[QUOTE=Piotr Aleksejevic;917965]Il ritrovamento della vita extraterrestre avrebbe un impatto sconvolgente
sul pensiero umano ... soprattutto religioso ... perch
"E' possibile credere in Dio e negli extraterrestri" e "si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione". Lo afferma il direttore della Specola Vaticana, padre Josè Gabriel Funes, in una intervista all'0sservatore romano.
Anche se "molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo", rimarca Funes nell'intervista, "è un po' un mito ritenere che l'astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra - aggiunge - che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio".
"Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, - afferma padre Funes - così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con San Francesco, se consideriamo le creature terrene come 'fratello' e 'sorella', perché non potremmo parlare anche di un 'fratello extraterrestre'? Farebbe parte comunque della creazione".
A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione, l'astronomo osserva che "se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore". E se questi extraterrestri fossero peccatori? "Gesù - osserva il gesuita - si è incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini".
Un motivo ci sara'. Se e' vero che lei insiste sulla scienza, tu insisti su Dio. Non vedo perche' buttarla sull'antipatia, e' evidente che vi punzecchiate a vicenda.
"Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli
Questo non giustifica il continuo parlare di Dio. Anche perche', se ti sei sentito il diritto di dire a Vega che "ha ripetuto alla paranoia che trova contraddittorio il binomio scienza e fede", io posso dirti la stessa cosa sulla tua fede.
Dal mio punto di vista, la scienza e' la spiritualita' di Vega, e qui ne puo' parlare benissimo. Dio puo' anche essere spiritualita', ma la spiritualita' non e' Dio.
"Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli
Confrontandosi con la natura che lo circonda, l’essere umano osserva il suo naturale collegamento con il mondo animale, col quale condivide gran parte delle sue funzioni vitali, ma percepisce allo stesso tempo la sua singolarità e la sua emergenza. Egli è depositario di un’identità che appartiene solo a lui e che certamente suscita degli interrogativi quando giudicata sullo sfondo del suo ambiente, il pianeta terra, ma anche in un contesto di ben più larga scala, come quello dell’universo fisico. Da un punto di vista fenomenologico, la singolarità e l’emergenza dell’uomo si manifestano in molteplici modi: nella capacità di adattare a sé, in modo progettuale, l’ambiente in cui vive e di adattarsi convenientemente ad esso; nel linguaggio, che gli permette forme di comunicazione universali e simboliche che astraggono dalla concretezza e dall’immediatezza della sua vita istintiva ( SIMBOLO); nella sua capacità di comprensione del mondo naturale, di cui sa prevedere il comportamento e guidarne la trasformazione; nella sua continua tensione verso mete sempre maggiori di conoscenza e di volizione che costruiscono la sua storia. Ma la peculiarità dell’essere umano si riconosce in modo più generale nella sua capacità di cultura e nella presenza di una dimensione religiosa ( RELIGIONE), che lo conduce ad interrogarsi sul senso dell’esistenza, sulla libertà e la moralità dei suoi atti, sull’origine e sul fine di tutte le cose.
Fin dagli albori dell’epoca classica, la riflessione filosofica ha segnalato il motivo di tale emergenza nella presenza, nell’uomo, di un’ anima spirituale che trascende la materia e che lo pone pertanto in una condizione unica rispetto agli altri animali, conducendo così a definirlo, con Aristotele, come «animale razionale». Le “narrazioni delle origini” trasmesse dalle religioni della terra ne suggeriscono, sebbene con racconti di significati assai diversi, un suo collegamento con un mondo divino, dal quale l’essere umano avrebbe tratto in definitiva la sua origine. La rivelazione biblica colloca l’unicità e l’emergenza dell’uomo nella sua condizione di creatura fatta a immagine e somiglianza di un unico Dio ( CREAZIONE, II; VITA, IV), secondo una dignità che il messaggio del NT arricchirà con la vocazione a conformarsi al Dio-uomo, Gesù Cristo, la cui incarnazione e redenzione costituiscono la definitiva rivelazione e compimento della verità dell’uomo.
Lo studio della ricostruzione storica della comparsa e dello sviluppo dell’uomo sulla terra, attraverso la paleoantropologia, la biologia, l’etnologia e le discipline ad esse collegate, ha pertanto offerto un terreno di dibattito fra la religione e le scienze, specie a partire dal XIX secolo, quando si è cominciato a comprendere che tale ricostruzione poteva essere svolta solo in un quadro evolutivo, fatto di lunghi sviluppi e di lente trasformazioni ( EVOLUZIONE). Nel mondo occidentale, tale dibattito ha preso forma dapprima nel confronto, e poi nel tentativo di composizione, fra la narrazione biblica dell’origine dell’uomo ed i dati provenienti dalle scienze. In questo contributo ci occuperemo di questo tema secondo un itinerario principalmente paleoantropologico ed evolutivo, teso ad individuare l’identità biologica e culturale dell’essere umano, per accedere poi ad alcune risonanze di ordine filosofico e teologico, lasciando alle altri voci di quest’opera il compito di percorrere itinerari complementari, ma non indipendenti. Analogamente a quanto accade nel confronto fra scienza e fede in altre discipline, come ad esempio la cosmologia, i cammini esplorati dalla scienza per risalire ad una spiegazione “degli inizi” non vanno visti in alternativa dialettica con quanto, attraverso fonti e metodi diversi da quelli delle scienze sperimentali, l’uomo apprende circa “le sue origini”.
Comment