Solo 10 giorni dopo l'invito ricevuto, israeliani e palestinesi pregheranno insieme nella casa di Papa Francesco! 
ROMA - La data è stata fissata. Con qualche difficoltà. Si vedranno domenica 8 giugno, nel pomeriggio, in Vaticano, i presidenti di Israele e della Palestina - Shimon Peres e Abu Mazen - per l'incontro di preghiera voluto da papa Francesco. Lo ha comunicato stasera la sala stampa della Santa Sede, specificando che "tale data è stata infatti accettata dalle due parti".
L'incontro avverrà dunque nel giorno della Pentecoste, dal momento che dovevano essere scartate le date del 6 giugno, venerdì, giorno festivo per i musulmani, e anche del 7, per via del sabato. I tempi dovevano essere brevi poichè l'incontro, convocato da Bergoglio mentre si trovava in Terra Santa e subito accettato dai due leader, doveva svolgersi prima dell'imminente scadenza del mandato del presidente Peres.
Ora che la data è fissata, si definiranno le modalità e i contenuti dell'inedito vertice di pace - un clamoroso successo diplomatico del Papa argentino - che vedrà anche la presenza di un rabbino e di un religioso musulmano. "Sarà un incontro di preghiera - ha voluto precisare Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno dalla Terra Santa -, non sarà per fare una mediazione o cercare soluzioni, no. Ci riuniremo a pregare, soltanto. E poi, ognuno torna a casa. Ma io credo che la preghiera sia importante e pregare insieme senza fare discussioni di altro tipo, questo aiuta".
Intanto la stampa internazionale sottolinea ancora la grande "sorpresa" riservata da Francesco domenica scorsa in Medio Oriente che ne conferma la statura di leader globale. "E' difficile sostenere che Papa Francesco non sia il miglior politico al mondo dopo il suo viaggio in Terra Santa quest'ultimo fine settimana", scrive sul sito di Time il commentatore Christopher J. Hale. Ad ogni modo, "questa potrebbe essere la spinta di cui aveva bisogno il segretario di Stato John Kerry per ravvivare questo processo di pace, che è stato largamente fermo negli ultimi quattro anni".
L'articolo di Hale, riportato dall'Osservatore Romano, invita a non sottovalutare il ruolo della testimonianza religiosa per la costruzione della pace, e ricorda che la giornata di preghiera e digiuno per la Siria promossa lo scorso settembre da Francesco fece sì che fosse evitato l'intervento militare Usa nel Paese. http://www.repubblica.it/esteri/2014...cano-87606378/

ROMA - La data è stata fissata. Con qualche difficoltà. Si vedranno domenica 8 giugno, nel pomeriggio, in Vaticano, i presidenti di Israele e della Palestina - Shimon Peres e Abu Mazen - per l'incontro di preghiera voluto da papa Francesco. Lo ha comunicato stasera la sala stampa della Santa Sede, specificando che "tale data è stata infatti accettata dalle due parti".
L'incontro avverrà dunque nel giorno della Pentecoste, dal momento che dovevano essere scartate le date del 6 giugno, venerdì, giorno festivo per i musulmani, e anche del 7, per via del sabato. I tempi dovevano essere brevi poichè l'incontro, convocato da Bergoglio mentre si trovava in Terra Santa e subito accettato dai due leader, doveva svolgersi prima dell'imminente scadenza del mandato del presidente Peres.
Ora che la data è fissata, si definiranno le modalità e i contenuti dell'inedito vertice di pace - un clamoroso successo diplomatico del Papa argentino - che vedrà anche la presenza di un rabbino e di un religioso musulmano. "Sarà un incontro di preghiera - ha voluto precisare Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno dalla Terra Santa -, non sarà per fare una mediazione o cercare soluzioni, no. Ci riuniremo a pregare, soltanto. E poi, ognuno torna a casa. Ma io credo che la preghiera sia importante e pregare insieme senza fare discussioni di altro tipo, questo aiuta".
Intanto la stampa internazionale sottolinea ancora la grande "sorpresa" riservata da Francesco domenica scorsa in Medio Oriente che ne conferma la statura di leader globale. "E' difficile sostenere che Papa Francesco non sia il miglior politico al mondo dopo il suo viaggio in Terra Santa quest'ultimo fine settimana", scrive sul sito di Time il commentatore Christopher J. Hale. Ad ogni modo, "questa potrebbe essere la spinta di cui aveva bisogno il segretario di Stato John Kerry per ravvivare questo processo di pace, che è stato largamente fermo negli ultimi quattro anni".
L'articolo di Hale, riportato dall'Osservatore Romano, invita a non sottovalutare il ruolo della testimonianza religiosa per la costruzione della pace, e ricorda che la giornata di preghiera e digiuno per la Siria promossa lo scorso settembre da Francesco fece sì che fosse evitato l'intervento militare Usa nel Paese. http://www.repubblica.it/esteri/2014...cano-87606378/


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