sono gli strumenti per migliorarmi , vedo i miei difetti negli altri e me li correggo , ringrazio i difetti altrui ( anche peccati) che in altro modo non potrei vedere i miei
Quando parliamo del "male", la prima cosa che dovremmo fare è chiederci cosa esso sia. Scopriamo così che è un concetto estremamente relativo e soggettivo poiché ciò che è male per una persona, può essere un bene per un altra, ciò che è considerato male in un'epoca, cultura e/o società, può essere considerato un bene in un'altra epoca, cultura e/o società. Per questa ragione io preferisco fare riferimento ad un altro concetto strettamente legato a quello del male, ma molto più chiaro e concreto: la sofferenza. Perché c'è la sofferenza nel Mondo? Essa non è, secondo me, originata da un presunto "peccato originale" compiuto dall'uomo in tempi remoti. La sofferenza è piuttosto una condizione universale, cioè universalmente sperimentata da tutti gli esseri viventi senzienti e, pertanto, anche dall'umanità. Solitamente, quando faccio questa constatazione oggettiva, mi viene replicato (da parte di persone di cultura cattolica) che gli animali non soffrono come l'uomo, che la loro è una sofferenza diversa dalla nostra e che loro non percepiscono il dolore come facciamo noi. Quella degli animali, insomma, non sarebbe una vera sofferenza. Questo è, in tutta sincerità, uno degli aspetti della cultura cattolica che più mi lascia perplesso. Forse la sofferenza degli animali non sarà perfettamente uguale alla nostra, ma certo non è meno atroce e terribile e non c'è dolore più mostruoso e terrificante di quello che la spietata natura infligge a tutte le creature. Ma "loro sono meno consapevoli", dicono! Saranno pure meno consapevoli, ma certo ciò non annulla il loro dolore, che è enorme. Ma "la loro sofferenza è solo fisica, non psicologica", dicono! Sciocchezze, ci sono animali evoluti come il delfino che può raggiungere un'intelligenza pari a quella di un bambino di cinque anni e provare una raffinatissima e vasta gamma di sentimenti ed emozioni. Come può, un simile vivente, non provare sofferenza psicologica? Certo che la prova, eccome! Scusate se mi sono infervorato, torno alla fredda analisi. Secondo me, la sofferenza è una necessità, senza la quale non potremmo provare il piacere (non solo fisico, ovviamente) poiché una cosa non può esistere senza il suo opposto. E se proprio dobbiamo postulare un Dio creatore (cosa che, ci tengo a precisarlo, io non faccio assolutamente), potremmo ipotizzare che sia per questa ragione che avrebbe creato la sofferenza, per darci la possibilità di provare piacere, gioia e felicità che non potrebbero esistere senza i loro opposti: dolore, malinconia e tristezza.
Stupendo! Ed anche riguardo alla sofferenza degli animali, Dio provvederà. Non c'è niente di ciò che Egli ha creato, abbandonato a sè stesso.
«La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa, e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti bene che tutta la creazione (minerali, vegetali, animali) geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo».
Un po’ di spiegazione. San Paolo per riuscire più efficace nella sua esposizione attribuisce alla natura inferiore una coscienza di pena e dice: «come noi gemiamo di essere soggetti alla legge della sofferenza così tutta la natura geme di essere sottoposta al deperimento. La natura è vittima di una colpa non sua; geme di questa lotta continua degli elementi tra di loro, geme di questi urti vicendevoli delle forze selvagge che tanto male infliggono all’uomo, geme del continuo consumarsi e perire di tante forme di viventi: è «la schiavitù della corruzione’». Però questa schiavitù è temporanea, perché un giorno l’intera natura verrà restaurata per prendere parte alla libertà gloriosa che l’uomo riconquisterà.
Ora che la Redenzione, già in parte avvenuta, ha rimesso l’uomo nella condizione di figlio di Dio, quella speranza si è riaccesa più che mai, e la natura, nell’attesa sospirosa della manifestazione anche sensibile della realtà dei figli di Dio, soffre dolori come di partoriente.
Dolori perciò non di morte e di annientamento, ma di rigenerazione a vita più piena e più lieta. La natura sensibile irrazionale è chiamata ad essere non semplice spettatrice, inutilmente invidiosa, ma partecipe e collaboratrice amorevole della nuova vita dei figli di Dio. http://medjugorje.altervista.org/doc...aspettiamo.php
tranne quando trovi i medici obiettori di coscienza.e non venirmi a dire che ognuno è libero di seguire la propria fede perché in questi contesti lo trovo inammissibile, dev'essere garantita al paziente la libertà di scelta.
Amico thorpe, stiamo trattando temi che spesso lacerano le diverse coscienze. Ricordiamocelo sempre. E la coscienza ce l'ha il paziente come il medico.
Amico thorpe, stiamo trattando temi che spesso lacerano le diverse coscienze. Ricordiamocelo sempre. E la coscienza ce l'ha il paziente come il medico.
ciononostante, è necessario che la coscienza non interferisca con la professione. è come se una cassiera vegetariana si rifiutasse di battere il petto di pollo sullo scontrino della mia spesa.
"Well, it's a dog eat dog. Eat cat too. The French eat frog and I eat you"
Mi è' proprio scappata, ma cosa vuoi, certe cose affiorano con una tale prepotenza che non sempre si riesce a controllare. Ma che bella opportunità' ti ho dato! Poter criticare il volgo analfabeta con un piccolo margine i ragione ! Amici come prima?
certo !
del resto, io non mi sono affatto offeso per la cacca: Omnia munda mundi
il volgo analfabeta a cui mi riferivo è quello al quale, per tenerlo obbediente e ignorante, vengono date risposte che escludono domande e impongono l'umiliazione della coscienza.
Ho letto tante volte e sentito dire spesso che la coscienza e' la guida più' sicura per il nostro buona agire. Io non ne sono troppo convinta. Innanzi tutto perché una buona coscienza dipende spesso da un cattiva memoria. In secondo luogo perché' la coscienza è' sicuramente influenzata, oltre che da tanti altri fattori, dalle nostre qualità' personali, sia positiveche negative. Ne consegue una gamma infinita di comportamenti che creano il guazzabuglio della vita. Infine coscienza è' sinonimo di buona fede e quanti errori (se non addirittura il male) si commettono in buona fede. E allora? Come regolarsi? Quali potrebbero essere i parametri cui riferirsi? Per essere certi di agire secondo coscienza?
Ho letto tante volte e sentito dire spesso che la coscienza e' la guida più' sicura per il nostro buona agire. Io non ne sono troppo convinta. Innanzi tutto perché una buona coscienza dipende spesso da un cattiva memoria. In secondo luogo perché' la coscienza è' sicuramente influenzata, oltre che da tanti altri fattori, dalle nostre qualità' personali, sia positiveche negative. Ne consegue una gamma infinita di comportamenti che creano il guazzabuglio della vita. Infine coscienza è' sinonimo di buona fede e quanti errori (se non addirittura il male) si commettono in buona fede.
il dubbio è giustificato;
ma non è certo annullando la propria coscienza in favore dell'obbedienza ad altri esseri umani che fai la "cosa giusta"; se credi in Dio, non puoi pensare che quella coscienza ti sia stata data perché la mortificassi in favore di una legge, o anche di una Legge;
E allora? Come regolarsi? Quali potrebbero essere i parametri cui riferirsi? Per essere certi di agire secondo coscienza?
non puoi essere certa di nulla e nessuno ti può garantire di essere nel giusto; puoi fare del tuo meglio in buona fede, secondo i tuoi valori, e questo certamente non sarà invano.
il dubbio è giustificato;
ma non è certo annullando la propria coscienza in favore dell'obbedienza ad altri esseri umani che fai la "cosa giusta"; se credi in Dio, non puoi pensare che quella coscienza ti sia stata data perché la mortificassi in favore di una legge, o anche di una Legge;
non puoi essere certa di nulla e nessuno ti può garantire di essere nel giusto; puoi fare del tuo meglio in buona fede, secondo i tuoi valori, e questo certamente non sarà invano.
E' accettabile quello che dici ma io azzarderei alcune considerazioni ch valgono, naturalmente , solo per me. Dunque. Come la mamma vieta al bambino di mettere le dita nello spinotto dll luce o di avvicinarsi troppo al fuoco o a un pozzo, così' Nostro Signore, per aiutarci a percorrere la strada giusta per non finire in un burrone, ci ha dato i comandamenti e ci esorta a osservarli e a ubbidire alle sue leggi, ai suoi precetti, ai suoi giudizi, ai suoi decreti. E spiega anche perché' è' bene per l'uomo osservarli e a quali pericoli va incontro chi li disprezza. Genesi 26/5 "poiché' Abramo ha osservato i miei comandi...in lui saranno benedette tutte le nazioni. Giovanni 14/21. "Mi manifesterò' a chi osserva i miei comandi "... Tutto il Salmo 119 e ' un inno alla bellezza dell'osservanza della legge del Signore. La coscienza ha la sua validità' , il suo peso, la sua importanza quando è' in relazione con la legge di Dio. Perché' le leggi degli uomini sono imperfette. Quelle di Dio, no.
"Mi manifesterò' a chi osserva i miei comandi "... Tutto il Salmo 119 e ' un inno alla bellezza dell'osservanza della legge del Signore. La coscienza ha la sua validità' , il suo peso, la sua importanza quando è' in relazione con la legge di Dio. Perché' le leggi degli uomini sono imperfette. Quelle di Dio, no.
vedi Shangrilla, tu parli della "legge di Dio", ma nella prassi ti rivolgi a quella amministrata sotto l'autorità del clero;
nella crociata contro gli Albigesi, papa Innocenzo inviò Amaury, che assediò la cittadina di Béziers, dove 5mila Catari convivevano pacificamente con 15mila cristiani non eretici; quando il capitano chiese ad Amaury come riconoscere gli eretici, questi rispose: "Uccideteli tutti; Dio riconoscerà i suoi", tutti e 20mila gli abitanti della cittadina furono massacrati, donne e bambini inclusi, in nome di Gesù; e Amaury fu promosso vescovo;
Amaury era convintissimo di seguire la "legge di Dio", perché riconosceva al papa - anziché alla propria coscienza - l'autorità di interpretarla;
quanti massacri e ingiustizie sono state compiute pretendendo di affermare la "legge di Dio" - e non solo di quello cristiano, beninteso - ?
se la legge di Dio quale interpretata dal clero fosse così perfetta come dici tu, questo - e migliaia di altri episodi storici e documentati, anche molto più recenti - non sarebbero stati possibili;
la coscienza si accieca e tradisce quello che sa essere palesemente il precetto di Gesù, per abbracciare il feticcio dell'approvazione di un papa, che assolve l'obbediente e premia l'obbedienza;
solo la coscienza può cercare di distinguere il bene dal male in buona fede, perché l'obbedienza, invece - molto più della cattiva memoria che citavi prima - libera la coscienza dall'onere di valutare e garantisce i vantaggi del servizio al potente.
ciononostante, è necessario che la coscienza non interferisca con la professione. è come se una cassiera vegetariana si rifiutasse di battere il petto di pollo sullo scontrino della mia spesa.
Paragone del tutto inappropriato, se me lo consenti: Stiamo parlando della vita di un bambino!!! Della sua vita o della sua morte, thorpe.
Per ora non ho mai sentito fare "ohi ohi" ai sassi.
Il tasso di stordimento è parecchio alto a quanto vedo.
Se anche tu, invece di spararti solo versetti come eroina in vena, aprissi un poco un libro ogni tanto...
Lo sai che a volte mi sembri una testimone di geova? Prendi tutto alla lettera. Senza porti il quesito sul significato di fondo di una simile affermazione....
Paolo qua riprende ciò che già anticamente era creduto, Laurina: Dio ama TUTTO ciò che ha creato!
vedi Shangrilla, tu parli della "legge di Dio", ma nella prassi ti rivolgi a quella amministrata sotto l'autorità del clero;
nella crociata contro gli Albigesi, papa Innocenzo inviò Amaury, che assediò la cittadina di Béziers, dove 5mila Catari convivevano pacificamente con 15mila cristiani non eretici; quando il capitano chiese ad Amaury come riconoscere gli eretici, questi rispose: "Uccideteli tutti; Dio riconoscerà i suoi", tutti e 20mila gli abitanti della cittadina furono massacrati, donne e bambini inclusi, in nome di Gesù; e Amaury fu promosso vescovo;
Amaury era convintissimo di seguire la "legge di Dio", perché riconosceva al papa - anziché alla propria coscienza - l'autorità di interpretarla;
quanti massacri e ingiustizie sono state compiute pretendendo di affermare la "legge di Dio" - e non solo di quello cristiano, beninteso - ?
se la legge di Dio quale interpretata dal clero fosse così perfetta come dici tu, questo - e migliaia di altri episodi storici e documentati, anche molto più recenti - non sarebbero stati possibili;
la coscienza si accieca e tradisce quello che sa essere palesemente il precetto di Gesù, per abbracciare il feticcio dell'approvazione di un papa, che assolve l'obbediente e premia l'obbedienza;
solo la coscienza può cercare di distinguere il bene dal male in buona fede, perché l'obbedienza, invece - molto più della cattiva memoria che citavi prima - libera la coscienza dall'onere di valutare e garantisce i vantaggi del servizio al potente.
Dimentichi l'esistenza di un'Obbedienza consapevole, meditata....abbracciata per scelta, amico Axe. Molto diversa dall'obbedienza cieca.
Dimentichi l'esistenza di un'Obbedienza consapevole, meditata....abbracciata per scelta, amico Axe. Molto diversa dall'obbedienza cieca.
Cono, l'obbedienza è sempre consapevole, ma questo non cambia i termini del problema;
forse tu intendi un'obbedienza "incondizionata", come quella che ha portato alla forca i gerarchi nazisti a Norimberga;
il punto è sempre lo stesso e molto semplice: nella tua "obbedienza consapevole" obbedisci e fai prevalere il Cristo secondo Innocenzo, che ti dice di uccidere l'eretico, o il Cristo che parla alla tua coscienza per come tu sai, e sai di sapere ?
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