La Via dell'Occidente: Nosci te ipsum

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • Il Manu
    Opinionista
    • 21/03/07
    • 1676

    #1

    La Via dell'Occidente: Nosci te ipsum

    Qualche lettore "silenzioso" ci chiede se esiste la possibilità di fare qualcosa di fattivo per emanciparsi dalla condizione umana per raggiungere una maggior chiarezza e auto-consapevolezza, per poter avere una visione del mondo che non sia qualla pessimista e delusa dell'uomo odierno. In sintesi si chiede se si può accelerare l'evoluzione dell'individuo senza aspettare che i colpi della vita, di numerose vite, diano i loro frutti.

    La domanda parte da una prospettiva errata che fa ritenere reale il divenire del tempo e quindi reale l'Evoluzione legata a questo trascorrere. Tutto è già. Ma quà sta il paradosso, nonostante voi siate già quello che siete è possibile, per libera scelta, percorrere delle scorciatoie. Quelle scorciatoie calcate nei secoli da molti e da coloro che nel vostro adesso sono i vostri Fratelli Maggiori.

    Voi quindi cercate un rimedio che possa darvi la felicità e la pienezza interiori: lo cercate perché siete stanchi della vita, annoiati e delusi, dolenti per qualche motivo.

    Questo tanto invocato e ricercato rimedio si chiama Realtà, ma proprio perché è Realtà non può essere comunicata.

    L'uomo è solo di fronte alla verità. Nessuno può capire, comprendere per lui.

    Se ascoltate le nostre parole per il loro suono e non per comprendere, e non per aprirvi a quello che esse vogliono significare e suscitare in voi - e lo possono solo attraverso voi stessi - la vostra vita rimane un correre affannoso ora qua e ora là, capace solo di deludervi. Stanco della vita, annoiato e deluso, dolente per qualche motivo, l'uomo che cerca la felicità e la pienezza interiori si pone l'interrogativo: "Che cosa posso fare?".

    "Niente" , è la risposta: "Conosci te stesso".

    Nei momenti di slancio si vorrebbe portare la pace nel mondo: ma prima di questo, si guardi se si è in pace con i propri vicini. Da questo si deve cominciare.

    Non ci si pentirà certo delle grandi cose che non si sono fatte perché non si potevano fare, ma delle piccole che si sono tralasciate.

    Si comincia dalle piccole cose per arrivare alle grandi; si comprendono le piccole cose per comprendere le grandi. Ma le piccole cose, se esistono, credete che non siano degne di attenzione? In verità una cosa diviene piccola nel momento che si supera o si comprende.

    Qui sta la causa del vostro soffrire: vorreste conoscerla per poterla eliminare, ma per questa liberazione dovete conoscere voi stessi.

    La causa del vostro soffrire può risiedere nel veicolo fisico, in quello astrale, nel mentale o nella più alta espressione del sé. Sì, anche quando sembra provenire dal fato, in realtà non è che l'eco di un vostro agire di "allora" che torna e vi atterrisce.

    Tutto quanto si ha, si deve pagare. Nessuno può essere sfruttato, perché non esiste privilegio in un Cosmo perfetto.

    Voi definite privilegiato chi, per certi diritti dei quali può avvalersi, ha una potestà maggiore della vostra. Ma nella Realtà il privilegiato non è tale, poiché egli non si sente alcun diritto, bensì solo il dovere di beneficare.

    Chi ama non ha diritti, ha solo doveri; e solo chi comprende, ama; e solo chi ama, può sapere; e solo chi sa, ha una potestà. Tale potestà è tanto più grande quanto più si ama, quanto più si è altruisti.

    Ora iniziamo il viaggio più ardito dell'Uomo, quello dentro se stesso.

    Pace e Bene
  • Il Manu
    Opinionista
    • 21/03/07
    • 1676

    #2
    Ognuno deve comprendere se stesso: questo

    Comment

    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #3
      Un uomo che non cerchi la Verit
      amate i vostri nemici

      Comment

      • Il Manu
        Opinionista
        • 21/03/07
        • 1676

        #4
        L'uomo cerca la Verità quando ne ha bisogno come l'aria che respira, allora e solo allora la troverà.

        Tutte le cose delle quali amate circondarvi sono state create, prima ancora che dalle mani, dalla mente dell'uomo. La mente umana è in costante lavoro, in continuo movimento.

        Gli oggetti che a voi danno comodità, ad altri hanno dato guadagno, per altri ancora sono stati fonte di notorietà, di successo.

        In sostanza, la mente-desiderio si serve degli oggetti, li plasma o se ne impossessa, per una sottile e complessa attività.

        Tale attività, benché abbia molti aspetti, in ultima analisi ha un solo nome: espansione, valorizzazione dell'io, dell'ego.

        Questo processo di espansione dell'io è un tarlo che sta nell'intimo di ogni uomo e si manifesta in ogni campo dove egli esplica la sua attività. Esso è la causa prima di ogni dolore, di ogni conflitto, di ogni amarezza sia dell'uomo singolo che dell'umanità tutta.

        Tale conflitto toglie all'individuo ogni pace, ogni silenzio interiore, privandolo così della sperimentazione del reale. Sovente lo accompagna per tutta la vita: da quando desidera un lavoro per vivere; da quando, avutolo, comincia a cercare il decoro per sé e per la propria famiglia; da quando ama circondarsi di comodità e quindi di eleganza; a quando lotta per la propria posizione; a quando prega per assicurarsi, in un futuro più incognito, alcune condizioni favorevoli - la causa motrice è sempre l'attività espansionistica dell’io.

        Il conflitto conseguente a tale processo e che priva la sperimentazione del reale, esiste indipendentemente dal realizzarsi o meno delle suddette aspirazioni. Infatti, anche quando l'uomo ha raggiunto una certa posizione di privilegio, anche se questa è di suo gradimento - e non lo è mai - inizierebbe subito per lui la paura di perderla e la preoccupazione d mantenerla. Ciò vale per gli oggetti, per le persone, per gli affetti.

        L’io dunque è il centro del microcosmo attorno al quale gravitano delusioni, amarezze, conflitti, affanni e così via.

        Ora SE volete far cessare tanta confusione e lotta, in voi, dovete risalire alla radice, all'io: dovete comprendere voi stessi.

        Analizziamo la mente.

        La mente è lo strumento dell'io. Essa è il risultato del passato: quanto più la mente rimane legata al passato e tanto più è insufficiente a comprendere il presente. Dalle esperienze di ieri ha spremuto l'insegnamento, l'essenza trasformatrice, ma non deve mantenere in vita le larve di un mondo ormai trascorso. Essa accumula ricordi, immagini di cose morte, e in mezzo ad esse l'uomo si muove come un fantasma.

        La mente è un mezzo per appagare l'avidità dell'io: essa funziona direttamente o indirettamente in modo subordinato all'io e ha dei limiti: i limiti dell'io. Comprendere i propri limiti significa superarli, significa conoscere se stessi.

        Ma se desiderate mutarvi e attendete i risultati di questa intima trasformazione, voi non avete compreso: avete solo variato il processo, il piano di espansione dell'io. Comprendere se stessi significa comprendere i propri limiti; significa rendersi ampiamente consapevoli del proprio egoismo, senza sforzarsi di non voler più apparire egoisti.

        Se dunque la vita per voi significa delusione, conflitto, lotta, terrore e solitudine; se la fede apporta solo conforto ma non liberazione; cercate allora in voi stessi i motivi, rendetevi consapevoli. La ragione, la causa ha un solo nome: espansione, valorizzazione dell'io.

        Se ne sentite la necessità cominciate a riflettere su ciò, altrimenti continuate a cercare soddisfazione dove più ritenete che possa essere soddisfatta. Ma alla fine di tanto girare in cerchio, sempre quà tornerete.

        Pace e Bene

        Comment

        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #5
          La vera Fede e' liberante, non consolante. Scaccia via l'ossessione che tutto debba esser consumato quaggiu', dove invece basta una curva presa male per spedirti due metri sotterra.
          amate i vostri nemici

          Comment

          • Il Manu
            Opinionista
            • 21/03/07
            • 1676

            #6
            Per comprendere e superare questo processo non occorre sforzo alcuno.

            Immaginate di scrivere in un diario i pensieri che riflettono le vostre opinioni su vari argomenti. Rileggendo a distanza di tempo trovereste che le vostre opinioni sono mutate, che riuscite a vedere altri aspetti dei vari problemi o che li vedete da un altro punto di vista. Un esame successivo porterebbe a nuove modifiche, e cos

            Comment

            • Il Manu
              Opinionista
              • 21/03/07
              • 1676

              #7
              Abbiamo conosciuto la ragione di tutte le sofferenze umane: l'io.

              Ora conosciamolo pi

              Comment

              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #8
                Vostro onore, vorrei inserire negli atti del processo questo documento, redatto da un certo Saulo di Tarso, altresi' denominato San Paolo.

                Sappiamo infatti che la legge
                amate i vostri nemici

                Comment

                • Rettologo

                  #9
                  ....par condicio mi sembra giusto

                  Comment

                  • beckersv
                    • 27/09/05
                    • 503

                    #10
                    Non fa una piega Manu e mi piace anhe la tua citazione cono. Ad ogni modo vorrei chiedere questo: non è però questo "io" NECESSARIO alla nostra evoluzione? Non è tua intenzione credo Manu, ma talvolta alcuni maestri o presunti tali parlano male di questo IO come se chi ascoltasse dovesse sentirsi in colpa. Eppure continuo a credere che sia una tappa necessaria, va bene tutto così come è.

                    Comment

                    • Il Manu
                      Opinionista
                      • 21/03/07
                      • 1676

                      #11
                      Originariamente Scritto da beckersv Visualizza Messaggio
                      Non fa una piega Manu e mi piace anhe la tua citazione cono. Ad ogni modo vorrei chiedere questo: non è però questo "io" NECESSARIO alla nostra evoluzione? Non è tua intenzione credo Manu, ma talvolta alcuni maestri o presunti tali parlano male di questo IO come se chi ascoltasse dovesse sentirsi in colpa. Eppure continuo a credere che sia una tappa necessaria, va bene tutto così come è.
                      L'io ha costruito la vostra civiltà e come ogni elemento del Cosmo ha un suo senso e valore.

                      Per chi si pasce in questo io, le nostre parole sono tediose e irritanti, anzi, per questo individuo non hanno proprio alcun senso.

                      Ma per chi intuisce, anche solo lontanamente, che non è questo lo scopo per cui l'uomo vive, ma questi è chiamato a più grandi altezze, e che questo ego, questo io, rappresenta solo un passaggio verso stati di coscienza allargati difficilmente intuibili dall'uomo odierno, allora deve porre attenzione alle nostre parole, e quando intese come veraci, dedicarsi alla messa in opera di questi suggerimenti.

                      La liberazione avviene per tante Vie, ma sempre passa per il "conosci te stesso". Questo è un evento nell'evoluzione dell'uomo che è imprescindibile per la sua ulteriore evoluzione.

                      Prima incominciate e prima vi liberate da tutte le angosce che l'ego porta seco.

                      Si può pensare che l'uomo, senza un io, sia destinato a morire nell'inattività. Ed in vero è così, ma solo per coloro che sono mossi solo da questo elemento del corpo Mentale.

                      Per chi, per evoluzione raggiunta, per coscienza raggiunta, cominciano a ravvisarsi lontani stimoli di questa Coscienza costituita, chiamato anche Corpo Akasico o Corpo Causale (delle Cause prime), il desiderare egoistico, per i propri interessi esclusivi, comincia ad essere sostituito dal desiderare altruistico, universale, pur continuando ad essere attivi e fattivi.

                      Le nostre parole non sono per tutti, ma solo per coloro che le intendono. Parole che nulla promettono se non gravi responsabilità, perchè chi sale nella scala evolutiva ha solo doveri e nessun diritto.

                      Quindi, se qualcosa dobbiamo promettervi, questo è solo il consumare la vostra esistenza per gli altri e negli altri, senza premio alcuno.

                      Eppure se sentite che il coronamento dell'esistenza umana consiste nell'annullare se stessi per gli altri, e se sentite che è giusto che sia così, che vi si chieda tutto, financo la vostra vera morte, perchè con la morte dell'io voi morite, senza che nulla vi sia dato in cambio, almeno non nei vostri termini, voi siete ad un passo da sollevare il velo che cela il Segreto dell'Esistenza.

                      Pace e Bene

                      Comment

                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #12
                        ...e di nuovo collego queste tue splendide riflessioni, con le parole del mio Signore!

                        «Chi vuol venire al mio seguito, rinunzi a se stesso, e prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; chi invece avrà perduto la sua vita per amor mio la ritroverà» (Matth. 16, 24-25).
                        amate i vostri nemici

                        Comment

                        • Il Manu
                          Opinionista
                          • 21/03/07
                          • 1676

                          #13
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                          Vostro onore, vorrei inserire negli atti del processo questo documento, redatto da un certo Saulo di Tarso, altresi' denominato San Paolo.

                          Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.

                          [15] Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.

                          [16] Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona;

                          [17] quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.

                          [18] Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;

                          [19] infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.

                          [20] Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.

                          [21] Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.

                          [22] Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,

                          [23] ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.

                          [24] Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?

                          [25] Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!


                          Il Perdono dei peccati ha liberato l'uomo dal dominio del suo "IO".
                          Siano davvero rese grazie a Cristo Gesu'!
                          Nell'Epistola ai Romani, Paolo, presenta quella che è una riflessione intima profonda.

                          E' un abbozzo del "conosci te stesso" in cui lo scrivente si riconosce nella sua duplice natura: spirituale e materiale.

                          Il processo del conosci te stesso mira infatti, in prima battuta, a farvi comprendere oggettivamente quanto siete dello spirito e quanto della materia e di conseguenza quanto potete sopportare le richieste dell'uno o il giogo dell'altro, ovvero in vostro vero essere, del quale, credeteci, siete molto lontani dal conoscere veramente.

                          Pace e Bene

                          Comment

                          • Il Manu
                            Opinionista
                            • 21/03/07
                            • 1676

                            #14
                            L'io nasce quindi dal senso di separatività che l'individuo prova nei confronti del mondo che lo circonda. Questo sentirsi una entità distinta dal resto non è acquisito o dovuto all'educazione, ma esiste ben spiccato, nell'uomo, prima che sia assoggettato alle consuetudini sociali. Che l'individuo sia unità è un fatto indiscutibile, che quindi si senta individuo separato, distinto, non può essere dovuto ad un errore. Allora, voi direte?

                            Esiste una differenza tra senso di separatività e senso di individualità. Quest'ultimo è suggerito dalla natura dell'individuo, in quanto solo avendo consapevolezza della propria individualità si può avere coscienza dei propri doveri; solo sentendosi una unità integrante nel tutto si può avere coscienza dei propri compiti. Siete individui: e come può sorgere la vostra coscienza se voi non comprendete? L'individuo è solo di fronte alla verità.

                            Quando vi diciamo che nessuno può comprendere per voi, vogliamo rafforzare il vostro senso di individualità.

                            Generalmente si è consci del peso della propria persona quando si hanno dei diritti da accampare, mentre i doveri da adempiere si lascerebbero volentieri agli altri. Ciò è dovuto al senso di separatività, che è un intimo errore di interpretazione del senso di individualità suggerito dalla natura. Quando l'individuo non fa attenzione all'errore nel quale cade, prende corpo l'io, con l'insito bisogno di espandersi: nasce l'egoismo.

                            Si deve invece avere coscienza della propria individualità, per sentire il peso della propria responsabilità ed essere uniti a tutti, per non creare il culto di se stessi.

                            Riconducendosi a questa esatta visione di sé nel tutto, si può porre fine all'io e ai suoi processi di espansione. Concludendo: superare l'attività espansionistica dell'io non significa cessare di vivere, cadere in un immobilismo; significa continuare a vivere altruisticamente.

                            Non è quindi un nemico del genere umano chi predica il superamento dell'attività dell'io. Non è né un ambizioso né un cattivo consigliere chi parla unicamente per amore della verità.

                            Pace e Bene

                            Comment

                            • Il Manu
                              Opinionista
                              • 21/03/07
                              • 1676

                              #15
                              [QUOTE=conogelato;867944]...e di nuovo collego queste tue splendide riflessioni, con le parole del mio Signore!

                              Comment

                              Working...