Rapporto di coppia

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #46
    Non è solo un istituto umano, Axe, visto che Dio l'ha inserito nel Suo disegno d'amore per la coppia.
    Lo si può dunque vivere solo come "sistemazione" ma anche come magnifica avventura, sapendo di non essere soli!
    Il sentimento iniziale si trasforma....si evolve....matura in qualcosa di ancora più importante e bello.
    amate i vostri nemici

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    • Ailis
      Banana
      • 06/05/05
      • 5301

      #47
      si, ma l'idea e l'istituzione del matrimonio, non è un'esclusiva cattolica. esistono quelli laici e quelli di altre religioni e culture.
      è un po' presuntuoso parlarne come se esistesse solo quello che conosci tu...
      "Nulla si sa, tutto si immagina"
      Federico Fellini

      Comment

      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #48
        Lo si può vivere in molti modi: Evidentemente non hai letto i miei interventi. Stà di fatto che esso caratterizza innegabilmente tutte le culture umane.
        amate i vostri nemici

        Comment

        • Ailis
          Banana
          • 06/05/05
          • 5301

          #49
          si, ma non è che l'elemento "Dio" è comune a tutti...
          "Nulla si sa, tutto si immagina"
          Federico Fellini

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          • Vega
            Opinionista

            • 04/05/05
            • 17951

            #50
            Sinossi
            Chi sarebbe disposto a mettere il suo stipendio nelle mani della nonna perché lo amministri? Quale uomo accetterebbe di mantenere i figli delle sue sorelle invece dei propri figli? Quale società, quale governo, quale religione accetterebbero di eliminare la struttura della famiglia tradizionale per sostituirla con una famiglia estesa dalla quale sono esclusi i padri biologici? E chi sarebbe d’accordo nel sostituire l’istituzione del matrimonio con un sistema basato sulla libertà sessuale in cui la donna decide senza pressioni di alcun tipo con chi passare la notte e quando avere figli? Questo è il mondo dei Moso. Un sistema che non produce i conflitti e le violenze tra i sessi che il senso comune generalmente attribuisce alla "natura umana". Un portale con la scritta cinese attraversa la strada da un’estremità all’altra. Incuriosita chiedo alla guida cosa ci sia scritto. «Benvenuti nel paese delle donne», mi risponde e aggiunge, con una certa enfasi, «qui abitano i Moso, una società matriarcale». Siamo nella provincia dello Yunnan, ai piedi dell’Himalaya: "yun" vuol dire nuvola, "nan" vuol dire sud, il paese a sud delle nuvole. In questa regione incantata vivono i Moso, una minoranza etnica strutturata in grandi famiglie di discendenza materna. Questa società millenaria da sempre rifiuta il matrimonio. Persino durante la Rivoluzione culturale molte coppie tentarono di sottrarsi a un’imposizione che andava contro i loro stessi principi. Le coppie, infatti, non abitano sotto lo stesso tetto, ma passano la notte insieme per separarsi all’alba. Bizzarro, no? Pensate a una madre che redarguisce un figlio disubbidiente sotto la minaccia di farlo sposare! Fra i Moso non è impossibile che accada. Qui si tollera meglio un’infedeltà che la violenza derivante dalla gelosia.
            E' un libro che parla di questo popolo.
            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24578

              #51
              Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
              Non è solo un istituto umano, Axe, visto che Dio l'ha inserito nel Suo disegno d'amore per la coppia.
              vabbè, ma questa è una tua rispettabile opinione, ma solo un'opinione; il matrimonio è ovunque diverso, certamente anche tra i credenti, dato che persistono poligamie, ripudio, è ammesso il divorzio, ecc... il nome è lo stesso, ma quello che c'è dietro no;

              ad ogni modo, tu hai sbrigativamente liquidato la questione dell'identità, che invece è esattamente la motivazione più forte che guida l'essere umano, e cioè l'autoconservazione della propria individualità e specificità, che si individua in tante cose: per te la fede, per altri la nazione, o l'ideologia, per altri ancora l'insieme di valori e circostanze su cui si fonda la propria vita; si sono sempre fatte le guerre per queste cose...

              pensa al trauma di chi perde il lavoro, e con esso la propria identità sociale; pensa se questa cosa capita a chi magari non ha una famiglia o altri punti di riferimento solidi; capisci bene come la situazione che si produce è un annullamento della propria identità;

              nella coppia succede lo stesso, e per capire come funziona - mettendo da parte le parole alate sull'"amore", il "sentimento che si trasforma e diventa qualcosa di più bello", che esprimono un desiderio - bisogna partire dall'osservazione della realtà di cosa succede quando la coppia viene meno e si resta soli con se stessi, che è la vera prova;

              mettendo da parte per semplicità eventuali figli e circostanze materiali - quando si sta in coppia, la propria vita si allarga ad una serie di circostanze, persone, affetti, abitudini mentali e materiali;

              nella propria percezione di sé, si diventa quella persona inserita in quel contesto, riconosciuta, considerata, amata, che condivide quella vita, amici, circostanze, decisioni, responsabilità; insomma, tutto quell'universo;

              però, il partner, non ci appartiene, è una persona che ha una sua specificità; come è capitato a tanti, un giorno, ci si può trovare di fronte alla situazione per cui quella persona è infelice con noi e in quella vita, e può manifestare esplicitamente questa infelicità, oppure nemmeno esserne consapevole, e allora si deprime o si ammala, e magari se ne vuole andare per smettere di soffrire;

              così, ci troviamo di fronte ad un bivio: possiamo avere tutta la fede che vogliamo, ma se l'altro non ci vuole più, non dipende da noi, o forse sì, ma non possiamo decidere al posto suo; e allora ci troviamo di fronte ad una scelta difficile:

              tenere legato l'altro, nell'illusione di conservare tutto quel mondo, quella vita consolidata in cui ci siamo identificati, a prezzo dell'infelicità del partner; ma poi, quanto si può star bene in una situazione del genere ? bisognerebbe essere davvero dei mostri;
              o lasciarlo libero, dovendo affrontare in un istante la prospettiva di essere soli, e l'improvvisa rivelazione che tutte le costruzioni di anni, i rapporti, le abitudini, le sicurezze, vengono meno per una decisione su cui non abbiamo controllo;

              chiunque abbia vissuto, o anche solo temuto un separazione in un rapporto importante sa benissimo che questo è il contenuto vero dell'idea di matrimonio, scontato lo slancio della passione e del sentimento iniziale;

              quando scrivi: Il sentimento iniziale si trasforma....si evolve....matura in qualcosa di ancora più importante e bello., manifesti esattamente il desiderio di porre sotto controllo quella che sai essere un'evoluzione inevitabile;

              il punto è che nel far questo, oltre ad impegnarti personalmente, poni un'ipoteca sulla volontà del partner, che non è in tuo potere, a meno di non coltivare il pensiero recondito di costringerlo;
              che questo pensiero sia comunissimo, te lo dimostra il frequente epilogo conflittuale di tante situazioni, fino alle quotidiane tragedie del femminicidio, praticamente sempre commesso da un partner che non si rassegna all'abbandono;

              evidentemente, nella normale educazione ai sentimenti e relative aspettative, l'idea che il partner sia un soggetto autonomo e la capacità di ripensarsi da soli non sono valori diffusi, proprio perché si aggira la consapevolezza del problema con luminose dichiarazioni d'intenti; riflettiamoci.
              Last edited by axeUgene; 07-08-2013, 09:13.
              c'è del lardo in Garfagnana

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              • Baboulenka
                Opinionista
                • 25/01/09
                • 14527

                #52
                Amici, si era detto basta discorsi religiosi in discussioni che non siano prettamente religiose. Qui si parla di rapporti di coppia (vedi titolo della discussione) e non del matrimonio come istituzione religiosa e non.
                Capisco che ci possa essere qualche commento che "spazia", ma intere pagine no.

                Non obbligateci a chiudere anche questa discussione, grazie.

                I solemnly swear that i am up to no good...

                Comment

                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #53
                  riporto qui un passo di Umberto Galimberti, che secondo me è parecchio illuminante; qui si parte dalla nozione di tradimento, ma quello che mi interessa sottolineare è la questione dell'identità;


                  Il "tradimento perfetto"

                  Se il tradimento non è solo un esercizio di sessualità a bassa definizione, io penso che abbia una sua dignità(...)Tradire un amore, tradire un amico, tradire un'idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa infatti svincolarsi da un'appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera.

                  Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: "Non sono come tu mi vuoi".

                  C'è infatti in ogni amore, da quello dei genitori, dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti a quello delle idee e delle cause che abbiamo sposato, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all'interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire.

                  Ma in ogni fedeltà che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c'è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra. Eppure senza questo profilo d'ombra, quella che puerilmente chiamano "fedeltà" è l'incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero "addio". E in ogni addio c'è lo stigma del tradimento e insieme dell'emancipazione.

                  C'è il lato oscuro della fedeltà che però è anche ciò che le conferisce il suo significato e che la rende possibile. Fedeltà e tradimento devono infatti l'una all'altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l'un l'altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per "amore". Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita.

                  Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall'altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo della fedeltà, la sua identità era solo un dono dell'altro. Tradendolo l'altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino.

                  Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un'area protetta dove il camuffamento dei nomi fa chiamare fedeltà e amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • Bauxite
                    Cosmo-Agonica

                    • 25/12/09
                    • 36341

                    #54
                    Ok, dai, neanche 'sta volta si tromba.

                    Comment

                    • efua
                      Posh&Rebel
                      • 07/12/11
                      • 34901

                      #55
                      Parole immense.
                      -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

                      -Where there’s will there’s a way-

                      -Work hard have fun & be nice-


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                      • Bauxite
                        Cosmo-Agonica

                        • 25/12/09
                        • 36341

                        #56
                        Originariamente Scritto da efua Visualizza Messaggio
                        Parole immense.
                        Le mie?

                        Comment

                        • efua
                          Posh&Rebel
                          • 07/12/11
                          • 34901

                          #57
                          Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
                          Le mie?
                          Non ho fatto in tempo ad anticiparti si ma pure le tue eh!
                          -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

                          -Where there’s will there’s a way-

                          -Work hard have fun & be nice-


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                          • Bauxite
                            Cosmo-Agonica

                            • 25/12/09
                            • 36341

                            #58
                            MentitriciUe!

                            Comment

                            • Hortensia
                              Opinionista
                              • 12/01/10
                              • 160

                              #59
                              Originariamente Scritto da Misterikx Visualizza Messaggio
                              OGNUNO A CASA SUA
                              Deluso o disincantato verso l'Amore?
                              [I]"Il saggio cerca di raggiungere l

                              Comment

                              • Hortensia
                                Opinionista
                                • 12/01/10
                                • 160

                                #60
                                Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                                D'istinto ti risponderei che il mio rapporto di coppia ideale è quello "camminare insieme, mano nella mano". Poi però mi rendo conto di non essere proprio un tipo facile, perchè ho bisogno anche di molta autonomia e dei miei momenti di solitudine, salvo lamentarmi e sentirmi trascurata quando IO ho bisogno di attenzione. Sono un pò gattesca, o stronza, fate voi
                                Anche io sono per i rapporti paritetici, per il rispetto dei reciproci spazi e per l'autonomia di pensiero.
                                L'equilibrio, sia personale che relazionale, è fondamentale in una Coppia.
                                Forse è solo questione di trovare reciprocamente la persona che ci sappia capire profondamente.
                                [I]"Il saggio cerca di raggiungere l

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