AH, mai mi sarei immaginato di aprire un topic su questa ala del forum, invece mi va, per parlare sinceramente con chi non mi conosce, visto che per chi mi conosce sono tutt'altro.
Ho un serio problema, sono un falso.
Completamente.
Non mi sento riconoscibile a me stesso, riesco a cambiare completamente personalità a seconda di chi mi si para davanti, questo non per compiacere il mio interlocutore, solo per abitudine, visto che non riesco a stabilire assolutamente cosa sono, cosa mi piace, cosa provo, cosa non provo.
Tutto è cominciato alle medie, quando, assieme ad un mio amico (il mio migliore all'epoca), cameratista, compagnone e maschilista, iniziai ad addentrarmi nelle maglie dell'amore: eravamo i più carini della classe, in seconda media facevamo bocca a quelle della terza, lui se le fece (paccate ovviamente) quasi tutte, io mi innamorai perdutamente di una, condensando per lei morbosi sentimenti adulti, coinvolto in feticismi da figlioletto, la baciavo, la accarezzavo, mi sedevo sopra di lei e adoravo dormire abbracciato a lei.
Nel cinismo puro della mia classe da modello diventai una sorta di vertice da presa per il culo, fino in pochi mesi, alla totale emarginazione, mi gettai a muso folle nel mare della mia immaginazione, entrai dalla porta principale dentro il mondo dei cartoni, abitavo in una vita parallela assieme a Sailor Moon (ebbene si), I Cavalieri dello Zodiaco, Galaxy e tutto il resto.
Mi riempivo di pippe su Bia e iniziai a spersonalizzare la mia vita, considerando il mio corpo un veicolo narrativo, un oggetto estraneo con cui cimentarmi nella finzione teatrale di ogni giorno. Avevo un talento disumano che oggi non ho più, sapevo scrivere come il lessico di una persona adulta, giocavo a scacchi a livelli da fenomeno da baraccone, ero un discreto musicista senza basi teoriche.
La mia ragazzetta era innamorata a sua volta, come una dodicenne, non come me, mi sentii tradito completamente della sua ingenuità, inventai un suo tradimento con le sole forze dell'immaginazione, la lasciai in un modo ridicolissimo e teatrale, pianificai il suo omicidio, che avvenne in sogno, con tanto di mio suicidio finale.
Non ero solo un idiota malato, ero anche bravo a scuola e forte negli sport, infatti godevo del generale rispetto dell'istintivo nazismo dell'adolescenza, ma la mia alienazione purtroppo divenne piuttosto chiara nella classe, cosi un pomeriggio a studiare a casa di un amico, mi misi di traverso con il leader e numero uno della classe (il mio migliore amico) tutti i sottoposti (visto che ero considerato il numero due) annusarono la puzza del colpo di stato, nella loro testa picchiarmi in nome del capo poteva significare prendere il mio posto nel suo cuore, cosi fui malmenato da 4 soldati, occhi neri e una sublussazione sterno clavicolare (ancora visibile, nulla di grave però
.
Da quell'esatto momento in poi abbandonai completamente il treno della crescita e scesi alla fermata della finzione, decisi che non potevo mostrare la mia ultrasensibilità, diventai normale nei miei atteggiamenti, fino ad abituarmi completamente alla parte ed al contesto. Oggi non riesco più a distinguere cosa mi sono imposto, cosa è in me naturale.
Ho conservato solo una grande empatia per gli altri, avendo perso la capacità di descrivere me stesso, al liceo sono stato 3 anni da uno psicologo, che sommariamente disse che ero solo un pò "strano per la morte prematura di tuo padre quando eri piccolo piccolo".
Io sono cresciuto da solo con mia madre che rifiutò i soldi di nonna (siamo nobili, sono conte uahaha) perchè la odiava ferocemente, siamo andati avanti con lei che stava completando gli studi di medicina, avendo piccoli problemi di droga ed io ho vissuto fino a 8 anni (suo secondo matrimonio, con un uomo che aveva già una figlia, Dolore [valentina]) solo in casa, imparando a cucinare a 6 anni, con mia nonna che con l'inganno comprava il mio affetto con della cioccolata, dei supergiocattoli.
Mia madre quando scoprì i miei contatti segreti con sua madre sparì di casa per due giorni.
I risultati ancora oggi sono evidenti:
1. Ho una sessualità malata, non pratica (mai fatte cose terribili e oscene) ma mentale, le persone si attaccano molto a me, io non riesco a capire quanto sono attaccato a loro; l'idea di essere tradito mi eccita e mi masturbo con questo tema da sempre.
2. Quando sono in presenza di atteggiamenti cameratisti da omaccioni ventenni li assecondo, mi diverto, ma ho dei malesseri evidenti. Ho seri problemi a rapportarmi con gruppi maschili, sono l'antitesi del maiale ma mi piace far finta di avere impulsi normali, da uomo, invece che da bambino esteta che ama la ragazza simbolo.
3. Mi sono imposto una sorta di maschilismo automatico, nelle battute, nelle cose che dico, per passare inosservato nelle chiaccherate da birra, ormai metto il pilota automatico in quelle situazioni e parlo in modo completamente diverso e con emozioni-pensieri-opinioni diverse dal contesto.
Sono falso? Non riesco a capirlo, sono convinto di determinate cose in momenti diversi. Sono ipocrita a livello istintivo.
4. Tutte e tre le mie storie lunghe sono state distrutte da me coscientemente, sono talmente un coglione che masochisticamente adoro farmi del male, abbandonare una persona quando sono più coinvolto.
5. Riesco ad alimentare delle tensioni a livello amichevole-sentimentale-amoroso incredibili, una mia ragazza normapeso è diventata bulimica stando con me e in modo sottile, ma probabilmente inconsciamente voluto, l'ho spinta io verso questa direzione (tutti i mei amici a cui ho confidato questa cosa e lei stessa hanno detto che sono un paranoico perchè è una cazzata, secondo loro non ho influito in nessun modo, ma a me piaceva più magra e lo mostravo anche facendo dei complimenti apparentemente convinti, ma praticamente andavano in un'altra direzione); un'altra ha tentato un fintosuicidio in mia presenza per farsi fermare; in generale ho una brutta influenza sulle persone a me vicine: se sono ricche riesco a farle sentire in colpa (senza che nessuno si accorga dei miei intenti, neanche la stessa persona) se sono povere umiliate, in generale più stupide di me. Questa è la cosa che mi dà più fastidio, perchè, lo so che dirlo da me è da idioti, ma io mi sento una brava persona, penso di essere un buono, quando posso aiutare aiuto sempre, ho tirato 2 miei amici fuori dall'eroina perdendo una marea di tempo (è brutto dire queste cose da me, lo so) però, non ci posso fare nulla, ho degli atteggiamenti da cattivo che non riesco a togliermi. In più quando faccio del bene ho sempre il dubbio che tutto sia a mio vantaggio, anzi ne ho la certezza, per l'amore altrui, quindi ho iniziato a fare cose nell'anonimato, per cercare di espiare la mia vanità, in modo tanto ridicolo quanto stupido, sono, in generale, dannato da un senso morale che non ho e cerco di formare con azioni che reputo istintivamente positive. Ho anche un problema incredibile di tensione verso il sovrannaturale, il mitico, l'eroico.
Ho finito.
Ho un serio problema, sono un falso.
Completamente.
Non mi sento riconoscibile a me stesso, riesco a cambiare completamente personalità a seconda di chi mi si para davanti, questo non per compiacere il mio interlocutore, solo per abitudine, visto che non riesco a stabilire assolutamente cosa sono, cosa mi piace, cosa provo, cosa non provo.
Tutto è cominciato alle medie, quando, assieme ad un mio amico (il mio migliore all'epoca), cameratista, compagnone e maschilista, iniziai ad addentrarmi nelle maglie dell'amore: eravamo i più carini della classe, in seconda media facevamo bocca a quelle della terza, lui se le fece (paccate ovviamente) quasi tutte, io mi innamorai perdutamente di una, condensando per lei morbosi sentimenti adulti, coinvolto in feticismi da figlioletto, la baciavo, la accarezzavo, mi sedevo sopra di lei e adoravo dormire abbracciato a lei.
Nel cinismo puro della mia classe da modello diventai una sorta di vertice da presa per il culo, fino in pochi mesi, alla totale emarginazione, mi gettai a muso folle nel mare della mia immaginazione, entrai dalla porta principale dentro il mondo dei cartoni, abitavo in una vita parallela assieme a Sailor Moon (ebbene si), I Cavalieri dello Zodiaco, Galaxy e tutto il resto.
Mi riempivo di pippe su Bia e iniziai a spersonalizzare la mia vita, considerando il mio corpo un veicolo narrativo, un oggetto estraneo con cui cimentarmi nella finzione teatrale di ogni giorno. Avevo un talento disumano che oggi non ho più, sapevo scrivere come il lessico di una persona adulta, giocavo a scacchi a livelli da fenomeno da baraccone, ero un discreto musicista senza basi teoriche.
La mia ragazzetta era innamorata a sua volta, come una dodicenne, non come me, mi sentii tradito completamente della sua ingenuità, inventai un suo tradimento con le sole forze dell'immaginazione, la lasciai in un modo ridicolissimo e teatrale, pianificai il suo omicidio, che avvenne in sogno, con tanto di mio suicidio finale.
Non ero solo un idiota malato, ero anche bravo a scuola e forte negli sport, infatti godevo del generale rispetto dell'istintivo nazismo dell'adolescenza, ma la mia alienazione purtroppo divenne piuttosto chiara nella classe, cosi un pomeriggio a studiare a casa di un amico, mi misi di traverso con il leader e numero uno della classe (il mio migliore amico) tutti i sottoposti (visto che ero considerato il numero due) annusarono la puzza del colpo di stato, nella loro testa picchiarmi in nome del capo poteva significare prendere il mio posto nel suo cuore, cosi fui malmenato da 4 soldati, occhi neri e una sublussazione sterno clavicolare (ancora visibile, nulla di grave però
.Da quell'esatto momento in poi abbandonai completamente il treno della crescita e scesi alla fermata della finzione, decisi che non potevo mostrare la mia ultrasensibilità, diventai normale nei miei atteggiamenti, fino ad abituarmi completamente alla parte ed al contesto. Oggi non riesco più a distinguere cosa mi sono imposto, cosa è in me naturale.
Ho conservato solo una grande empatia per gli altri, avendo perso la capacità di descrivere me stesso, al liceo sono stato 3 anni da uno psicologo, che sommariamente disse che ero solo un pò "strano per la morte prematura di tuo padre quando eri piccolo piccolo".
Io sono cresciuto da solo con mia madre che rifiutò i soldi di nonna (siamo nobili, sono conte uahaha) perchè la odiava ferocemente, siamo andati avanti con lei che stava completando gli studi di medicina, avendo piccoli problemi di droga ed io ho vissuto fino a 8 anni (suo secondo matrimonio, con un uomo che aveva già una figlia, Dolore [valentina]) solo in casa, imparando a cucinare a 6 anni, con mia nonna che con l'inganno comprava il mio affetto con della cioccolata, dei supergiocattoli.
Mia madre quando scoprì i miei contatti segreti con sua madre sparì di casa per due giorni.
I risultati ancora oggi sono evidenti:
1. Ho una sessualità malata, non pratica (mai fatte cose terribili e oscene) ma mentale, le persone si attaccano molto a me, io non riesco a capire quanto sono attaccato a loro; l'idea di essere tradito mi eccita e mi masturbo con questo tema da sempre.
2. Quando sono in presenza di atteggiamenti cameratisti da omaccioni ventenni li assecondo, mi diverto, ma ho dei malesseri evidenti. Ho seri problemi a rapportarmi con gruppi maschili, sono l'antitesi del maiale ma mi piace far finta di avere impulsi normali, da uomo, invece che da bambino esteta che ama la ragazza simbolo.
3. Mi sono imposto una sorta di maschilismo automatico, nelle battute, nelle cose che dico, per passare inosservato nelle chiaccherate da birra, ormai metto il pilota automatico in quelle situazioni e parlo in modo completamente diverso e con emozioni-pensieri-opinioni diverse dal contesto.
Sono falso? Non riesco a capirlo, sono convinto di determinate cose in momenti diversi. Sono ipocrita a livello istintivo.
4. Tutte e tre le mie storie lunghe sono state distrutte da me coscientemente, sono talmente un coglione che masochisticamente adoro farmi del male, abbandonare una persona quando sono più coinvolto.
5. Riesco ad alimentare delle tensioni a livello amichevole-sentimentale-amoroso incredibili, una mia ragazza normapeso è diventata bulimica stando con me e in modo sottile, ma probabilmente inconsciamente voluto, l'ho spinta io verso questa direzione (tutti i mei amici a cui ho confidato questa cosa e lei stessa hanno detto che sono un paranoico perchè è una cazzata, secondo loro non ho influito in nessun modo, ma a me piaceva più magra e lo mostravo anche facendo dei complimenti apparentemente convinti, ma praticamente andavano in un'altra direzione); un'altra ha tentato un fintosuicidio in mia presenza per farsi fermare; in generale ho una brutta influenza sulle persone a me vicine: se sono ricche riesco a farle sentire in colpa (senza che nessuno si accorga dei miei intenti, neanche la stessa persona) se sono povere umiliate, in generale più stupide di me. Questa è la cosa che mi dà più fastidio, perchè, lo so che dirlo da me è da idioti, ma io mi sento una brava persona, penso di essere un buono, quando posso aiutare aiuto sempre, ho tirato 2 miei amici fuori dall'eroina perdendo una marea di tempo (è brutto dire queste cose da me, lo so) però, non ci posso fare nulla, ho degli atteggiamenti da cattivo che non riesco a togliermi. In più quando faccio del bene ho sempre il dubbio che tutto sia a mio vantaggio, anzi ne ho la certezza, per l'amore altrui, quindi ho iniziato a fare cose nell'anonimato, per cercare di espiare la mia vanità, in modo tanto ridicolo quanto stupido, sono, in generale, dannato da un senso morale che non ho e cerco di formare con azioni che reputo istintivamente positive. Ho anche un problema incredibile di tensione verso il sovrannaturale, il mitico, l'eroico.
Ho finito.



).





Comment