"Morto un papa se ne fa n'antro"

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    "Morto un papa se ne fa n'antro"



    Caro Cono, dal tuo post che hai scritto stamane nel forum vedo che sei tornato tra noi, nel giorno della cosiddetta "Pasquetta" o "Pasquone" (= Lunedì dell'Angelo). Come mai ? Sei in partenza con destinazione Vaticano per partecipare alle esequie di papa Francesco ? Era un “brav’omo”. Mi dispiace. Così diverso da quelle "vecchie volpi" della curia vaticana. A Roma se diceva, forse ancora si dice: “ar peggio nun ce mai fine”. Chissà li cardinali chiusi ner conclave chi scejeranno come successore.

    La plebe de Roma de li secoli scorsi, abituati a li soprusi dello Stato Pontificio, de li cardinali, e de li vescovi, quanno moriva er pontefice dicevano: “morto un papa se ne fa n’antro”, perché per loro non cambiava nulla.

    Ar proconsole de Dio, er papa, il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli dedicò il sonetto titolato “La vita da cane”, che scrisse il 31 dicembre 1845:


    “Ah sse chiam’ozzio er zuo, brutte marmotte?
    Nun fa mai gnente er Papa, eh? nun fa gnente?
    Accusì ve pijassi un accidente
    Come lui se strapazza e giorn’ e notte. 4

    Chi pparla co Dio padr’onnipotente?
    Chi assorve tanti fiji de miggnotte?
    Chi manna in giro l’innurgenze a bòtte?
    Chi va in carrozza a binidì la gente? 8

    Chi je li conta li quadrini sui?
    Chi l’ajuta a creà li cardinali?
    Le gabbelle, pe dio, nu le fa lui? 11

    Sortanto la fatica da facchino
    de strappà ttutto l’anno momoriali
    e buttalli a ppezzetti in ner cestino!”
    14

    parafrasi: Ah, si può chiamare ozio il suo (del Papa), brutti fannulloni? Non fa mai niente il Papa, eh? non fa niente? Prendesse a voi un accidente, così come lui si affatica giorno e notte. Chi parla con Dio padre onnipotente? Chi dà l’assoluzione a tanti farabutti? Chi emana indulgenze a quintali? Chi se ne va in carrozza a benedire la gente? Chi fa la fatica di contare i suoi quattrini se non egli stesso? Chi lo aiuta a nominare i cardinali? Le tasse, perdio, non le decide lui? Soltanto la fatica da facchino di stracciare suppliche tutto l’anno e di buttarle a pezzetti nel cestino.

    Qualche anno prima, il 26 febbraio 1843, Belli scrisse il sonetto titolato: “L’occhi der papa”

    “Chi? Er Papa? Ecco la prima cosa che ne sento.
    Propio lui?! Un zant’omo come quello
    Pò avé un par d’occhi da mette spavento
    Manco fussi un cagnaccio de macello?! 4

    So che quann’era frate ar zu’ convento
    L’ho sservito sempr’io da scarpinello,
    E nun ciò ttrovo mai sto guarda mento
    Che m’abbi fatto arivortà er budello. 8

    Ma già ttu ppe un’occhiata che tte danno
    Un rospo, ‘na tarantola o ‘na sorca
    Te ppisci sotto e scappi via tremanno. 11

    Sai ch’edè ar più sta pavuraccia porca?
    E’ c’un Papa tiè ssempre ar zu’ commanno
    L’archibbuci, le carcere e la forca”.
    14


    Parafrasi: Chi? Il Papa? Ecco, è la prima volta che sento questa notizia. Proprio lui?! Un sant’uomo come quello può avere un paio d’occhi che incutono spavento neanche fosse un cagnaccio che sta di guardia al macello?! Io so che quando era frate nel suo convento sono stato sempre io il suo calzolaio, e non ho mai trovato questo modo di guardare che mi abbia fatto rivoltare l’intestino. Ma già, tu sei uno che per un’occhiataccia che ti danno un rospo, una tarantola e un topaccio ti pisci sotto e scappi via tremando. Sai che cos’è al più questa pauraccia porca? E’ che un Papa tiene sempre sotto il suo comando gli archibugi, le carceri e la forca.

    In questo sonetto c’è il sarcasmo de quella che era la plebe de Roma.
  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #2
    Dal film “In nome del papa-re”

    cliccare sul link

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #3
      “Er papa novo”: sonetto scritto dal Belli il 21 ottobre 1846, in occasione dell’elezione di Pio IX.


      ritratto di Pio IX

      “Er Papa novo”

      Che ce faressi? è un gusto mio, fratello:
      su li gusti, lo sai, nun ce se sputa.
      Sto Papa che c’è mò ride, saluta,
      è giovene, è a la mano, è bono, è bello…

      Eppuro, er genio mio, si nun ze muta,
      sta più p’er Papa morto, poverello!:
      nun fuss’antro pe avé mess’in castello,
      senza pietà, quela ginìa futtuta.

      Poi, ve pare da Papa, a sto paese,
      er dà contro a prelati e a cardinali,
      e l’uscì a piede e er risegà le spese ?

      Guarda la su’ cucina e er refettorio:
      sò propio un pianto. Ah queli bravi sciali,
      quele belle magnate de Grigorio!"


      Parafrasi: Morto Gregorio XVI l’1 giugno 1846, il 16 fu eletto papa il cardinale e conte Giovanni Maria Mastai Ferretti col nome di Pio IX.

      I primi mesi del nuovo pontificato furono all’insegna dell’innovazione: l’’amnistia per i detenuti politici, ridotte le spese di rappresentanza della corte pontificia; i romani videro il nuovo papa andare a piedi fino alla chiesa dell’Umiltà per celebrarvi la Messa.

      Il personaggio che parla nel sonetto è un reazionario anticlericale.

      Che cosa vuoi farci? E’ un gusto mio, fratello: e non si discute sui gusti, lo sai (“su li gusti, lo sai, nun ce se sputa”, versione caricaturale del motto latino, “de gustibus non disputandum” (con riferimento al nuovo pontefice Pio IX).

      Questo papa ride, saluta tutti, è giovane, è alla mano, è buono, è bello… Eppure, se il papa non cambia modo d’agire, la mia preferenza va più al pontefice che è morto (Gregorio XVI) poveretto!: non fosse altro per aver rinchiuso in Castel Sant’Angelo, senza alcuna pietà, quella genìa futtuta, la razza maledetta dei giacobini e dei liberali. Poi, vi sembra un atteggiamento da papa, in un paese come questo, l’opporsi ai cardinali e ai prelati di curia, e andare in giro a piedi e tagliare le spese? Guarda la sua cucina e il suo refettorio: sono proprio un pianto, una tristezza, tanto sono parchi. Ah! Quei begli sprechi del pontefice Gregorio XVI.

      Tra le carte del poeta Belli, dopo la sua morte, fu trovato un appunto con la frase: “A Papa Grigorio je volevo bene, perché me dava er gusto de potenne dì male”.

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      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #4
        Il pontefice è anche vescovo di Roma. La data della morte di papa Francesco coincide con il cosiddetto “Natale di Roma”, ricorrenza collegata alla fondazione della città da parte di Romolo nel 753 a. C..

        Da questa data deriva il conteggio degli anni utilizzato dai Romani e la locuzione latina “Ab Urbe condita” = “dalla fondazione della città”, anno stabilito da Marco Terenzio Varrone.

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66035

          #5
          Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio


          Caro Cono, dal tuo post che hai scritto stamane nel forum vedo che sei tornato tra noi, nel giorno della cosiddetta "Pasquetta" o "Pasquone" (= Lunedì dell'Angelo). Come mai ? Sei in partenza con destinazione Vaticano per partecipare alle esequie di papa Francesco ? Era un “brav’omo”. Mi dispiace. Così diverso da quelle "vecchie volpi" della curia vaticana. A Roma se diceva, forse ancora si dice: “ar peggio nun ce mai fine”. Chissà li cardinali chiusi ner conclave chi scejeranno come successore.

          La plebe de Roma de li secoli scorsi, abituati a li soprusi dello Stato Pontificio, de li cardinali, e de li vescovi, quanno moriva er pontefice dicevano: “morto un papa se ne fa n’antro”, perché per loro non cambiava nulla.

          Ar proconsole de Dio, er papa, il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli dedicò il sonetto titolato “La vita da cane”, che scrisse il 31 dicembre 1845:


          “Ah sse chiam’ozzio er zuo, brutte marmotte?
          Nun fa mai gnente er Papa, eh? nun fa gnente?
          Accusì ve pijassi un accidente
          Come lui se strapazza e giorn’ e notte. 4

          Chi pparla co Dio padr’onnipotente?
          Chi assorve tanti fiji de miggnotte?
          Chi manna in giro l’innurgenze a bòtte?
          Chi va in carrozza a binidì la gente? 8

          Chi je li conta li quadrini sui?
          Chi l’ajuta a creà li cardinali?
          Le gabbelle, pe dio, nu le fa lui? 11

          Sortanto la fatica da facchino
          de strappà ttutto l’anno momoriali
          e buttalli a ppezzetti in ner cestino!”
          14

          parafrasi: Ah, si può chiamare ozio il suo (del Papa), brutti fannulloni? Non fa mai niente il Papa, eh? non fa niente? Prendesse a voi un accidente, così come lui si affatica giorno e notte. Chi parla con Dio padre onnipotente? Chi dà l’assoluzione a tanti farabutti? Chi emana indulgenze a quintali? Chi se ne va in carrozza a benedire la gente? Chi fa la fatica di contare i suoi quattrini se non egli stesso? Chi lo aiuta a nominare i cardinali? Le tasse, perdio, non le decide lui? Soltanto la fatica da facchino di stracciare suppliche tutto l’anno e di buttarle a pezzetti nel cestino.

          Qualche anno prima, il 26 febbraio 1843, Belli scrisse il sonetto titolato: “L’occhi der papa”

          “Chi? Er Papa? Ecco la prima cosa che ne sento.
          Propio lui?! Un zant’omo come quello
          Pò avé un par d’occhi da mette spavento
          Manco fussi un cagnaccio de macello?! 4

          So che quann’era frate ar zu’ convento
          L’ho sservito sempr’io da scarpinello,
          E nun ciò ttrovo mai sto guarda mento
          Che m’abbi fatto arivortà er budello. 8

          Ma già ttu ppe un’occhiata che tte danno
          Un rospo, ‘na tarantola o ‘na sorca
          Te ppisci sotto e scappi via tremanno. 11

          Sai ch’edè ar più sta pavuraccia porca?
          E’ c’un Papa tiè ssempre ar zu’ commanno
          L’archibbuci, le carcere e la forca”.
          14


          Parafrasi: Chi? Il Papa? Ecco, è la prima volta che sento questa notizia. Proprio lui?! Un sant’uomo come quello può avere un paio d’occhi che incutono spavento neanche fosse un cagnaccio che sta di guardia al macello?! Io so che quando era frate nel suo convento sono stato sempre io il suo calzolaio, e non ho mai trovato questo modo di guardare che mi abbia fatto rivoltare l’intestino. Ma già, tu sei uno che per un’occhiataccia che ti danno un rospo, una tarantola e un topaccio ti pisci sotto e scappi via tremando. Sai che cos’è al più questa pauraccia porca? E’ che un Papa tiene sempre sotto il suo comando gli archibugi, le carceri e la forca.

          In questo sonetto c’è il sarcasmo de quella che era la plebe de Roma.
          Hai detto bene: era un brav'uomo. Non meritevole di tanto sarcasmo. Ha servito Cristo e la Chiesa fino all'ultimo suo respiro.

          R E S P E C T
          amate i vostri nemici

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          • doxa
            Opinionista
            • 30/04/19
            • 2659

            #6
            Sarcasmo ?

            Sono soltanto alcuni dei sonetti che Giuseppe Gioacchino Belli dedicò a due pontefici. Egli diede voce alla plebe di Roma in quel tempo.

            Ah lo so, ma tu hai il paraocchi vedi soltanto verso il cielo

            Stamane la tua segreta aspirazione è quella di essere al posto di papa Francesco circondato dagli oranti

            Comment

            • follemente
              Opinionista

              • 22/12/09
              • 11727

              #7
              Il papa che è scomparso è stato unico, nel voler riammodernare la Chiesa, nella sua apertura alle donne, ai gay, ai divorziati, ai più deboli di tutta la terra, agli immigrati, alle vittime di tutte le guerre.
              Dubito che il prossimo papa sarà all’altezza di Francesco.

              Comment

              • Malo Perverso
                Opinionista
                • 06/12/08
                • 3792

                #8
                Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
                Il papa che è scomparso è stato unico, nel voler riammodernare la Chiesa, nella sua apertura alle donne, ai gay, ai divorziati, ai più deboli di tutta la terra, agli immigrati, alle vittime di tutte le guerre.
                Dubito che il prossimo papa sarà all’altezza di Francesco.
                Ma sei proprio sicura sicura di tutto questo riammodernamento ?
                Sarà, ma da anticlericale nel midollo quale sono, e visto che la Chiesa deve comunque sopravvivere a se stessa, io preferirei un pontefice come il pastore tedesco Ratzinger.
                Cosa che secondo me accadrà.

                Comment

                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66035

                  #9
                  Lo Spirito Santo sà già tutto, Follemente e Malo. Di sicuro più dei vaticanisti che avanzano solo 6 nomi per il soglio pontificio:

                  Parolin
                  Zuppi
                  Pizzaballa
                  Tagle
                  Besungu
                  Aveline

                  Io sono tranquillissimo, gli uomini passano, la Chiesa rimane. L'ha detto Gesù Cristo.
                  amate i vostri nemici

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66035

                    #10
                    Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
                    Sarcasmo ?

                    Sono soltanto alcuni dei sonetti che Giuseppe Gioacchino Belli dedicò a due pontefici. Egli diede voce alla plebe di Roma in quel tempo.

                    Ah lo so, ma tu hai il paraocchi vedi soltanto verso il cielo

                    Stamane la tua segreta aspirazione è quella di essere al posto di papa Francesco circondato dagli oranti
                    Te l'ho detto ieri: La mia segreta aspirazione è quella di un mondo dove la parola "Rispetto" abbia ancora cittadinanza.
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • Vega
                      Opinionista

                      • 04/05/05
                      • 17961

                      #11
                      In effetti proprio tutti questi gran cambiamenti non sembra ci siano stati.
                      Comunione ai divorziati risposati anche se vale sempre la castità, salvo forse un pò di apertura per accedervi lo stesso se proprio tutta questa castità poi non c'è, se non ricordo male.
                      Qualche donna in più in alcuni ambiti religiosi anche se poi il pensiero sulla donna sembra sempre essere più o meno il solito. Sui gay ha cercato di essere più indulgente ma poi è scivolato sulla "troppa frociaggine".
                      Insomma, capisco che dall'oggi al domani non si possa rivoluzionare di tutto e di più, ma sembra sempre il solito mare di chiacchiere per dire tanto e tutto bello, accontentare la gente ma cambiare poco come sempre.
                      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

                      Comment

                      • follemente
                        Opinionista

                        • 22/12/09
                        • 11727

                        #12
                        Rispondo un po' a tutti con questa intervista a Vito Mancuso, teologo, che ha ben riassunto la portata del riformismo o progressismo di papa Francesco.

                        Il teologo Mancuso: «E’ stato un riformista, ha saputo parlare con il suo popolo, ma la spinta non si è tradotta in dottrina»
                        «Papa Bergoglio è stato un grande comunicatore e un profeta». Sui diritti: «Ha aperto agli omosessuali, ma sulle donne la Chiesa è rimasta indietro»

                        Christian Seu
                        23 aprile 2025
                        5' di lettura





                        De mortuis nihil nisi bonum. Ovvero: dei morti niente si dica, se non bene. Ma in questa cornice – persino ovvia, scontata, se il defunto è il Papa – non è illecito provare ad analizzare il pontificato che s’è appena concluso. La premessa, con tanto di adagio latino, è di Vito Mancuso, teologo e filosofo, oggi docente del master in meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

                        Â«È stato un grande comunicatore, un grande profeta», sottolinea in prima battuta. «Per quanto attiene invece al governo effettivo della Chiesa, beh, non è stato capace secondo me di tradurre in dottrina, in articoli, in leggi l’indubbia spinta verso le riforme».

                        Tra i tanti aggettivi accostati a Papa Francesco nell’ora della morte, quello forse più ricorrente è «riformista». Un titolo appropriato?

                        «Dodici anni fa, guardando alla televisione l’annuncio del cardinale protodiacono e ascoltando le prime parole del Pontefice, avevo grandi aspettative. Mi sarei aspettato molto di più: Francesco è stato un Papa riformista come tensione, ma nel concreto? Le riforme, all’atto pratico, non ci sono state. Pensiamo a ciò che più divide oggi la Chiesa dal mondo: la condizione della donna. Pensiamo all’Italia, dove governa Meloni, alla Commissione europea, dove troviamo von der Leyen, alla Bce, con Lagarde. Ancor oggi nella Chiesa le donne non possono salire neppure sul primo gradino, il diaconato: e cosa ha fatto papa Bergoglio per colmare questa distanza? È stato un riformista di cuore, ma poi non ha fatto seguire azioni concrete. E dodici anni, per un pontificato, non sono pochi».

                        È stato il primo Papa a dire apertamente che «essere omosessuali non è un crimine».

                        «All’inizio del pontificato disse: “Chi sono io per giudicare? ”. E aprì effettivamente una pagina nuova, perché tolse quella secolare condanna a priori. Però appena un anno fa pronunciò quell’espressione proprio becera sulla frociaggine nei seminari, un’uscita infelice rivelatrice di una posizione ambigua sul tema. Direi che molti processi sono stati iniziati, ma non conclusi a dovere. Basti vedere a cosa hanno portato i sinodi sulla famiglia, oppure pensare che la morale sessuale della Chiesa è ancora ferma all’Humanae Vitae».

                        Eppure ha saputo avvicinare anche chi è lontano dalle cose di Chiesa. Perché?

                        «Soprattutto a livello di politica interna è stato un grande comunicatore. Ha toccato il cuore di tantissime persone dal punto di vista proprio del parlare al popolo. Era imbattibile nella capacità di rivolgersi a quello che lui chiamava il popolo, basti pensare alle ultime parole pronunciate, a quel “grazie per avermi portato in piazza”, rivolto all’infermiere. Ma, come detto, è mancata la traduzione di questa grande spinta in termini dottrinali, in termini di leggi».

                        Ha detto: è stato un grande profeta. Perché?

                        «Il profeta è chi parla al posto di Dio e si pone di fronte al mondo, che quindi sferza il mondo senza curarsi dei suoi equilibri, richiamandolo al dovere, all’impegno, alla forza della missione. Basti pensare all’impegno per i poveri, alla lotta contro gli armamenti, al richiamo costante alla pace, alla difesa di Gaza fino all’ultimo: ecco, in questo Francesco è stato profeta, il primo Papa a esserlo, a partire dal nome scelto dodici anni fa. In fondo il poverello di Assisi è stato uno che ha “rotto” con la famiglia e con la chiesa ufficiale. Per questo, parlando del pontificato di Bergoglio, ho parlato di teopatia: ha usato la passione e non la logica per parlare di Dio al mondo. Ed essendo la passione totalizzante, o bianco o nero, Papa Francesco è stato a suo modo divisivo».

                        I migranti, la pace, l’impegno dei poveri. Sono state le cifre che hanno permesso al Santo Padre di raccogliere così tanti consensi anche dal mondo tradizionalmente laico?


                        «Sì. A questo aggiungiamoci l’anticlericalismo professato diffusamente. La parola “clericalismo” per il Papa rappresentava quanto di peggio potesse esserci e questo, senza dubbio, ha affascinato moltissime persone distanti dalla Chiesa. Penso a Eugenio Scalfari, che negli ultimi anni ha diffusamente citato il pensiero del Pontefice nei suoi editoriali. La capacità di toccare il cuore, l’attenzione dimostrata agli ultimi, la passione per la giustizia hanno certamente calamitato l’attenzione di tanti che erano sempre rimasti lontani dal mondo cattolico».

                        Quando, dodici anni fa, il cardinal Bergoglio salì al soglio di Pietro, lei accostò la figura del successore di Papa Ratzinger a quella del cardinale Carlo Maria Martini, facendo riferimento alle parole di quest’ultimo, che parlava di una Chiesa «indietro di duecento anni». Quanto di quel gap è stato recuperato? E quanto effettivamente le due figure sono accomunabili?

                        «Sono stati accomunati dal desiderio di unire la Chiesa, ma molto diversi nella modalità di cercare di colmare il gap tra la Chiesa e il mondo. Papa Francesco ha dato il meglio di sé con il popolo, in piazza, tra la gente. Il cardinal Martini era al contrario a disagio al cospetto delle persone».

                        Che Chiesa lascia Papa Francesco?

                        «Un po’ nel mezzo, divisa tra i progressisti, scontenti perché le riforme non si sono compiute, e i conservatori, a loro volta scontenti perché hanno paura che quelle riforme accennate vadano avanti».


                        E in questo contesto quali caratteristiche dovrebbe avere il successore di Bergoglio?

                        «C’è bisogno di un grande Pontefice, nel senso letterale ed etimologico del termine, cioè di un costruttore di ponti. Ponti anzitutto all’interno della Chiesa stessa, perché forse come mai in questo momento la Chiesa risulta divisa. Perché l’azione di Papa Francesco è stata tanto forte a livello mediatico sul mondo, quanto poco orientata al mantenimento dell’armonia tra i suoi generali, per usare un termine militare. Non ha lesinato critiche alla Curia, nel corso di questi dodici anni: ma è come se il capo del governo criticasse continuamente i propri ministri, senza prendere contromisure. Secondo me c’è quindi bisogno di un cardinale dolce e di profonda spiritualità, capace di unire e di parlare a tutti i settori della Chiesa».

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                        • follemente
                          Opinionista

                          • 22/12/09
                          • 11727

                          #13
                          Originariamente Scritto da Malo Perverso Visualizza Messaggio
                          Ma sei proprio sicura sicura di tutto questo riammodernamento ?
                          Sarà, ma da anticlericale nel midollo quale sono, e visto che la Chiesa deve comunque sopravvivere a se stessa, io preferirei un pontefice come il pastore tedesco Ratzinger.
                          Cosa che secondo me accadrà.
                          Perché preferisci Ratzinger?

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66035

                            #14
                            Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                            In effetti proprio tutti questi gran cambiamenti non sembra ci siano stati.
                            Comunione ai divorziati risposati anche se vale sempre la castità, salvo forse un pò di apertura per accedervi lo stesso se proprio tutta questa castità poi non c'è, se non ricordo male.
                            Qualche donna in più in alcuni ambiti religiosi anche se poi il pensiero sulla donna sembra sempre essere più o meno il solito. Sui gay ha cercato di essere più indulgente ma poi è scivolato sulla "troppa frociaggine".
                            Insomma, capisco che dall'oggi al domani non si possa rivoluzionare di tutto e di più, ma sembra sempre il solito mare di chiacchiere per dire tanto e tutto bello, accontentare la gente ma cambiare poco come sempre.
                            No Laura: l'unica vera, grande, profonda rivoluzione portata da Papa Francesco... è stato rimettere al centro il Vangelo! Sine glossa. Proprio come il suo predecessore di Assisi.
                            amate i vostri nemici

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                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66035

                              #15
                              Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
                              Rispondo un po' a tutti con questa intervista a Vito Mancuso, teologo, che ha ben riassunto la portata del riformismo o progressismo di papa Francesco.

                              Il teologo Mancuso: «E’ stato un riformista, ha saputo parlare con il suo popolo, ma la spinta non si è tradotta in dottrina»
                              «Papa Bergoglio è stato un grande comunicatore e un profeta». Sui diritti: «Ha aperto agli omosessuali, ma sulle donne la Chiesa è rimasta indietro»

                              Christian Seu
                              23 aprile 2025
                              5' di lettura





                              De mortuis nihil nisi bonum. Ovvero: dei morti niente si dica, se non bene. Ma in questa cornice – persino ovvia, scontata, se il defunto è il Papa – non è illecito provare ad analizzare il pontificato che s’è appena concluso. La premessa, con tanto di adagio latino, è di Vito Mancuso, teologo e filosofo, oggi docente del master in meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine.

                              Â«È stato un grande comunicatore, un grande profeta», sottolinea in prima battuta. «Per quanto attiene invece al governo effettivo della Chiesa, beh, non è stato capace secondo me di tradurre in dottrina, in articoli, in leggi l’indubbia spinta verso le riforme».

                              Tra i tanti aggettivi accostati a Papa Francesco nell’ora della morte, quello forse più ricorrente è «riformista». Un titolo appropriato?

                              «Dodici anni fa, guardando alla televisione l’annuncio del cardinale protodiacono e ascoltando le prime parole del Pontefice, avevo grandi aspettative. Mi sarei aspettato molto di più: Francesco è stato un Papa riformista come tensione, ma nel concreto? Le riforme, all’atto pratico, non ci sono state. Pensiamo a ciò che più divide oggi la Chiesa dal mondo: la condizione della donna. Pensiamo all’Italia, dove governa Meloni, alla Commissione europea, dove troviamo von der Leyen, alla Bce, con Lagarde. Ancor oggi nella Chiesa le donne non possono salire neppure sul primo gradino, il diaconato: e cosa ha fatto papa Bergoglio per colmare questa distanza? È stato un riformista di cuore, ma poi non ha fatto seguire azioni concrete. E dodici anni, per un pontificato, non sono pochi».

                              È stato il primo Papa a dire apertamente che «essere omosessuali non è un crimine».

                              «All’inizio del pontificato disse: “Chi sono io per giudicare? ”. E aprì effettivamente una pagina nuova, perché tolse quella secolare condanna a priori. Però appena un anno fa pronunciò quell’espressione proprio becera sulla frociaggine nei seminari, un’uscita infelice rivelatrice di una posizione ambigua sul tema. Direi che molti processi sono stati iniziati, ma non conclusi a dovere. Basti vedere a cosa hanno portato i sinodi sulla famiglia, oppure pensare che la morale sessuale della Chiesa è ancora ferma all’Humanae Vitae».

                              Eppure ha saputo avvicinare anche chi è lontano dalle cose di Chiesa. Perché?

                              «Soprattutto a livello di politica interna è stato un grande comunicatore. Ha toccato il cuore di tantissime persone dal punto di vista proprio del parlare al popolo. Era imbattibile nella capacità di rivolgersi a quello che lui chiamava il popolo, basti pensare alle ultime parole pronunciate, a quel “grazie per avermi portato in piazza”, rivolto all’infermiere. Ma, come detto, è mancata la traduzione di questa grande spinta in termini dottrinali, in termini di leggi».

                              Ha detto: è stato un grande profeta. Perché?

                              «Il profeta è chi parla al posto di Dio e si pone di fronte al mondo, che quindi sferza il mondo senza curarsi dei suoi equilibri, richiamandolo al dovere, all’impegno, alla forza della missione. Basti pensare all’impegno per i poveri, alla lotta contro gli armamenti, al richiamo costante alla pace, alla difesa di Gaza fino all’ultimo: ecco, in questo Francesco è stato profeta, il primo Papa a esserlo, a partire dal nome scelto dodici anni fa. In fondo il poverello di Assisi è stato uno che ha “rotto” con la famiglia e con la chiesa ufficiale. Per questo, parlando del pontificato di Bergoglio, ho parlato di teopatia: ha usato la passione e non la logica per parlare di Dio al mondo. Ed essendo la passione totalizzante, o bianco o nero, Papa Francesco è stato a suo modo divisivo».

                              I migranti, la pace, l’impegno dei poveri. Sono state le cifre che hanno permesso al Santo Padre di raccogliere così tanti consensi anche dal mondo tradizionalmente laico?


                              «Sì. A questo aggiungiamoci l’anticlericalismo professato diffusamente. La parola “clericalismo” per il Papa rappresentava quanto di peggio potesse esserci e questo, senza dubbio, ha affascinato moltissime persone distanti dalla Chiesa. Penso a Eugenio Scalfari, che negli ultimi anni ha diffusamente citato il pensiero del Pontefice nei suoi editoriali. La capacità di toccare il cuore, l’attenzione dimostrata agli ultimi, la passione per la giustizia hanno certamente calamitato l’attenzione di tanti che erano sempre rimasti lontani dal mondo cattolico».

                              Quando, dodici anni fa, il cardinal Bergoglio salì al soglio di Pietro, lei accostò la figura del successore di Papa Ratzinger a quella del cardinale Carlo Maria Martini, facendo riferimento alle parole di quest’ultimo, che parlava di una Chiesa «indietro di duecento anni». Quanto di quel gap è stato recuperato? E quanto effettivamente le due figure sono accomunabili?

                              «Sono stati accomunati dal desiderio di unire la Chiesa, ma molto diversi nella modalità di cercare di colmare il gap tra la Chiesa e il mondo. Papa Francesco ha dato il meglio di sé con il popolo, in piazza, tra la gente. Il cardinal Martini era al contrario a disagio al cospetto delle persone».

                              Che Chiesa lascia Papa Francesco?

                              «Un po’ nel mezzo, divisa tra i progressisti, scontenti perché le riforme non si sono compiute, e i conservatori, a loro volta scontenti perché hanno paura che quelle riforme accennate vadano avanti».


                              E in questo contesto quali caratteristiche dovrebbe avere il successore di Bergoglio?

                              «C’è bisogno di un grande Pontefice, nel senso letterale ed etimologico del termine, cioè di un costruttore di ponti. Ponti anzitutto all’interno della Chiesa stessa, perché forse come mai in questo momento la Chiesa risulta divisa. Perché l’azione di Papa Francesco è stata tanto forte a livello mediatico sul mondo, quanto poco orientata al mantenimento dell’armonia tra i suoi generali, per usare un termine militare. Non ha lesinato critiche alla Curia, nel corso di questi dodici anni: ma è come se il capo del governo criticasse continuamente i propri ministri, senza prendere contromisure. Secondo me c’è quindi bisogno di un cardinale dolce e di profonda spiritualità, capace di unire e di parlare a tutti i settori della Chiesa».
                              Per me c'è un solo nome: ripeto, per me Conogelato, Claudio da Empoli ora come ora quel che dice Mancuso al termine della sua intervista, inquadra una sola personalità e cioè il Primate di Terrasanta Pierluigi Pizzaballa. Poi c'è lo Spirito Santo. Che di sicuro sceglierà per il meglio, come sempre.
                              amate i vostri nemici

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