mi sono appena finito di vedere "il papocchio" , quel vecchio film con Renzo Arbore e Benigli e mi ha molto colpito il pezzo dove benigni ridipinge l'affresco e intanto parla del paradiso...
e cos
"Discese agli inferi e il terzo giorno risuscito' dai morti"
Cristo va' a riprendere e a tirare fuori l'uomo che attendeva la redenzione dei peccati. E da allora in poi, chiunque avrà fede in Lui, potrà afferrare quelle braccia tese e uscire fuori dal tunnell della morte!
Ma no, cono: lasciamo perdere i peccati di ciascuno di essi.
Ora: secondo i cristiani, dopo la morte, dove finiscono coloro che non si sono mai convertiti al cattolicesimo perché non l'hanno mai conosciuto?
In quel caso la Chiesa metterebbe questi individui nel Limbo, così ben descritto dal sommo poeta nella sua Opera maggiore.
In realtà, ciascuno individuo, se vive correttamente l'ideale morale del suo popolo e del suo tempo (che in quel particolare momento evolutivo può essere dedito ai sacrifici, umani e non), successivamente alla morte, quando transita nel piano mentale, vive il paradiso per il quale ha creduto.
Il Walhalla per gli antichi guerrieri nordici, i Campi Elisi per gli antichi greci, i Verdi Pascoli per i nativi americani, e così via.
Tutti paradisi posticci creati dalla forma pensiero di un popolo, comunque reali per chi li vive, come giusto Karma per la sua retta condotta di vita.
Credere che esista oggettivamente il solo Paradiso dei Cristiani (che effettivamente esiste al pari degli altri) in un'eterno "ozio" nella contemplazione di Dio, è un'assurdità indegna dell'uomo spirituale del 21° secolo.
Credere che esista oggettivamente il solo Paradiso dei Cristiani (che effettivamente esiste al pari degli altri) in un'eterno "ozio" nella contemplazione di Dio, è un'assurdità indegna dell'uomo spirituale del 21° secolo.
Come si fa a farlo credere a coloro che sono convinti di professare la "Vera Fede"?
L'uomo ritorna a Dio, perche' da Dio proviene. La visione dantesca del Paradiso e' solo una minima parte di cio' che di meraviglioso e' preparato per noi.....
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
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