella presunta uccisione dell'anarchico giuseppe Pinelli, a cui va altrettanto rispetto, quindi la concessione di un provvedimento di clemenza non trova grandi giustificazioni secondo me. Poi certo c'è la pietà umana per due eprsone che a trent'anni dai fatti si ritrovano in un carcere gravemente malate, che poi carcere non è perchè uno era ai domiciliari e l'altro in differimento pena.

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              • Piotr Aleksejevic
                Zar autocrate di tutte le Russie
                • 24/11/05
                • 7926

                #22
                [QUOTE=Mototopo]per
                CONIGLIO MANNARO

                "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
                Gianni-Emilio Simonetti

                La calma

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                • Piotr Aleksejevic
                  Zar autocrate di tutte le Russie
                  • 24/11/05
                  • 7926

                  #23
                  [QUOTE=Ares]Personalmente trovo scandaloso che la famiglia Calabresi non sia stata avvertita dalle autorit
                  CONIGLIO MANNARO

                  "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
                  Gianni-Emilio Simonetti

                  La calma

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                  • Ares
                    Opinionista
                    • 13/11/05
                    • 1698

                    #24
                    [QUOTE=Piotr Aleksejevic]Il PdR ha chiamato ... Mastellone era rosso di vergogna

                    Cmq., se
                    Abbiate timore dei fiumi silenziosi...

                    [COLOR="DarkRed"][FONT="Comic Sans MS"]La vita

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                    • Matthias

                      #25
                      [QUOTE=N3m0]chi si legge le carte del processo ci si rende conto che

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                      • Sniper
                        Opinionista
                        • 01/10/04
                        • 6641

                        #26
                        [QUOTE=Matthias]La grazia a Calabresi dall'accusa di aver ucciso Pinelli quando la concediamo invece?

                        ps: Calabresi
                        [b][size=1]Ex possessore di un bicilindrico V60

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                        • N3m0
                          Eterodosso
                          • 02/10/04
                          • 3895

                          #27
                          [QUOTE=Matthias]
                          Adesso faccio davvero quello che ha detto il Topo: ammazzo un commissario, dico che non sono stato io, divento un caso politico, poi scrivo dei libri, faccio un sacco di soldi e prima o poi un governo di benpensanti mi dar
                          [URL="http://n3m0.splinder.com/"][size=1][color=red]Il problema degli uomini non

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                          • N3m0
                            Eterodosso
                            • 02/10/04
                            • 3895

                            #28
                            [QUOTE=nello]ah se lo dici tu, vorrei tanto sapere qual'
                            [URL="http://n3m0.splinder.com/"][size=1][color=red]Il problema degli uomini non

                            Comment

                            • Matthias

                              #29
                              No?Vogliamo fare la prova?Fallo tu, vedrai che diventi un eroe per una certa parte politica e magari famoso scrittore...se lo faccio io mi danno l'ergastolo e magari si inventano anche che stavo organizzando un golpe...

                              @Sniper: ma, considerando l'altezza dal quale è caduto Pinelli direi che la scarpa a 50 metri non è affatto una cosa strana...

                              Ad ogni modo, secondo la tanto osannata magistratura indipendente ed apolitica italiana, Calabresi era innocente, Sofri, Bompressi e Pietrostefani colpevoli.Quindi c'è poco da discutere...

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                              • mat
                                Il Magnifico
                                • 20/05/05
                                • 17786

                                #30
                                Alle persone che pensano che essere favorevoli o contrari alla grazia a Sofri sia una questione di destra o sinistra propongo un articolo di Fulvio Grimaldi sulla vicenda Sofri (Grimaldi è un ex giornalista di Liberazione)...
                                di Fulvio Grimaldi



                                IL RATTO GLORIFICATO
                                (con sentite scuse ai ratti)


                                09 febbraio 2004

                                Di solito in tivù la messa cantata la fanno a dio, in San Pietro,
                                con tanto di papa, in poche grandi occasioni, Natale, Pasqua, un
                                nuovo pontefice. Ma c’è un personaggio in questo paese che l’ha
                                avuta celebrata pur non essendo né dio, né papa e non essendoci nei
                                paraggi né Natale, né Pasqua, ma solo l’imminenza di un voto in
                                parlamento: quello sulla legge Boato che rende al capo dello Stato
                                in esclusiva la facoltà di concedere la grazia a un condannato.
                                Chi sabato sera s’è trovato davanti al televisore sa di che parlo:
                                la “Serata Sofri” su “La 7”, unica televisione di regime
                                italo-imperial-sionista che non appartenga materialmente a Silvio
                                Berlusconi, pur se, evocato dal conduttore e da quasi tutti i
                                partecipanti alla cerimonia, il cavaliere P2 aleggiava benevolo e
                                solidale nello studio durante tutte le tre ore tracimate dagli
                                schermi su una buona fetta di italiani in preda allo stupore.
                                Stupore, a volte sgomento, ingiustificati poiché forse nessuno in
                                tempi moderni, neppure Gorbaciov, neppure il più modestino Occhetto,
                                o, più recenti, certi epigoni rifondaroli, possono vantare, a
                                livello patrio, i meriti e i crediti accumulati dal protagonista
                                della trasmissione nei confronti di quella eletta schiera che la
                                trasmissione l’ha voluta, fatta e amata: la setta di cannibali
                                regnante in Occidente.

                                Un grande filosofo, riferendosi a Budda, Maometto e Cristo ( pur
                                distinguendo tra esistenza storica reale del secondo, virtuale degli
                                altri due) aveva parlato dei “Tre Grandi Impostori”, adombrando un
                                loro ruolo nella costruzione dell’architettura planetaria del
                                dominio di classe e del massacro degli sfruttati. Si parva
                                licet…anche Adriano Sofri, assente fisicamente dagli schermi, causa
                                condanna per mandato d’omicidio, ma spurgato in ispirito da tutti i
                                pori della conventicola riunitasi a cantargli pater-ave-gloria,
                                merita di essere posto sugli altari – di questi continua a trattarsi
                                nell’era delle “libertà durature”, delle “guerre preventive” e della
                                “spirale guerra-terrorismo” - dei grandi impostori garanti
                                dell’ordinato svolgersi delle cose. Questo era l’imperativo di quel
                                circolo della caccia che malelingue si ostinano a definire cosca, o
                                loggia, o lobby, o sezione Mossad (l’assenza di Giuliano Ferrara non
                                consente di inserire il segmento CIA) e che si è impegnata
                                nell’allestimento della prima beatificazione in assoluto, con messa
                                cantata televisiva, di un laico non ancora defunto, giudicato in
                                tutti i gradi omicida, e però grandissimo traghettatore di masse
                                traviate da ambiti e impeti rivoluzionari nel campo opposto
                                dell’identificazione con – e dell’assoggettamento al – potere
                                costituito, per quanto guerrafondaio, carnefice e, all’occorrenza
                                nazista, possa faziosamente essere definito.

                                Il parterre era affollato, con tanto di giovanilistici culi per
                                terra a suggerire reminiscenze sessantottine, cosa che non poteva
                                non confortare, insieme a tanti nostalgici, anche una Rossanda da
                                sempre fuorviata dalla sua immensa generosità a difendere il “Sofri
                                vittima della vendetta contro il ‘68”, come prima gli infiltrati
                                nell’”album di famiglia” travestiti da brigatisti rossi Lo
                                schieramento voleva apparire trasversale, ma ci voleva l’insistenza
                                dell’anfitrione Gad Lerner nel dichiararsi prodiano per
                                riequilibrare una platea che pencolava, giustamente secondo
                                l’assunto, drasticamente a destra. Certo, non mancava qualche
                                reduce, sennò che senso avrebbe avuto l’esaltazione del percorso del
                                beatificato, e ai margini del convegno un paio di strapuntini erano
                                stati riservati ai soliti garanti liberalsinistri del pluralismo.
                                Che so, un conavigatore della coppia DS-Dash Roversi-Blady di nome
                                Davide Riondino, oppure un comico, tale Paolo Haendel, che,
                                stralunato, si trovava a dover recitare l’impresentabile prosa
                                logorroica e ambigua, seriosamente turgida e totalmente priva di
                                spirito, di un autore che non pare essere mai riuscito a superare i
                                conati stilistici del liceale.

                                Mi rendo conto che corro dei rischi a contrappormi a tanto convito.
                                Un giornalista investigativo, Attilio Bolzoni, che aveva scritto un
                                libro sull’assassinio di Mauro Rostagno, dirigente di Lotta Continua
                                e intimo di Sofri, finito a Trapani in una cosca di trafficanti –
                                Saman - travestita da comunità terapeutica (“Assassinio tra amici”),
                                mi aveva detto anni prima:”Chi tocca quella lobby muore”. Vedremo.
                                Una messa cantata, quella per Sofri, che più universale e
                                onnicomprensiva non si potrebbe neanche per Garibaldi. L’unità
                                nazionale abbozzata dal generale viene qui sublimata in una sintesi
                                a 360 gradi di tutto il mondo che, tra parlamento e il suo fedele
                                riflesso mediatico, conta e comanda. Quale commovente volemose bene,
                                quali supremi tarallucci e vino, quale massima espressione
                                dell’eterno ecumenismo nazionalitario, dell’intima intesa
                                dell’italiano medio con i poteri che prevalgono. Tifosi della
                                Juventus o della Roma, certo, ma tutt’un embrassons nous
                                nell’adorazione del pallone e del suo impero, per marcio e mafioso
                                che possa essere. Restava fuori dalla lerneriana palude, al freddo,
                                sprezzato ed escluso, chiunque avesse qualche riserva sulla
                                glorificazione. Presenti nemmeno in sagoma, come quelle di Lucarelli
                                in “Blù Notte”, le decine di ragazzi, bruciati sui vent’anni dallo
                                Stato e dai suoi fascisti, che avevano dato retta a Sofri, leader di
                                Lotta Continua, garante della rivoluzione necessaria e imminente, e
                                che non avevano fatto in tempo a schivare pallottole o botte mortali
                                prima che il leader e il suo sodale, Giorgio Pietrostefani, curatore
                                a Parigi di “Saman Francia” e della flotta contrabbandiera al
                                servizio del latitante Craxi, chiudessero bottega e mandassero a
                                ramengo una generazione che nella politica aveva impegnato tutto il
                                suo futuro.

                                C’era Suor Cecilia, ispirata monaca del Carcere di Pisa che
                                ripeteva, come l’Al di “Odissea nello spazio”, cadenzate, ma tenere
                                giaculatorie umanitarie su quello e su tutti i detenuti, suffragata
                                con più sostanza dal sanguigno cappellano dello stesso istituto.:
                                “E’ un padre, un fratello maggiore per gli altri, si adopera per
                                tutti”. E buon per Sofri che tutti, fuori, si adoperano per lui.
                                Chiudendo con un ispirato e benedicente sorriso, Suor Cecilia calava
                                l’asso: “Io so che il Presidente può dare la grazia, me l’ha detto
                                mia nonna…” Incontrovertibile. La chiosa di Gad Lerner, solenne,
                                compunto:”Noi, però, trasmettiamo sottovoce, con umiltà e cautela.
                                Il destino di un uomo non può essere trascurato da nessuno”. Qualche
                                migliaio di condannati per reati politici, sprofondati nell’oblio
                                perché incapaci di farsi accogliere e celebrare sulle pagine di
                                “Panorama”, “Il Foglio”, “La Repubblica”, annuivano in silenzio.
                                Tombale. Umilmente e con cautela hanno sollevato perorazioni e
                                novene un’altra ventina di astanti. Si susseguiva in formidabile
                                sintonia il fior fiore dell’intellettualità d’ordine italiana.
                                Carlo Ginzburg, annoso denunciatore delle malefatte giudiziarie nei
                                confronti dell’agnello sacrificale, ribadiva le vergogne dei
                                giudici. Appariva da una finestrella il capofila dei picchiatori di
                                palestinesi, Mario Pirani, e rivendicava di essere stato tra i primi
                                firmatari dell’appello per la grazia, in combutta nientemeno che con
                                Bobbio e Foa. Lui, intrecciato a Sofri nel comune auspicio dell’
                                “israelizzazione” del Medio Oriente (sic) e dell’americanizzazione
                                del mondo. Gli altri due, cui l’eroica solidarietà con la vittima
                                delle vittime rasserenava una coscienza già fugacemente increspata
                                dal dolce ritorno senile nei dorati salotti dell’establishment e
                                della rispettabilità nazionale. Si accavallavano, a rischio di
                                decadere in tiritere tutte uguali, gli interventi, nomi, volti e
                                orazioni di illustri rappresentanti dell’etica e della giustizia.
                                L’ispido Socci, rancoroso conduttore di un talk-show di estrema
                                destra chiamato “Excalibur”, sentenziava che “Sofri non è più l’uomo
                                che il tribunale ha giudicato” (difatti se allora stava con i
                                patrioti stragisti ceceni, oggi sta con gli eroici marines di
                                Baghdad). La quasi intera famiglia Feltri, Vittorio e Mattia, del
                                quotidiano chiamato con sfottò oscarwildiano “Libero”, snocciolava
                                commossa il rosario delle imprese del “Sofri scrittore e
                                viaggiatore”. Luis Stevenson, Celine, Chapham e perfino Rudyard
                                Kipling impallidivano. Veltroni, sindaco di Roma e specialista di
                                testacoda ideologici, si annoverava fiero tra i 371 parlamentari
                                firmatari della richiesta di grazia e, in stretto connubio super
                                partes con Berlusconi, Cohn Bendit, Casini, presidente democristo
                                del Senato, Ciampi, capo dello stato e antifascista di sicura fede,
                                e un altro capriolista, l’enigma di genere Bondi, portavoce di Forza
                                Italia, giurava che si sarebbe battuto alla morte per la proposta di
                                legge Boato (un ex-lottacontinuista, costui, bastonatore di
                                magistrati quanto Sgarbi, ma da destra inavvertitamente scivolato
                                tra i Verdi).

                                Aggrappato come un polipo al collegamento esterno, in spregio al
                                solenne annuncio lerneriano dell’imminente epifania di Marco
                                Panella, Veltroni insisteva perorando che “la pena non deve essere
                                vendetta, specie laddove fioriscono segni e prove del ravvedimento,
                                e, a proposito, mi ricordo dei tanti segni dati da Sofri fin da
                                quando, inviato a Sarajevo per “L’Unità” che allora dirigevo, fu una
                                delle persone che spostò la sinistra sulla linea dell’intervento
                                umanitario….le sue straordinarie riflessioni… l’esemplare dignità…
                                l’alto senso delle istitutizoni… l’umana solidarietà…bla-bla- bla…
                                “. Non so se Veltroni e il coppiere Lerner siano rabbrividiti, ma in
                                quel momento chi non fosse corazzato di sharonbushismo ebbe a
                                percepire una ventata gelida fin nelle ossa e sentire come il
                                garrulo cinguettìo dell’accolita sofriana fosse penetrato da flebili
                                voci. Voci lontane, come soffocate sotto le macerie di una verità
                                sottoposta al più terribile dei bombardamenti umanitari: 160.000
                                serbi della multietnica Sarajevo sterminati o espulsi per sempre
                                dalla loro città, cancellati da una “società civile internazionale”
                                dalle zanne come ghigliottine; decine e decine di donne e bambini
                                nel mercato di Sarajevo frantumati dagli ordigni del loro presidente
                                Izetbegovic, con lo stesso meccanismo degli attentati dell’11
                                settembre, per addossarne la strage ai serbi innocenti e fornire
                                alibi e supporto morale agli stermini bombaroli della Nato; i morti
                                di Sebrenica che ancora rivendicano la verità sui massacri subiti
                                dai propri correligionari, mujahedin di Al Qaida-Cia. La Jugoslavia
                                sbranata da carnefici transnazionali coalizzati e un branco di
                                trombettieri ammantati di umanitarismo che spianano la strada ai
                                carnefici nella coscienza degli ignari, rovesciando in perfetta
                                malafede la verità del boia e della sua vittima nel proprio
                                opposto: Woytila, Panella, l’interetnico Langer, che sproloquiava di
                                verginali intese interetniche sorvolando con salto triplo su torti e
                                ragioni, le compagnie di giro di preti e Ong, la cosca giornalistica
                                mondiale, nessuno escluso, e, più bugiardo e cinico di tutti,
                                indiscutibile garante del consenso a sinistra e
                                nell’intellettualità, Adriano Sofri.

                                E’ un attimo. La storia quelle voci le ha bell’e seppellite. La
                                geografia le ha distanziate nello spazio, fuori dai diritti, dalla
                                vista e dalla comunicazione. Il frastuono celebrativo nello studio
                                tutto macina e tutto rigenera. Ruminano le stesse formule il dc
                                berlusconide Marco Fellini – “Sofri ha svolto ragionamenti di
                                eccezionale nobiltà e libertà: oggi la libertà di Sofri è un pezzo
                                della libertà di tutti gli italiani” – e il senatore forzista avv.
                                Contestabile che, convinto dell’innocenza di Previti, Dell’Utri e
                                Berlusconi, è, con ferrea logica, altrettanto convinto di quella di
                                Sofri. E con ciò non gli fa un gran favore. Un altro forzista a 18
                                carati, Biondi, quello del tentato “colpo di spugna” su tangentopoli
                                da ministro della giustizia (!) col Berlusconi I, vola altissimo:”ci
                                sono problemi che dire non può la filosofia dei giudici”,
                                Shakespeare nientemeno, e pour cause, visto che Pisa rinchiude un
                                emulo di Jago. E poi chiude con “quel reo non è più lo stesso”,
                                rendendo doveroso omaggio a chi da assalitore di tutti i palazzi
                                d’inverno dell’ingiustizia e dello sfruttamento ha saputo farsi
                                mangiatore di operai panelliano, esperto di mangiatoie craxiste,
                                fido consulente del Martelli candidato prediletto di Cosa Nostra,
                                nobilitante frequentatore e cantore di tagliagole ceceni, assoldati
                                e addestrati in Afghanistan dalla Cia perché, sequestrando e
                                massacrando innocenti e ignari per tutte le Russie, guadagnassero
                                territori e oleodotti all’impero.

                                Recita la sua particina di sodale in tante imprese “umanitarie”
                                balcaniche il vecchio compagno Daniel Cohn Bendit e per lo studio
                                passa un tremito di compatibile eversione. Che però è subito
                                riassorbito dall’assicurazione che “Dany il rosso” collima su Sofri,
                                tema dirimente, sia con Berlusconi, che con Fini, glie l’hanno
                                assicurato entrambi. “Ci vuole per Sofri una grande maggioranza
                                trasversale, che già esiste nel mondo intellettuale e culturale
                                italiano”. Vero, Dany, maggioranze trasversali al potere ci
                                vogliono, altro che la vecchia “fantasia” di maggio! Solo che il
                                tuo monito che la riabilitazione di Sofri sia “un grande segnale per
                                l’Europa” rischia di spaventare un bel po’. Un Giuda al posto di
                                Gesù nelle aule scolastiche?

                                E poi Enzo Bianco, vetta intellettuale del parlamento e primo
                                firmatario insieme a Biondi, che, da ex-ministro degli interni, non
                                si risparmia una doverosa lancia spezzata per il commissario
                                Calabresi e la sua famiglia (al defenestrato Pinelli discretamente
                                neanche un accenno). E Stefano Folli in registrazione, opportuno
                                quanto altri mai poiché direttore del “Corriere della Sera” per suoi
                                meriti di fedeltà berlusconide e per demeriti in campo iracheno e
                                di interessi configgenti del predecessore Ferruccio de Bortoli:
                                “Siamo tutti convinti che meriti la grazia. E’ molto diverso da
                                trent’anni fa, è un protagonista del dibattito culturale del paese”.
                                Concetto, questo, della diversità tra il reprobo di trent’anni prima
                                e il maestro dell’etica e dell’estetica contemporanee,
                                involontariamente contraddetto da un volto liscio e roseo evocato a
                                tutto schermo dal kibbutziano Lerner, con sottopancia “Gennaro
                                Sasso, filosofo”. Sasso, infatti, proclama Sofri “un raro caso di
                                straordinaria ed estrema coerenza a proprio rischio e pericolo”. Ma
                                anche lui torna ai più suggestivi toni del dramma esistenziale,
                                profusi a piene mani da tutta la congrega, quando dall’estrema
                                coerenza, passa al suo contrario, alla catarsi figliolprodighista
                                che, in questo paese, intenerisce assai più della coerenza: “Tra
                                quelli che ho conosciuto è colui che ha saputo realizzare la critica
                                più serena e radicale del proprio passato. Dopo LC, un impegno
                                sempre totale che comportava grandi sacrifici…”

                                E il pensiero, lacerato tra coerenze muzioscevoliane e inversioni a
                                U damascene, tutte comunque epiche, non sa se soffermarsi sul Sofri
                                fregoliano che arronzava disoccupati napoletani, insorgenti reggini,
                                gasparazzi torinesi (da “Gasparazzo”, l’operaio Fiat immigrato
                                eternato da un grande disegnatore, morto per portare il giornale di
                                Sofri in giro per l’Italia) e rilanciava la rivoluzione socialista
                                in coro con i Vietcong, per poi invertire la rotta e stendere vele
                                all’uragano del recupero capitalista e del marcio
                                istituzionalizzato, del nazismo sharoniano e del planeticidio
                                sionista-statunitense. Oppure su un altro Sofri, davvero
                                straordinariamente coerente, che, complice l’ottusità senile di un
                                vertice PCI revisionista, statizzato e autoreferenziale, rintronato
                                dall’ossimoro supremo “partito di lotta e di governo” che poi ha
                                generato i noti mostri, sabota il più grande antagonismo dell’Italia
                                nel dopoguerra, lavorando gomito a gomito con la CIA nella persona
                                del socio editoriale Robert Cunningham, longa manus della
                                sovversione USA in Italia, padrone della tipografia di “Lotta
                                Continua”, quando ne ero il direttore responsabile, e compare di
                                Sofri in numerose altre imprese “commerciali”, fino a quando
                                l’intera baracca viene rilevata dai socialisti e da Claudio
                                Martelli, in società con il confesso provocatore CIA Giuliano
                                Ferrara (un simpatico ricordino che illustra il rigore della
                                coerenza sofrista è quello che vedeva il sottoscritto bersagliato da
                                oltre 150° processi per reati di stampa, tutti attribuibili alle
                                intemperanze redazionali dell’”irresponsabile” Sofri, mentre lo
                                stesso, all’insegna del “cazzi tuoi”, brigava impune con il
                                “compagno americano”). Coerenza estrema per davvero, e ininterrotta
                                fino alle operazioni “umanitarie” dell’intellettuale organico
                                dell’imperialismo nei Balcani e in Caucaso e fino al suo supporto
                                etico-lettario a tutte le soluzioni finali che il likudnismo
                                israelo-anglosassone, con i suoi ascari massonico-mafiosi tra Volga
                                e Po, va eseguendo dall’ Afghanistan all’Iraq, dalla Palestina
                                all’America Latina.

                                “Sarà dunque Sofri – come si esalta Gennaro Sasso – una grande
                                risorsa per la vita intellettuale e politica di questo paese, un
                                paese che di personaggi come lui ha oggi grande bisogno”. Un
                                bisogno, per Sasso, evidentemente non ancora soddisfatto da Lunardi
                                e Bossi, Bondi e Schifani, la camarilla di Arcore e i fascisti
                                postmoderni di Fini, i flagellanti alla Fassino e Bertinotti, il
                                bombarolo all’uranio, opusdeista e loggiarolo, di Gallipoli, o i
                                corifei del sofrismo assurti a sovrani dei media e a campioni
                                d’inquinamento da ridicolizzare Starace buonanima

                                La catena di Sant’Antonio lerneriana non finisce di snocciolarsi e a
                                uno Stenio Solinas del “Giornale” segue il capodigiunatore
                                panelliano Franco Corleone e Chiara, l’orfana del Moroni socialista
                                suicida di tangentopoli, oggi demichelisiana di quel Nuovo PSI che
                                si percepisce con forchetta in mano sullo strapuntino arcoriano,
                                esasperato dai lunghi digiuni e vorace più che mai. Ma il momento
                                clou, l’ospite-bomba, il climax non può non materializzarsi nelle
                                spoglie stazzonate, sempre più devastate da chissà quali nefandezze,
                                del guru-arlecchino. Marco Panella non perde l’occasione per trarre
                                dal cilindro lo stupefacente sposalizio dei contrari ontologici:
                                appassionata navigazione negli oceani di sangue delle aggressioni
                                imperialiste e, insieme, nobili tenerezze, delicate sensibilità
                                quali, tra le altre, l’amicizia, la riconoscenza, l’amore, oh sì
                                l’amore, per un Sofri visitato due volte al giorno e che in questi
                                anni “è venuto secernendo una non violenza ghandiana nuova, anzi
                                socratico-ghandiana”. Tanto ghandiana quella non violenza, paiono
                                ancora sussurrare i fantasmi di prima che ora paiono sprigionarsi
                                dalla ragnatela di quel volto d’avvoltoio inflaccidito, da averci
                                fatto ghandianamente uccidere ovunque chiedessimo verità e
                                giustizia. Ma Pannella sa anche come volgere una celebrazione in una
                                mobilitazione: “Con Sofri stiamo lavorando a un’enorme
                                manifestazione…” Inavveduto, dimentico dell’aria che, spettri o non
                                spettri, tira là dove si officiano liturgie imperiali, lo spettatore
                                per un attimo pensa al 20 marzo, giorno della manifestazione
                                mondiale contro la guerra all’Iraq, il razzismo sionista, le
                                occupazioni, il colonialismo, lo sfoltimento demografico, la
                                fascistizzazione, la tortura, le punizioni collettive, gli
                                autoattentati terroristici. Errore! Non sono ambiti familiari a un
                                Panella, o un Lerner, o un Ezio Mauro, direttore del tabloid
                                Repubblica (guai se fosse mancato!), o un Feltri (dioceneguardi!), o
                                un Pirani, o un Giulio Salierno ex-picchiatore fascista assassino,
                                radioso in studio nella grazia su di lui discesa fin dagli anni ’50,
                                o un Carlo Rossella, o un Luigi Manconi, o un’ormai matroneggiante
                                Kanita Focak, precipitatasi da Sarajevo per informare il mondo che,
                                all’epoca dei suoi anni belli, Sofri sosteneva Sarajevo, oltrechè
                                ripetendo inganni Nato e vaticani, recando a lei balocchi e profumi.


                                No, ad altro evento Panella andava accingendosi insieme al fratello
                                dei tagliagole wahabiti al soldo della Cia: “un’enorme
                                manifestazione contro il genocidio in Cecenia”. A Mosca, nello
                                stesso momento, andavano raccattando dai binari del metrò ancora una
                                volta i lembi umani di una carneficina perpetrata dal patriottismo
                                democratico degli amici in Cecenia di Sofri, Panella e Osama Bin
                                Bush. Ma su questo né Panella, né Lerner, né un tardivo, ma
                                parimenti solidale Furio Colombo, frequentatore dello stesso
                                insediamento di Sofri, nulla avevano da dire. Altro da dire invece,
                                e non poteva che essere così, aveva la signora Nelli Norton,
                                polacca, che completava la beatificazione di Sofri con il racconto
                                di un altro miracolo: la liberazione della Polonia. “Al tempo della
                                rivolta anticomunista, dei primi scioperi di Solidarnosc, non solo
                                portava soldi, ma anche messaggi, bigliettini clandestini, faceva da
                                portavoce dei prigionieri, era il nostro corriere…Ha contribuito
                                alla libertà e alla democrazia che oggi abbiamo in Polonia”.
                                Ovviamente in quello studio nessuno ha tirato fuori un libro paga
                                dei viaggiatori in Polonia per controllare se Sofri fosse stato, per
                                quei servigi preziosi, adeguatamente ricompensato.

                                Chiude Gad Lerner, che ricordo giovane, talentuoso e prediletto
                                discepolo di tanto maestro negli anni ’70 (me lo rivedo in testa a
                                cortei filopalestinesi, pensate l’astutissima lungimiranza!) e poi,
                                come altri di quella che indulgentemente vollero chiamare “la
                                lobby”, avviato ai fasti, se non del potere, quanto meno dei cantori
                                del potere: Enrico Deaglio, Carlo Pannella, Paolo Liguori, Andrea
                                Marcenaro, Franca Fossati, Toni Capuozzo, Gianni Riotta, Paolo
                                Mieli… ragazzi che squadra! Chiude Lerner, rimuovendo un tarlo
                                democraticistico che gli deve aver infastidito la pur coriacea
                                coscienza: il coro ha cantato, ma il controcanto? “Nessun
                                contradditorio”, taglia corto, “superfluo e fuoriluogo”.

                                Sofri sugli altari, laici, ma non dissimili da quelli su cui sono
                                stati posti i missionari apripista dei massacratori spagnoli in
                                Messico, di Padre Pio, trafficante e mago in Puglia, del cardinale
                                Stepinac, protettore di nazifascisti in Croazia, di madre Teresa di
                                Calcutta, istigatrice del culto della povertà, foraggiata da tiranni
                                sanguinari centroamericani per fingere assistenze mediche e
                                praticare sevizie antiaboriste alle donne, promuovendo al contempo
                                stragi etniche in Kosovo. Se ci stanno loro perché non Sofri? Ed è
                                in questo fulgore di autentica santità che, in apoteotico
                                coronamento, scende dagli schermi il volto del ragazzo invecchiato
                                senza maturare, accartocciato nel groviglio delle sue disonestà ,
                                quello di sempre, dall’occhio freddo di caimano. Scende e ancora
                                una volta intossica il mondo da Sarajevo, sua prova suprema di
                                coerenza: “ I serbi, armati fino ai denti, vogliono un mondo da cui
                                siano cancellati tutti quelli che non sono serbi”.
                                S’è visto come è andata a finire.
                                Sottotitoli, sigla e il povero Paolo Haendel che riesce ancora a
                                infilare un “A presto, Adriano!”. Che dio lo perdoni.
                                Noi invece ad Adriano Sofri, le cui gesta hanno sporcato la vicenda
                                di una generazione di coraggiosi e generosi, ricordiamo un’ovvietà:
                                tu potrai chiudere con il passato, ma è il passato che non chiude
                                con te. Per quanto sta in noi, te lo garantiamo. Nel nome di tutti
                                quelli su cui è passata la tua ombra di menzogna e di morte.


                                E' un po' lungo e me ne scuso ma forse servirà a capire che Sofri non è esattamente un'icona della sinistra..
                                Moderatore Debate Square

                                "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                                - P. Conte -


                                Angst essen Seele auf

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