Etica/senso morale: un test

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  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12630

    #16
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    la ricerca medica che si avvale della statistica sanitaria si trova di fronte a un problema analogo, ma caratterizzato dall'alea sui soggetti sacrificati, che non è un dettaglio;

    in guerra succede spesso di dover decidere in questi termini, con la differenza che i soggetti coinvolti sono consapevoli di trovarsi in una dinamica regolata da questo schema, e anche spesso con una modica alea;

    scomponendo:
    a) si potrebbe partire dall'economia delle vite ed intervenire; oppure
    b) ritenere opportuno astenersi dal decidere il destino di chiunque, e ignorare un criterio "economico";
    c) porsi il problema della liceità morale di astenersi dal decidere, e si torna al punto iniziale, con un problema posto in modo diverso;

    in teoria, le risposte dovrebbero essere coerenti; tuttavia, la caratteristica dell'obeso - ma potrebbe essere anche un forte fumatore o un eroinomane - potrebbe pesare nella valutazione delle sue prospettive di vita, dovendo ponderare; anche questa è una valutazione che può ricorrere nella pratica medica, anche in guerra;

    nel primo caso, la dinamica è identica, e varia la contabilità delle vittime; decidere incide solo su questo aspetto;
    nel secondo si modifica direttamente lo stato/condizione di un soggetto, disponendone la collocazione diversa da quella scelta;
    si potrebbe valutare il peso dei comportamenti a rischio: prendere una funivia implica pur sempre la possibilità, anche remota, di un incidente, così come esporsi o meno, ecc...

    cosa farei io ? non lo so Truman ha scelto di sacrificare i civili giapponesi, con militari americani e militari e civili giapponesi sull'altro piatto della bilancia; era, antropo-culturalmente un riformato;

    in via teologica generale, un cattolico evita di "sostituirsi a Dio" nel decidere i destini altrui, e osserva quell'accezione di "sacro";
    nella mentalità riformata, al contrario, non decidere sarebbe una mancanza di fede/responsabilità, per la pusillanimità di sottrarsi; in quella mentalità, infatti, il dio non interviene comunque più, e agisce per mano delle coscienze umane; il risultato morale del dominio antropocentrico sulla natura;
    per il cattolico - in buona fede - la tentazione; per il riformato - sempre in buona fede - la responsabilità di compiere il volere divino;
    musulmani ed ebrei, tendenzialmente, sono affini all'impianto riformato, perché le rispettive dottrine sono congegnate in ultima istanza come interrogative, più che come rogative;
    ma anche il Cattolicesimo col Concilio si è di fatto adattato al Primato della coscienza; un po' per necessità "politica", un po' per insostenibilità teologica, anche se alle greggi nascondono la circostanza.
    In conclusione: ti astieni dal rispondere.(se ho ben capito)

    Ripeto che il (cosiddetto) test é:
    Avendo risposto ai due casi, se le risposte sono differenti, riflettere sul perché della differenza.
    ...vassapé...

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24593

      #17
      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio

      In conclusione: ti astieni dal rispondere.(se ho ben capito)

      Ripeto che il (cosiddetto) test é:
      Avendo risposto ai due casi, se le risposte sono differenti, riflettere sul perché della differenza.
      ho spiegato quali potrebbero essere i perché di un'eventuale differenza, e cioè l'implicita esposizione al rischio: se ho un trattamento solo per due casi di tumore al polmone potrei dare la precedenza al non fumatore, visto che l'altro si è consapevolmente esposto a un rischio;

      la mia è una risposta: vale a dire che non so come mi comporterei in concreto;
      tutt'al più, potrei dire che rifuggire da una scelta di intervenire a favore dei più mi lascerebbe probabilmente la coscienza meno in pace che intervenire; ma a freddo si dice male e talk is cheap;

      diciamo che, nel dubbio, a parte eventuali convenienze materiali, tenderei a ritenere doveroso scegliere l'opzione più onerosa in termini di gravame di coscienza, in termini di sollievo netto;
      ovviamente, è un criterio che difficilmente si traduce in modi stabili.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • LadyHawke
        Osservatrice

        • 29/04/19
        • 9385

        #18
        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio

        Le ipotesi sono definite e non modificabili.
        In sintesi: o non faccio nulla, o la mia azione provoca la morte di una persona (salvandone 5).
        La domanda é se agirei nello stesso modo nei due casi ("eticamente" identici: il mio gesto volontario salva 5 persone e ne uccide una.) o no.
        E , nel caso di decisione differente, perché.
        Senza "scappatoie" o trucchetti nascosti.
        Per "semplificare", nel caso del ciccione, la spinta é data spingendo un bottone. Non c'é contatto fisico, in nessuno dei casi.
        Quindi nessun contatto fisico nel secondo caso, ma sempre attraverso un bottone.
        Be' come detto precedentemente perchè nel primo caso azionerei la leva (o il bottone) e nel secondo caso no?
        Perchè nel primo caso agire sullo scambio binario e poi sperare che il dormiente si svegli, mi farebbe sentire meno in colpa del secondo caso in cui direttamente userei la vita di una persona , che non avrebbe alcun scampo uccidendolo con le mie mani, per fermare la corsa del vagone.


        La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
        Confucio

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        • Breakthru
          Opinionista

          • 30/04/19
          • 5135

          #19
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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12630

            #20
            Bentornata !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
            ...vassapé...

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            • restodelcarlino
              giullare

              • 13/05/19
              • 12630

              #21
              Quale sarebbe la mia risposta?
              In entrambi i casi, non farei nulla: il decesso dei 5 occupanti resta "accidentale", mentre agendo, sarei responsabile, in prima persona, del decesso della vittima (smilza o obesa che sia).
              Tendo a sentire molto più grave il danno causato da una mia propria azione positiva, che quello derivante da un’omissione, anche quando le conseguenze prevedibili sono peggiori.
              Quindi reagirei per "senso morale", piuttosto che per "etica".
              Già, ma qual'é il significato che do ai termini? se magnano?
              Il "senso morale" é la reazione immediata, intuitiva, emotivo-istintiva, mentre l’"etica" è il tentativo razionale di costruire criteri coerenti e generalizzabili.
              Perché il senso morale é spesso "preferenziale"? Probabilmente perché il senso morale precede storicamente l’etica, essendo un prodotto evolutivo e sociale, nato per la convivenza in piccoli gruppi e l’etica filosofica arriva dopo, come sistematizzazione critica di intuizioni spesso incoerenti.
              In altre parole: il senso morale vuole “non sentirsi assassino”; l’etica cerca il rispetto di una regola universale coerente.
              E le due cose non coincidono necessariamente.​
              In effetti:
              "Non salvare” non é “uccidere”;
              "Prevedere una morte” non é “causarla direttamente”.
              Quindi, si aprono le tematiche :
              - omissione vs azione;
              - dolo diretto vs effetto collaterale;
              - principio del doppio effetto (Un’azione può essere moralmente lecita se il male non è voluto come fine o come mezzo, anche se è previsto.​..discussa dai tempi di Tommaso d'Aquino...).
              E che la rissa tra etica, diritto, psicologia morale e teologia abbia inizio.
              No, in effetti....che continui pure, come fa da secoli.
              Last edited by restodelcarlino; 23-05-2026, 13:03.
              ...vassapé...

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              • LadyHawke
                Osservatrice

                • 29/04/19
                • 9385

                #22


                Bentornata Break
                La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                Confucio

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                • Kurono Toriga
                  Opinionista
                  • 20/12/17
                  • 483

                  #23
                  Variante di Lüneburg:

                  Se il ciccione fosse Trump che sta per ordinare nuovi bombardamenti su Teheran, cambierebbe la scelta?

                  Comment

                  • restodelcarlino
                    giullare

                    • 13/05/19
                    • 12630

                    #24
                    Non lo spingo: rischierei dazi di ritorsione sulle azioni eticamente controverse e blocco commerciale del libero arbitrio.”
                    ...vassapé...

                    Comment

                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24593

                      #25
                      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                      Quale sarebbe la mia risposta?
                      In entrambi i casi, non farei nulla: il decesso dei 5 occupanti resta "accidentale", mentre agendo, sarei responsabile, in prima persona, del decesso della vittima (smilza o obesa che sia).
                      Tendo a sentire molto più grave il danno causato da una mia propria azione positiva, che quello derivante da un’omissione, anche quando le conseguenze prevedibili sono peggiori.
                      Quindi reagirei per "senso morale", piuttosto che per "etica".
                      nel momento in cui hai presente il contenuto di quell'etica, il tuo senso morale si rapporta ANCHE a quella, la include nella ponderazione, anche solo per escluderla; l'obiezione di coscienza è un esempio classico;

                      la legge ordinariamente prevede obblighi di soccorso; vale a dire che c'è un certo idem sentire sedimentato che non autorizza l'omissione in assoluto; per quel che vale;

                      ovviamente, non se ne esce;
                      l'unico appiglio che mi sembra pertinente nell'ambito di quello che intendi come "senso morale" riguarda la valutazione in coscienza della remunerazione:
                      in una scelta possono pesare diversi livelli di gratificazione e/o giustificazione;

                      da bambini, la Vox Populi ci insegnava: chi fa la spia, non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù...; in effetti, se la Giustizia spetta all'Altissimo, che il sig. Brusca armeggi lungo la litoranea non sono affari tuoi;

                      pertanto, volendo andare avanti, la percezione del minor sollievo può in qualche misura suggerire uno spunto; del resto una vecchia massima educativa recitava: quando sei in dubbio, scegli la strada più difficile - nel senso che costa più sforzo, rinuncia e disagio;
                      questa cosa discutibile vorrebbe scongiurare la possibilità di travestire da morale una scelta ispirata alla convenienza; a volte funziona, in via soggettiva; ma può anche rivelarsi tecnicamente un'idiozia: da danno proprio + danno altrui

                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • restodelcarlino
                        giullare

                        • 13/05/19
                        • 12630

                        #26
                        Condivido che quello che ho chiamato il “senso morale” non è mai "puro istinto animal-natural-bio", perché viene continuamente riplasmato da cultura, diritto, religione, educazione, esperienze personali...il "vissuto", in fondo.
                        Quindi sì, una volta interiorizzata un’etica, essa entra inevitabilmente anche nella risposta "intuitiva" .
                        Però, IMHO, resta una differenza strutturale: l’etica (quale che possa essere) tenta, comunque, una sua "coerenza universale"; il senso morale resta fortemente situazionale, corporeo, psicologico... personale. "Locale", per usare il "gergo" quanto-relativistico ingegneresco
                        Per questo molti riescono più facilmente a “lasciar accadere” che a “fare”, pur sapendo razionalmente che il risultato potrebbe essere peggiore.
                        Ed è interessante il buon "vecchio" criterio della “strada più difficile”: può essere un antidoto contro l’autoassoluzione comoda, pur non dando garanzie di bontà tecnica o morale dell’esito.
                        Ma chi puo' darla, la garanzia, senza "sfera di cristallo" (di buona qualità)?
                        A volte il sacrificio è rigore; altre volte è solo un’estetica della rinuncia.
                        Vassapé...
                        ...vassapé...

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                        • Breakthru
                          Opinionista

                          • 30/04/19
                          • 5135

                          #27
                          Esiste un gioco in scatola che si fonda su questo dilemma morale, si chiama appunto " il dilemma del tram ", ci ho giocato con amici e parenti.. quante cose si imparano su gli altri e su sé stessi😱😱

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                          • restodelcarlino
                            giullare

                            • 13/05/19
                            • 12630

                            #28
                            E' ovvio che il "test" non é farina del mio sacco: é di Joshua Greene , filosofo e neuroscienziato.
                            ...vassapé...

                            Comment

                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24593

                              #29
                              Uno dei grandi misteri, secondo me, viene evocato dall'idea per cui "l'estetica precede l'etica"; ascoltata da Philippe Daverio, ma può darsi non fosse sua;

                              una cosa dalle molte implicazioni descrittive, di cui sarebbe parecchio impegnativo discutere;
                              prima di tutto perché si intersecano piani diversi da scomporre; il "gesto", che è feticcio di un moto affettivo, a sua volta connesso ad un mondo, che poi produce ideologia e simboli; De Amicis; ma anche lo "stile" e l'educazione alla forma come senso di morale implicita;

                              tutte queste cose che riguardano il linguaggio esprimono in modi potenti valori che eludono la nozione pragmatica di comunicazione precisa di un contenuto; l'ambiguità, la sollecitazione del dubbio, l'apparente auto-referenzialità provocatoria, la retorica, per finire con questi dilemmi, hanno un potere straordinario;
                              anche riflettere sul ri-arredo urbano di una piazza amata, o sull'allestimento eccentrico di un'opera lirica, possono essere occasioni per desumere dal linguaggio certi riferimenti importanti e decisivi nel momento di una scelta che riguarda cose del tutto diverse, ma connesse per affinità "estetica", nel senso lato di armonia dei principi.
                              c'è del lardo in Garfagnana

                              Comment

                              • restodelcarlino
                                giullare

                                • 13/05/19
                                • 12630

                                #30

                                Non vedo del tutto il nesso...Vediamo se ho capito correttamente:
                                se “l’estetica precede l’etica”, non nel senso decorativo ma come forma implicita di ordine percepito, allora il giudizio morale non nasce prima della sensibilità, ma dopo una prima valutazione di “armonia” o “disarmonia” del gesto.
                                In questa prospettiva, linguaggio, stile e forma non sono accessori: sono già una pre-selezione di ciò che poi verrà tradotto in categorie morali. L’etica, più che fondarsi ex novo, tende spesso a razionalizzare una scelta che è stata inizialmente orientata da una reazione estetico-affettiva.
                                In sintesi: prima “come suona”, poi “se è giusto”.
                                Ho capisciuto bene quello che volevi dire?

                                ...vassapé...

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