Vorrei farvi partecipi del pensiero del pastore protestante Bonhoeffer morto martire in un campo di concentramento nazista.
Premesso che per il teologo la cristologia deve essere orientata verso il Cristo nella sua totalità che non deve in alcun modo essere separato dalla sua opera, infatti egli è interrogato e risponde come qualcuno che si identifica con la propria opera.
I) INCARNAZIONE
L'incarnazione registra l'entrata di Dio nella realtà creata. Questa entrata, tuttavia, non significa semplicemente l'accettazione del mondo e del carattere umano così come sono. Infatti Gesù è l'uomo senza peccato, questo è il fatto decisivo. Cionondimeno in mezzo agli uomini Gesù è vissuto in estrema povertà, senza sposarsi ed è morto come un criminale. Pertanto l'umanità di Gesù implica già una duplice condanna dell'uomo, la condanna assoluta del peccato e la condanna relativa dell'ordine stabilito dall'uomo. Ma anche sotto il peso di questa condanna Gesù è realmente uomo, ed è suo volere che noi siamo uomini. Egli non rende la realtà umana indipendente ma neppure la distrugge, bensì le permette di restare come ciò che è prima dell'ultimo, ossia come penultimo che esige di essere preso seriamente a suo modo e, allo stesso tempo, di non essere preso seriamente, un penultimo che è diventato il rivestimento eterno dell'ultimo.
2) CROCIFISSIONE
La crocifissione significa che Dio pronuncia la sua condanna finale sulla creazione decaduta. La reiezione di Gesù sulla croce da parte di Dio implica la reiezione di tutta la razza umana, senza eccezioni. La croce di Gesù è la sentenza di morte pronunciata sul mondo. Ora l'uomo non si può gloriare della sua umanità né il mondo dei suoi ordinamenti divini. La gloria degli uomini ha raggiunto il suo punto conclusivo davanti al Crocifisso, lacerato, sanguinante, sputacchiato. Però la crocifissione di Gesù non significa annichilimento del mondo creato sic et simpliciter, perché ormai sotto il segno della morte, cioè la croce, gli uomini potranno continuare a vivere, a loro condanna se disprezzano la croce, a loro salvezza se invece la onorano. L'ultimo è diventato effettivo sulla croce, come giudizio su tutto ciò che è penultimo e, allo stesso tempo, come misericordia verso il penultimo che si inchina davanti al giudizio dell'Ultimo.
3) RISURREZIONE
La resurrezione, infine, significa che Dio col suo amore e con la sua onnipotenza pone fine alla morte e chiama in vita una nuova creazione. Gesù risorse come uomo ed in tal modo diede agli uomini il dono della resurrezione. Perciò l'uomo rimane uomo, anche se è un uomo nuovo, rinato, che non rassomiglia più all'uomo vecchio. Fino a quando attraverserà la frontiera della morte, anche se è risorto con Cristo, egli rimane nel mondo del penultimo, il mondo in cui Gesù è entrato e sul quale è stata eretta la croce. Quindi, fintanto che la terra continua ad esistere, neppure la resurrezione distrugge il penultimo, ma la vita eterna , la nuova vita entra con forza sempre più grande nella vita terrena e conquista spazio per se stessa.
Conclusione
Per riassumere tutte le funzioni che il Cristo, nella sua qualità di Ultimo, svolge nei confronti del penultimo, Bonhoeffer adopera il termine Stellvertretung (sostituzione, rappresentazione, vicarietà), un termine usuale anche nella teologia tradizionale, ma al quale il geniale teologo protestante dà un'intensità semantica nuova. Per lui la vicarietà costituisce l'essenza della vita di Cristo. " Egli non era - dichiara Bonhoeffer - un individuo che desiderava di acquistare una perfezione sua propria, ma viveva come colui che ha preso su di sé e ha portato dentro di sé gli io di tutti gli uomini. Tutto, la sua vita, la sua azione, la sua morte, è stato vicarietà. In lui si è realizzato ciò che devono essere la vita, l'azione, la sofferenza degli uomini. E poiché il Cristo è vita, qualsiasi altra vita è determinata da lui ad essere vicarietà". Precisando ulteriormente il concetto di "vicarietà", Bonhoeffer dice che essa consiste "nella donazione totale della propria vita per gli altri" Essa si esercita anzitutto nei confronti degli altri uomini ma non solo per loro: anche le cose sono oggetto di vicarietà. e Gesù con la sua opera ha indirizzato nuovamente il mondo delle cose e dei valori verso l'uomo, com'era stabilito nella creazione e, in tal modo, ha restituito loro quell'autentica profanità che è loro propria.
Premesso che per il teologo la cristologia deve essere orientata verso il Cristo nella sua totalità che non deve in alcun modo essere separato dalla sua opera, infatti egli è interrogato e risponde come qualcuno che si identifica con la propria opera.
I) INCARNAZIONE
L'incarnazione registra l'entrata di Dio nella realtà creata. Questa entrata, tuttavia, non significa semplicemente l'accettazione del mondo e del carattere umano così come sono. Infatti Gesù è l'uomo senza peccato, questo è il fatto decisivo. Cionondimeno in mezzo agli uomini Gesù è vissuto in estrema povertà, senza sposarsi ed è morto come un criminale. Pertanto l'umanità di Gesù implica già una duplice condanna dell'uomo, la condanna assoluta del peccato e la condanna relativa dell'ordine stabilito dall'uomo. Ma anche sotto il peso di questa condanna Gesù è realmente uomo, ed è suo volere che noi siamo uomini. Egli non rende la realtà umana indipendente ma neppure la distrugge, bensì le permette di restare come ciò che è prima dell'ultimo, ossia come penultimo che esige di essere preso seriamente a suo modo e, allo stesso tempo, di non essere preso seriamente, un penultimo che è diventato il rivestimento eterno dell'ultimo.
2) CROCIFISSIONE
La crocifissione significa che Dio pronuncia la sua condanna finale sulla creazione decaduta. La reiezione di Gesù sulla croce da parte di Dio implica la reiezione di tutta la razza umana, senza eccezioni. La croce di Gesù è la sentenza di morte pronunciata sul mondo. Ora l'uomo non si può gloriare della sua umanità né il mondo dei suoi ordinamenti divini. La gloria degli uomini ha raggiunto il suo punto conclusivo davanti al Crocifisso, lacerato, sanguinante, sputacchiato. Però la crocifissione di Gesù non significa annichilimento del mondo creato sic et simpliciter, perché ormai sotto il segno della morte, cioè la croce, gli uomini potranno continuare a vivere, a loro condanna se disprezzano la croce, a loro salvezza se invece la onorano. L'ultimo è diventato effettivo sulla croce, come giudizio su tutto ciò che è penultimo e, allo stesso tempo, come misericordia verso il penultimo che si inchina davanti al giudizio dell'Ultimo.
3) RISURREZIONE
La resurrezione, infine, significa che Dio col suo amore e con la sua onnipotenza pone fine alla morte e chiama in vita una nuova creazione. Gesù risorse come uomo ed in tal modo diede agli uomini il dono della resurrezione. Perciò l'uomo rimane uomo, anche se è un uomo nuovo, rinato, che non rassomiglia più all'uomo vecchio. Fino a quando attraverserà la frontiera della morte, anche se è risorto con Cristo, egli rimane nel mondo del penultimo, il mondo in cui Gesù è entrato e sul quale è stata eretta la croce. Quindi, fintanto che la terra continua ad esistere, neppure la resurrezione distrugge il penultimo, ma la vita eterna , la nuova vita entra con forza sempre più grande nella vita terrena e conquista spazio per se stessa.
Conclusione
Per riassumere tutte le funzioni che il Cristo, nella sua qualità di Ultimo, svolge nei confronti del penultimo, Bonhoeffer adopera il termine Stellvertretung (sostituzione, rappresentazione, vicarietà), un termine usuale anche nella teologia tradizionale, ma al quale il geniale teologo protestante dà un'intensità semantica nuova. Per lui la vicarietà costituisce l'essenza della vita di Cristo. " Egli non era - dichiara Bonhoeffer - un individuo che desiderava di acquistare una perfezione sua propria, ma viveva come colui che ha preso su di sé e ha portato dentro di sé gli io di tutti gli uomini. Tutto, la sua vita, la sua azione, la sua morte, è stato vicarietà. In lui si è realizzato ciò che devono essere la vita, l'azione, la sofferenza degli uomini. E poiché il Cristo è vita, qualsiasi altra vita è determinata da lui ad essere vicarietà". Precisando ulteriormente il concetto di "vicarietà", Bonhoeffer dice che essa consiste "nella donazione totale della propria vita per gli altri" Essa si esercita anzitutto nei confronti degli altri uomini ma non solo per loro: anche le cose sono oggetto di vicarietà. e Gesù con la sua opera ha indirizzato nuovamente il mondo delle cose e dei valori verso l'uomo, com'era stabilito nella creazione e, in tal modo, ha restituito loro quell'autentica profanità che è loro propria.

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