Originariamente Scritto da crepuscolo
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almeno con Cono è semplice: lui dice che bisogna obbedire ai preti e il discorso è fatto;
la "giustizia divina" è una cosa dell'aldilà: ci credi, oppure no; e va bene...
ma il cattivo non pentito e impunito che non crede, tu non lo vedi agli inferi, e perciò quella giustizia la immagini, la speri;
se la agisci tu, è giustizia umana e non la puoi esercitare in nome di Dio, a meno di non crederti pari a Lui, ma non mi sembra il caso;
io invece la vedo in un altro modo, senza aldilà;
credo che qualcosa cui a vario titolo ci riferiamo come "Dio" sia effettivamente amore, nel senso di empatia col prossimo, identificazione che, nell'esempio di Gesù - per chi ha quello come riferimento, a prescindere dalla sua natura divina - si sostanzia nell'atteggiamento che sai;
ma la giustizia "divina" che si compie, qui è ora, è semplicemente la condizione di chi, non provando amore, è incapace di sentire la solidarietà altrui quando inevitabilmente passa dei guai, come tutti, poiché si accorge di non averla meritata e di aver sprecato - peccato, in senso proprio - quel potenziale di partecipazione all'amore reciproco, di non aver realizzato il proprio talento;
tutto qui, senza inferni, paradisi, vite eterne e, soprattutto, senza gente che ti rincoglionisce di precetti, ti dice quello che devi fare e ti giudica in nome della sua idea di Dio.


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