Riceviamo un messaggio in cui veniamo "accusati" di parlare solamente di generiche nozioni senza "insegnare" nulla intorno a cosa possa servire, una volta realizzato che tutto non è così come appare, ad uscire da questa spirale in cui l'uomo crea e percepisce una realtà fittizia.
Noi possiamo dire che non è nostro ufficio dare di questi insegnamenti, ma è peculiarità di altri individui questa grave responsabilità.
Ciò non toglie che noi non siamo in grado di erogare tali nozioni. Diciamo nozioni poichè sono tali finchè non diventano vivente realtà nell'individuo.
Chi cerca conferme e prove in quel corpus di Conoscenze, in quella sinossi dell'esistente che abbiamo tracciato fin dal nostro primo intervento, con infinita pazienza per sommo amore verso altri esseri, non potrà che trovarle dentro se stesso.
Ma che significa dentro se stesso? Questa affermazione così inflazionata! Sembrano retoriche e vuote parole quando si tratta di tradurle in una reale esperienza interiore.
E allora poniamo adesso la base di alcuni insegnamenti di cui tutti, indistintamente, potranno trarne beneficio, ma che solo chi li ripeterà per un tempo sufficente potrà svelarne l'Arcano, poichè è vero che necessitano di tempo, ma "il Padre mio viene nella notte come un ladro..."
Si inizi dunque questo viaggio dentro se stessi, l'unico che abbia veramente un senso.
Partiamo dal corpo fisico che è ciò che più di "vicino" a voi avete. Che cosa è questo corpo fisico?
Se lo si osserva dal punto di vista della materia fisica,questo corpo che vedete e percepite come un'entità materiale, a livello di materia atomica assomiglia ad un firmamento, all'universo astronomico, in cui grandissimo è lo spazio occupato da materie estremamente rarefatte rispetto allo spazio occupato da materie solide.
Ma se continuiamo questa meditazione secondo le Verità che già vi abbiamo enunciato, addirittura giungiamo a considerare come questo corpo fisico non esista come un ente a sé, che nasce cresce vive evolve e muore, ma sia frazionato in una miriade di momenti, di situazioni che lo contemplano dalla vita alla morte in un Cosmo che è Eterno presente.
Sorge una prima considerazione: "IO, diciamo pure ancora IO, se questo ci serve ad abbreviare e a capire meglio un concetto, IO non sono identificabile con il mio corpo. Il mio corpo è un ente a sé stante e, forse, non è per niente un ente. E' qualcosa che mi fa percepire delle sensazioni, che mi pone in contatto con il piano fisico. Dunque io potrei - ed entra in gioco l'immaginazione - pensare di fuoriuscire da questo corpo; perché questo corpo altro non è che un vestito, secondo l'immagine cara agli orientali, qualcosa che non è identificabile con me stesso.
Ciò che io percepisco come freddo e caldo non è che una situazione appartenente al piano fisico, relativa ad uno spazio circostante al mio corpo; ma se esco fuori da questo vestito, immediatamente il mio freddo e il mio caldo cesseranno, perché interrompo il collegamento fra il centro di sentire che io sono e l'ambiente nel quale si produce il caldo o il freddo, o nel quale esiste qualcosa che io denuncio come caldo e freddo.
E così è del dolore che mi assilla. Io ho una parte del mio corpo che è sofferente, ma non sono io che soffro. Percepisco questa sensazione di dolore perché sono unito al mio corpo, ma se fuoriesco dal mio corpo il dolore non è più da me percepito.
Ma allora cosa sono Io?
Io sono un piccolo cosmo che ha in sé ogni risorsa. Agenti esterni all'ambiente nel quale è il mio corpo attaccano questo veicolo, ma, attraverso un meccanismo di comunicazione, la mia mente comanda al mio corpo di aggredire e annullare questi agenti esterni, e il mio corpo si mantiene in salute.
Dunque in me, in questo microcosmo che io sono, esiste un'infinità di possibilità. Inconsciamente la mia mente comanda al corpo di respingere l'attacco di agenti esterni che potrebbero danneggiarlo ed io neppure mi accorgo di essere stato attaccato. Ma se unisco la mia volontà e la mia mente cosciente all'azione della mente incosciente, io posso risvegliare nel mio corpo quelle difese naturali che combattono gli attacchi provenienti dall'esterno: perché non sono io che soffro: è il mio corpo.
Questa è la meditazione che dovete fare: disgiungere, nell'identificazione di voi stessi, voi stessi dal vostro corpo fisico.
Quando siete riusciti ad operare questa separazione, e questo può essere fatto anche nella vita di ogni giorno, improvvisamente, quando siete su un mezzo pubblico, direte: "Ecco, il mio corpo viene trasportato da qui a là, ed io lo seguo, ma io sono indipendente da lui: potrei, se lo volessi, con appropriati esercizi, astrarmi da questo trasporto e rientrare nel mio corpo quando fosse giunto a destinazione".
Quando siete riusciti a staccare l'identificazione di voi stessi con il vostro corpo, allora dovete pensare alla Verità che il tempo non esiste ma esiste uno scorrere che la vostra consapevolezza, incapace di abbracciare più "tempi" in UNO, deve necessariamente scorrere in successione: come questo corpo, che siete ancora abituati a considerare come un tutt'uno che ha una sua vita intera, in effetti sia spezzettato, suddiviso, sciorinato in una infinità di rappresentazioni. Direte: "Io non sono vecchio: è il mio corpo che è rappresentato vecchio, ed io subisco quelli che si dicono gli acciacchi della vecchiaia perché sono legato a quelle rappresentazioni di un corpo vecchio e pieno di acciacchi.
Ma io posso reagire anche a questa condizione contingente, come a tutte le altre. Posso, se lo voglio, perché sono indipendente, astrarmi da quegli acciacchi!" E così via.
Rileggete più volte quanto sopra esposto e imparate questo Mantra al fine di spostare l'attenzione ai piani più sottili cosi come esigono certi esercizi insegnati dal sistema Yoga, secondo i quali si cerca appunto di raffinare le capacità sensorie degli individui. Il primo e il più elementare di questi esercizi consiste nel dire: "Io ho un corpo fisico, non sono il mio corpo fisico" da cui:
IO NON SONO IL MIO CORPO FISICO
Ma è necessario che l'impegno in questa apparente semplice operazione sia totale, non recitatelo ora, per curiosità, e poi farlo cadere nel dimenticatoio. Voi per i prossimi 3 mesi dovete abbracciare questo potentissimo Mantra cercando di comprenderne la portata, farlo diventare vostro, vostra stessa esistenza, vostra stessa essenza.
Diventi il primo pensiero la mattina appena alzati e sia l'ultimo quando spegnete la luce dal vostro letto, nella notte.
Non chiedeteci "le prove", "gli studi", "le conferme" di ciò. Fatelo se sentite che possa trovarsi in queste parole una Verità antica come e più del Mondo. Passate oltre, senza domandare nulla, se credete siano solo panzane.
Per oggi può bastare.
Pace e Bene
Noi possiamo dire che non è nostro ufficio dare di questi insegnamenti, ma è peculiarità di altri individui questa grave responsabilità.
Ciò non toglie che noi non siamo in grado di erogare tali nozioni. Diciamo nozioni poichè sono tali finchè non diventano vivente realtà nell'individuo.
Chi cerca conferme e prove in quel corpus di Conoscenze, in quella sinossi dell'esistente che abbiamo tracciato fin dal nostro primo intervento, con infinita pazienza per sommo amore verso altri esseri, non potrà che trovarle dentro se stesso.
Ma che significa dentro se stesso? Questa affermazione così inflazionata! Sembrano retoriche e vuote parole quando si tratta di tradurle in una reale esperienza interiore.
E allora poniamo adesso la base di alcuni insegnamenti di cui tutti, indistintamente, potranno trarne beneficio, ma che solo chi li ripeterà per un tempo sufficente potrà svelarne l'Arcano, poichè è vero che necessitano di tempo, ma "il Padre mio viene nella notte come un ladro..."
Si inizi dunque questo viaggio dentro se stessi, l'unico che abbia veramente un senso.
Partiamo dal corpo fisico che è ciò che più di "vicino" a voi avete. Che cosa è questo corpo fisico?
Se lo si osserva dal punto di vista della materia fisica,questo corpo che vedete e percepite come un'entità materiale, a livello di materia atomica assomiglia ad un firmamento, all'universo astronomico, in cui grandissimo è lo spazio occupato da materie estremamente rarefatte rispetto allo spazio occupato da materie solide.
Ma se continuiamo questa meditazione secondo le Verità che già vi abbiamo enunciato, addirittura giungiamo a considerare come questo corpo fisico non esista come un ente a sé, che nasce cresce vive evolve e muore, ma sia frazionato in una miriade di momenti, di situazioni che lo contemplano dalla vita alla morte in un Cosmo che è Eterno presente.
Sorge una prima considerazione: "IO, diciamo pure ancora IO, se questo ci serve ad abbreviare e a capire meglio un concetto, IO non sono identificabile con il mio corpo. Il mio corpo è un ente a sé stante e, forse, non è per niente un ente. E' qualcosa che mi fa percepire delle sensazioni, che mi pone in contatto con il piano fisico. Dunque io potrei - ed entra in gioco l'immaginazione - pensare di fuoriuscire da questo corpo; perché questo corpo altro non è che un vestito, secondo l'immagine cara agli orientali, qualcosa che non è identificabile con me stesso.
Ciò che io percepisco come freddo e caldo non è che una situazione appartenente al piano fisico, relativa ad uno spazio circostante al mio corpo; ma se esco fuori da questo vestito, immediatamente il mio freddo e il mio caldo cesseranno, perché interrompo il collegamento fra il centro di sentire che io sono e l'ambiente nel quale si produce il caldo o il freddo, o nel quale esiste qualcosa che io denuncio come caldo e freddo.
E così è del dolore che mi assilla. Io ho una parte del mio corpo che è sofferente, ma non sono io che soffro. Percepisco questa sensazione di dolore perché sono unito al mio corpo, ma se fuoriesco dal mio corpo il dolore non è più da me percepito.
Ma allora cosa sono Io?
Io sono un piccolo cosmo che ha in sé ogni risorsa. Agenti esterni all'ambiente nel quale è il mio corpo attaccano questo veicolo, ma, attraverso un meccanismo di comunicazione, la mia mente comanda al mio corpo di aggredire e annullare questi agenti esterni, e il mio corpo si mantiene in salute.
Dunque in me, in questo microcosmo che io sono, esiste un'infinità di possibilità. Inconsciamente la mia mente comanda al corpo di respingere l'attacco di agenti esterni che potrebbero danneggiarlo ed io neppure mi accorgo di essere stato attaccato. Ma se unisco la mia volontà e la mia mente cosciente all'azione della mente incosciente, io posso risvegliare nel mio corpo quelle difese naturali che combattono gli attacchi provenienti dall'esterno: perché non sono io che soffro: è il mio corpo.
Questa è la meditazione che dovete fare: disgiungere, nell'identificazione di voi stessi, voi stessi dal vostro corpo fisico.
Quando siete riusciti ad operare questa separazione, e questo può essere fatto anche nella vita di ogni giorno, improvvisamente, quando siete su un mezzo pubblico, direte: "Ecco, il mio corpo viene trasportato da qui a là, ed io lo seguo, ma io sono indipendente da lui: potrei, se lo volessi, con appropriati esercizi, astrarmi da questo trasporto e rientrare nel mio corpo quando fosse giunto a destinazione".
Quando siete riusciti a staccare l'identificazione di voi stessi con il vostro corpo, allora dovete pensare alla Verità che il tempo non esiste ma esiste uno scorrere che la vostra consapevolezza, incapace di abbracciare più "tempi" in UNO, deve necessariamente scorrere in successione: come questo corpo, che siete ancora abituati a considerare come un tutt'uno che ha una sua vita intera, in effetti sia spezzettato, suddiviso, sciorinato in una infinità di rappresentazioni. Direte: "Io non sono vecchio: è il mio corpo che è rappresentato vecchio, ed io subisco quelli che si dicono gli acciacchi della vecchiaia perché sono legato a quelle rappresentazioni di un corpo vecchio e pieno di acciacchi.
Ma io posso reagire anche a questa condizione contingente, come a tutte le altre. Posso, se lo voglio, perché sono indipendente, astrarmi da quegli acciacchi!" E così via.
Rileggete più volte quanto sopra esposto e imparate questo Mantra al fine di spostare l'attenzione ai piani più sottili cosi come esigono certi esercizi insegnati dal sistema Yoga, secondo i quali si cerca appunto di raffinare le capacità sensorie degli individui. Il primo e il più elementare di questi esercizi consiste nel dire: "Io ho un corpo fisico, non sono il mio corpo fisico" da cui:
IO NON SONO IL MIO CORPO FISICO
Ma è necessario che l'impegno in questa apparente semplice operazione sia totale, non recitatelo ora, per curiosità, e poi farlo cadere nel dimenticatoio. Voi per i prossimi 3 mesi dovete abbracciare questo potentissimo Mantra cercando di comprenderne la portata, farlo diventare vostro, vostra stessa esistenza, vostra stessa essenza.
Diventi il primo pensiero la mattina appena alzati e sia l'ultimo quando spegnete la luce dal vostro letto, nella notte.
Non chiedeteci "le prove", "gli studi", "le conferme" di ciò. Fatelo se sentite che possa trovarsi in queste parole una Verità antica come e più del Mondo. Passate oltre, senza domandare nulla, se credete siano solo panzane.
Per oggi può bastare.
Pace e Bene

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