“Un uomo era invidioso del suo vicino. Un giorno gli apparve una fata: ‘Puoi realizzare ogni tuo desiderio solo a questa condizione: il tuo vicino riceverà il doppio’. Quell’uomo pensò un po’ e disse: ’Allora, cavami un occhio’.”
Questa parabola è tratta dal saggio “Invidia e gratitudine”, pubblicato nel 1957 e scritto dalla psicoanalista inglese di origine austriaca Melaine Klein, famosa per le sue teorie sul libero gioco dei bambini.
L’invidia è uno dei sette vizi capitali ed è la categoria con la quale si interpretano e si condannano le varie forme di antagonismo sociale e politico.
L’invidia è sofferenza per il bene degli altri; l'invidioso è colui che guarda di traverso (invidet) un altro individuo perché non sopporta che costui goda di un qualche bene che lui non possiede.
Di solito si prova compassione, solidarietà se un amico o un collega di lavoro soffre o ha problemi economici. Ma se l’amico o il collega si rivela più intelligente, più simpatico e più fortunato, comincia la diffusa pratica della critica verso di lui, e persino la calunnia.
L'invidia è il peccato sociale che rompe i legami tra le persone, impedisce la convivenza e la pace, suscita l’ira e la violenza.
L’invidia dilaga ed emargina la gratitudine, che è un antidoto all’invidia. Infatti la gratitudine genera affetto verso chi ci ha fatto del bene, è un sentimento che fa ricordare il beneficio ricevuto e la riconoscenza.
Ricerche socio-psicologiche evidenziano che le persone riconoscenti hanno livelli più elevati di benessere soggettivo e sono più soddisfatte delle loro relazioni sociali.
Questa parabola è tratta dal saggio “Invidia e gratitudine”, pubblicato nel 1957 e scritto dalla psicoanalista inglese di origine austriaca Melaine Klein, famosa per le sue teorie sul libero gioco dei bambini.
L’invidia è uno dei sette vizi capitali ed è la categoria con la quale si interpretano e si condannano le varie forme di antagonismo sociale e politico.
L’invidia è sofferenza per il bene degli altri; l'invidioso è colui che guarda di traverso (invidet) un altro individuo perché non sopporta che costui goda di un qualche bene che lui non possiede.
Di solito si prova compassione, solidarietà se un amico o un collega di lavoro soffre o ha problemi economici. Ma se l’amico o il collega si rivela più intelligente, più simpatico e più fortunato, comincia la diffusa pratica della critica verso di lui, e persino la calunnia.
L'invidia è il peccato sociale che rompe i legami tra le persone, impedisce la convivenza e la pace, suscita l’ira e la violenza.
L’invidia dilaga ed emargina la gratitudine, che è un antidoto all’invidia. Infatti la gratitudine genera affetto verso chi ci ha fatto del bene, è un sentimento che fa ricordare il beneficio ricevuto e la riconoscenza.
Ricerche socio-psicologiche evidenziano che le persone riconoscenti hanno livelli più elevati di benessere soggettivo e sono più soddisfatte delle loro relazioni sociali.






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