Originariamente Scritto da Krapp
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Da par mio, mi muovo più entro i confini della filosofia medievale, ed il fatto che sia andato a pescare Giovanni Scoto Eriugena come esempio "illuminante" la dice lunga sul mio stato di alienazione. La sostanza comunque è la stessa; il concetto dell'ubicumque è una creazione della speculazione teologica medievale; e va da sé che nel momento in cui si afferma che Dio sia presente in ogni luogo della sua Creazione la tentazione di fare il passo successivo sostenendo che lo spirito divino sia insito in ogni luogo (deviando verso il panteismo) risulti piuttosto forte. Il panteismo, comunque, è una tentazione piuttosto frequente nella speculazione teologica cristiana; la sua inaccettabilità, deriva da due ragioni, una sostanzialmente storica, l'altra di natura dogmatica: per quanto concerne la prima, un Dio sussistente in ogni elemento del creato, nelle acque come negli alberi, sarebbe risultato troppo scomodamente simile agli antichi culti pagani, soprattutto germanici, ove si veneravano gli dei riconducendo le loro manifestazioni ad eventi naturali, od a luoghi fisici come le foreste o le fonti. Per quanto riguarda la seconda, l'affermazione dell'immanenza di Dio nel creato avrebbe costituito una contraddizione di natura logica, postulando il connubio del puro spirito, ovvero di ciò che è trascendente in quanto perfetto, con la materia imperfetta, fonte di corruttela e quindi limite alla perfezione di ciò che non può che essere perfettissimo (e qui corrono in aiuto le categorie aristoteliche per la definizione della divinità, che è perfetta, trascendente, causa incausata, et cetera).
Ad ogni modo, proporrei se siete d'accordo di evitare di deturpare il thread di Krapp e chiedere al primo mod utile di tagliare la coda della discussione e rinchiuderla in un topic apposito.



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