Originariamente Scritto da axeUgene
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La verginità come valore secondo me affonda le radici nel passato dei nostri antenati per cui garantiva che una donna come proprietà fosse solo una cosa dell'uomo che andava a sposare e garanzia che il figlio concepito, almeno il primo
, fosse suo e non di altri.L'integrità e esclusività visto come un valore in quel senso, che poi si giustifichi come dono visto in chiave di fede e religione è un'altra storia ma a sentire gli uomini del sud all'epoca dell'intervista è manifestazione di possesso e gelosia, inferiorità della donna rispetto ad un uomo, donna che,anche per altre donne adattate a quella cultura, "deve restare al suo posto"mentre è l'uomo che porta il cappello".
una cosa interessante sarebbe osservare consapevolmente come avviene l'evoluzione;
perché nella nostra logica, intuitivamente consolidiamo quell'evoluzione in un processo lineare di formazione del giudizio, in modo ideologico, strutturato; una cosa che in realtà viene elaborata a posteriori, quando il comportamento "evoluto" diviene la norma;
tipicamente si crede che il processo sia linearmente "morale" e poi "materiale", la consuetudine; cioè, c'è un'idea morale di fono, e in base a quella le persone, o la Società, come pensa Cono, "decidono" di abbandonare la morale precedentemente dominante, in un processo lineare;
in realtà, si tratta di un processo a scaglioni sociali, mosso sempre da un conformismo, ma di emulazione, per cui gli strati sociali "inferiori" emulano i comportamenti di quelli che ritengono "superiori", per essere assimilati a quelli; avviene per tutto ciò che è stile di vita, dall'abbigliamento alle vacanze, l'alimentazione, ecc... e avviene anche per i comportamenti famigliari e sessuali e la stessa etica;
l'emulazione delle classi agiate è il motore più potente di tutti, e le idee vengono elaborate e assimilate dopo, quando ci si è mimetizzati e si vuole convivere con quel mondo di aspirazioni e costumi diversi;
per questo il modo di porsi censorio è controproducente, visto che manda il messaggio di rassegnazione ad una condizione percepita come subalterna, che nessuno vuole.
Già si notava in qualcuna favorevole al divorzio e una che coraggiosamente riconosce che la sessualità nel suo matrimonio è stato un disastro fin dall'inizio.


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