Prima di fantasticare è bene conoscere.
In precedenza avevo parlato del modo d'intendere il regno di Dio da parte dei sadducei, ora possiamo parlare di come l'intendevano gli zeloti.
Il movimento clandestino nazionalparticolaristico e socialrivoluzionario degli zeloti ( =zelanti), scaturito dall'ala radicale dei farisei, interpreta il primo comandamento (regalità esclusiva e incondizionata di Dio9 come un compito che impone di lottare con la forza delle armi contro l'empia potenza occupante e di stabilire un nuovo ordine teocratico, l'espressione " regno di Dio" non ricorre certo nelle fonti che parlano degli zeloti, ma la sua idea è presente.
E' davvero sorprendente che l'espressione formale " regno di Dio" ( malkhut shamaijm, malkuta' djhwh) ricorra nel linguaggio ebraico del tempo di Gesù relativamente di rado e non rappresenti affatto un'espressione guida e un concetto chiave. Nei testi che parlano dell'attesa apocalittica del futuro essa viene usata in senso escatologico. E nella predixcazione del Battista, che annuncia esclusivamente l'imminente giudizio dell'ira, né l'espressione né l'idea trovano posto.
In modo ben diverso si comporta Gesù. Egli pone decisamente al primo posto ed al centro della sua predicazione il concetto e l'espressione del regno ( escatologico) di Dio, espressione ben nota al suo popolo e per esso comprensibile, ma piuttosto negletta e poco tinta di attese apocalittiche e nazionali. A fronte di un suo uso molto scarso in tutta le letteratura del primo giudaismo essa ricorre oltre ottanta volte nei vangeli sinottici e affiora in continuazione e con frequenza in tutti gli strati della tradizione gesuana sinottica, per poi regredire di nuovo quasi completamente nella re4stante letteratura neotestamentaria. Il regno di Dio costituisce il centro e, in fondo, l'unico tema della comparsa di Gesù: egli subordina e pospone ad esso tutto il resto.
Heinz Schurmann esprime con molta precisione questo fatto quando dice : " Il concetto di "regno di Dio" aveva nell'uso linguistico e religioso del tempo una portata decisamente secondaria . Gesù lo ha fatto un concetto cardine della sua predicazione, ne ha fatto un concetto che la riassume e la unifica".
Dimportanza decisiva è ora naturalmente vedere come egli parla del regno di Dio. Egli ne parla in un modo che anche l'uditore di quel tempo era costretto a prestargli ascolto. Il tema centrale ed il tema quadro onnideterminante della sua predicazione assume quindi un senso nuovo anche sotto il profilo del contenuto, e ciò sotto vari aspetti. Rileviamone i tratti distintivi decisivi: a) l'annuncio che il regno di Dio si è fatto già adesso vicino ed è già arrivato ( e che non l'attendiamo solo per il futuro o che la sua venuta sia cronologicamente imminente); b) la connotazione del regno incipiente di Dio, dal punto di vista del suo contenuto, come offerta salvifica incondizionata e universale di Dio a tutti gli uomini ( la bontà perdonante e salvante di Dio si rivolge illimitatamente a tutti9; c) il collegamento di questo regno salvifico di Dio , che sta per giungere, con l'azione e con la persona di Gesù ( quale suo agente e rappresentante definitivo). Sotto tutti e tre gli aspetti il messaggio di Gesù si distingue sostanzialmente dalle idee e dalle attese del suo 8 e del nostro) tempo.
In precedenza avevo parlato del modo d'intendere il regno di Dio da parte dei sadducei, ora possiamo parlare di come l'intendevano gli zeloti.
Il movimento clandestino nazionalparticolaristico e socialrivoluzionario degli zeloti ( =zelanti), scaturito dall'ala radicale dei farisei, interpreta il primo comandamento (regalità esclusiva e incondizionata di Dio9 come un compito che impone di lottare con la forza delle armi contro l'empia potenza occupante e di stabilire un nuovo ordine teocratico, l'espressione " regno di Dio" non ricorre certo nelle fonti che parlano degli zeloti, ma la sua idea è presente.
E' davvero sorprendente che l'espressione formale " regno di Dio" ( malkhut shamaijm, malkuta' djhwh) ricorra nel linguaggio ebraico del tempo di Gesù relativamente di rado e non rappresenti affatto un'espressione guida e un concetto chiave. Nei testi che parlano dell'attesa apocalittica del futuro essa viene usata in senso escatologico. E nella predixcazione del Battista, che annuncia esclusivamente l'imminente giudizio dell'ira, né l'espressione né l'idea trovano posto.
In modo ben diverso si comporta Gesù. Egli pone decisamente al primo posto ed al centro della sua predicazione il concetto e l'espressione del regno ( escatologico) di Dio, espressione ben nota al suo popolo e per esso comprensibile, ma piuttosto negletta e poco tinta di attese apocalittiche e nazionali. A fronte di un suo uso molto scarso in tutta le letteratura del primo giudaismo essa ricorre oltre ottanta volte nei vangeli sinottici e affiora in continuazione e con frequenza in tutti gli strati della tradizione gesuana sinottica, per poi regredire di nuovo quasi completamente nella re4stante letteratura neotestamentaria. Il regno di Dio costituisce il centro e, in fondo, l'unico tema della comparsa di Gesù: egli subordina e pospone ad esso tutto il resto.
Heinz Schurmann esprime con molta precisione questo fatto quando dice : " Il concetto di "regno di Dio" aveva nell'uso linguistico e religioso del tempo una portata decisamente secondaria . Gesù lo ha fatto un concetto cardine della sua predicazione, ne ha fatto un concetto che la riassume e la unifica".
Dimportanza decisiva è ora naturalmente vedere come egli parla del regno di Dio. Egli ne parla in un modo che anche l'uditore di quel tempo era costretto a prestargli ascolto. Il tema centrale ed il tema quadro onnideterminante della sua predicazione assume quindi un senso nuovo anche sotto il profilo del contenuto, e ciò sotto vari aspetti. Rileviamone i tratti distintivi decisivi: a) l'annuncio che il regno di Dio si è fatto già adesso vicino ed è già arrivato ( e che non l'attendiamo solo per il futuro o che la sua venuta sia cronologicamente imminente); b) la connotazione del regno incipiente di Dio, dal punto di vista del suo contenuto, come offerta salvifica incondizionata e universale di Dio a tutti gli uomini ( la bontà perdonante e salvante di Dio si rivolge illimitatamente a tutti9; c) il collegamento di questo regno salvifico di Dio , che sta per giungere, con l'azione e con la persona di Gesù ( quale suo agente e rappresentante definitivo). Sotto tutti e tre gli aspetti il messaggio di Gesù si distingue sostanzialmente dalle idee e dalle attese del suo 8 e del nostro) tempo.



, invece i buoni effetti erano materializzati in belle statuine, i "lari" che accoglievano anche il progenitore per eccellenza, l"antico dei giorni" che venne poi con il tempo divinizzato essendo ormai diventata mitica l'immagine del progenitore, di solito il fondatore della stirpe, ricorrendo alla memoria,che divenne storia, come espresse bene Omero con il suo " cantami o diva..." poiché allora esisteva esclusivamente la tradizione orale e cantata o rimata per meglio ricordarsela.
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