Prendo spunto da questo articolo, per fare una breve riflessione:
Di Pierluigi Barrotta
"Questa volta Scotland Yard e i servizi segreti hanno fatto centro. Duramente criticati per aver sottovalutato informazioni che avrebbero potuto prevenire gli attentati del luglio 2005, ora hanno sventato quello che appare come uno dei più pericolosi ed ambiziosi progetti ideati da Al Quaeda. I disagi agli aereoporti sono notevoli, ma i cittadini britannici possono affrontare con fiduciosa serenità l'emergenza. La proverbiale calma anglosassone, insieme all'esperienza maturata nella lotta contro il terrorismo, riporteranno presto la situazione ad una normalità almeno apparente.
Diverso è il discorso se spostiamo l'attenzione dall'emergenza di queste ore al nodo in cui la società britannica sta vivendo la minaccia terroristica. Qui gli attentati, riusciti o sventati, hanno lasciato un segno indelebile. Secondo alcune fonti della BBC, i principali sospettati risultano essere nati e cresciuti in Gran Bretagna. Lo stesso era avvenuto per gli attentati dello scorso anno. Si tratta, dunque, di persone che hanno frequentato le scuole britanniche, che parlano correttamente la lingua, che hanno relazioni sociali e assai probabilmente un lavoro. In poche parole, non si tratta di persone discriminate. Comprensibilmente, ciò suscita sconcerto e una notevole insicurezza sulle politiche di integrazione da adottare. Riviene in mente un sondaggio pubblicato mesi fa dal Daily Telegraph, secondo il quale la maggioranza dei britannici musulmani si sentono più vicini agli islamici che vivono nei paesi arabi che ai loro concittadini. E' un dato che deve far riflettere. Sembra quasi che le comunità musulmane siano cresciute come un corpo separato dal resto della società.
Come tutti i paesi Europei, anche la Gran Bretagnasta dolorosamente cercando una strategia efficace. Tony Blair ha deciso l'espulsione degli imam estremisti e non ha esitato a criticare le politiche multiculturaliste, che in nome di una mala intesa tolleranza, hanno addirittura incoraggiato la segmentazione tra le diverse società etniche. Allo stesso tempo, tuttavia, ha messo in guardia contro i pericoli di una deriva razzista e xenofoba. Anche i conservatori di David Cameron concordano, isolando in questo modo gli estremisti del British National Front. Ed è un bene. Il multiculturalismo ha fallito, ma la xenofobia non è un'alternativa. Non solo è moralmente sbagliata, ma è anche stupida in un Europa che già ospita milioni di immigrati."
Fatta questa premessa, dove sono gli errori nelle politiche di integrazione degli immigrati?
Possibile che potendo fare raffronti fra due modi diversi di vita, scelgano comunque dei modi "barbari" per lottare e manifestare il proprio dissenso?
Quali rischi, in futuro, ci potranno essere?
Di Pierluigi Barrotta
"Questa volta Scotland Yard e i servizi segreti hanno fatto centro. Duramente criticati per aver sottovalutato informazioni che avrebbero potuto prevenire gli attentati del luglio 2005, ora hanno sventato quello che appare come uno dei più pericolosi ed ambiziosi progetti ideati da Al Quaeda. I disagi agli aereoporti sono notevoli, ma i cittadini britannici possono affrontare con fiduciosa serenità l'emergenza. La proverbiale calma anglosassone, insieme all'esperienza maturata nella lotta contro il terrorismo, riporteranno presto la situazione ad una normalità almeno apparente.
Diverso è il discorso se spostiamo l'attenzione dall'emergenza di queste ore al nodo in cui la società britannica sta vivendo la minaccia terroristica. Qui gli attentati, riusciti o sventati, hanno lasciato un segno indelebile. Secondo alcune fonti della BBC, i principali sospettati risultano essere nati e cresciuti in Gran Bretagna. Lo stesso era avvenuto per gli attentati dello scorso anno. Si tratta, dunque, di persone che hanno frequentato le scuole britanniche, che parlano correttamente la lingua, che hanno relazioni sociali e assai probabilmente un lavoro. In poche parole, non si tratta di persone discriminate. Comprensibilmente, ciò suscita sconcerto e una notevole insicurezza sulle politiche di integrazione da adottare. Riviene in mente un sondaggio pubblicato mesi fa dal Daily Telegraph, secondo il quale la maggioranza dei britannici musulmani si sentono più vicini agli islamici che vivono nei paesi arabi che ai loro concittadini. E' un dato che deve far riflettere. Sembra quasi che le comunità musulmane siano cresciute come un corpo separato dal resto della società.
Come tutti i paesi Europei, anche la Gran Bretagnasta dolorosamente cercando una strategia efficace. Tony Blair ha deciso l'espulsione degli imam estremisti e non ha esitato a criticare le politiche multiculturaliste, che in nome di una mala intesa tolleranza, hanno addirittura incoraggiato la segmentazione tra le diverse società etniche. Allo stesso tempo, tuttavia, ha messo in guardia contro i pericoli di una deriva razzista e xenofoba. Anche i conservatori di David Cameron concordano, isolando in questo modo gli estremisti del British National Front. Ed è un bene. Il multiculturalismo ha fallito, ma la xenofobia non è un'alternativa. Non solo è moralmente sbagliata, ma è anche stupida in un Europa che già ospita milioni di immigrati."
Fatta questa premessa, dove sono gli errori nelle politiche di integrazione degli immigrati?
Possibile che potendo fare raffronti fra due modi diversi di vita, scelgano comunque dei modi "barbari" per lottare e manifestare il proprio dissenso?
Quali rischi, in futuro, ci potranno essere?


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