Una teoria

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  • Spaitek
    • 06/02/10
    • 779

    #1

    Una teoria

    =====

    Direttamente dalla voce di Popper:



    =====


    Falsificabilità

    Cos'è il "criterio di falsificabilità" ?

    Sarà meglio partire da come lo concepì Karl Raimund Popper.

    Nel 1919, le teorie alla moda erano la teoria marxista della storia, la psicanalisi e la psicologia individuale. Popper cominciò a dubitare delle loro pretese di scientificità, chiedendosi perché queste dottrine erano così diverse dalle teorie fisiche, dalla teoria newtoniana, e soprattutto dalla teoria della relatività. Esse sembravano in grado di spiegare praticamente tutto ciò che accadeva nei campi cui si riferivano. Si scorgevano ovunque delle conferme: il mondo pullulava di verifiche della teoria. Qualunque cosa accadesse, la confermava sempre. Un marxista non poteva aprire un giornale senza trovarvi in ogni pagina una testimonianza in grado di confermare la sua interpretazione della storia. Gli analisti freudiani sottolineavano che le loro teorie erano costantemente verificate dalle “osservazioni cliniche”. Una volta, nel 1919, Popper riferì ad Adler un caso che non gli sembrava particolarmente adleriano, ma che egli non trovò difficoltà ad analizzare nei termini della propria teoria (sentimenti di inferiorità nei bambini). Un po' sconcertato, Popper gli chiese come poteva essere così sicuro. “A causa della mia esperienza di mille casi simili” gli rispose; al che Popper non poté trattenersi dal commentare: “E con questo ultimo, suppongo, la sua esperienza vanta milleuno casi”.

    In effetti, Popper si riferiva al fatto che le precedenti osservazioni di Adler potevano essere state non molto più valide di quell'ultima; che ciascuna era stata a sua volta interpretata alla luce della “esperienza precedente”, essendo contemporaneamente considerata come ulteriore conferma. Conferma di che cosa?, si chiese dunque Popper.

    Paradossalmente, ogni caso concepibile poteva essere interpretato alla luce della teoria di Adler, o parimenti di quella di Freud. Due esempi assai differenti di comportamento umano spiegano il paradosso: quello di un uomo che spinge un bambino nell'acqua con l'intenzione di affogarlo; e quello di un uomo che sacrifica la propria vita nel tentativo di salvare il bambino.

    Ciascuno di questi casi può essere spiegato in termini freudiani e in termini adleriani. Per Freud, il primo uomo soffre di una repressione del suo complesso di Edipo, mentre il secondo uomo ha raggiunto la sublimazione. Per Adler, il primo soffre di sentimenti di inferiorità determinanti forse il bisogno di provare a se stesso che egli osava compiere un simile delitto, e lo stesso accade al secondo uomo, che ha bisogno di provare a se stesso di avere il coraggio di salvare il bambino.

    Popper non riusciva a concepire alcun comportamento umano che non potesse interpretarsi nei termini dell’una o dell'altra teoria. Era proprio il fatto che dette teorie erano sempre adeguate e sempre confermate ciò che agli occhi dei sostenitori costituiva l'argomento più valido a loro favore. Ma Popper cominciò a intravedere che questa apparente forza era in realtà un elemento di debolezza.

    La teoria della relatività faceva predizioni sul comportamento della natura che, se non fossero state confermate, avrebbero mostrato che la teoria era in tutto o in parte sbagliata; ebbene, nel corso dell'eclisse del 1919 si poté misurare la curvatura della luce di una stella per effetto della gravitazione del Sole, curvatura esattamente prevista da Einstein; se l’osservazione avesse dato risultati diversi, la teoria di Einstein avrebbe dovuto essere abbandonata.

    La differenza è evidente: nel caso della teoria della relatività la cosa che impressiona è il rischio implicito nella previsione. Negli altri casi (Marx e Freud) impressiona la facilità con cui si ottengono conferme, a patto di interpretare i dati alla luce della teoria (la chiave in questo caso è il concetto di interpretazione di un fatto). Da qui la tesi: il criterio dello stato scientifico di una teoria è la sua falsificabilità, confutabilità, o controllabilità. Dunque la psicoanalisi e il marxismo non fanno parte della scienza, sono al di là della demarcazione. Il che non significa che non siano utili o che non contengano verità: significa solo che non rispettano un criterio necessario per essere definite scienze.

    Naturalmente anche se una teoria è confutabile, ed è quindi scientifica, di fronte a dati che la confutano vi è chi tenta di salvarla: in questi casi c'è chi mette in atto una reinterpretazione ad hoc della teoria, in modo da sottrarla alla confutazione. Una procedura del genere è sempre possibile, ma essa può salvare la teoria solo al prezzo di pregiudicare il suo stato scientifico. Popper chiama tale operazione di salvataggio "mossa o stratagemma convenzionalistico".



    Wittgenstein sostiene che le proposizioni filosofiche e metafisiche sono del tutto prive di significato. Infatti le proposizioni dotate di senso sono soltanto quelle che rimandano a fatti d'esperienza. Dunque appartengono alla scienza soltanto le proposizioni che possono essere dedotte da fatti osservati.

    In discussione è che cosa significa che una proposizione ha o non ha un significato. Popper nota che all'interno del Circolo di Vienna (anni Venti e Trenta) la sua posizione viene interpretato come una proposta per sostituire al criterio del significato come verificabilità un criterio del significato come falsificabilità. In realtà, Popper dice di non essere affatto entrato nel merito del problema del significato, ma di avere proposto un problema diverso, quello della demarcazione. Anche i problemi filosofici e metafisici, a suo avviso, hanno pieno significato, ma non possono rientrare nel criterio di falsificabilità e quindi non sono problemi scientifici.



    Popper passa poi ad esaminare il problema dell'induzione. È il problema con cui si è confrontato Hume: come si passa da una molteplicità di osservazioni ad una teoria che permette di prevedere il comportamento della natura? È corretto e scientificamente affidabile il procedimento induttivo che permette di passare da tanti casi particolari ad un enunciato generale?

    L'esempio tipico di Hume era questo: come possiamo essere certi che domani sorgerà il Sole sulla base del fatto che ogni giorno l'esperienza passata ci ha insegnato che il Sole è sorto? C'è una ragione per cui il futuro debba necessariamente somigliare al passato? La risposta di Hume era scettica: l'induzione non è uno strumento affidabile per la ricerca della verità; tuttavia l'uomo è portato a "credere" nell'induzione, a credenze del tipo "domani sorgerà il Sole" perché guidato dall'abitudine. Ciò che ho visto molte volte accadere mi porta alla credenza che lo rivedrò ancora accadere.

    Popper nota che si tratta di una spiegazione psicologica poco convincente. Come ammette lo stesso Hume, anche una singola osservazione rilevante può bastare a creare una credenza o un'aspettazione. E questo vale anche per gli animali. Racconta Popper: "Una sigaretta accesa fu avvicinata al naso dei cuccioli. Essi l'annusarono subito, ma scapparono e nulla li avrebbe più indotti ad riavvicinarsi alla sorgente dell'odore e ad annusarla ancora. Pochi giorni dopo reagirono alla sola vista di una sigaretta. O anche di un pezzo di carta bianca arrotolata, scappando via e starnutendo". In realtà Hume, secondo Popper, ha torto: l'idea centrale di Hume è che noi osserviamo delle similarità, notiamo la ripetizione e creiamo quindi una abitudine; ma la somiglianza è tale rispetto a un parametro, che deve essere precedente alle osservazioni: "assumiamo le situazioni come simili, le interpretiamo come ripetizioni. (…) Dunque si tratta di ripetizioni soltanto da un certo punto di vista. Ciò che è per me una ripetizione, può non apparire tale a un ragno. Ma ciò significa che deve esserci sempre un punto di vista prima che possa darsi una qualsiasi ripetizione."

    Allora l'interpretazione dei fatti osservati con cui costruiamo una teoria non è il prodotto di una costruzione basata sull'esperienza (induzione) ma una vera e propria invenzione: una congettura, un lanciarsi in avanti a prevedere il futuro. Ed è anche una congettura rischiosa, nel senso che l'esperienza successiva si incaricherà di confutarla o convalidarla. Dunque congetture e confutazioni, o, più semplicemente, un procedere per tentativi ed errori.



    C'è dunque qualcosa di creativo nella elaborazione di un teoria scientifica. Certo, a monte c'è ancora dell'esperienza a catena, nel senso che lo scienziato elabora la sua teoria come risposta creativa a problemi posti dalla realtà che osserva. Che cosa c'è all'origine prima delle prime esperienze?

    Se risaliamo indietro nella storia troviamo i miti, anch'essi interpretabili come congetture nel senso che Popper dà a questo termine. E più indietro ancora? Troveremo idee innate che stanno a fondamento del pensiero dell'uomo?

    Popper lo nega. Ma qualcosa di innato che spieghi l'origine del meccanismo della congettura e della confutazione deve pur esserci. Un regresso all'infinito non è accettabile. Questo qualcosa di innato sono le reazioni o risposte innate: il bambino appena nato si aspetta di essere nutrito e, potremmo sostenere, di essere protetto e amato. Siamo nati con delle aspettazioni, con una conoscenza psicologicamente o geneticamente a priori, precedente, cioè a qualsiasi esperienza osservativa. Una delle più importanti tra queste aspettazioni è quella per cui ci attendiamo di trovare [nella natura] una qualche regolarità. Essa è legata alla propensione innata a ricercare delle regolarità, o a un bisogno di trovare delle regolarità, come possiamo constatare dal piacere del bambino che soddisfa questa esigenza.

    Su questo punto Popper richiama Kant e la sua concezione della causalità come forma a priori. Kant "volle dimostrare troppo. Nel tentativo di illustrare come è possibile la conoscenza, propose una teoria che aveva la conseguenza inevitabile di stabilire che la nostra esigenza di conoscere è sempre sicuramente soddisfatta, il che evidentemente non è esatto."

    Popper propone quindi di distinguere due diversi atteggiamenti dell'uomo:

    - l'atteggiamento dogmatico, naturale nell'uomo e utile alla costruzione delle teorie: è proprio di chi ha credenze forti, di chi vede regolarità anche dove non ve ne sono;

    - l'atteggiamento critico, proprio di chi è disponibile a modificare le proprie convinzioni.

    Naturalmente l'atteggiamento dello scienziato è il secondo. Ma quello dogmatico, non scientifico o pseudoscientifico, è anche in realtà semplicemente pre-scientifico, nel senso che è più antico. Secondo Popper, "l'atteggiamento critico non è tanto opposto a quello dogmatico, quanto sovrapposto ad esso: la critica deve essere diretta contro credenze esistenti e influenti, bisognose di revisione critica, in altre parole contro le credenze dogmatiche." La credenze dogmatiche sono la "materia prima" dell'atteggiamento critico. Nella scienza quindi le teorie non vengono trasmesse come dogmi, ma "piuttosto con la sfida a discuterle e migliorarle". È la grande scoperta dei Greci, dei primi filosofi.

    Naturalmente la logica ha un'importanza notevole per l'atteggiamento critico, perché i punti deboli di una teoria "si trovano generalmente solo nelle conseguenze logiche più remote che se ne possono derivare".

    È dunque razionale il procedimento per congetture e confutazioni (tentativi ed errori)?

    Certo, perché la nostra accettazione delle congetture è sempre provvisoria: non abbiamo di meglio, al momento. E "neppure c'è alcunché di irrazionale nel fare affidamento, a scopi pratici, su teorie ben controllate, giacché non ci è consentita nessuna condotta più razionale (…) del procedimento per congetture e confutazioni, che consiste nell'audace formulazione di teorie, nel tentativo di mostrare che tali teorie sono erronee , nella loro provvisoria accettazione se i nostri sforzi critici non hanno successo."

    Last edited by Spaitek; 25-03-2010, 02:20.
  • BiO-dEiStA
    Eufonista
    • 22/02/10
    • 5403

    #2
    [quote=Spaitek;1153859] Allora l'interpretazione dei fatti osservati con cui costruiamo una teoria non
    Originariamente Scritto da Careful with that
    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
    Originariamente Scritto da Ned Flanders
    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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    • marimba
      In attesa di premio Nobel
      • 07/12/09
      • 1790

      #3
      *

      Secondo me quanto viene attributo a Popper nel primo post è un minestrone di contraddizioni e di inesattezze. Purtroppo ora non ho tempo, ma appena possibile ci ritorno. Intanto, se nel frattempo qualcun altro vuol fare la caccia all'errore...

      PS direi che l'intervento di Bio già fornisce qualche buono spunto critico.
      Last edited by marimba; 25-03-2010, 14:57.
      [I][FONT="Book Antiqua"][SIZE="3"]Ges

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      • christian
        Opinionista
        • 22/03/10
        • 44

        #4
        [QUOTE=BiO-dEiStA;1153905]Inoltre assumendo per vera l'ipotesi popperiana secondo cui ogni teoria, per essere definista scientifica, dev'essere falsificabile, dobbiamo chiederci in cosa consista questa falsificabilit
        http://psicoespressione.blogspot.com

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        • bvzpao
          Opinionista
          • 08/12/09
          • 1272

          #5
          ecco, cos

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          • christian
            Opinionista
            • 22/03/10
            • 44

            #6
            [QUOTE=bvzpao;1156506]ecco, cos
            http://psicoespressione.blogspot.com

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            • BiO-dEiStA
              Eufonista
              • 22/02/10
              • 5403

              #7
              [quote=christian;1156476]Innanzitutto complimenti per l'argomentazione e per la capacit
              Originariamente Scritto da Careful with that
              i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
              Originariamente Scritto da Ned Flanders
              Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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              • Spaitek
                • 06/02/10
                • 779

                #8
                Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio

                Inoltre assumendo per vera l'ipotesi popperiana secondo cui ogni teoria, per essere definista scientifica, dev'essere falsificabile, dobbiamo chiederci in cosa consista questa falsificabilità.
                La falsificabilità di una teoria è la proprietà, appartenente alla teoria stessa, di poter essere dimostratamente vera oppure dimostratamente falsa.
                In altre parole, una teoria è falsificabile solo se è possibile dimostrare in maniera oggettiva che sia per lo più falsa se è intrinsecamente falsa, e che sia per lo più vera se è intrinsecamente vera.
                Una affermazione non dimostrabile, invece, è anche non-falsificabile, e quindi anche non-scientifica secondo Popper.

                Una teoria falsa può essere scientifica? Sì, perchè sarà la scienza stessa a scoprire che è falsa.
                L'ipotesi falsificabile quindi è scientifica.

                Una ipotesi la cui verità o falsità è irrimedaibilmente indecidibile, invece, è antiscientifica, per definizione.


                Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                Le scienze fisiche in quanto tali si occupano di aspetti quantitativi della realtà, e in quanto tali misurabili, servendosi di strumenti matematici. Quanto più la misura di un fenomeno si avvicina al risultato previsto dalla teoria sotto determinate ipotesi, tanto più la teoria è migliore.
                Le scienze sociali invece indagano principalmente su aspetti qualitativi, anche se tentano in tutti i modi di tradurli in quantità numeriche, servendosi di opportuni indicatori. Il risultato però dipende sia dagli indicatori scelti (e da relative ipotesi a monte sul loro grado di significativit&#224, sia dal fenomeno contingente analizzato. Il quale non solo non è riproducibile in laboratorio sotto condizioni controllate, ma non è nemmeno valutabile in tutte le sue possibili variabili.
                Si opera quindi una scelta di fondo, sulla base delle ipotesi di cui sopra, per delimitare il campo d'indagine a poche variabili considerate più significative, ma non per questo sono le uniche produttive di effetti. In ogni campo la teoria è carica di conoscenza, perché sulla base dell'osservazione empirica essa circoscrive la sua indagine a poche variabili trascurando le altre, e opera degli assunti sulle loro interrelazioni.
                Il fatto di potersi convenientemente servire di strumenti matematici, dato il loro linguaggio altamente formalizzato, è una manna per qualunque scienza, tuttavia il loro ambito di applicazione non è universale. La teoria dei sistemi applicata ai fenomeni fisici ha il grande vantaggio di poter utilizzare le funzioni di trasferimento multivariate in termini di input-output, cosa che qualunque scienza sociale può solo sognarsi.
                Una relazione matematica utilizzata in tali ambiti ha tutto l'aspetto di una forzatura, ma non per questo la teoria è da buttare: semplicemente è costretta, sulla scia delle scienze esatte, a prendere a prestito degli strumenti che non le sono propri. Nemmeno in medicina le relazioni causa-effetto sono così stringenti, in quanto il corpo umano è troppo complesso per poter essere definito in termini di ingresso-stato-uscita, e soprattutto ogni persona ha delle caratteristiche peculiari. Ma questo di certo non impedisce l'evoluzione della disciplina.
                Quello che dici è ovvio e condivisibile.

                Ma il discorso è ben diverso, ad esempio, se consideriamo le ipotesi tipiche di dottrine magiche, esoteriche, religiose, metafisiche, et similia.
                Lì il discorso sulla falsificabilità di Popper si fa spietato ed ineludibile, per stabilire cosa può essere indagato dalla scienza e cosa no.
                Last edited by Spaitek; 02-04-2010, 01:22.

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                • christian
                  Opinionista
                  • 22/03/10
                  • 44

                  #9
                  [QUOTE=BiO-dEiStA;1156560]Gentile amico, ti ringrazio dei complimenti.
                  Ma se la mia esposizione
                  http://psicoespressione.blogspot.com

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                  • BiO-dEiStA
                    Eufonista
                    • 22/02/10
                    • 5403

                    #10
                    Originariamente Scritto da christian Visualizza Messaggio
                    Scusami se sono stato un po' troppo tecnico e poco chiaro, ma non ho tempo di rileggere e semplificare
                    Afferrato, forte e chiaro, almeno credo.
                    In pratica, se ho capito bene, la struttura anatomo-chimica
                    Originariamente Scritto da Careful with that
                    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
                    Originariamente Scritto da Ned Flanders
                    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #11
                      ?
                      In effetti potremo distinguere la realtà in fenomeni oggettivi e in fenomeni soggettivi, intendendo per i primi quelli di cui abbiamo capito totalmente il funzionamento in quanto sono state monitorate tutte le variabili che concorrono alla manifestazione del fenomeno, quindi in certe caratteristiche il fenomeno diventa certo permettendo di elaborare teorie dove il fenomeno stesso diventa un parametro individuato, per i secondi invece la certezza degli eventi è proporzionale alla bravura di chi effettua le analisi essendo impossibile valutarne le innumerevoli variabili che concorrono alla formazione dell'evento e quindi a determinarne con precisione il flusso.
                      Last edited by crepuscolo; 07-04-2010, 15:11.

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                      • christian
                        Opinionista
                        • 22/03/10
                        • 44

                        #12
                        [QUOTE=crepuscolo;1158600]?
                        In effetti potremo distinguere la realt
                        http://psicoespressione.blogspot.com

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                        • Spaitek
                          • 06/02/10
                          • 779

                          #13
                          [QUOTE=christian;1158710]
                          Pi

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                          • christian
                            Opinionista
                            • 22/03/10
                            • 44

                            #14
                            [QUOTE=Spaitek;1160108]Suvvia, non facciamo finta di non sapere che esiste una gran bella differenza fra una verit
                            http://psicoespressione.blogspot.com

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                            • Spaitek
                              • 06/02/10
                              • 779

                              #15
                              Originariamente Scritto da christian Visualizza Messaggio
                              Suvvia, non lo facciamo
                              Appunto.
                              Quindi smettiamo anche con la pretesa di spacciare per inesistente il confine fra oggettività e soggettività di un fenomeno o di un enunciato.
                              Mi sembra che di gente che faccia minestroni fra verità di scienze e "verità" di fede, su questo forum, ce ne sia fin troppa. Non azzardiamoci in discorsi troppo impegnativi, filosoficamente parlando,... La mistificazione da parte di ignoranti e/o profittatori incapaci è sempre dietro l'angolo.

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