Questa sera parleremo della vera morte per l'individuo come voi lo considerate, giacch
L'Arte di morire
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La morte dell'Io corrisponde semplicemente a quella che la medicina identifica con morte celebrale, che è l'unica concezione di morte che constato (ed in cui credo), dopo la quale svanisce il proprio spirito e la propria anima senza trasferimenti spirituali, di esperienza o di coscienza verso altri soggetti od oggetti.
L'unico sapere che io considero meraviglioso è quello scientifico perchè permette all'uomo di realmente migliorarsi e progredire, oltre che essere dimostrabile e conoscibile per tutti.Last edited by Sousuke; 02-10-2008, 01:10.
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Purtroppo la realtà è molto diversa.
Io non ho mai amato l'esibizionismo o tutto ciò che concerne l'ambito dell'apparenza fine a se stessa ma sono solo me stesso, spontaneo, sincero e con capacità di una buona autoanalisi introspettiva relativa al mio Io, di cui non posso liberarmi, anche perchè se non esistesse il mio Io io stesso non sarei vivo ma morto, francamente.Last edited by Sousuke; 02-10-2008, 09:08.
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Ognuno dovrebbe essere un eroe di se stesso, se ci riesce, anche se io non concepisco l'utilità effettiva del martirio o della morte invocata di se stessi in quanto impedisce di proseguire la propria lotta, nonostante quest'ultima risulti spesso vana.Last edited by Sousuke; 02-10-2008, 09:13.
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E' una lotta esistenziale contro se stessi ed il proprio Io, possibile fonte di egoismo e narcisismo, per evitare che si decida di morire a livello medico per liberarsene effettivamente.
A tal fine ognuno intraprende il proprio percorso spirituale con varie intensità e profondità, che può consistere sia nella credenza che nell'assoluta non-credenza senza limiti.Last edited by Sousuke; 02-10-2008, 09:48.
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ce l hai con la credenza...io credo che il risultato sia sentire piuttosto che credere in qualcosa oppure meno,
esempio ci stiamo confrontando serenamente al posto di darcele di santa ragione , non è un voler sentire il parere altrui per sentirne una ragionevole verità?Last edited by dietrologo; 02-10-2008, 10:01.
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Perchè la vita di un soggetto appartenente alla razza umana genera congenita infelicità e sofferenza a causa del rapporto squilibrato fra la scarsità delle risorse e l'illimitatezza dei desideri umani, quindi si potrebbe considerare la morte cerebrale come agognato desiderio e liberazione da tali mali, nonchè l'inizio del nulla assoluto anche a livello spirituale, a meno che si creda nell'aldilà o si intraprenda un percorso spirituale per credere di essere felici, sereni ed in equilibrio con se stessi durante la propria vita, che prescinde dall'atto di credere.Last edited by Sousuke; 02-10-2008, 10:19.
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Distinguevo fra la percezione generata da credenza e da non-credenza, sottolineando la causa che la provoca (quindi anche il modo e non solo il risultato) e che entrambe le circostanze permettono potenzialmente un percorso spirituale di eguale profondità.Originariamente Scritto da Rettologo Visualizza Messaggioce l hai con la credenza...io credo che il risultato sia sentire piuttosto che credere in qualcosa oppure meno,
esempio ci stiamo confrontando serenamente al posto di darcele di santa ragione , non è un voler sentire il parere altrui per sentirne una ragionevole verità?
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ne hai parlato solo tu finora mi sembra , e se la cosa non fosse influente?..cioè trascendiamo la credenza?
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