La Vita è un Dono, segno tangibile dell'Amore di un Padre che ci ama.... eccetera eccetera.
L'Amore sarebbe la risposta al grande interrogativo esistenziale. Almeno, a sentire i "figli di Abramo".
Poi uno comincia a documentarsi.
Lasciamo perdere l'applicazione pratica, come appare dalla Storia: l'essere umano è fallace (per colpa originaria), e tutti possono sbagliare, no?
Andiamo ai testi. Come sempre, quando si voglia approfondire un tema importante.
Dopo poche pagine nasce il dubbio di aver sbagliato libro e di stare leggendo "Pedagogia del terrore e applicazioni pratiche".
Si parte con una trappola degna di un esperimento di laboratorio: un albero, un divieto, un serpente particolarmente loquace e due esseri umani che, evidentemente, non avevano ancora letto le mie sconclusionate svanverate sulla manipolazione. Esito? Condanna. E mica con la condizionale: collettiva, incompressibile, discendenza compresa. Ad aeternum.
Da quel momento il menù è senza equivoci: tu lavorerai con il sudore della fronte; tu partorirai con dolore; la terra produrrà spine e triboli; e, già che ci siamo, arriverà pure la morte, col suo corteo di mali e malattie. Non esattamente il regolamento di un villaggio turistico. Che non sia Guantánamo... no, quello viene dopo.
Poi la storia continua con diluvi, piaghe, città distrutte, distruzioni esemplari, castighi di ogni genere.
E uno pensa: vabbè, sarà l'Antico Testamento. Aspettiamo il Nuovo. Magari cambia la pedagogia.
In effetti il linguaggio si addolcisce. Si parla di misericordia, di perdono, di amore per il prossimo e perfino per il nemico.
Finalmente una buona notizia.
Poi, però, ricompaiono il giudizio finale, la separazione tra salvati e dannati, il fuoco eterno, il pianto e lo stridore di denti. L'Amore c'è, ma sempre accompagnato da una nota a piè di pagina che suona più o meno così: "Se non fai il bravo, sono guai".
Insomma, più che il principio pedagogico di una madre che dica al figlio "ti voglio bene", sembra quello del burbero maresciallo dei CC che concluda il discorso con un rassicurante: "E adesso... fila e fa il bravo"
Sbaglio di molto, dicendo che il carburante principale non mi sembra l'Amore, ma la "paura" ?
Si sostituisce la "Paura dell'ignoto" con quella del "Giudizio".
L'incertezza del "Chi sono ? Che ci sto a fare ?", con la certezza che devi espiare una colpa originaria, con una prospettiva di "equo processo".
L'Amore, semmai, arriva come premio per chi supera l'esame senza fare troppe domande... ed è anche piuttosto fortunato.
Da maligno giullare mi viene allora un dubbio.
Quando un sistema educativo insiste continuamente sul premio promesso e sul castigo annunciato, siamo davvero nel regno dell'Amore?
O siamo, più semplicemente, nel regno dell'obbedienza?
Perché l'obbedienza, nella storia dell'umanità, è sempre stata uno degli strumenti più efficaci per gestire il potere.
O, forse, la risposta alle grandi domande esistenziali é un altra.
Vassapé
...sempre senza vilipendere, aggredire, insultare nessuno.
Quale che possa essere il genere
L'Amore sarebbe la risposta al grande interrogativo esistenziale. Almeno, a sentire i "figli di Abramo".
Poi uno comincia a documentarsi.
Lasciamo perdere l'applicazione pratica, come appare dalla Storia: l'essere umano è fallace (per colpa originaria), e tutti possono sbagliare, no?
Andiamo ai testi. Come sempre, quando si voglia approfondire un tema importante.
Dopo poche pagine nasce il dubbio di aver sbagliato libro e di stare leggendo "Pedagogia del terrore e applicazioni pratiche".
Si parte con una trappola degna di un esperimento di laboratorio: un albero, un divieto, un serpente particolarmente loquace e due esseri umani che, evidentemente, non avevano ancora letto le mie sconclusionate svanverate sulla manipolazione. Esito? Condanna. E mica con la condizionale: collettiva, incompressibile, discendenza compresa. Ad aeternum.
Da quel momento il menù è senza equivoci: tu lavorerai con il sudore della fronte; tu partorirai con dolore; la terra produrrà spine e triboli; e, già che ci siamo, arriverà pure la morte, col suo corteo di mali e malattie. Non esattamente il regolamento di un villaggio turistico. Che non sia Guantánamo... no, quello viene dopo.
Poi la storia continua con diluvi, piaghe, città distrutte, distruzioni esemplari, castighi di ogni genere.
E uno pensa: vabbè, sarà l'Antico Testamento. Aspettiamo il Nuovo. Magari cambia la pedagogia.
In effetti il linguaggio si addolcisce. Si parla di misericordia, di perdono, di amore per il prossimo e perfino per il nemico.
Finalmente una buona notizia.
Poi, però, ricompaiono il giudizio finale, la separazione tra salvati e dannati, il fuoco eterno, il pianto e lo stridore di denti. L'Amore c'è, ma sempre accompagnato da una nota a piè di pagina che suona più o meno così: "Se non fai il bravo, sono guai".
Insomma, più che il principio pedagogico di una madre che dica al figlio "ti voglio bene", sembra quello del burbero maresciallo dei CC che concluda il discorso con un rassicurante: "E adesso... fila e fa il bravo"
Sbaglio di molto, dicendo che il carburante principale non mi sembra l'Amore, ma la "paura" ?
Si sostituisce la "Paura dell'ignoto" con quella del "Giudizio".
L'incertezza del "Chi sono ? Che ci sto a fare ?", con la certezza che devi espiare una colpa originaria, con una prospettiva di "equo processo".
L'Amore, semmai, arriva come premio per chi supera l'esame senza fare troppe domande... ed è anche piuttosto fortunato.
Da maligno giullare mi viene allora un dubbio.
Quando un sistema educativo insiste continuamente sul premio promesso e sul castigo annunciato, siamo davvero nel regno dell'Amore?
O siamo, più semplicemente, nel regno dell'obbedienza?
Perché l'obbedienza, nella storia dell'umanità, è sempre stata uno degli strumenti più efficaci per gestire il potere.
O, forse, la risposta alle grandi domande esistenziali é un altra.
Vassapé
...sempre senza vilipendere, aggredire, insultare nessuno.
Quale che possa essere il genere









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