Ovviamente la metafora vale quello che vale....poco o niente
. Un invito a pranzo, lo si può rifiutare. La "vita" no: ci si ritrova a tavola, con un menù preparato da altri fattori: genetica, ambiente, casualità. Qualche scelta è concessa, molte altre no.E la "compagnia", che poi, spesso, é il fattore più importante? Non ne parliamo proprio....a cominciare da "chi ha invitato"

Ed è proprio qui che nasce la domanda: la "vita" di chi è? Chi ne é il "Proprietario/gestore"?
Non "la Vita" con la maiuscola, concetto astratto sul quale sono state costruite infinite filosofie...ed il "cantiere" é ancora aperto e non se ne vede la fine
.Parlo della vita quotidiana e "banale" di una persona "fisica", concreta: il proprio corpo, la propria sofferenza, la propria percezione di ciò che si vive e se resta ancora degno di essere vissuto.
L'obiezione è nota: la vita non appartiene solo all'individuo, perché siamo esseri sociali, perché ci sono affetti, responsabilità, conseguenze sugli altri. E, per molti, é "dono divino".
Vero.
Ricevere un "dono" e/o far parte (obbligata) di una rete di relazioni significa forse perdere ogni diritto su se stessi?
Naturalmente una società (per la sua "perennità"...."Legge universale"
) deve proteggere i più fragili, impedire pressioni, abusi, soluzioni dettate dalla convenienza altrui. Interesse/convenienza, privata o "statale" che siano. Per le Religioni, ovviamente, gli aspetti sono differenti. La "protezione" della persona significa sostituirsi al suo intendere e volere? Quindi, sia pur nel cosiddetto "suo interesse", prevaricare?
La domanda (ovvia, "classica") se la vita abbia valore é pleonastica e senza importanza, data la sua ovvietà.
Lo ha, manco a dirlo, tanto é inutile affermarlo come "frase magica risolutrice e toccasana".
...ma...
Il valore...quale valore, puo' essere calcolato, valutato e imposto dall'esterno (dettami religiosi compresi) quando, chi quella vita la sta vivendo, ritenga che il "conto" sia diventato troppo "salato" rispetto a ciò che resta nel piatto?
"La vita deve essere difesa sempre e comunque" oppure "Chi ha l'ultima parola sulla propria vita, quando quella vita è, appunto, propria?"
Cioé, il diritto di alzarsi da tavola.
Perché, no?
con le dovute, legittime, precauzioni