[QUOTE=Bruco;1170184]Pensa che a Hiroshima e Nagasaki le persone, durante l'esplosione della bomba atomica diventavano vapore. Se questo dio saprebbe ricomporle, saprebbe anche evitargli una morte stupida e inutilmente tragica, se
Se non vi fosse la promessa del Messia, vita eterna, vergini in paradiso ecc.
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Originariamente Scritto da Bruco Visualizza Messaggioquesto voler la nostra anima mi ricorda tanto: due corna, una coda e due braccia con in mano un forcone.
The arms of time are breaking off,
Civilization is on trial,
The clocks eliminating time
Do you believe, in me?
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Forest ciao, buon pomeriggio. Quando mori' la nostra terza figlia, i medici ci dissero che la sua malattia si manifesta una volta ogni 15.000. "E' toccato a voi, ci dispiace, altro non possiamo dirvi". Di fronte al dolore assurdo, senza spiegazioni, due sono le alternative che si diramano: O bestemmiare Dio o abbandonarsi alla Sua volontà, immensamente superiore alla nostra mente razionale. Egli non ci lascia nella solitudine + buia. Ci invita a credere con fede nella Resurrezione. Il fatto che io ne parli con te, il fatto che siamo usciti fuori dal baratro ontologico che ci avvolgeva, che ci siamo riaperti nel tempo alla vita....già e' un anticipo di Resurrezione. Abbiamo visto Dio agire, concretamente, nella nostra vita.Originariamente Scritto da Forest Visualizza MessaggioEh da quello che ho imparato dalla religione, il che è veramente poco, Dio non salva gli uomini sulla Terra. La gente esplode negli attacchi kamikaze, le radiazioni uccidono lentamente le vittime più innocenti, le gang di giovani fanno stragi in ogni parte. Tutti muoiono. A volte nella sofferenza più terribile. Ma la nostra "anima" si salva, se siamo stati bravi adoratori del divino, bravi cristiani. Altrimenti: nello Stige. Il fatto è, la nostra morte materiale è sempre certa e ben sperimentabile...la salvezza (o dannazione) eterna è una promessa tenuta insieme dalla fede. Perchè Dio vorrebbe ricomporre i nostri resti sulla Terra allora? A lui non interessa la carne in fondo, vuole l'anima giusto? Per quanto gli riguarda, la gente può morire nel modo più orribile quindi.amate i vostri nemici
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Grazie ragazzi. Ne parlo perche' spesso, superficilamente, si pensa alla fede come a qualcosa che si impara sui libri o che ci viene trasmessa da altri per uso, costume o tradizione. No, se non si fa' un'esperienza concreta, nei fatti, della presenza e dell'agire di Dio nella nostra vita, tutto rimane a mezz'aria, fragile, indefinito.amate i vostri nemici
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In poche parole, le promesse esistenti in tutte le religioni, sono argomenti validi e indispensabili per l'aggrecazione, o senza queste promesse tutto si sfalderebbe dietro un "sano"disinteresse?
La domanda, a mio modo di vedere, meriterebbe molte pi[FONT="Lucida Console"][COLOR="Blue"]La fantasia
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Scinderei il concetto di credente, inteso come colui che crede in una certa realtà in proprio, in vario grado e forma, ritenuta vera e praticante, ovvero colui che sulla base del creduto si regola di conseguenza qualora il creduto implichi una qualche attività del praticante stesso e ancor diù, qualora esista uno scopo materiale da attuare, opera per realizzarlo, ovviamento se questo è in contrasto con quanto si vorebbe in proprio.ci sarebbero ugualmente tanti credenti come li abbiamo ora oppure, non essendoci nessun tornaconto cosa ne resterebbe della trilogia religiosa braminica?
Se il voluto/desiderato/piaciuto proprio coincidono con il "comandato" dal creduto questo va a fare solo una concausa magari di semplice "nobilitazione" e "valorizzazione" morale del proprio cose comunque spendibili al mercato della realizzazione del proprio interesse motore di per se necessario e sufficiente a fare o tentarlo.
Va da se che un risultato positivo, quale è costituito da un qualunque premio è la motivazione portante di ogni azione "dolorosa", ovvero il bilanciamento costi/utili ci sta sempre, eccezionalmente c'è un ritorno, ma dipende dall'imperscrutabile realtà delle entità molto complesse, dell'agire solo per "partecipare".
Al che senza premio e a fronte di certe situazioni condizionanti si può anche credere come in effetti crediamo a milioni di cose senza dargli seguito perchè nulla ci frega del seguito che può o non può seguire, dopo il credere il premio costituisce il motivo di azione o comunque di partecipazione attiva in qualche grado di attività per la stragrande maggioranza dei credenti, a cui segue una percentuale fisiologica presente in tutto che opera per partecipare in un concetto di autopremiazione nel fare partecipando solo.
Per premio si intende anche la probabilità di una punizione, tanto uno tira, l'altra spinge, facendo la stessa cosa, con un rendimento magari diverso funzionale allo specifico contesto.
Se mi trovo un semaforo rosso, debbo "credere" che quel rosso indichi una situazione e non sia solo un arredo stradale, quindi debbo credere ad una situazione spiacevole che può seguire, al che evitarmi la situazione spiacevole diventa premio per accollarmi il dolore della perdita di tempo.Last edited by Il gatto; 28-05-2010, 11:44.
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A credere basta sempre poco per cui un credito, speciamente del tutto teorico, quello che si accorda alle cose di cui nulla ti frega, mediamente non necessita premi particolari per esistere e restare li, basta solo che il creduto sia un minimo stimolante tanto da motivare almeno un'attenzione culturale.
L'agire doloroso in funzione di ciLast edited by Il gatto; 29-05-2010, 14:19.
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[QUOTE=Il gatto;1185740]A credere basta sempre poco per cui un credito, speciamente del tutto teorico, quello che si accorda alle cose di cui nulla ti frega, mediamente non necessita premi particolari per esistere e restare li, basta solo che il creduto sia un minimo stimolante tanto da motivare almeno un'attenzione culturale.
L'agire doloroso in funzione di ci[FONT="Lucida Console"][COLOR="Blue"]La fantasia
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Originariamente Scritto da Bruco Visualizza MessaggioQuella che sto proponendo fa parte di quelle domande cui non possiamo dare una risposta convincente, poiché non c'è la possibilità della prova diretta; però, con i mezzi ereditati da diecimila anni di cultura umana, forse qualche ipotesi si potrebbe azzardare. Ovvero: se nella trilogia religiosa braminica, composta di ebrei, musulmani e cristiani, togliessimo la promessa della venuta di un Messia, con tutto quello che ne conseguirebbe (Ebrei); oppure, di una vita eterna da vivere in un paradiso terrestre(Cristiani), o di tante vergini che ci aspettano in cielo (musulmani), ci sarebbero ugualmente tanti credenti come li abbiamo ora oppure, non essendoci nessun tornaconto cosa ne resterebbe della trilogia religiosa braminica?
beato te che sei convinto di rispondere e risolvere pure magari, ad un massimo sistema con un sms che definisce il tutto per tutti, spiegando tutto e determinando la soluzione di infiniti problemi, variabili, conseguenti, il tutto valido per tutti.
Beh senza premio si ferma il mondo e pure l'universo, quindi pure tutto ciò che in esso prende forma in qualunque modo, inclusi i vari concetti spirituali astratti.
L'evidenza stessa dice che ogni cosa avviene sull'inseguimento di soluzioni proprie premianti e sulla spinta di rischi propri punitivi, sono le forze motrici di tutto, le togli e il tutto si ferma.
Da cui subito prende forma la differenziazione dei premi e punizioni immeditati, tangibili e intangibili e di previsione, pure questi tangibili o intangibili, rielaborati in infinite combinazioni funzionali a chi li valuta e li immagina.
Tutte cosette che implicano a loro volta una certa complicazione descrittiva.
Salvo poi costituire nell'insieme una base dati di percezione e utilizzo comune.
Anche perchè il premio, o la punizione, sono tali solo se cosi ritenuti da chi li valuta, valutazione nemmeno costante il cui risultato non è scontato dipendendo dalle scelte proprie, dalla comparazione costi/utili propri che ciascuno definisce da se su infiniti presupposti suoi, materiai, immateriali, razionali e irrazionali, come minimo, visto che poi anche il contesto ci mette la sua influenza combinadosi con le combinazioni possibili proprie.Last edited by Il gatto; 30-05-2010, 09:27.
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Bruco
Quella che sto proponendo fa parte di quelle domande cui non possiamo dare una risposta convincente, poiché non c'è la possibilità della prova diretta; però, con i mezzi ereditati da diecimila anni di cultura umana, forse qualche ipotesi si potrebbe azzardare.Ma che fai? Io parlo di qualche ipotesi che si potrebbe "azzardare" e tu parti dal presupposto che io sia convinto che, con sms, possa spiegare un massimo sistema? Questo è il classico comportamento di chi, non avendo argomenti, si aggiusta la domanda a suo comodo per poter rispondere.Il gatto
Beato te che sei convinto di rispondere e risolvere pure magari, ad un massimo sistema con un sms che definisce il tutto per tutti, spiegando tutto e determinando la soluzione di infiniti problemi, variabili, conseguenti, il tutto valido per tutti.
Salvo poi darmi ragione quando affermi che, senza il dare e l'avere si fermerebbe anche l'universo.Beh senza premio si ferma il mondo e pure l'universo, quindi pure tutto ciò che in esso prende forma in qualunque modo, inclusi i vari concetti spirituali astratti.
Benissimo! L'importante è che lo sappiano anche i credenti, i quali pensano di adorare senza interesse.L'evidenza stessa dice che ogni cosa avviene sull'inseguimento di soluzioni proprie premianti e sulla spinta di rischi propri punitivi, sono le forze motrici di tutto, le togli e il tutto si ferma.
Un po ripetitivo come concetto ma: come volevasi dimostrare.Da cui subito prende forma la differenziazione dei premi e punizioni immeditati, tangibili e intangibili e di previsione, pure questi tangibili o intangibili, rielaborati in infinite combinazioni funzionali a chi li valuta e li immagina.
Tutte cosette che implicano a loro volta una certa complicazione descrittiva.
Salvo poi costituire nell'insieme una base dati di percezione e utilizzo comune.
Anche perchè il premio, o la punizione, sono tali solo se cosi ritenuti da chi li valuta, valutazione nemmeno costante il cui risultato non è scontato dipendendo dalle scelte proprie, dalla comparazione costi/utili propri che ciascuno definisce da se su infiniti presupposti suoi, materiai, immateriali, razionali e irrazionali, come minimo, visto che poi anche il contesto ci mette la sua influenza combinadosi con le combinazioni possibili proprie.Last edited by Bruco; 07-06-2010, 15:50.[FONT="Lucida Console"][COLOR="Blue"]La fantasia
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