I sensi di colpa

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #1

    I sensi di colpa

    Visto che in spazio libero sfogo la discussione sembra appassionare, credo sia il caso di aprirne una ad hoc.
    Come ve la cavate con i sensi di colpa? Ne siete soggetti? Ma soprattutto, sono una condizione che si presente indipendentemente dal comportamento che teniamo nel quotidiano o sono strettamente legati al nostro agire? Da cosa dipendono? E come li gestite?
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #2
    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    Visto che in spazio libero sfogo la discussione sembra appassionare, credo sia il caso di aprirne una ad hoc.
    visti gli interrogativi che le comunicazioni sibilline sembrerebbero sollecitare, direi che è questione da sezione protetta
    Come ve la cavate con i sensi di colpa? Ne siete soggetti? Ma soprattutto, sono una condizione che si presente indipendentemente dal comportamento che teniamo nel quotidiano o sono strettamente legati al nostro agire? Da cosa dipendono? E come li gestite?
    non si salva nessuno;
    nasciamo dipendenti dall'amore dei genitori, materialmente e psicologicamente;
    cerchiamo la loro approvazione per essere rassicurati, perciò ci conformiamo a ciò che intendiamo come precetto, a prescindere dalle parole, intendo il precetto comunicato emotivamente;

    questa base utilitaria e di sopravvivenza però viene iscritta in un quadro morale, di valori assoluti;
    siccome è inevitabile il conflitto, multiforme e multistrato, l'inevitabile disobbedienza si carica anche di una colpa morale, riferita a valori assoluti;

    la combinazione tra paura/angoscia e strutturazione della "colpa", sebbene possono non essere categorie consapevoli, determinano una postura, un quadro psicologico complessivo in cui ci si sente collocati esistenzialmente;
    il senso di colpa diventa un potentissimo movente delle azioni umane, ma in modo variabile a seconda della sua origine, intensità e capacità e attitudini della persona; insomma, in relazione a tutto il resto;

    un pattern tipico, per esempio, è quello per cui nell'infanzia si determina un conflitto tra il desiderio del bambino, agito trasgressivamente o solo immaginato e represso, e quello che viene percepito come il precetto dei genitori;
    siccome siamo portati ad immaginare gli eventi esterni come frutto di una volontà e intenzionalità - vedi discussioni in spiritualità su dio, la causalità, ecc... - quando si verifica un evento traumatico in famiglia, come la separazione dei genitori, un lutto, o altre situazioni negative, facilmente il bambino può attribuire alla sua trasgressione la causa dell'evento, che non è in grado di spiegare razionalmente come estraneo al suo mondo causale;

    questo processo verosimilmente incista nella psicologia del futuro adulto un sentimento originario di colpa che viene sepolto da successive elaborazioni, per essere rimosso e diventare sconosciuto;
    tuttavia, il sentimento resta nell'attesa ansiosa e angosciosa di una punizione liberatoria; siccome questa non viene, perché ovviamente non c'è alcuna connessione reale, la persona in questione "se la cerca", la ravvede dove non c'è - per il solito meccanismo della ricerca di intenzionalità - oppure la persegue e se la infligge per placare l'ansia insostenibile;

    e questo è il pattern tipico e semplicissimo di tutte le persone che vedi collaborare attivamente alla propria condizione di infelicità.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • dark lady
      la viaggiatrice
      • 09/03/05
      • 70446

      #3
      Ma qui nessuno chiede consigli, solo come gestite voi i sensi di colpa, come li vivete... è un discorso generico...
      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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      • nahui
        Astensionista

        • 05/03/09
        • 21040

        #4
        Io prendo antidepressivi
        Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
        (George Bernard Shaw)

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #5
          io miro al rinvio perenne, impuntandomi su vizi di forma, eccezioni di rito, esperisco tutte le possibili prassi dilatorie sperando in amnistie e prescrizioni; un itagliano vero
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • efua
            Posh&Rebel
            • 07/12/11
            • 34901

            #6
            Pure io mi sento vittima
            Non lo dico per aggirarli i sensi di colpa ma dopo anni ed anni in cui mi hanno frantumato il frantumabile -il mirabile mondo che mi circonda- sinceramente gli unici sensi di colpa sono quelli che provo nei confronti di me stessa.
            Dovrei mandare a cagare tutti e girare il foglio, come si suol dire.
            E quando e' capitato di stare male lo sono sempre stata per il dispiacere arrecata a me stessa.
            Tanto gli altri si sono sempre premurati di non dispiacersi troppo.
            Che sensi do colpa dovrei avere?
            -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

            -Where there’s will there’s a way-

            -Work hard have fun & be nice-


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            • nahui
              Astensionista

              • 05/03/09
              • 21040

              #7
              Che poi il senso di colpa iper-sviluppato, fondamentalmente presuppone un delirio di onnipotenza...
              A me spesso obiettano: "Ma che c'entri tu? Come avresti potuto evitarlo?". E invece no, io trovo meccanismi causali complicatissimi, pur di accollarmi le disgrazie di tutto il mio nucleo familiare.
              Io mi sento persino in colpa per la disoccupazione di mia sorella: sì, perchè quando terminò le scuole medie, fui io che la incoraggiai a seguire le sue inclinazioni ed ad iscriversi all'Istituto d'arte invece, che so, a ragioneria. Adesso forse sarebbe una ragioniera frustrata, ma con uno stipendio, come me Ecco, per esempio
              Però per lo meno con queste uscite faccio molto ridere il mio psichiatra: e ce credo, avrà ordinato una macchina nuova. Queste sono soddisfazioni
              Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
              (George Bernard Shaw)

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              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70446

                #8
                Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                Che poi il senso di colpa iper-sviluppato, fondamentalmente presuppone un delirio di onnipotenza...
                A me spesso obiettano: "Ma che c'entri tu? Come avresti potuto evitarlo?". E invece no, io trovo meccanismi causali complicatissimi, pur di accollarmi le disgrazie di tutto il mio nucleo familiare.
                Io mi sento persino in colpa per la disoccupazione di mia sorella: sì, perchè quando terminò le scuole medie, fui io che la incoraggiai a seguire le sue inclinazioni ed ad iscriversi all'Istituto d'arte invece, che so, a ragioneria. Adesso forse sarebbe una ragioniera frustrata, ma con uno stipendio, come me Ecco, per esempio
                Però per lo meno con queste uscite faccio molto ridere il mio psichiatra: e ce credo, avrà ordinato una macchina nuova. Queste sono soddisfazioni
                Sono molto simile a te. Tendo ad accollarmi i problemi del mondo intero. Ma qui si esula dai sensi di colpa, direi che è più una questione di pensare "posso risolvere tutto io".
                Invece i sensi di colpa veri e propri per quanto mi riguardano si presentano soprattutto quando faccio qualcosa che secondo il mio modo di vedere le cose non dovrei fare.
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #9
                  Perche' fai prevalere uno schema predefinito su una scelta necessariamente fatta secondo l'opportunita' del momento da te decisa.
                  E se l'hai decisa era la migliore che in quelle condizioni potevi fare, anche se cio' non ti esenta da eventuali conseguenze negative, che potevano essere pure peggiori.
                  Da tener pure presente la paura di eventi successivi incerti che direi viene scambiata per senso di colpa con cui espiare preventivamente e svicolare l'accusa.

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                  • BiO-dEiStA
                    Eufonista
                    • 22/02/10
                    • 5403

                    #10
                    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                    Invece i sensi di colpa veri e propri per quanto mi riguardano si presentano soprattutto quando faccio qualcosa che secondo il mio modo di vedere le cose non dovrei fare.
                    Se fai qualcosa che secondo te non dovresti fare, chiediti perché lo fai. Vedrai che un buon motivo lo trovi.

                    Il tutto si riduce alla scelta di una linea d'azione o di condotta, valutati in termini più o meno ragionevoli i pro e i contro secondo le informazioni disponibili al momento. Ovvio che in corso d'opera la linea può cambiare.
                    Operata la scelta ci si adegua a essa, assumendosene la responsabilità. Se poi sopraggiungono delle sorprese e non si riesce a correggere il tiro pazienza, se ne subiranno le conseguenze.
                    Date queste premesse il senso di colpa trova ben poco spazio, e si rivela per quello che è: pura spazzatura, contraria alla crescita umana. Da gettare nel relativo cassonetto il prima possibile, prima che impesti l'ambiente in modo irrimediabile.
                    Originariamente Scritto da Careful with that
                    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
                    Originariamente Scritto da Ned Flanders
                    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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                    • nahui
                      Astensionista

                      • 05/03/09
                      • 21040

                      #11
                      Dark, a volte la scelta è semplicemente tra vivere e non vivere. Se il senso di colpa è il prezzo da pagare per vivere... Che dire...
                      Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                      (George Bernard Shaw)

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                      • dark lady
                        la viaggiatrice
                        • 09/03/05
                        • 70446

                        #12
                        A me più che altro il senso di colpa sopravviene quando le mie azioni possono comunque provocare una sofferenza, disagio, disappunto, ecc da parte delle persone che mi stanno vicine. L'esempio stupido: organizzo qualcosa e mi dimentico di invitare una persona, e questa ci rimane male. Decido di fare una cosa anziché un'altra e ferisco qualcuno. Per tanti versi i miei sensi di colpa dipendono quindi dalla felicità o meno altrui. Sempre per il mio volermi prendere carico dei problemi di tutto il mondo.
                        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                        • nahui
                          Astensionista

                          • 05/03/09
                          • 21040

                          #13
                          Mi vengono in mente gli appartenenti ad una setta di asceti indiani: vanno in giro nudi, spazzando la terra davanti a loro per evitare di nuocere a qualsiasi essere vivente. Ma questo è impossibile.
                          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                          (George Bernard Shaw)

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                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #14
                            In genere la colpa non ti fa vivere, ma solo espiare finche' respiri.

                            Comment

                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24578

                              #15
                              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                              A me più che altro il senso di colpa sopravviene quando le mie azioni possono comunque provocare una sofferenza, disagio, disappunto, ecc da parte delle persone che mi stanno vicine. L'esempio stupido: organizzo qualcosa e mi dimentico di invitare una persona, e questa ci rimane male. Decido di fare una cosa anziché un'altra e ferisco qualcuno. Per tanti versi i miei sensi di colpa dipendono quindi dalla felicità o meno altrui. Sempre per il mio volermi prendere carico dei problemi di tutto il mondo.
                              il senso di colpa non è quello puntuale relativo ad episodi razionalizzabili, bensì il sentimento originario di essere fondamentalmente "sbagliati" e poco meritevoli di amore;

                              infatti, la punizione che si infliggono le persone colpite da questo sentimento è spesso quella di privarsi dell'amore in vari modi;

                              si può crescere sentendosi "sbagliati" per ragioni e in circostanze diverse, ma in genere è un giudizio/precetto che viene dai genitori, e al quale ci si adegua, perché qualsiasi sofferenza sarebbe preferibile alla constatazione che si è ingiustamente non amati; in parte per lo stesso effetto brutt'anatroccolo, in parte perché il precetto sociale e religioso afferma la sacralità dei genitori, e il solo sentimento conflittuale nei loro confronti genera senso di colpa.
                              c'è del lardo in Garfagnana

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